giovedì 27 dicembre 2007

2Pt 3, 17-18 Crescete nella conoscenza di Gesù Cristo

(2Pt 3, 17-18) Crescete nella conoscenza di Gesù Cristo
[17] Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall'errore degli empi; [18] ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell'eternità. Amen!
(CCC 426) “Al centro della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret, unigenito del Padre […]; il quale ha sofferto ed è morto per noi e ora, risorto, vive per sempre con noi. […] Catechizzare […] è, dunque, svelare nella persona di Cristo l'intero disegno di Dio […]. È cercare di comprendere il significato dei gesti e delle parole di Cristo, dei segni da lui operati” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 5]. Lo scopo della catechesi: “Mettere […] in comunione […] con Gesù Cristo: egli solo può condurre all'amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della Santa Trinità” [Catechesi tradendae, 5]. (CCC 427) “Nella catechesi è Cristo, Verbo incarnato e Figlio di Dio, che viene insegnato, e tutto il resto lo è in riferimento a lui; solo Cristo insegna, mentre ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce, consentendo a Cristo di insegnare per bocca sua. [...] Ogni catechista dovrebbe poter applicare a se stesso la misteriosa parola di Gesù: "La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato" (Gv 7,16)” [Catechesi tradendae, 6]. (CCC 428) Colui che è chiamato a “insegnare Cristo”, deve dunque cercare innanzi tutto quel guadagno che è la “sublimità della conoscenza di Cristo”; bisogna accettare di perdere tutto, “al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui”, e di “conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,8-11). (CCC 429) Da questa amorosa conoscenza di Cristo nasce irresistibile il desiderio di annunziare, di “evangelizzare”, e di condurre altri al “della fede in Gesù Cristo. Nello stesso tempo si fa anche sentire il bisogno di conoscere sempre meglio questa fede.

2Pt 3, 15-16 Alcuni travisano le Scritture a loro rovina

(2Pt 3, 15-16) Alcuni travisano le Scritture a loro rovina
[15] La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; [16] così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina.
(CCC 121) L'Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14], poiché l'Antica Alleanza non è mai stata revocata. (CCC 123) I cristiani venerano l'Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa ha sempre energicamente respinto l'idea di rifiutare l'Antico Testamento con il pretesto che il Nuovo l'avrebbe reso sorpassato (Marcionismo). (CCC 124) “La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento” [Dei Verbum, 17]. Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l'azione dello Spirito Santo [Dei Verbum, 20]. (CCC 125) I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture “in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore” [Dei Verbum, 18]. (CCC 85) “L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo” [Dei Verbum, 10], e cioè ai Vescovi in comunione con il successore di Pietro, il Vescovo di Roma. (CCC 87) I fedeli, memori della Parola di Cristo ai suoi Apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me” (Lc 10,16; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 20), accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.

2Pt 3, 11-14 Aspettiamo nuovi cieli e terra nuova

(2Pt 3, 11-14) Aspettiamo nuovi cieli e terra nuova
[11] Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, [12] attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! [13] E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia. [14] Perciò, carissimi, nell'attesa di questi eventi, cercate d'essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace.
(CCC 1043) Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione: “i nuovi cieli e una terra nuova(2Pt 3,13) [Ap 21,1]. Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,10). (CCC 1044) In questo nuovo universo [Ap 21,5], la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4; 21,27). (CCC 1045) Per l'uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell'unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è “come sacramento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1]. Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio (Ap 21,2), “la Sposa dell'Agnello” (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità [Ap 21,27], dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

2Pt 3, 5-10 Il giorno del Signore verrà come un ladro

(2Pt 3, 5-10) Il giorno del Signore verrà come un ladro
[5] Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano già da lungo tempo e che la terra, uscita dall'acqua e in mezzo all'acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; [6] e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì. [7] Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi. [8] Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. [9] Il Signore non ritarda nell'adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. [10] Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c'è in essa sarà distrutta.
(CCC 674) La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni momento della storia [Rm 11,31] al riconoscimento di lui da parte di “tutto Israele (Rm 11,26; Mt 23,39) a causa dell'indurimento di una parte [Rm 11,25] nella “mancanza di fede (Rm 11,20) verso Gesù. San Pietro dice agli Ebrei di Gerusalemme dopo la Pentecoste: “Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. Egli dev'esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall'antichità, per bocca dei suoi santi profeti” (At 3,19-21). E san Paolo gli fa eco: “Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione se non una risurrezione dai morti?” (Rm 11,15). La partecipazione totale degli Ebrei [Rm 11,12] alla salvezza messianica a seguito della partecipazione totale dei pagani [Rm 11,25; Lc 21,24] permetterà al Popolo di Dio di arrivare “alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13) nella quale “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28). (CCC 1041) Il messaggio del giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini “il momento favorevole, il giorno della salvezza” (2Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del Regno di Dio. Annunzia la “beata speranza” (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale “verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto” (2Ts 1,10).

2Pt 3, 1-4 Dov'è la promessa della sua venuta?

Capitolo 3
(2Pt 3, 1-4) Dov'è la promessa della sua venuta?
[1] Questa, o carissimi, è già la seconda lettera che vi scrivo, e in tutte e due cerco di ridestare con ammonimenti la vostra sana intelligenza, [2] perché teniate a mente le parole già dette dai santi profeti, e il precetto del Signore e salvatore, trasmessovi dagli apostoli. [3] Questo anzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni [4] e diranno: "Dov'è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione".
(CCC 680) Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa, ma tutte le cose di questo mondo non gli sono ancora sottomesse. Il trionfo del regno di Cristo non avverrà senza un ultimo assalto delle potenze del male. (CCC 673) Dopo l'ascensione, la venuta di Cristo nella gloria è imminente [Ap 22,20], anche se non spetta a noi “conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta” (At 1,7) [Mc 13,32]. Questa venuta escatologica può compiersi in qualsiasi momento [Mt 24,44; 1Ts 5,2] anche se essa e la prova finale che la precederà sono “impedite” [2Ts 2,3-12].

