lunedì 30 aprile 2007

Matteo 5,43-48 l'amore verso i nemici

L'amore verso i nemici
(Mt 5, 43-48) "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". (CCC n. 1825) Cristo è morto per amore verso di noi, quando eravamo ancora "nemici" (Rm 5,10). Il Signore ci chiede di amare come lui, perfino i nostri nemici, di farci prossimo del più lontano (Lc 10, 27-37), di amare i bambini (Mc 9,37) e i poveri come lui stesso (Mt 25,40. 45). (CCC n. 2842) Questo "come" non è unico nell'insegnamento di Gesù: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48); "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro" (lc 6,36); "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi" (Gv 13,34). E' impossibile osservare il comandamento del Signore, se si tratta di imitare il modello divino dall'esterno. Si tratta invece di una partecipazione vitale, che scaturisce "dalla profondità del cuore", alla santità, alla misericordia, all'amore del nostro Dio. Soltanto lo Spirito, del quale "viviamo" (Gal 5,25) può fare "nostri" i medesimi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,1. 5). Allora diventa possibile l'unità del perdono, perdonarci "a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo" (Ef 4,32). (CCC n. 1932) Il dovere di farsi il prossimo degli altri e di servirli attivamente diventa ancora più urgente quando costoro sono particolarmente bisognosi, sotto qualsiasi aspetto. "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più pccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40). (CCC n. 1933) Questo stesso dovere comprende anche coloro che pensano od operano diversamente da noi. L'insegnamento di Cristo arriva fino a chiedere il perdono delle offese. Estende il comandamento dell'amore, che è quello della Legge nuova, a tutti i nemici (Mt 5, 43-44).

Matteo 5,38-42 vendetta e perdono

Vendetta e perdono
(Mt 5, 38-42) "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle". (CCC n. 2844) La preghiera cristiana arriva fino al perdono dei nemici. Essa trasfigura il discepolo configurandolo al suo Maestro. Il perdono è un culmine della preghiera cristiana; il dono della preghiera non può essere ricevuto che in un cuore in sintonia con la compassione divina. Il perdono sta anche a testimoniare che, nel nostro mondo, l'amore è più forte del peccato. I martiri di ieri e di oggi rinnovano questa testimonianza di Gesù. Il perdono è la condizione fondamentale della Riconciliazione (2 Cor 5,18,21) dei figli di Dio con il Padre e degli uomini tra loro. (CCC n. 2845) Non c'è limite né misura a questo perdono essenzialmente divino (Mt 18,21-22; Lc 17, 3-4). Se si tratta di offese (di "peccati" secondo Lc 11,4 o di "debiti" secondo Mt 6,12), in realtà noi siamo sempre debitori: "Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole" (Rm 13,8). La comunione della Santissima Trinità è la sorgente e il criterio della verità di ogni relazione (1 Gv 3,19-24). Essa è vissuta nella preghiera, specialmente nell'Eucaristia (Mt 5, 23-24). (CCC n. 2843) Così prendono vita le parole del Signore sul perdono, su questo amore che ama fino alla fine (Gv 13,1). [...] Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l'offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l'offesa in intercessione. (CCC n. 2443) Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne disinteressano. [...] "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri (Mt 25,31-36). Allorché "ai poveri è predicata la buona novella" (Mt 11,5) è segno che Cristo è presente.

