venerdì 20 gennaio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 359 – Parte III.



YOUCAT Domanda n. 359 – Parte III. Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?


(Risposta Youcat – ripetizione) Dire a qualcuno il proprio nome è un segno di fiducia. Poiché Dio ci ha rivelato il suo nome, si rende conoscibile e tramite questo nome ci permette di avvicinarci a lui. Dio è verità assoluta: chi invoca la verità col suo vero nome, ma la usa per una falsa testimonianza, commette un grave peccato.   

 Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2146) Il secondo comandamento proibisce l'abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi. (CCC 2147) Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l'onore, la fedeltà, la veracità e l'autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo [1Gv 1,10].       

Per meditare

(Commento Youcat) Non si può pronunciare il nome di Dio senza timore reverenziale; lo conosciamo solo perché egli si è rivelato a noi, e il suo nome è veramente la chiave per accedere al cuore dell'Onnipotente. Per questo è veramente un grave peccato offendere Dio, imprecare o fare false promesse nel suo nome; il secondo comandamento è quindi un comandamento che protegge tout court ciò che è «santo». Luoghi, cose, nomi o persone che vengono toccati da Dio sono «santi»; la sensibilità per ciò che è santo si chiama venerazione. 

(Commento CCC) (CCC 2148) La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio - interiormente o esteriormente - parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell'abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro “che bestemmiano il bel nome (di Gesù) che è stato invocato” sopra di loro (Gc 2,7). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. E' blasfemo anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L'abuso del nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave [CIC canone 1369].    

(Continua la domanda: Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?)

mercoledì 18 gennaio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 359 – Parte II.



YOUCAT Domanda n. 359 – Parte II. Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?


(Risposta Youcat – ripetizione) Dire a qualcuno il proprio nome è un segno di fiducia. Poiché Dio ci ha rivelato il suo nome, si rende conoscibile e tramite questo nome ci permette di avvicinarci a lui. Dio è verità assoluta: chi invoca la verità col suo vero nome, ma la usa per una falsa testimonianza, commette un grave peccato.     

 Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2144) Il rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo stesso mistero e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il senso del sacro fa parte della virtù della religione: “Il sentimento di timore e il sentimento del sacro sono sentimenti cristiani o no? […] Nessuno può ragionevolmente dubitarne. Sono i sentimenti che palpiterebbero in noi, e con forte intensità, se avessimo la visione della Maestà di Dio. Sono i sentimenti che proveremmo se ci rendessimo conto della sua presenza. Nella misura in cui crediamo che Dio è presente, dobbiamo avvertirli. Se non li avvertiamo, è perché non percepiamo, non crediamo che egli è presente” [John Henry Newman, Parochial and plain sermons, v. 5, Sermon 2, (Reverence, a Belief in God’s Presence, pp. 21-22]. 

Per meditare

(Commento Youcat) Non si può pronunciare il nome di Dio senza timore reverenziale; lo conosciamo solo perché egli si è rivelato a noi, e il suo nome è veramente la chiave per accedere al cuore dell'Onnipotente. Per questo è veramente un grave peccato offendere Dio, imprecare o fare false promesse nel suo nome; il secondo comandamento è quindi un comandamento che protegge tout court ciò che è «santo». Luoghi, cose, nomi o persone che vengono toccati da Dio sono «santi»; la sensibilità per ciò che è santo si chiama venerazione. 

(Commento CCC) (CCC 2145) Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura [Mt 10,32; 1Tm 6,12]. L'atto della predicazione e l'atto della catechesi devono essere compenetrati di adorazione e di rispetto per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.   

(Continua la domanda: Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?)

martedì 17 gennaio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 359 – Parte I.



YOUCAT Domanda n. 359 – Parte I. Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?


(Risposta Youcat) Dire a qualcuno il proprio nome è un segno di fiducia. Poiché Dio ci ha rivelato il suo nome, si rende conoscibile e tramite questo nome ci permette di avvicinarci a lui. Dio è verità assoluta: chi invoca la verità col suo vero nome, ma la usa per una falsa testimonianza, commette un grave peccato.    

 Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2142) Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.

Per meditare

(Commento Youcat) Non si può pronunciare il nome di Dio senza timore reverenziale; lo conosciamo solo perché egli si è rivelato a noi, e il suo nome è veramente la chiave per accedere al cuore dell'Onnipotente. Per questo è veramente un grave peccato offendere Dio, imprecare o fare false promesse nel suo nome; il secondo comandamento è quindi un comandamento che protegge tout court ciò che è «santo». Luoghi, cose, nomi o persone che vengono toccati da Dio sono «santi»; la sensibilità per ciò che è santo si chiama venerazione. 

(Commento CCC) (CCC 2143) Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una, singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero personale. Il dono del nome appartiene all'ordine della confidenza e dell'intimità. “Il nome del Signore è santo”. Per questo l'uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d'amore [Zc 2,17]. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo [Sal 29,2; 96,2; 113,1-2].   

(Continua la domanda: Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?)

lunedì 16 gennaio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 358 – Parte II.



YOUCAT Domanda n. 358 – Parte II. Perché l'Antico Testamento proibisce le immagini degli dèi, e perché noi cristiani, oggi, non ci atteniamo più a questo precetto?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il primo comandamento determinò il precetto: «Non ti farai alcuna immagine di Dio» (Es 20, 4) per proteggere il mistero di Dio e per differenziarsi dalle culture pagane. Poiché però Dio stesso si è dato un volto umano in Gesù Cristo, il divieto di fabbricare immagini venne abolito dal Cristianesimo; nella Chiesa orientale le Icone sono addirittura sacre.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2131) Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova “economia” delle immagini.

Per meditare

(Commento Youcat) La convinzione dei padri di Israele dell'assoluta superiorità di Dio a ogni cosa e a tutto ciò che si trova nel mondo (Trascendenza), è ancora viva nell'Ebraismo come anche nell'Islam, religioni per le quali ancor oggi non è ammessa alcuna immagine di Dio. In seno al Cristianesimo, già a partire dal quarto secolo, questo precetto è stato abrogato in relazione a Cristo e venne abolito con il secondo Concilio di Nicea del 787. Con la sua incarnazione, Dio non è più assolutamente inconcepibile; dopo Gesù noi possiamo farci un'immagine della sua essenza; «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14, 9). 

 (Commento CCC) (CCC 2132) Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, “l'onore reso ad un'immagine appartiene a chi vi è rappresentato” [San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto 18, 45: PG 32, 149], e “chi venera l'immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto” [Concilio di Nicea II: DS 601; Concilio di Trento: DS 1821-1825; Conc. Ecum. Vat. II: Sacrosanctum concilium, 125; Id., Lumen gentium, 67]. L'onore tributato alle sacre immagini è una “venerazione rispettosa”, non un'adorazione che conviene solo a Dio: “Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all'immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 81, 3, ad 3].   
 
(Prossima domanda: Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?)

sabato 14 gennaio 2017

Seconda Domenica Tempo Ordinario A: Ho visto e testimoniato che questi è il Figlio di Dio



Seconda Domenica Tempo Ordinario A: Ho visto e testimoniato che questi è il Figlio di Dio


Questa seconda domenica del tempo ordinario completa la manifestazione del Figlio di Dio iniziata nelle feste dell’Epifania e del suo Battesimo. Nel suo Vangelo, l’evangelista Giovanni narra la testimonianza di Giovanni Battista che Gesù è veramente il Figlio di Dio e che, battezzando Gesù, udì la voce del Padre proclamarlo tale e vide lo Spirito Santo scendere e fermarsi su di Lui.

Ascoltiamo la Parola di Dio 


Is 49, 3.5-6: “3Il Signore mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria". 5Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele - poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza - 6e ha detto: "È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra".

1Co 1, 1-3: “1Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, 2alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!”