2Pt 2, 10-22 Abbandonata la retta via si sono smarriti

(2Pt 2, 10-22) Abbandonata la retta via si sono smarriti
[10] Soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore. Temerari, arroganti, non temono d'insultare gli esseri gloriosi decaduti, [11] mentre gli angeli, a loro superiori per forza e potenza, non portano contro di essi alcun giudizio offensivo davanti al Signore. [12] Ma costoro, come animali irragionevoli nati per natura a essere presi e distrutti, mentre bestemmiano quel che ignorano, saranno distrutti nella loro corruzione, [13] subendo il castigo come salario dell'iniquità. Essi stimano felicità il piacere d'un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fan festa con voi; [14] han gli occhi pieni di disonesti desideri e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili, hanno il cuore rotto alla cupidigia, figli di maledizione! [15] Abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaàm di Bosòr, che amò un salario di iniquità, [16] ma fu ripreso per la sua malvagità: un muto giumento, parlando con voce umana, impedì la demenza del profeta. [17] Costoro sono come fonti senz'acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riserbata l'oscurità delle tenebre. [18] Con discorsi gonfiati e vani adescano mediante le licenziose passioni della carne coloro che si erano appena allontanati da quelli che vivono nell'errore. [19] Promettono loro libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione. Perché uno è schiavo di ciò che l'ha vinto. [20] Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. [21] Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato. [22] Si è verificato per essi il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago.
(CCC 2120) Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo [CIC canoni 1367. 1376]. (CCC 679) Cristo è Signore della vita eterna. Il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto Redentore del mondo. Egli ha “acquisitoquesto diritto con la sua croce. Anche il Padre “ha rimesso ogni giudizio al Figlio” (Gv 5,22) [Gv 5,27; Mt 25,31; At 10,42; 17,31; 2Tm 4,1]. Ora, il Figlio non è venuto per giudicare, ma per salvare [Gv 3,17] e per donare la vita che è in lui [Gv 5,26]. È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica già da se stesso [Gv 3,18; 12,48], riceve secondo le sue opere [1Cor 3,12-15] e può anche condannarsi per l'eternità rifiutando lo Spirito d'amore [Mt 12,32; Eb 6,4-6; 10,26-31].

2Pt 2, 7- 9 Il Signore sa liberare i pii dalla prova

(2Pt 2, 7- 9) Il Signore sa liberare i pii dalla prova
[7] Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. [8] Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie. [9] Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio,
(CCC 678) In linea con i profeti [Dn 7,10; Gl 3-4; Ml 3,19] e con Giovanni Battista [Mt 3,7-12] Gesù ha annunziato nella sua predicazione il giudizio dell'ultimo giorno. Allora saranno messi in luce la condotta di ciascuno [Mc 12,38-40] e il segreto dei cuori [Lc 12,1-3; Gv 3,20-21; Rm 2,16; 1Cor 4,5]. Allora verrà condannata l'incredulità colpevole che non ha tenuto in alcun conto la grazia offerta da Dio [Mt 11,20-24; 12,41-42]. L'atteggiamento verso il prossimo rivelerà l'accoglienza o il rifiuto della grazia e dell'amore divino [Mt 5,22; 7,1-5]. Gesù dirà nell'ultimo giorno: “Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25,40).

2Pt 2, 4-6 Gli angeli che avevano peccato

(2Pt 2, 4-6) Gli angeli che avevano peccato
[4] Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio; [5] non risparmiò il mondo antico, ma tuttavia con altri sette salvò Noè, banditore di giustizia, mentre faceva piombare il diluvio su un mondo di empi; [6] condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente.
(CCC 392) La Scrittura parla di un peccato di questi angeli [2Pt 2,4]. Tale “caduta” consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: “Diventerete come Dio” (Gen 3,5). “Il diavolo è peccatore fin dal principio” 1Gv 3,8), “padre della menzogna” (Gv 8,44). (CCC 393) A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. “Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” (San Giovanni Damasceno, Expositio fidei 18 [De fide orthodoxa, 2, 4]: PG 94, 877).

2Pt 2, 3 La loro condanna è da tempo all'opera

(2Pt 2, 3) La loro condanna è da tempo all'opera
[3] Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna è già da tempo all'opera e la loro rovina è in agguato.
(CCC 2107) “Se, considerate le circostanze peculiari dei popoli, nell'ordinamento giuridico di una società viene attribuito ad una comunità religiosa uno speciale riconoscimento civile, è necessario che nello stesso tempo a tutti i cittadini e comunità religiose venga riconosciuto e rispettato il diritto alla libertà in materia religiosa” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 6]. (CCC 2108) Il diritto alla libertà religiosa non è né la licenza morale di aderire all'errore, [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum] né un implicito diritto all'errore [Pio XII, Discorso ai partecipanti al quinto Convegno nazionale Italiano dell’Unione dei Giuristi cattolici (6 dicembre 1953)], bensì un diritto naturale della persona umana alla libertà civile, cioè all'immunità da coercizione esteriore, entro giusti limiti, in materia religiosa, da parte del potere politico. Questo diritto naturale “deve essere riconosciuto nell'ordinamento giuridico della società così che divenga diritto civile” [Dignitatis humanae, 2]. (CCC 2109) Il diritto alla libertà religiosa non può essere di per sé né illimitato, [Pio VI, Breve Quod aliquantum (10 marzo 1791)] né limitato semplicemente da un “ordine pubblico” concepito secondo un criterio “positivistico” o “naturalistico” [Pio IX, Lett. enc. Quanta cura: DS 2890]. I “giusti limiti” che sono inerenti a tale diritto devono essere determinati per ogni situazione sociale con la prudenza politica, secondo le esigenze del bene comune, e ratificati dall'autorità civile secondo “norme giuridiche conformi all'ordine morale oggettivo” [Dignitatis humanae, 7].