Matteo 5,33-37 il giuramento

Il giuramento
(Mt 5,33-37) "Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal maligno". (CCC n. 2150) Il secondo comandamento proibisce il falso giuramento. Fare promessa solenne o giurare è prendere Dio come testimone di ciò che si afferma. E' invocare la veracità divina a garanzia della propria veracità. Il giuramento impegna il nome del Signore. "Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome" (Dt 6,13). (CCC n. 2153) Gesù ha esposto il secondo comandamento nel discorso della montagna: "Avete inteso che fu detto agli antichi: non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti!". Ma io vi dico: "non giurate affatto [...]. Sia invece il vostro parlare sì. sì; no, no; il di più viene dal maligno"(Gc 5,12). Gesù insegna che ogni giuramento implica un riferimento a Dio e che la presenza di Dio e della sua verità deve essere onorata in ogni parola. La discrezione del ricorso a Dio nel parlare procede di pari passo con l'attenzione rispettosa per la sua presenza, testimoniata o schernita, in ogni nostra affermazione. (CCC n. 2155) La santità del nome divino esige che non si faccia ricorso ad esso per cose futili, e che non si presti giuramento in quelle circostanze in cui esso potrebbe essere interpretato come un'approvazione del potere da cui ingiustamente venisse richiesto. Quando il giuramento è esigito da autorità civili illegittime, può essere rifiutato. Deve esserlo allorché è richiesto per fini contrari alla dignità delle persone o alla comunione ecclesiale. (CCC n. 2154) Seguendo San Paolo (2 Cor 1,23; Gal 1,20), la Tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di Gesù non si oppone al giuramento, allorché viene fatto per un motivo grave e giusto (per esempio davanti a un tribunale). "Il giuramento, ossia l'invocazione del nome di Dio a testimonianza della verità, non può essere prestato se non secondo verità, prudenza e giustizia". (CCC n. 2151) Astenersi dal falso giuramento è un dovere verso Dio. Come Creatore e Signore, Dio è la norma di ogni verità. La parola umana è in accordo oppure in opposizione a lui che è la stessa verità. Quando il giuramento è veridico e legittimo, mette in luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio. Il giuramento falso chiama Dio a essere testimone di una menzogna. (CCC n. 2152) E' spergiuro colui che, sotto giuramento, fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro costituisce una grave mancanza del rispetto verso il Signore di ogni parola. Impegnarsi con giuramento a fare un'azione cattiva è contrario alla santità del nome divino.

domenica 29 aprile 2007

Matteo 5,27-32 adulterio, scandalo, divorzio

Adulterio, scandalo, divorzio
(Mt 5,27-32) "Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso con lei adulterio nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio". (CCC n. 1034) Gesù parla ripetutamente della "geenna", del "fuoco inestinguibile" (Mt 5,22. 29; 13,42. 50; Mc 9,43-48) che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo. (CCC n. 2284) Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il fratello alla morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza. (CCC n. 2336) Gesù è venuto a restaurare la creazione nella purezza delle sue origini. Nel discorso della montagna dà un'interpretazione rigorosa del progetto di Dio: "Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore". L'uomo non deve separare quello che Dio ha congiunto (Mt 19,6). La Tradizione della Chiesa ha considerato il sesto comandamento come inglobante l'insieme della sessualità umana. (CCC n. 2380) L'adulterio designa l'infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata, intrecciano fra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l'adulterio anche se consumato con il semplice desiderio. Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l'adulterio in modo assoluto (Mt 5,32; 19,6; Mc 10,11-12; 1 Cor 6,9-10). I profeti ne denunciano la gravità. Nell'adulterio essi vedono simboleggato il peccato di idolatria (Os 2,7; Ger 5,7; 13,27). (CCC n. 2381) L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori.

Matteo 5,20-26 la nuova giustizia

La nuova giustizia superiore all'antica
(Mt 5,20-26) "Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna all'altare a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo". (CCC n. 2054) Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all'opera nella loro lettera. Egli ha predicato la giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei come pure quella dei pagani (Mt 5, 46-47). Ha messo in luce tutte le esigenze dei comandamenti. "Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere [...]. Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio" (Mt 5, 21-22). (CCC n. 2262) Nel discorso della montagna il Signore richiama il precetto: "non uccidere" (Mt 5,21); vi aggiunge la proibizione dell'ira, dell'odio, della vendetta. Ancora di più: Cristo chiede al discepolo di porgere l'altra guancia (Mt 5,22-26. 38-39), di amare i propri nemici (Mt 5,44). Egli stesso non si è difeso e ha ingiunto a Pietro di rimettere la spada nel fodero (Mt 26,52).