Gv 1, 29-34: Inquel tempo" 29Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele". 32Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".

Meditiamo con lo Spirito Santo


In questa domenica la Liturgia presenta la vita e la missione di Gesù, venuto ad evangelizzare l’umanità per  mostrare a tutti noi il cammino della nostra salvezza. Durante l’Avvento, il profeta Isaia ci guidò incontro a Cristo. Ora ci spiega, con crescente profondità, chi sia veramente Egli e che cosa viene a fare fra noi. 
Gesù Cristo è il “Servo di Dio” e la “Luce delle nazioni” preannunciati dai profeti. Il termine “Servo” sottolinea che egli attua, in tutto e fino in fondo, la volontà del Padre. È per questo che costituisce il modello dei caratteri messianici come: l’umiltà, la mansuetudine e la mitezza. 
Il termine “Luce” sottolinea che egli illumina con la luce del suo amore divino, della sua bontà, della sua verità, della sua misericordia e della sua salvezza, tutti i popoli, le nazioni e le genti della terra. Non a caso le Scritture attestano che Dio è luce e che in lui non vi sono tenebre. Il “Credo” che ogni domenica recitiamo dopo il Vangelo dice espressamente che Dio è: “luce da luce”: luce piena e totale. 
Per queste ragioni anche noi siamo chiamati a vivere come figli della luce (Lc 16, 8), ossia irradiare nel mondo la luce del Signore. L’Apostolo Paolo ci esorta a rivestirci delle “armi della luce” (Rm 13, 12): fede, speranza e opere buone. Oggi, nella prima lettera ai Corinzi, ci ricorda la nostra vocazione alla santità e la reale opera con la quale il Padre ci ha santificato nel suo Figlio Cristo Gesù. Dobbiamo, quindi, camminare nella luce (Gv 3, 21; Ef 5, 8;1Gv 1,7). 
Vi è un’altra immagine particolarmente suggestiva nel Vangelo, da meditare bene, che ha una lunga  storia  spirituale nell’Antico Testamento: quella dell’agnello. Il sangue dell’agnello dell’antica pasqua liberò il popolo di Dio dalla schiavitù della terra d’Egitto, per condurlo alla libertà della Terra Promessa e farne la nazione santa, libera, portatrice dei doni e delle promesse divine. Nel Nuovo Testamento l’Agnello di Dio libera tutta l’umanità dalla schiavitù del peccato e della morte, conducendola alla terra promessa della Gerusalemme Celeste, a vivere la risurrezione e la vita eterna. In essa, con tutti i giusti, contempleremo l’Agnello vittorioso e glorioso, seduto sul trono, alla destra del Padre, come Signore dei Signori e Dominatore dei dominanti, dal quale saremo resi beati e glorificati per tutta l’eternità.   

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 


Con le orazioni della liturgia invitiamo il Padre ad ascoltare le nostre preghiere, a darci la pace e a rendere tutta la nostra vita un lieto annuncio del Vangelo: “O Dio onnipotente ed eterno , che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace”. “O Padre, che in Cristo, agnello pasquale e luce delle genti, chiami tutte le genti a formare il popolo della nuova alleanza, conferma in noi la grazia del battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo”.

Le preghiere sui doni ci invitano a chiedere al Signore di partecipare degnamente a ogni memoriale della Passione del suo Figlio, nei quali si compie l’opera della nostra redenzione: “Concedi a noi tuoi fedeli, Signore, di partecipare degnamente ai santi misteri perché, ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del tuo Figlio, si compie l’opera della nostra redenzione”. 
L’orazione finale chiede al Padre che lo Spirito del suo amore e l’unico pane di vita ricevuto facciano di tutti noi un cuore solo e un’anima sola. “Infondi in noi, o Padre, lo Spirito del tuo amore, perché nutriti con l’unico pane di vita formiamo un cuor solo e un’anima sola”. 

Gualberto Gismondi ofm