2Pt 2, 2 La via della verità sarà coperta di impropèri

(2Pt 2, 2) La via della verità sarà coperta di impropèri
[2] Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la via della verità sarà coperta di impropèri.
(CCC 2105) Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente. E' “la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 1]. Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinché essi possano “informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità” [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 13] in cui vivono. Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare in ogni uomo l'amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere il culto dell'“unica vera religione che sussiste nella Chiesa cattolica ed apostolica” [Dignitatis humanae, 1]. I cristiani sono chiamati ad essere la luce del mondo [Apostolicam actuositatem, 13]. La Chiesa in tal modo manifesta la regalità di Cristo su tutta la creazione e in particolare sulle società umane [Leone XIII, Lett. enc. Immortale Dei; Pio XI, Lett. enc. Quas primas (1925)]. (CCC 2106) “Che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza, né impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata” [Dignitatis humanae, 2]. Tale diritto si fonda sulla natura stessa della persona umana, la cui dignità la fa liberamente aderire alla verità divina che trascende l'ordine temporale. Per questo “perdura anche in coloro che non soddisfano all'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa” [Dignitatis humanae, 2].

2Pt 2, 1 Falsi maestri introdurranno eresie perniciose

Capitolo 2
(2Pt 2, 1) Falsi maestri introdurranno eresie perniciose

[1] Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina.
(CCC 2104) “Tutti gli uomini sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa, e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 1]. E' un dovere che deriva dalla “stessa natura” degli uomini [Dignitatis humanae, 2]. Non si contrappone ad un “sincero rispetto” per le diverse religioni, le quali “non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Nostra aetate, 2], né all'esigenza della carità, che spinge i cristiani “a trattare con amore, prudenza e pazienza gli uomini che sono nell'errore o nell'ignoranza circa la fede” [Dignitatis humanae, 14]. (CCC 817) Di fatto, “in questa Chiesa di Dio una e unica sono sorte fino dai primissimi tempi alcune scissioni, che l'Apostolo riprova con gravi parole come degne di condanna; ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e comunità non piccole si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica, talora non senza colpa di uomini d'entrambe le parti” [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 3]. Le scissioni che feriscono l'unità del Corpo di Cristo (cioè l'eresia, l'apostasia e lo scisma) [CIC canone 751] non avvengono senza i peccati degli uomini: Ubi peccata sunt, ibi est multitudo, ibi schismata, ibi haereses, ibi discussiones. Ubi autem virtus, ibi singularitas, ibi unio, ex quo omnium credentium erat cor unum et anima una - Dove c'è il peccato, lì troviamo la molteplicità, lì gli scismi, lì le eresie, lì le controversie. Dove, invece, regna la virtù, lì c'è unità, lì comunione, grazie alle quali tutti i credenti erano un cuor solo e un'anima sola [Origene, In Ezechielem homilia, 9, 1: PG 13, 732].

mercoledì 26 dicembre 2007

2Pt 1, 21 Parlarono mossi da Spirito Santo

(2Pt 1, 21) Parlarono mossi da Spirito Santo
[21] poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio.
(CCC 94) Grazie all'assistenza dello Spirito Santo, l'intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa: - “Con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8]; in particolare “la ricerca teologica [...] prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 62; 44; Dei Verbum, 23; 24; Id., Unitatis redintegratio, 4]; - “con la profonda intelligenza che [i credenti] provano delle cose spirituali” [Dei Verbum, 8]; “divina eloquia cum legente crescunt - le parole divine crescono insieme con chi le legge” [San Gregorio Magno, Homilia in Ezechielem, 1, 7, 8: PL 76, 843]; - “con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità” [Dei Verbum, 8]. (CCC 95) “È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” [Dei Verbum, 10]. (CCC 96) Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l'hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo.

2Pt 1, 20 Nessuna “scrittura” ha privata spiegazione

(2Pt 1, 20) Nessuna “scrittura” ha privata spiegazione
[20] Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione
(CCC 81) “La Sacra Scrittura è la parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito divino”. “La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9]. (CCC 82) Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l'interpretazione della Rivelazione, “attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto” [Dei Verbum, 9]. (CCC 84) Il deposito della fede (“depositum fidei”) [1Tm 6,20; 2Tm 1,12-14], contenuto nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. “Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli” [Dei Verbum, 10]. (CCC 85) “L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo” [Dei Verbum, 10], e cioè ai Vescovi in comunione con il successore di Pietro, il Vescovo di Roma. (CCC 86) Questo “Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio” [Dei Verbum, 10].

(2Pt 1, 19) Conferma migliore della parola dei profeti

(2Pt 1, 19) Conferma migliore della parola dei profeti
[19] E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l'attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.
(CCC 556) Alla soglia della vita pubblica: il battesimo; alla soglia della pasqua: la trasfigurazione. Col battesimo di Gesù “declaratum fuit mysterium primae regenerationis - fu manifestato il mistero della prima rigenerazione: il nostro Battesimo”; la trasfigurazione “est sacramentum secundae regenerationis - è il sacramento della seconda rigenerazione: la nostra risurrezione” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 45, 4, ad 2]. Fin d'ora noi partecipiamo alla risurrezione del Signore mediante lo Spirito Santo che agisce nel sacramento del corpo di Cristo. La trasfigurazione ci offre un anticipo della venuta gloriosa di Cristo “il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21). Ma ci ricorda anche che “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At 14,22): “Pietro non lo capiva ancora quando sul monte desiderava vivere con Cristo” [Lc 9,33]. Questa felicità Cristo te la riservava dopo la morte, o Pietro. Ora invece egli stesso ti dice: Discendi ad affaticarti sulla terra, a servire sulla terra, a essere disprezzato, a essere crocifisso sulla terra. È discesa la vita per essere uccisa; è disceso il pane per sentire la fame; è discesa la via, perché sentisse la stanchezza del cammino; è discesa la sorgente per aver sete; e tu rifiuti di soffrire? [Sant'Agostino, Sermo 78, 6: PL 38, 492-493].