Matteo 5,17-19 il compimento della legge

Il compimento della legge
(Mt 5,17-19) "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli". (CCC n. 577) Gesù ha fatto una solenne precisazione all'inizio del discorso della montagna, quando ha presentato, alla luce della grazia della Nuova Alleanza, la Legge data da Dio sul Sinai al momento della prima alleanza: "Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento". (CCC n. 592) Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma l'ha portata a compimento con una tale perfezione (Gv 8,46) da rivelarne il senso ultimo (Mt 5,33) e da riscattarne le trasgressioni (Eb 9,15). (CCC n. 1966) La legge nuova è la grazia dello Spirito Santo data ai fedeli in virtù della fede in Cristo. Essa opera mediante la carità, si serve del discorso del Signore sulla montagna per insegnarci ciò che si deve fare, e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo. (CCC n. 1968) La legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge. Il discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie fra il puro e l'impuro (Mt 15,18-19), dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Così il Vangelo porta la Legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste, il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina (Mt 5,44). (CCC n. 2053) La sequela di Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita (Mt 5,17), ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella persona del suo Maestro, che ne è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l'appello di Gesù, rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell'obbedienza del discepolo e nell'osservanza dei comandamenti, è accostato all'esortazione alla povertà e alla castità (Mt 19,6-12. 21. 23-29). I consigli evangelici sono indissociabili dai comandamenti.

Matteo 5,13-16 sale della terra luce del mondo

Sale della terra e luce del mondo
(Mt 5,13-16) Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. (CCC n. 782) Il popolo di Dio presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti i raggruppamenti religiosi, etnici, politici o culturali della storia. E' il popolo di Dio. Ha per capo Gesù Cristo. Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (Gv 13,34). E' la legge nuova dello Spirito Santo (Rm 8,2; Gal 5,25). Ha per missione di essere sale della terra e luce del mondo. Costituisce per tutta l'umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza. E, da ultimo, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento.

Matteo 5,1-12 le beatitudini

Le beatitudini
(Mt 5,1-12 ) Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli: Beati gli afflitti perché saranno consolati. Beati i miti perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nel regno dei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi". (CCC n. 1716) Le beatitudini sono al centro della predicazione di Gesù. La loro proclamazione riprende le promesse fatte al popolo eletto a partire da Abramo. Le porta alla perfezione ordinandole non più al solo godimento di una terra, ma al regno dei cieli. (CCC n. 1717) Le beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità; esse esprimono la vocazione dei fedeli associati alla gloria della sua passione e della sua risurrezione; illuminano le azioni e le disposizioni caratteristiche della vita cristiana; sono le promesse paradossali che, nelle tribolazioni, sorreggono la speranza; annunziano le benedizioni e le ricompense già oscuramente anticipate ai discepoli; sono inaugurate nella vita della Vergine Maria e di tutti i santi. (CCC n.1718) Le beatitudini rispondono all'innato desiderio di felicità. Questo desiderio è di origine divina; Dio l'ha messo nel cuore dell'uomo per attirarlo a sé, perché egli solo lo può colmare. (CCC n. 1719) Le beatitudini svelano la meta dell'esistenza umana, il fine ultimo cui tendono le azioni umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine.

Matteo 4,23-25 Gesù insegna e guarisce

Gesù insegna e guarisce
(Mt 4,23-25) Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. (CCC n. 547) Gesù accompagna le sue parole con numerosi "miracoli, prodigi e segni"(At 2,22), i quali manifestano che in lui il Regno è presente. Attestano che Gesù è il Messia annunziato (Lc 7,18-23). (CCC n. 1503) La compassione di Gesù verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere (Mt 4,24) sono un chiaro segno del fatto che Dio ha visitato il suo popolo (Lc 7,16) e che il regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati (Mc 2, 5-12): è venuto a guarire l'uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno (Mc 2,17). La sua compassione verso tutti quelli che soffrono si spinge così lontano che egli si identifica con loro: "ero malato e mi avete visitato" (Mt 25,36). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Esso sta all'origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene.

