mercoledì 24 maggio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 400 – Parte I.



YOUCAT Domanda n. 400 – Parte I. Qual è il significato della sessualità umana?


(Risposta Youcat) Dio creò gli esseri umani come uomo e donna, l'uno per l'altra e in vista dell'amore; li provvide di un desiderio erotico e della capacità di provare piacere, per la propagazione della vita.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2392) “L'amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]. (CCC 2331) “Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione e di amore. Creandola a sua immagine […] Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]. “Dio creò l'uomo a sua immagine, […] maschio e femmina li creò” (Gen 1,27); “siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1,28); “Quando Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati” (Gen 5,1-2). 

Per meditare

(Commento Youcat) L'identità sessuale condiziona profondamente l'essere umano: sono in gioco una diversa sensibilità, un modo alternativo di amare, una vocazione diversa in rapporto ai figli, un modo diverso di vivere la fede. Dio li creò diversi poiché voleva che l'uomo e la donna fossero l'uno per l'altra e che fossero complementari nell'amore, e questo è il motivo per cui l'uomo e la donna si attraggono sessualmente e spiritualmente. L'amore di un uomo e di una donna trova la sua più profonda espressione nell'unione fisica; e come Dio è creatore nel suo amore, così anche l'essere umano può essere creatore con il proprio amore, donando la vita a dei figli.   

(Commento CCC) (CCC 2332) La sessualità esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell'unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l'affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l'attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri. 

(Continua la domanda: Qual è il significato della sessualità umana?)

martedì 23 maggio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 399



YOUCAT Domanda n. 399 – In quali circostanze è permesso il ricorso alla forza militare?


(Risposta Youcat) Il ricorso alla violenza militare è possibile solo in caso di estrema necessità. Perché una guerra sia giusta sono necessari i requisiti seguenti: 1. la dichiarazione ad opera di un'autorità competente; 2. una giusta causa; 3. un giusto scopo; 4. la guerra deve essere l'ultima possibilità; 5. i mezzi utilizzati devono essere proporzionati; 6. deve esserci un'aspettativa di successo.  

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2309) Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente: - che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo; - che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci; - che ci siano fondate condizioni di successo; - che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione. Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “guerra giusta”. La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune.   

Per meditare

(Commento CCC) (CCC 2310) I pubblici poteri, in questo caso, hanno il diritto e il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale. Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 79]. (CCC 2311) I pubblici poteri provvederanno equamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l'uso delle armi; essi sono nondimeno tenuti a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 79.]

(Prossima domanda: Qual è il significato della sessualità umana?)

lunedì 22 maggio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 398



YOUCAT Domanda n.  398 – I cristiani devono in ogni modo essere pacifisti?


(Risposta Youcat) La Chiesa si adopera per la pace, ma non sostiene un pacifismo di natura radicale: non si può infatti negare né al singolo né agli stati il diritto fondamentale all'autodifesa, anche con le armi. La guerra è comunque, dal punto di vista morale, solo una extrema ratio.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2308) Tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre. “Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 81]. 

 Per meditare   

(Commento Youcat) La Chiesa dice di no alla guerra in maniera che non può essere fraintesa; i cristiani devono prendere ogni iniziativa per evitare la guerra già in anticipo; si adoperano contro la proliferazione e il commercio di armamenti; combattono contro le discriminazioni razziste, etniche e religiose; combattono per porre fine all'ingiustizia economica e sociale e a questo modo rendono stabile la pace. 

(Commento CCC) (CCC 2304) Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza. E' la “tranquillità dell'ordine” [Sant'Agostino, De civitate Dei, 19, 13: PL 41, 640]. E' frutto della giustizia (Is 32,17) ed effetto della carità [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 78].

(Prossima domanda: In quali circostanze è permesso il ricorso alla forza militare?)

sabato 20 maggio 2017

6ª Domenica di Pasqua A: Voi mi vedrete perché io vivo e voi vivrete



6ª Domenica di Pasqua A: Voi mi vedrete perché io vivo e voi vivrete


La prima lettura descrive il successo della predicazione di Filippo in Samaria e l’intervento degli Apostoli Pietro e Giovanni per donare lo Spirito Santo imponendo le mani. Nel Vangelo Gesù promette lo Spirito Santo perché rimanga sempre con noi. La Pentecoste appare sempre più vicina.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio


At 8,5-8. 14-17: In quei giorni, 5Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. 6E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. 7Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. 8E vi fu grande gioia in quella città. 14Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. 15Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.


1Pt 3,15-18: Carissimi, 15adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. 16Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. 17Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, 18perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.


Gv 14, 15-21: In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui".  