2Pt 1, 18 Questa voce l'abbiamo udita dal cielo

(2Pt 1, 18) Questa voce l'abbiamo udita dal cielo
[18] Questa voce noi l'abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.
(CCC 555) Per un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro. Rivela anche che, per “entrare nella sua gloria” (Lc 24,26), deve passare attraverso la croce a Gerusalemme. Mosè ed Elia avevano visto la gloria di Dio sul Monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia [Lc 24,27]. La passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di Dio [Is 42,1]. La nube indica la presenza dello Spirito Santo: “Tota Trinitas apparuit: Pater in voce; Filius in homine, Spiritus in nube clara - Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell'uomo, lo Spirito nella nube luminosa” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 45, 4, ad 2]: “Tu ti sei trasfigurato sul monte, e, nella misura in cui ne erano capaci, i tuoi discepoli hanno contemplato la tua gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti avrebbero visto crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria ed annunziassero al mondo che tu sei veramente l'irradiazione del Padre [Liturgia bizantina, Kontakion della festa della Trasfigurazione].

2Pt 1, 16-17 Testimoni oculari della sua grandezza

(2Pt 1, 16-17) Testimoni oculari della sua grandezza.
[16] Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. [17] Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto".
(CCC 554) Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestrocominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto […] e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno” (Mt 16,21). Pietro protesta a questo annunzio [Mt 16,22-23], gli altri addirittura non lo comprendono [Mt 17,23; Lc 9,45]. In tale contesto si colloca l'episodio misterioso della trasfigurazione di Gesù [Mt 17,1-8; 2Pt 1,16-18] su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Il volto e la veste di Gesù diventano sfolgoranti di luce, appaiono Mosè ed Elia che parlano “della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme” (Lc 9,31). Una nube li avvolge e una voce dal cielo dice: “Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35).

2Pt 1, 13-15 Tenervi desti con le mie esortazioni

(2Pt 1, 13-15) Tenervi desti con le mie esortazioni
[13] Io credo giusto, finché sono in questa tenda del corpo, di tenervi desti con le mie esortazioni, [14] sapendo che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come mi ha fatto intendere anche il Signore nostro Gesù Cristo. [15] E procurerò che anche dopo la mia partenza voi abbiate a ricordarvi di queste cose.
(CCC 1272) Incorporato a Cristo per mezzo del Battesimo, il battezzato viene conformato a Cristo [Rm 8,29]. Il Battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile (“carattere”) della sua appartenenza a Cristo. Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza [Concilio di Trento: DS 1609; 1619]. Conferito una volta per sempre, il Battesimo non può essere ripetuto.

2Pt 1, 10-12 Sempre più sicura la vostra vocazione

(2Pt 1, 10-12) Sempre più sicura la vostra vocazione
[10] Quindi, fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. [11] Così infatti vi sarà ampiamente aperto l'ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. [12] Perciò penso di rammentarvi sempre queste cose, benché le sappiate e stiate saldi nella verità che possedete.
(CCC 1266) La Santissima Trinità dona al battezzato la grazia santificante, la grazia della giustificazione che - lo rende capace di credere in Dio, di sperare in lui e di amarlo per mezzo delle virtù teologali; - gli dà la capacità di vivere e agire sotto la mozione dello Spirito Santo per mezzo dei doni dello Spirito Santo; - gli permette di crescere nel bene per mezzo delle virtù morali. In questo modo tutto l'organismo della vita soprannaturale del cristiano ha la sua radice nel santo Battesimo.

2Pt 1, 8-9 Queste cose non vi lasceranno senza frutto

(2Pt 1, 8-9) Queste cose non vi lasceranno senza frutto
[8] Se queste cose si trovano in abbondanza in voi, non vi lasceranno oziosi né senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. [9] Chi invece non ha queste cose è cieco e miope, dimentico di essere stato purificato dai suoi antichi peccati.
(CCC 1721) Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in paradiso. La beatitudine ci rende “partecipi della natura divina [2Pt 1,4] e della vita eterna [Gv 17,3]. Con essa, l'uomo entra nella gloria di Cristo [Rm 8,18] e nel godimento della vita trinitaria. (CCC 1265) Il Battesimo non soltanto purifica da tutti i peccati, ma fa pure del neofita una “nuova creatura (2Cor 5,17), un figlio adottivo di Dio [Gal 4,5-7] che è divenuto partecipe della natura divina [2Pt 1,4], membro di Cristo [1Cor 6,15; 1Cor 12,27] e coerede con lui [Rm 8,17], tempio dello Spirito Santo [1Cor 6,19].

2Pt 1, 5-7 Aggiungete alla vostra fede la virtù

(2Pt 1, 5-7) Aggiungete alla vostra fede la virtù
[5] Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, [6] alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, [7] alla pietà l'amore fraterno, all'amore fraterno la carità.
(CCC 1812) Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell'uomo idonee alla partecipazione alla natura divina [2Pt 1,4]. Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino. (CCC 1834) Le virtù umane sono disposizioni stabili dell'intelligenza e della volontà, che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e indirizzano la nostra condotta in conformità alla ragione e alla fede. Possono essere raggruppate attorno a quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza.

2Pt 1, 4 I beni grandissimi e preziosi promessi

(2Pt 1, 4) I beni grandissimi e preziosi promessi
[4] Con queste ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.
(CCC 460) Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo “partecipi della natura divina (2Pt 1,4): “Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 19, 1: PG 7, 939]. “Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” [Sant'Atanasio di Alessandria, De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192]. “Unigenitus […] Dei Filius, suae divinitatis volens nos esse participes, naturam nostram assumpsit, ut homines deos faceret factus homo - L'Unigenito […] Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei” [San Tommaso d'Aquino, Officium de festo corporis Christi, Ad Matutinas, In primo Nocturno, Lectio 1].

2Pt 1, 3 La sua potenza ci ha fatto dono di ogni bene

(2Pt 1, 3) La sua potenza ci ha fatto dono di ogni bene
[3] La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita e la pietà, mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua gloria e potenza.
(CCC 1129) La Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono necessari alla salvezza [Concilio di Trento: DS 1604]. La “grazia sacramentale” è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio. Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica [2Pt 1,4] i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore.