Matteo 4,18-22 chiama i primi discepoli

Chiamata dei primi discepoli
(Mt 4,18-22) Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare perché erano pescatori. E disse loro: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. (CCC n. 858) Gesù è l'inviato del Padre. Fin dall'inizio del suo ministero, "chiamò a quelli che egli volle [...]. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare" (Mc 3,13-14). Da quel momento essi saranno i suoi "inviati" (è questo il significato del termine greco apostoli). In loro Gesù continua la sua missione: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20,21; 13,20; 17,18). Il loro ministero è quindi la continuazione della sua missione: "Chi accoglie voi, accoglie me", dice ai Dodici (Mt 10,40). (CCC n. 859) Gesù li unisce alla missione che ha ricevuto dal Padre. Come "il Figlio da sé non può fare nulla" (Gv 5,19.30), ma riceve tutto dal Padre che lo ha inviato, così coloro che Gesù invia non possono fare nulla senza di lui, dal quale ricevono il mandato della missione e il potere di compierla. Gli Apostoli di Cristo sanno di essere resi da Dio "ministri adatti di una Nuova Alleanza" (2 Cor 3,6), "ministri di Dio" (2 Cor 6,4), "ambasciatori per Cristo" (2 Cor 5,20), "ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1 Cor 4,1).

Matteo 4,12-17 ritorno in Galilea

Ritorno in Galilea
(Mt 4,12-17) Avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulòn e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: "Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata" (Is 8,23-9,1). Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino". (CCC n. 541) Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,14-15). Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il Regno dei cieli. Ora, la volontà del Padre è di elevare gli uomini alla partecipazione della vita divina. Lo fa radunando gli uomini attorno al Figlio suo, Gesù Cristo. Questa assemblea è la Chiesa, la quale in terra costituisce "il germe e l'inizio" del regno di Dio. (CCC n. 543) Tutti gli uomini sono chiamati a entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli d'Israele (Mt 10,5-7), questo regno messianico è destinato a tutte le nazioni (Mt 8,11; 28,19). Per accedervi è necessario accogliere la parola di Gesù. (CCC n. 544) Il Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l'hanno accolto con un cuore umile.

sabato 28 aprile 2007

Matteo 4,5-11 Gesù vince il tentatore

Gesù vince il tentatore
(Mt 5,11) Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede" (Sal 91,1-12). Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: non tentare il Signore Dio tuo". Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai". Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto". Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli angeli gli si accostarono e lo servivano. (CCC n. 2135) "Adora il Signore Dio tuo" (Mt 4,10). Adorare Dio, pregarlo, rendergli il culto che è a lui dovuto, mantenere le promesse e i voti che a lui si sono fatti, sono atti di virtù della religione, che esprimono l'obbedienza al primo comandamento. (CCC n. 2083) Gesù ha riassunto i doveri dell'uomo verso Dio in questa parola: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente" (Mt 22,37; Lc 10,27 "con tutta la tua forza"). Essa fa immediata eco alla solenne esortazione "Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo" (Dt 6,4). Dio ha amato per primo. L'amore del Dio unico è ricordato nella prima delle "dieci parole". I comandamenti poi esplicitano la risposta d'amore che l'uomo è chiamato a dare al suo Dio. (CCC n. 2096) Della virtù della religione, l'adorazione è l'atto principale. Adorare Dio è riconoscerlo come Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore infinito e misericordioso. "Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai" (Lc 4,8), dice Gesù, citando il Deuteronomio (Dt 6,13).

Matteo 4,1-4 tentazioni di Gesù

Tentazioni di Gesù
(Mt 4,1-4) Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: non di solo pane vivrà l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". (CCC n. 394) La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama "omicida fin dal principio" (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre (Mt 4,1-11). "Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo" (1 Gv 3,8). Di queste opere la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio. (CCC n. 395) La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del Regno di Dio. (CCC n. 2849) Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera. E' per mezzo della sua preghiera che Gesù è vittorioso sul tentatore, fin dall'inizio e nell'ultimo combattimento della sua agonia (Mt 26,36-44). (CCC n. 2835) Vivere di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, ossia della sua Parola e del suo Spirito. I cristiani devono mobilitare tutto il loro impegno per "annunziare il Vangelo ai poveri". C'è una fame sulla terra, "non di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola di Dio" (Am 8,11). La Parola di Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia (Gv 6,26-58).

