giovedì 29 giugno 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 419



YOUCAT Domanda n. 419 - Quanti figli deve avere una coppia cristiana?


(Risposta Youcat) Una coppia cristiana deve avere tanti figli quanti ne riceve in dono da Dio ed è in grado di seguire.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2373) La Sacra Scrittura e la pratica tradizionale della Chiesa vedono nelle famiglie numerose un segno della benedizione divina e della generosità dei genitori [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50].  

Per meditare

(Commento Youcat) Tutti i figli che Dio dona sono una grazia e una Benedizione di Dio; questo non significa però che una coppia cristiana non debba considerare con attenzione quanti figli è in grado di accudire nella sua situazione economica, sociale e di salute. Quando «nonostante questo» giunge un figlio, questi deve essere salutato con gioia e disponibilità, ed essere accolto con grande amore; nella fiducia in Dio, molte coppie cristiane hanno trovato il coraggio di fondare famiglie straordinariamente grandi.

(Commento CCC) (CCC 2378) Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il “dono più grande del matrimonio” è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso “diritto al figlio”. In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello “di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, 2, 8]. 

(Prossima domanda: Può una coppia cristiana fare ricorso ai metodi di regolazione della fecondità?)

mercoledì 28 giugno 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 418



YOUCAT Domanda n.  418 - Qual è il significato dei figli all'interno del matrimonio?


(Risposta Youcat) Un figlio è una creatura e un dono di Dio che viene al mondo ad opera dell'amore dei propri genitori.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2378) Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il “dono più grande del matrimonio” è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso “diritto al figlio”. In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello “di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, 2, 8].

Per meditare

(Commento Youcat) Il vero amore non vuole che una coppia si chiuda nel proprio guscio, ma si apra alla nascita di un bambino; questi viene concepito e nasce, non viene «fatto», e non è neppure la somma del patrimonio genetico dei genitori; è una creatura di Dio del tutto nuova, irripetibile e dotata di un'anima propria. Il bambino quindi non appartiene ai propri genitori e non è loro proprietà.

(Commento CCC) (CCC 2398) La fecondità è un bene, un dono, un fine del matrimonio. Donando la vita, gli sposi partecipano della paternità di Dio.

(Prossima domanda: Quanti figli deve avere una coppia cristiana?)

martedì 27 giugno 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 417.



YOUCAT Domanda n. 417 - Parte III.  Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?


(Risposta Youcat - ripetizione) In base al volere di Dio l'uomo e la donna devono unirsi nel piacere erotico e sensuale per unirsi sempre più profondamente nell'amore e per far nascere dei figli dal loro amore.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2366) La fecondità è un dono, un fine del matrimonio; infatti l'amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo. Il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia nel cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento. Perciò la Chiesa, che “sta dalla parte della vita” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 30], insegna che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sé alla trasmissione della vita” [Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 11]. “Tale dottrina, più volte esposta dal Magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo” [Humanae vitae, 12; Pio XI Lett. enc. Casti connubii: DS 3717].

Per meditare

(Commento Youcat) Il corpo, il piacere e la gioia erotica hanno un ruolo di grande importanza nell'ottica cristiana: «Il Cristianesimo crede... che la materia sia buona, che Dio stesso ha assunto figura umana, che anche in cielo sarà una certa specie di corporeità e che questa sia parte integrante della nostra beatitudine, della nostra bellezza e della nostra forza. Il Cristianesimo ha onorato il matrimonio più di qualsiasi altra religione; quasi tutta la più alta poesia d'amore del mondo è stata scritta da cristiani, e chiunque definisca la sessualità come un male contraddice il Cristianesimo» (C.S. Lewis). Il piacere tuttavia non è fine a se stesso; se il piacere di una coppia si chiude in se stesso e non si apre alla nuova vita che vorrebbe scaturirne, non corrisponde all'essenza dell'amore.