2Pt 1, 1-2 Grazia e pace a voi nella conoscenza di Dio

Seconda lettera di Pietro
Capitolo 1
(2Pt 1, 1-2) Grazia e pace a voi nella conoscenza di Dio

[1] Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo: [2] grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
(CCC 1996) La nostra giustificazione viene dalla grazia di Dio. La grazia è il suo favore, il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito: diventare figli di Dio [Gv 1,12-18], figli adottivi [Rom 8,14-17], partecipi della natura divina [2 Pt 1,3-4], della vita eterna [Gv 17,3].

1Pt 5, 11-14 Nella vera grazia di Dio state saldi!

(1Pt 5, 11-14) Nella vera grazia di Dio state saldi!
[11] A lui la potenza nei secoli. Amen! [12] Vi ho scritto, come io ritengo, brevemente per mezzo di Silvano, fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! [13] Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio. [14] Salutatevi l'un l'altro con bacio di carità. Pace a voi tutti che siete in Cristo!
(CCC 54) “Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3]. Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia. (CCC 84) Il deposito della fede (“depositum fidei”) [1Tm 6,20; 2Tm 1,12-14], contenuto nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. “Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli” [Dei Verbum, 10]. (CCC 1268) I battezzati sono divenuti “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo” (1Pt 2,5). Per mezzo del Battesimo sono partecipi del sacerdozio di Cristo, della sua missione profetica e regale, sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui” che li “ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2,9). Il Battesimo rende partecipi del sacerdozio comune dei fedeli.

1Pt 5, 10 Cristo stesso vi confermerà e renderà forti

(1Pt 5, 10) Cristo stesso vi confermerà e renderà forti
[10] E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi.
(CCC 2720) La Chiesa esorta i fedeli a una preghiera regolare: preghiere quotidiane, Liturgia delle Ore, Eucaristia domenicale, feste dell'anno liturgico. (CCC 2709) Che cosa è la preghiera contemplativa? Santa Teresa risponde: “L'orazione mentale, a mio parere, non è che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati” [Santa Teresa di Gesù, Libro de la vida, 8]. La preghiera contemplativa cerca “l'amore dell'anima mia” (Ct 1,7; 3,1-4). E' Gesù e, in lui, il Padre. Egli è cercato, perché il desiderio è sempre l'inizio dell'amore, ed è cercato nella fede pura, quella fede che ci fa nascere da lui e vivere in lui. Si può meditare anche nella preghiera contemplativa, ma lo sguardo è rivolto al Signore. (CCC 2710) La scelta del tempo e della durata della preghiera contemplativa dipende da una volontà determinata, rivelatrice dei segreti del cuore. Non si fa preghiera contemplativa quando si ha tempo: si prende il tempo di essere per il Signore, con la ferma decisione di non riprenderglielo lungo il cammino, qualunque siano le prove e l'aridità dell'incontro. Non si può meditare sempre; sempre si può entrare in preghiera contemplativa, indipendentemente dalle condizioni di salute, di lavoro o di sentimento. Il cuore è il luogo della ricerca e dell'incontro, nella povertà e nella fede. (CCC 2711) L'entrata nella preghiera contemplativa è analoga a quella della liturgia eucaristica: “raccogliere” il cuore, concentrare tutto il nostro essere sotto l'azione dello Spirito Santo, abitare la dimora del Signore che siamo noi, ridestare la fede per entrare nella presenza di colui che ci attende, far cadere le nostre maschere e rivolgere il nostro cuore verso il Signore che ci ama, al fine di consegnarci a lui come un'offerta da purificare e da trasformare.

1Pt 5, 9 Resistetegli saldi nella fede

(1Pt 5, 9) ] Resistetegli saldi nella fede
[9] Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi.
(CCC 256) Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche “il Teologo”, consegna questa sintesi della fede trinitaria: “Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell'acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa […]. Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero […]. Dio le Tre Persone considerate insieme […]. Ho appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia…” [San Gregorio Nazianzeno, Oratio, 40, 41: PG 36, 417].

1Pt 5, 8 Siate temperanti, vigilate

(1Pt 5, 8) Siate temperanti, vigilate
[8] Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.
(CCC 2849) Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera. E' per mezzo della sua preghiera che Gesù è vittorioso sul tentatore, fin dall'inizio [Mt 4,1-11] e nell'ultimo combattimento della sua agonia [Mt 26,36-44]. Ed è al suo combattimento e alla sua agonia che Cristo ci unisce in questa domanda al Padre nostro. La vigilanza del cuore, in unione alla sua, è richiamata insistentemente [Mc 13,9.23.33-37; 14,38; Lc 12,35-40]. La vigilanza è “custodia del cuore” e Gesù chiede al Padre di custodirci nel suo nome [Gv 17,11]. Lo Spirito Santo opera per suscitare in noi, senza posa, questa vigilanza [1Cor 16,13; Col 4,2; 1Ts 5,6; 1Pt 5,8]. Questa domanda acquista tutto il suo significato drammatico in rapporto alla tentazione finale del nostro combattimento quaggiù; implora la perseveranza finale. “Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante” (Ap 16,15). (CCC 2701) La preghiera vocale è una componente indispensabile della vita cristiana. Ai discepoli, attratti dalla preghiera silenziosa del loro Maestro, questi insegna una preghiera vocale: il “Padre nostro”. Gesù non ha pregato soltanto con le preghiere liturgiche della sinagoga; i Vangeli ce lo presentano mentre esprime ad alta voce la sua preghiera personale, dalla esultante benedizione del Padre [Mt 11,25-26], fino all'angoscia del Getsemani [Mc 14,36]. (CCC 2702) Il bisogno di associare i sensi alla preghiera interiore risponde ad una esigenza della natura umana. Siamo corpo e spirito, e quindi avvertiamo il bisogno di tradurre esteriormente i nostri sentimenti. Dobbiamo pregare con tutto il nostro essere per dare alla nostra supplica la maggior forza possibile. (CCC 2703) Questo bisogno risponde anche ad una esigenza divina. Dio cerca adoratori in Spirito e Verità, e, conseguentemente, la preghiera che sale viva dalle profondità dell'anima. Vuole anche l'espressione esteriore che associa il corpo alla preghiera interiore, affinché la preghiera gli renda l'omaggio perfetto di tutto ciò a cui egli ha diritto. (CCC 2704) Essendo esteriore e così pienamente umana, la preghiera vocale è per eccellenza la preghiera delle folle. Ma anche la più interiore delle preghiere non saprebbe fare a meno della preghiera vocale. La preghiera diventa interiore nella misura in cui prendiamo coscienza di colui “al quale parliamo[Santa Teresa di Gesù, Camino de perfección, 26]. Allora la preghiera vocale diventa una prima forma della preghiera contemplativa.