venerdì 27 aprile 2007

Matteo 3,13-17 Battesimo di Gesù

Battesimo di Gesù
(Mt 3, 13-15) In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?". Ma Gesù gli disse: "Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia". Allora Giovanni acconsentì. (CCC n. 535) "Allora Gesù andò". Il Battista esita, Gesù insiste: riceve il battesimo. Allora lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su Gesù e una voce dal cielo dice "Questi è il mio Figlio prediletto" (Mt 3,13-17). E' la manifestazione "epifania" di Gesù come Messia di Israele e Figlio di Dio. (CCC n. 536) Il battesimo di Gesù è, da parte di lui, l'accettazione e l'inaugurazione della sua missione di Servo sofferente. Egli si lascia annoverare fra i peccatori (Is 53,12), è già l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" (Gv1,29); già anticipa il "battesimo" della sua morte cruenta (Mc 10,38; Lc 12,50). Già viene ad adempiere "ogni giustizia" (Mt 3,15), cioè si sottomette totalmente alla volontà del Padre suo: accetta per amore il battesimo di morte per la remissione dei nostri peccati (Mt 26,36).
(Mt 3, 16-17) Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". (CCC n. 536) A tale accettazione risponde la voce del Padre che nel Figlio suo si compiace (Lc 3,22; Is 42,1). Lo Spirito, che Gesù possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e "rimane" su di lui (Gv 1,32-33; Is 11,2). Egli ne sarà la sorgente per tutta l'umanità. Al suo battesimo, "si aprirono i cieli" (Mt 3,16) che il peccato di Adamo aveva chiuso; e le acque sono santificate dalla discesa di Gesù e dello Spirito, preludio della nuova creazione. (CCC n. 1286) La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo battesimo da parte di Giovanni, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio (Mt 3,13-17; Gv 1,33-34). Concepito per opera dello Spirito Santo, tutta la sua vita e la sua missione si svolgono in una totale comunione con lo Spiirito Santo che il Padre gli dà senza misura (Gv 3,34). (CCC n. 1287) Questa pienezza dello Spirito non doveva rimanere soltanto del Messia, ma doveva essere comunicata a tutto il popolo messianico (Ez 36, 25-27; Gl 3,1-2).

Matteo 3,4-12 predicazione del Battista

Predicazione di Giovanni Battista
(Mt 3,4-12) Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente al Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano. Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile. (CCC n. 717) "Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni" (Gv 1,6). Giovanni è riempito "di Spirito Santo fin dal senso di sua madre" (Lc 1,15; 1,41) da Cristo stesso che la Vergine Maria aveva da poco concepito per opera dello Spirito Santo. La "visitazione" di Maria ad Elisabetta diventa così visita di Dio al suo popolo (Lc 1,68). (CCC n. 718) Giovanni è "quell'Elia che deve venire" (Mt 17,10-13): il fuoco dello Spirito abita in lui e lo fa "correre avanti" (come "precursore") al Signore che viene. In Giovanni il Precursore, lo Spirito Santo termina di "preparare al Signore un popolo ben disposto" (Lc 1,17). (CCC n. 535) L'inizio della vita pubblica di Gesù (Lc 3,23) è il suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano (At 1,22). Giovanni predicava un "battesimo di conversione per il perdono dei peccati" (Lc 3,3). Una folla di peccatori, pubblicani e soldati (Lc 3,10-14), farisei e sadducei (Mt 3,7) e prostitute (Mt 21,32) vengono a farsi battezzare da lui.

Matteo 3,1-3 Giovanni il Battista

Giovanni il Battista
(Mt 3,1-3) In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!". (CCC n. 523) San Giovanni Battista è l'immediato precursore del Signore (At 13,24), mandato a preparargli la via (Mt 3,3). "Profeta dell'Altissimo" (Lc 1,76), di tutti i profeti è il più grande (Lc 7,26) e l'ultimo (Mt 11,13); egli inaugura il Vangelo (At 1,22; Lc 16,16); saluta la venuta di Cristo fin dal seno di sua madre (Lc 1,41) e trova la sua gioia nell'essere "l'amico dello sposo" (Gv 3,29), che designa come "l'Agnello di Dio [...] che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29). Precedendo Gesù "con lo spirito e la forza di Elia" (Lc 1,17), gli rende testimonianza con la sua predicazione, con il suo battesimo di conversione e infine con il suo martirio (Mc 6 17-29).