(Commento CCC) (CCC 2367) Chiamati a donare la vita, gli sposi partecipano della potenza creatrice e della paternità di Dio [Ef 3,14; Mt 23,9]. “Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e come suoi interpreti. E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50].

(Prossima domanda: Qual è il significato dei figli all'interno del matrimonio?)

lunedì 26 giugno 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 417



YOUCAT Domanda n. 417 - Parte II.  Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?


(Risposta Youcat - ripetizione) In base al volere di Dio l'uomo e la donna devono unirsi nel piacere erotico e sensuale per unirsi sempre più profondamente nell'amore e per far nascere dei figli dal loro amore.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2364) La coppia coniugale forma una “intima comunità di vita e di amore [che], fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. Gli sposi si donano definitivamente e totalmente l'uno all'altro. Non sono più due, ma ormai formano una carne sola. L'alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l'obbligo di conservarne l'unità e l'indissolubilità [CIC canone 1056]. “L'uomo […] non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10,9) [Mt 19,1-12; 1Cor 7,10-11].

Per meditare

(Commento Youcat) Il corpo, il piacere e la gioia erotica hanno un ruolo di grande importanza nell'ottica cristiana: «Il Cristianesimo crede... che la materia sia buona, che Dio stesso ha assunto figura umana, che anche in cielo sarà una certa specie di corporeità e che questa sia parte integrante della nostra beatitudine, della nostra bellezza e della nostra forza. Il Cristianesimo ha onorato il matrimonio più di qualsiasi altra religione; quasi tutta la più alta poesia d'amore del mondo è stata scritta da cristiani, e chiunque definisca la sessualità come un male contraddice il Cristianesimo» (C.S. Lewis). Il piacere tuttavia non è fine a se stesso; se il piacere di una coppia si chiude in se stesso e non si apre alla nuova vita che vorrebbe scaturirne, non corrisponde all'essenza dell'amore.

(Commento CCC) (CCC 2365) La fedeltà esprime la costanza nel mantenere la parola data. Dio è fedele. Il sacramento del Matrimonio fa entrare l'uomo e la donna nella fedeltà di Cristo alla sua Chiesa. Mediante la castità coniugale, essi rendono testimonianza a questo mistero di fronte al mondo. San Giovanni Crisostomo suggerisce ai giovani sposi di fare questo discorso alla loro sposa: “Ti ho presa tra le mie braccia, ti amo, ti preferisco alla mia stessa vita. Infatti l'esistenza presente è un soffio, e il mio desiderio più vivo è di trascorrerla con te in modo tale da avere la certezza che non saremo separati in quella futura. [...] Metto l'amore per te al di sopra di tutto e nulla sarebbe per me più penoso che il non essere sempre in sintonia con te” [San Giovanni Crisostomo, In epistulam ad Ephesios, homilia 20, 8: PG 62, 146-147].

(Continua la domanda: Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?)

sabato 24 giugno 2017

12ª DomTO: Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!



12ª DomTO: Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!


Questa domenica descrive le condizioni difficili e sovente eroiche nelle quali il cristiano deve vivere per testimoniare la propria fede. Gesù, quindi, prepara i suoi apostoli e tutti i cristiani ad essere coraggiosi testimoni davanti al mondo e a tutte le genti, ad avere fermezza e fiducia in lui. Egli, infatti, ha vinto il mondo e i suoi discepoli, con l’aiuto della sua grazia, vinceranno come lui.

Ascoltiamo la Parola di Dio 


Ger 20,10-13: 10Sentivo la calunnia di molti: "Terrore all'intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo". Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: "Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta".11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!13Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.


Rm 5,12-15: Fratelli, 12come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. 13Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.