1Pt 5, 5-7 Gettando in Dio ogni vostra preoccupazione

(1Pt 5, 5-7) Gettando in Dio ogni vostra preoccupazione
[5] Ugualmente, voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. [6] Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, [7] gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.
(CCC 322) Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla Provvidenza del nostro Padre celeste [Mt 6,26-34] e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate “in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1Pt 5,7; cf Sal 55,23). (CCC 2692) Nella sua preghiera la Chiesa pellegrina sulla terra è unita a quella dei santi, dei quali chiede l'intercessione. (CCC 2691) La chiesa, casa di Dio, è il luogo proprio della preghiera liturgica per la comunità parrocchiale. E' anche il luogo privilegiato dell'adorazione della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. La scelta di un luogo adatto non è indifferente alla verità della preghiera: - per la preghiera personale, questo luogo può essere un “angolo di preghiera”, con la Sacra Scrittura e delle icone, per essere là, “nel segreto” davanti al nostro Padre [Mt 6,6]. In una famiglia cristiana, questa specie di piccolo oratorio favorisce la preghiera in comune; - nelle regioni in cui ci sono monasteri, è vocazione di queste comunità favorire la condivisione della preghiera delle Ore con i fedeli e permettere la solitudine necessaria ad una preghiera personale più intensa [Conc. Ecum. Vat. II, Perfectae caritatis, 7]; - i pellegrinaggi evocano il nostro cammino sulla terra verso il cielo. Sono tradizionalmente tempi forti di rinnovamento della preghiera. I santuari, per i pellegrini che sono alla ricerca delle loro vive sorgenti, sono luoghi eccezionali per vivere “come Chiesa” le forme della preghiera cristiana. (CCC 2693) Le varie spiritualità cristiane partecipano alla tradizione vivente della preghiera e sono guide preziose per la vita spirituale. (CCC 2694) La famiglia cristiana è il primo luogo dell'educazione alla preghiera. (CCC 2696) I luoghi più propizi per la preghiera sono l'oratorio personale o familiare, i monasteri, i santuari meta di pellegrinaggio e, soprattutto, la chiesa, che è il luogo proprio della preghiera liturgica per la comunità parrocchiale e il luogo privilegiato dell'adorazione eucaristica.

1Pt 5, 4 Quando apparirà il pastore supremo

(1Pt 5, 4) Quando apparirà il pastore supremo
[4] E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
(CCC 754) “Così la Chiesa è l'ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo [Gv 10,1-10]. È pure il gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che sarebbe il pastore [Is 40,11; Ez 34,11-31] e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il Pastore buono e il Principe dei pastori [Gv 10,11; 1Pt 5,4], il quale ha dato la sua vita per le pecore” [Gv 10,11-15; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 6]. (CCC 2695) I ministri ordinati, la vita consacrata, la catechesi, i gruppi di preghiera, la “direzione spirituale” assicurano, nella Chiesa, un aiuto per la preghiera. (CCC 2686) I ministri ordinati sono anch'essi responsabili della formazione alla preghiera dei loro fratelli e delle loro sorelle in Cristo. Servitori del buon Pastore, essi sono ordinati per guidare il popolo di Dio alle vive sorgenti della preghiera: la Parola di Dio, la liturgia, la vita teologale, l'Oggi di Dio nelle situazioni concrete [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 4-6]. (CCC 2687) Numerosi religiosi hanno dedicato l'intera loro vita alla preghiera. Dopo gli anacoreti del deserto d'Egitto, eremiti, monaci e monache hanno consacrato il loro tempo alla lode di Dio e all'intercessione per il suo popolo. La vita consacrata non si sostiene e non si diffonde senza la preghiera; questa è una delle vive sorgenti della contemplazione e della vita spirituale nella Chiesa. (CCC 2688) La catechesi dei fanciulli, dei giovani e degli adulti mira a che la Parola di Dio sia meditata nella preghiera personale, sia attualizzata nella preghiera liturgica ed interiorizzata in ogni tempo perché dia il suo frutto in una vita nuova. La catechesi rappresenta anche il momento in cui la pietà popolare può essere vagliata ed educata [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 54]. La memorizzazione delle preghiere fondamentali offre un supporto indispensabile alla vita della preghiera, però è di somma importanza che se ne faccia gustare il senso [Catechesi tradendae, 55]. (CCC 2689) I gruppi di preghiera, come pure le “scuole di preghiera” sono, oggi, uno dei segni e uno degli stimoli al rinnovamento della preghiera nella Chiesa, a condizione che si attinga alle fonti autentiche della preghiera cristiana. La sollecitudine per la comunione è segno della vera preghiera nella Chiesa.

1Pt 5, 3 Facendovi modelli del gregge.