Matteo 2,19-23 ritorno dall'Egitto

Ritorno dall'Egitto
(Mt 2,19-23) Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino". Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelato al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: "Sarà chiamato Nazareno". (CCC n. 331) Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli. (CCC n. 332) Fin dalla creazione (Gb 38,7) e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio ... guidano il popolo di Dio (Es 23,20-23), annunziano nascite e vocazioni (Gdc 6,11-24; Is 6,6), assistono i profeti (1 Re 19,5). Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù (Lc 1,11.26). (CCC n. 333) Dall'incarnazione all'ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli... Essi proteggono l'infanzia di Gesù (Mt 1,20; 2,13.19). (CCC n. 530) L'intera vita di Gesù sarà sotto il segno della persecuzione. I suoi condividono con lui questa sorte (Gv 15,20). Il suo ritorno dall'Egitto
(Mt 2,15) ricorda l'Esodo (Os 11,1) e presenta Gesù come il liberatore definitivo.

giovedì 26 aprile 2007

Matteo 2,12-18 fuga in Egitto, strage Innocenti

Fuga in Egitto e strage degli Innocenti
(Mt 2, 12-18) Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre e nella notte fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuol essere consolata, perché non sono più. (CCC n. 530) La fuga in Egitto e la strage degli innocenti (Mt 2,16-18) manifestano l'opposizione delle tenebre alla luce: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11). L'intera vita di Gesù sarà sotto il segno della persecuzione. I suoi condividono con lui questa sorte (Gv 15,20). Il suo ritorno dall'Egitto (Mt 2,15) ricorda l'Esodo (Os 11,1) e presenta Gesù come il liberatore definitivo. (CCC n. 1009) La morte è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subito la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa (Mc 14,33-34; Eb 5,7-8), egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L'obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione (Rm 5,19-21). (CCC n. 2473) Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza. (CCC n. 474) Con la più grande cura la Chiesa ha raccolto le memorie di coloro che, per testimoniare la fede, sono giunti sino alla fine. Si tratta degli atti dei martiri. Costituiscono gli archivi della verità scritti a lettere di sangue.

Matteo 2,11 visita dei Magi

La visita dei Magi
Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (CCC n. 724) In Maria lo Spirito Santo manifesta il Figlio del Padre divenuto Figlio della Vergine. Ella è il roveto ardente della teofania definitiva: ricolma di Spirito Santo, mostra il Verbo nell'umiltà della sua carne ed è ai poveri (Lc 2,15-19) e alle primizie dei popoli (Mt 2,11) che lo fa conoscere.

Matteo 2,1-2 venuta dei magi

Venuta dei magi
(Mt 2,1-2) Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella, e siamo venuti ad adorarlo". (CCC n. 528) L'epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Insieme con il battesimo di Gesù nel Giordano e con le nozze di Cana, essa celebra l'adorazione di Gesù da parte dei "magi" venuti dall'oriente (Mt 2, 1). In questi "magi", che rappresentano le religioni pagane circostanti, il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell'incarnazione accolgono la Buona Novella della salvezza. La venuta dei magi a Gerusalemme per adorare il re dei Giudei (Mt 2,2) mostra che essi, alla luce messianica della stella di Davide (Nm 24,17; Ap 22,16), cercano in Israele colui che sarà il re delle nazioni (Nm 24,17-19). La loro venuta sta a significare che i pagani non possono riconoscere Gesù e adorarlo come Figlio di Dio e Salvatore del mondo se non volgendosi ai Giudei (Gv 4,22) e ricevendo da loro la Promessa messianica quale è contenuta nell'Antico Testamento (Mt 2,4-6). L'epifania manifesta che "la grande massa delle genti" entra nella famiglia dei patriarchi e ottiene la "dignità Israelitica".