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 


Le letture di oggi ricordano il grande successo del primo annunzio di Gesù, portato da Filippo ai Samaritani, che in molti credettero alla sua predicazione e ai suoi miracoli. Da Gerusalemme, gli Apostoli inviarono Pietro e Giovanni a completare l’opera evangelizzatrice di Filippo. Egli, infatti, battezzava in nome di Gesù, ma Pietro e Giovanni imposero le mani a questi nuovi battezzati, per comunicare loro il dono dello Spirito Santo, che non avevano ancora ricevuto. 
I contenuti del Vangelo di questa domenica fanno parte dell’ultimo discorso pronunciato da Gesù prima della sua Passione, particolarmente profondo e pieno di promesse. Gesù pone come condizione indispensabile l’amore per lui e ricorda che la prova che lo amiamo veramente sta nell’osservare i suoi comandamenti. Quali comandamenti? Quello di amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze e quello amare il prossimo come Lui ha amato noi. 
Gesù promette, inoltre, che pregherà il Padre perché ci doni un altro Paràclito che rimanga per sempre con noi. Tradotto alla lettera, Paràclito significa “Colui che è chiamato vicino” , ossia un assistente, un avvocato, un sostegno. Nel Nuovo Testamento, Gesù lo chiama “Spirito Santo” e “Spirito di verità”, mentre gli Apostoli lo definiscono: “Spirito promesso”,  “Spirito da figli adottivi”, “Spirito di Cristo”, “Spirito del Signore”, “Spirito di Dio” e “Spirito della Gloria”. 
Nella promessa di Gesù abbiamo, due avvocati. Uno è Gesù stesso, nostro avvocato presso il Padre, che intercede a favore dei peccatori. L’altro avvocato è lo Spirito Santo, che rimane per sempre quaggiù, accanto a noi, rende attuale la presenza di Cristo nel mondo, lo rivela e lo difende. La venuta del Paràclito avvenne dopo il ritorno di Gesù al Padre, e segna una nuova tappa storica della presenza di Dio fra noi. Tale presenza divina, però, non è più di ordine sensibile e visibile come quella di Gesù, ma è spirituale e invisibile. 
Lo Spirito perfeziona la presenza di Gesù, rimanendo per sempre presente nei credenti e fra i credenti. Gesù lo chiama Spirito di Verità perché ci consacra nella verità e nella santità, e difende Gesù e noi stessi, contro la menzogna del mondo. Come Gesù, lo Spirito Santo vive nel cuore dei credenti e ci convince che il mondo è nell’errore mentre Gesù è Verità. Chi soffre per suo amore è già, come lui, vincitore sul mondo, il demonio e la morte. Il mondo non riceve lo Spirito Santo o Spirito di Verità perché non lo vede e non lo riconosce. Gesù, che ci ha promesso di rimanere presso di noi ed essere in noi, ci assicura che invece noi lo conosciamo. 
Questa sua promessa è da ricordare sempre: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. “Il mondo non mi vedrà più, voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”. “Saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”. Ripetiamolo: il Signore promette tutto questo a chi lo ama, crede in lui, accoglie il suo comandamento dell’amore e l’osserva. Sono queste sue promesse finali ad animare incessantemente la nostra fede e la nostra speranza in lui: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”. 
Dobbiamo ricordare il più sovente possibile queste parole e ripeterle nella nostra mente e nel nostro cuore. In questo modo si realizza in noi un’altra promessa bellissima di Gesù: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi, la vostra gioia sia piena e nessuno potrà togliervela”.      

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   


Questa domenica la preghiera della Chiesa è illuminata dalle grandi promesse di Gesù, delle quali implora l’attuazione: “Dio onnipotente, fa che viviamo con rinnovato impegno questi giorni di letizia in onore del Cristo risorto, per testimoniare nelle opere il memoriale della Pasqua che celebriamo nella fede”. “O Dio, che ci hai redenti nel Cristo tuo Figlio messo a morte per i nostri peccati e risuscitato alla vita immortale, confermaci con il tuo Spirito di verità, perché nella gioia che viene da te, siamo pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi”.

La preghiera sulle offerte chiede al Signore  che possiamo accogliere sempre meglio l’opera della sua redenzione per esserne rinnovati: “Accogli, Signore, l’offerta del nostro sacrificio, perché rinnovati nello spirito, possiamo rispondere meglio all’opera della tua redenzione”.  

La preghiera conclusiva chiede che l’Eucaristia aumenti in noi l’efficacia del mistero pasquale e la speranza eterna: “Dio grande e misericordioso, che nel Signore risorto riporti l’umanità alla speranza eterna, accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale con la forza di questo sacramento di salvezza”.