(1Pt 5, 3) Facendovi modelli del gregge.
[3] Non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge.
(CCC 1489) Ritornare alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito per la salvezza degli uomini. Bisogna chiedere questo dono prezioso per sé e per gli altri. (CCC 1482) Il sacramento della Penitenza può anche aver luogo nel quadro di una celebrazione comunitaria, nella quale ci si prepara insieme alla confessione e insieme si rende grazie per il perdono ricevuto. In questo caso, la confessione personale dei peccati e l'assoluzione individuale sono inserite in una liturgia della Parola di Dio, con letture e omelia, esame di coscienza condotto in comune, richiesta comunitaria del perdono, preghiera del “Padre Nostro” e ringraziamento comune. Tale celebrazione comunitaria esprime più chiaramente il carattere ecclesiale della penitenza. Tuttavia, in qualunque modo venga celebrato, il sacramento della Penitenza è sempre, per sua stessa natura, un'azione liturgica, quindi ecclesiale e pubblica [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 26-27]. (CCC 1483) In casi di grave necessità si può ricorrere alla celebrazione comunitaria della riconciliazione con confessione generale e assoluzione generale. Tale grave necessità può presentarsi qualora vi sia un imminente pericolo di morte senza che il o i sacerdoti abbiano il tempo sufficiente per ascoltare la confessione di ciascun penitente. La necessità grave può verificarsi anche quando, in considerazione del numero dei penitenti, non vi siano confessori in numero sufficiente per ascoltare debitamente le confessioni dei singoli entro un tempo ragionevole, così che i penitenti, senza loro colpa, rimarrebbero a lungo privati della grazia sacramentale o della santa Comunione. In questo caso i fedeli, perché sia valida l'assoluzione, devono fare il proposito di confessare individualmente i propri peccati gravi a tempo debito [CIC canone 962, § 1]. Spetta al vescovo diocesano giudicare se ricorrano le condizioni richieste per l'assoluzione generale [CIC canone 961, § 2]. Una considerevole affluenza di fedeli in occasione di grandi feste o di pellegrinaggi non costituisce un caso di tale grave necessità [CIC canone 961, § 1, 2].

1Pt 5, 1-2 Pascete il gregge di Dio che vi è affidato

Capitolo 5
(1Pt 5, 1-2) Pascete il gregge di Dio che vi è affidato

[1] Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: [2] pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo;
(CCC 893) Il Vescovo “è il dispensatore della grazia del supremo sacerdozio”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 26] specialmente nell'Eucaristia che egli stesso offre o di cui assicura l'offerta mediante i presbiteri, suoi cooperatori. L'Eucaristia, infatti, è il centro della vita della Chiesa particolare. Il Vescovo e i presbiteri santificano la Chiesa con la loro preghiera e il loro lavoro, con il ministero della Parola e dei sacramenti. La santificano con il loro esempio, “non spadroneggiando sulle persone” loro “affidate”, ma facendosi “modelli del gregge” (1Pt 5,3), in modo che “possano, insieme col gregge loro affidato, giungere alla vita eterna” [Lumen gentium, 26]. (CCC 1485) La sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23). (CCC 1484) “La confessione individuale e completa, con la relativa assoluzione, resta l'unico modo ordinario grazie al quale i fedeli si riconciliano con Dio e con la Chiesa, a meno che un'impossibilità fisica o morale non li dispensi da una tale confessione” [Rito della penitenza, Premesse, 31]. Ciò non è senza motivazioni profonde. Cristo agisce in ogni sacramento. Si rivolge personalmente a ciascun peccatore: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mc 2,5); è il medico che si china sui singoli malati che hanno bisogno di lui [Mc 2,17] per guarirli; li rialza e li reintegra nella comunione fraterna. La confessione personale è quindi la forma più significativa della riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

martedì 25 dicembre 2007

1Pt 4, 18-19 Si mettano nelle mani del loro Creatore

(1Pt 4, 18-19) Si mettano nelle mani del loro Creatore
[18] E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell'empio e del peccatore? [19] Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore fedele e continuino a fare il bene.
(CCC 222) Credere in Dio, l'Unico, ed amarlo con tutto il proprio essere comporta per tutta la nostra vita enormi conseguenze. (CCC 223) Conoscere la grandezza e la maestà di Dio: “Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo” (Gb 36,26). Proprio per questo Dio deve essere “servito per primo” [Santa Giovanna d'Arco, Dictum: Procés de condamnation]. (CCC 224) Vivere in rendimento di grazie: se Dio è l'Unico, tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da lui: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?” (1Cor 4,7). “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116,12). (CCC 225) Conoscere l'unità e la vera dignità di tutti gli uomini: tutti sono fatti “a immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1,26). (CCC 226) Usare rettamente le cose create: la fede nell'Unico Dio ci conduce ad usare tutto ciò che non è lui nella misura in cui ci avvicina a lui, e a staccarcene nella misura in cui da lui ci allontana [Mt 5,29-30; 16,24; 19,23-24]. “Mio Signore e mio Dio, togli da me quanto mi allontana da te. Mio Signore e mio Dio, dammi tutto ciò che mi conduce a te. Mio Signore e mio Dio, toglimi a me e dammi tutto a te” [San Nicolao di Flüe, Preghiera]. (CCC 227) Fidarsi di Dio in ogni circostanza, anche nelle avversità. Una preghiera di santa Teresa di Gesù esprime ciò mirabilmente: “Niente ti turbi / niente ti spaventi. Tutto passa / Dio non cambia. La pazienza / ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla. Dio solo basta” [Santa Teresa di Gesù, Poesia, 9].

1Pt 4, 17 Il giudizio inizia dalla casa di Dio

(1Pt 4, 17) Il giudizio inizia dalla casa di Dio
[17] È giunto infatti il momento in cui inizia il giudizio dalla casa di Dio; e se inizia da noi, quale sarà la fine di coloro che rifiutano di credere al vangelo di Dio?
(CCC 2160) “O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2). (CCC 2161) Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Il nome del Signore è santo. (CCC 682) Cristo glorioso, venendo alla fine dei tempi a giudicare i vivi e i morti, rivelerà la disposizione segreta dei cuori e renderà a ciascun uomo secondo le sue opere e secondo l'accoglienza o il rifiuto della grazia. (CCC 2162) Il secondo comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio. La bestemmia consiste nell'usare il nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi in un modo ingiurioso. (CCC 2163) Il falso giuramento chiama Dio come testimone di una menzogna. Lo spergiuro è una mancanza grave contro il Signore, sempre fedele alle sue promesse. (CCC 2164) “Non giurare né per il Creatore, né per la creatura, se non con verità, per necessità e con riverenza” [Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 38]. (CCC 681) Nel giorno del giudizio, alla fine del mondo, Cristo verrà nella gloria per dare compimento al trionfo definitivo del bene sul male che, come il grano e la zizzania, saranno cresciuti insieme nel corso della storia.