Matteo 1,24-25 Giuseppe obbedisce al Signore

Giuseppe obbedisce al Signore
(Mt 1, 24-25) Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù. (CCC n. 331) Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli. Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui. Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza. (CCC n. 333). Dall'incarnazione all'ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio "introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio" (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: "Gloria a Dio..." (Lc 2,14). Essi proteggono l'infanzia di Gesù (Mt 1,20; 2,13. 19), servono Gesù nel deserto (Mc 1,13; Mt 4,11), lo confortano durante l'agonia (Lc 22,43), quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici (Mt 26,53) come un tempo Israele (2 Mac 10,29-30; 11,8). Sono ancora gli angeli che evangelizzano (Lc 2,10) la Buona Novella dell'incarnazione (Lc 2,8-14) e della risurrezione di Cristo (Mc 16,5-7). Al ritorno di Cristo, che essi annunziano (At 1,10-11), saranno là, al servizio del suo giudizio (Mt 13,41; 24,31; Lc 12,8-9).

mercoledì 25 aprile 2007

Matteo 1,22-23 Maria Vergine Madre di Dio

Maria Vergine Santissima Madre di Dio
(Mt 1,22-23) Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. (CCC n. 744) Nella pienezza del tempo, lo Spirito Santo porta a compimento in Maria tutte le preparazioni alla venuta di Cristo nel popolo di Dio. Mediante l'opera dello Spirito Santo in lei, il Padre dona al mondo l'Emmanuele, "Dio con noi" (Mt 1,23). (CCC n. 723) In Maria, lo Spirito Santo realizza il disegno misericordioso del Padre. E' per opera dello Spirito che la Vergine concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. La sua verginità diventa fecondità unica in virtù della potenza dello Spirito e della fede (Lc 1,26-38; Rm 4,18-21; Gal 4,26-28). (CCC n. 721) Maria, la santissima Madre di Dio, sempre Vergine, è il capolavoro della missione del Figlio e dello Spirito Santo nella pienezza del tempo. Per la prima volta nel disegno della salvezza e perché il suo Spirito l'ha preparata, il Padre trova la Dimora dove il suo Figlio e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini. In questo senso la Tradizione della Chiesa ha spesso letto riferendoli a Maria i più bei testi sulla sapienza (Prv 8,1-9,6; Sir 24). Maria è cantata e rappresentata nella liturgia come "Sede della Sapienza". In lei cominciano a manifestarsi le "meraviglie di Dio", che lo Spirito compirà in Cristo e nella Chiesa".

Matteo 1,19-21 Giuseppe padre legale di Gesù

Giuseppe assume la paternità legale di Gesù. Il nome di Gesù.
(Mt 1,19-20) Giuseppe suo sposo che era giusto e non voleva ripudiarla decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. (CCC n. 430) Gesù in ebraico significa: "Dio salva". Al momento dell'annunciazione, l'angelo Gabriele dice che il suo nome proprio sarà Gesù, nome che esprime a un tempo la sua identità e la sua missione (Lc 1,31). Poiché nessuno "può rimettere i peccati se non Dio solo" (Mc 2,7), in Gesù, il suo Figlio eterno fatto uomo, egli "salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21). Così in Gesù, Dio ricapitola tutta la sua storia di salvezza a vantaggio degli uomini.
(Mt 1,21) Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". (CCC n. 452) "Non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possano essere salvati" (At 4,12). (CCC n. 2666) Il nome che comprende tutto è quello che il Figlio di Dio riceve nell'incarnazione: GESU'. Il nome divino è indicibile dalle labbra umane (Es 3,14; 33,19-23), ma il Verbo di Dio, assumendo la nostra umanità, ce lo consegna e noi possiamo invocarlo: "Gesù", "YHWH salva" (Mt 1,21). Il nome di Gesù contiene tutto: Dio, l'uomo e l'intera Economia della creazione e della salvezza. Pregare Gesù è invocarlo, chiamarlo in noi. Il suo nome è il solo che contiene la presenza che esso significa. Gesù è risorto, e chiunque invoca il suo nome accoglie il Figlio di Dio che lo ha amato e ha dato se stesso per lui (Rm 10,13; At 2,21; 3,15-16; Gal 2,20).