Mt 10,26-33: In quel tempo Gesù disse ai suoi apostoli:  26Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Meditiamo con lo Spirito Santo


Il Tema di questa domenica riguarda le condizioni difficili, sovente eroiche, nelle quali la Chiesa e i cristiani di ogni tempo devono vivere la propria testimonianza di fede a Gesù Cristo. Gesù, quindi, prepara i suoi discepoli al compito di Apostoli davanti a tutte le genti. Il fondamento di ogni testimonianza è la fiducia in lui che ha vinto il mondo, unita alla convinzione che con la sua grazia, lo vinceremo con e come lui. La prima lettura presenta una persona tragica e grandiosa, il profeta Geremia, che circa seicento anni prima di Cristo subì umiliazioni, emarginazione, prigione e percosse per la sua eroica fedeltà alla parola di Dio. 
Egli vinse perché, nel colmo delle persecuzioni, invocò e ricevette l’aiuto del Signore, al suo “fianco come un prode valoroso”, per cui i suoi  persecutori non poterono prevalere. Avendo affidato la sua causa al Signore, Dio lo sostenne, lo confortò e infine lo liberò. Al termine delle sue sofferenze, Geremia invitò tutti i giusti che soffrono come lui, a lodare il Signore con il canto: “Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori”. 
La seconda lettura conferma che il Signore soccorre e aiuta quanti confidano in lui. S. Paolo, infatti, sottolinea che il peccato entrò nel mondo per colpa di Adamo e insieme alla morte si propagò a tutti gli uomini. La venuta e la grazia di Cristo, però, hanno riversato su tutti, con abbondanza e pienezza, i doni di grazia e redenzione. Gesù Cristo Salvatore ci ha liberati da ogni forma di male e peccato e dalla morte. 
Paolo, quindi, confronta il vecchio Adamo peccatore con il Nuovo Adamo Gesù Cristo. Adamo peccatore è l’immagine dell’umanità che, in tutti i secoli, cede al trionfo di: male, violenza, distruzione, corruzione e ingiustizia. Anche oggi questa situazione permea le nostre culture e società. Ad essa si oppone il Nuovo Adamo Gesù Cristo, che genera un’umanità nuova, impegnata al trionfo di: bene, bontà, amore  e giustizia. 
La potenza del Nuovo Adamo, il Salvatore Gesù Cristo, è immensamente maggiore di quella del vecchio Adamo peccatore e salva l’intera umanità dalla corruzione, il male e la morte. Se crediamo in lui, comprendiamo la grandezza e attualità della parola di Gesù: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”. Di qui il coraggio di fronte al mondo. 
Dobbiamo annunciare a tutti, ciò che il Signore ci ha detto e abbiamo ascoltato. Non temere i persecutori che uccidono il corpo, ma non hanno alcun potere sull’anima. Il Padre, che ha amorosa cura dei passeri e conosce il numero dei nostri capelli, quanto più amerà e curerà i suoi figli che lo amano, lo servono e soffrono persecuzioni per testimoniare al mondo la sua parola di verità e di amore. 
Di qui l’invito: “Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” Alla gioiosa esortazione ad essere coraggiosi, fa seguire le maggiori promesse: “chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Non omette, però, l’ammonizione “chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. La scelta e decisione giusta di vita, quindi, è una sola: riconoscerlo, amarlo e glorificarlo, ed essere da lui e con lui riconosciuti, amati e glorificati.  

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa   


Poiché il Signore conosce la nostra debolezza nel testimoniare la sua parola la liturgia c’invita a invocare la forza dello Spirito perché non ci vergogniamo a confessarla con coraggio davanti a tutti: “O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua venuta”. 


Nel porgere le nostre offerte chiediamo che ci ottengano di essere purificati, rinnovati e che la nostra vita sia bene accetta al Signore: “Accogli, Signore, la nostra offerta: questo sacrificio di espiazione e di lode ci purifichi e ci rinnovi, perché tutta la nostra vita sia bene accetta alla tua volontà”.
 
La partecipazione ai santi misteri ci ottenga da Dio di essere pienamente rinnovati e redenti: “O Dio, che ci hai rinnovati con il corpo e sangue del tuo Figlio, fa’ che la partecipazione ai santi misteri ci ottenga la pienezza della redenzione”.