lunedì 23 aprile 2007

Matteo 1,16.18 nascita di Gesù

La nascita di Gesù
(Mt 1,16) Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. (CCC n. 437): L'angelo ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù come quella del Messia promesso a Israele: "Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore" (Lc 2,11). Fin da principio egli è "colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo" (Gv 10,36), concepito come "santo" nel grembo verginale di Maria (Lc 1,35). Giuseppe è stato chiamato da Dio a prendere con sé Maria sua sposa, incinta di "quel che è generato in lei [...] dallo Spirito Santo" (Mt 1,20), affinché Gesù, "chiamato Cristo" (Mt 1,16), nasca dalla sposa di Giuseppe nella discendenza messianica di Davide (Rm 1,3: 2 Tm 2.8; Ap 22.6). (Mt 1,18) Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. (CCC n. 497): I racconti evangelici (Mt 1,18-25; Lc 1,26-38) considerano la concezione verginale un'opera che supera ogni comprensione e possibilità umana (Lc 1,34): "Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo", dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (Mt 1,20). La Chiesa vede in ciò il compimento della promessa divina fatta per bocca del profeta Isaia: "Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio" (Is 7,14), secondo la versione greca di Mt 1,23.

Nuovo Testamento commentato col Catechismo Universale

Pregare e approfondire la propria fede
con il
Nuovo Testamento commentato col Catechismo della Chiesa Cattolica


Giovanni Paolo II insisteva perché leggessimo la Sacra Scrittura insieme al Catechismo della Chiesa Cattolica, per rafforzare la nostra fede, la nostra vita cristiana e per pregare bene. I due libri, però, sono voluminosi; è difficile usarli insieme. Lo abbiamo reso facile, unendo il Nuovo Testamento e le 2865 proposizioni del Catechismo della Chiesa cattolica. Chi legge trova subito, ogni volta uniti e disponibili, i versetti della S. Scrittura e il commento, specifico e appropriato, del Catechismo. Versetti e commenti sono preceduti dal numero che li distingue. Chi vuole, quindi, può consultare i due libri. Cominciamo col Vangelo secondo Matteo. Seguiranno nel loro ordine tutti gli altri libri. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo benedicano e rendano fruttuosa e gioiosa questa lettura meditata della loro Parola, commentata dalla Fede autorevole e autentica della loro Chiesa. P. Gualberto Gismondi ofm

sabato 21 aprile 2007

Terza Domenica di Pasqua

Dalla liturgia della III Domenica di Pasqua (anno C) prendiamo alcuni inviti. La prima lettura (At 5,27) ci propone la risposta degli Apostoli al sommo sacerdote. Vale per ogni tempo e luogo, davanti a qualsiasi autorità: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini". Fonda la dignità, libertà e coraggio di ogni uomo. La seconda lettura (Ap 5,11-14) ci indica l'Unico cui riconoscere"potenza, ricchezza, sapienza, forza" e dare "onore, gloria e benedizione" assieme a tutte le creature del cielo e della terra. Il Vangelo (Gv 21,1-9) presenta il Signore che dona una pesca abbondantissima ai pescatori-apostoli, prepara loro un pasto per ristorarli da una faticosa e sterile nottata, riscatta Pietro dal triplice rinnegamento, gli predice la fedeltà fino al martirio e il coraggio fino alla morte per amore. Ancora una volta, il Signore è pieno di delicatezze e attenzioni per noi. Accoglierle, ricambiarlo, vivere le due frasi sopra sottolineate è un programma sempre valido, anche oggi. Ci rende protagonisti di una vita vera. Ci fa persone autentiche, anziché gregari scialbi e depressi di qualche debole "potente" terreno.

Perchè Spirito e Vita

SPIRITO E VITA
(Gualberto Gismondi o.f.m.)
Cari amici, mi è stato chiesto di pubblicare dei brevi testi per riflettere su temi spirituali cristiani per la vita di oggi. Lo faccio molto volentieri. Risponderò anche alle domande che mi invierete. La figura scelta non è artistica ma è molto significativa. E' il Risorto. Il nome del blog è "Spirito e Vita" perché tutte le parole del Risorto sono spirito e vita. Noi vogliamo vedere tutto alla luce del Risorto e della Risurrezione che è annuncio di gioia, pace e speranza per la vita di ogni giorno.