1Pt 4, 15-16 Cristiano: glorificate Dio per questo nome

(1Pt 4, 15-16) Cristiano: glorificate Dio per questo nome
[15] Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. [16] Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome.
(CCC 2167) Dio chiama ciascuno per nome [Is 43,1]. (CCC 2165) Nel Battesimo, il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. I genitori, i padrini e il parroco avranno cura che gli venga dato un nome cristiano. Essere sotto il patrocinio di un santo significa avere in lui un modello di carità e un sicuro intercessore. (CCC 2156) Il sacramento del Battesimo è conferito “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). Nel Battesimo il nome del Signore santifica l'uomo e il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. Può essere il nome di un santo, cioè di un discepolo che ha vissuto con esemplare fedeltà al suo Signore. Il patrocinio del santo offre un modello di carità ed assicura la sua intercessione. Il “nome di Battesimo” può anche esprimere un mistero cristiano o una virtù cristiana. “I genitori, i padrini e il parroco abbiano cura che non venga imposto un nome estraneo al senso cristiano” [CIC canone 855]. (CCC 2158) Dio chiama ciascuno per nome [Is 43,1; Gv 10,3]. Il nome di ogni uomo è sacro. Il nome è l'icona della persona. Esige il rispetto, come segno della dignità di colui che lo porta. (CCC 2159) Il nome ricevuto è un nome eterno. Nel Regno, il carattere misterioso ed unico di ogni persona segnata dal nome di Dio risplenderà in piena luce. “Al vincitore darò […] una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori di chi la riceve” (Ap 2,17). “Poi guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo” (Ap 14,1).

1Pt 4, 12-14 Beati voi se insultati per il nome di Cristo

(1Pt 4, 12-14) Beati voi se insultati per il nome di Cristo
[12] Carissimi, non siate sorpresi per l'incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. [13] Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. [14] Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi.
(CCC 530) La fuga in Egitto e la strage degli innocenti [Mt 2,13-18] manifestano l'opposizione delle tenebre alla luce: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto” (Gv 1,11). L'intera vita di Cristo sarà sotto il segno della persecuzione. I suoi condividono con lui questa sorte [Gv 15,20]. Il suo ritorno dall'Egitto [Mt 2,15] ricorda l'Esodo [Os 11,1] e presenta Gesù come il liberatore definitivo. (CCC 675) Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti [Lc 18,8; Mt 24,12]. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra [Lc 21,12; Gv 15,19-20] svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne [2Ts 2,4-12; 1Ts 5,2-3; 2Gv 7; 1Gv 2,18.22]. (CCC 2140) L'ateismo, in quanto respinge o rifiuta l'esistenza di Dio, è un peccato contro il primo comandamento. (CCC 2139) L'azione di tentare Dio con parole o atti, il sacrilegio, la simonia sono peccati di irreligione proibiti dal primo comandamento.

1Pt 4, 10-11 Mettere a servizio degli altri la grazia

(1Pt 4, 10-11) Mettere a servizio degli altri la grazia
[10] Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. [11] Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
(CCC 864) “Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell'apostolato”, sia quello dei ministri ordinati sia quello “dei laici, dipende dalla loro unione vitale con Cristo” (Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 4; cf Gv 15,5). Secondo le vocazioni, le esigenze dei tempi, i vari doni dello Spirito Santo, l'apostolato assume le forme più diverse. Ma la carità, attinta soprattutto nell'Eucaristia, rimane sempre “come l'anima di tutto l'apostolato” (Apostolicam actuositatem, 3). (CCC 856) L'attività missionaria implica un dialogo rispettoso con coloro che non accettano ancora il Vangelo (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio, 55). I credenti possono trarre profitto per se stessi da questo dialogo, imparando a conoscere meglio “tutto ciò che di verità e di grazia era già riscontrabile, per una nascosta presenza di Dio, in mezzo alle genti”([Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 9). Se infatti essi annunziano la Buona Novella a coloro che la ignorano, è per consolidare, completare ed elevare la verità e il bene che Dio ha diffuso tra gli uomini e i popoli, e per purificarli dall'errore e dal male “per la gloria di Dio, la confusione del demonio e la felicità dell'uomo” (Ad gentes, 9).

1Pt 4, 9 Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri

(1Pt 4, 9) Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri
[9] Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
(CCC 1971) Al Discorso del Signore sulla montagna è opportuno aggiungere la catechesi morale degli insegnamenti apostolici Rm 12-15; 1Cor 12-13; Col 3-4; Ef 4-5; ecc. Questa dottrina trasmette l'insegnamento del Signore con l'autorità degli Apostoli, particolarmente attraverso l'esposizione delle virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono animate dalla carità, il principale dono dello Spirito Santo. “La carità non abbia finzioni. […] Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. […] Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità” (Rm 12,9-13). Questa catechesi ci insegna anche a considerare i casi di coscienza alla luce del nostro rapporto con Cristo e con la Chiesa [Rm 14; 1Cor 5-10].

1Pt 4, 8 La carità copre una moltitudine di peccati

(1Pt 4, 8) La carità copre una moltitudine di peccati
[8] Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati.
(CCC 1471) La dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza. “L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi” [Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, Normae 1]. “L'indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati” [Ib., 2]. “Ogni fedele può acquisire le indulgenze […] per se stesso o applicarle ai defunti” (CIC canone 994). (CCC 1472) Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la “pena eterna” del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta “pena temporale” del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena [Concilio di Trento: DS 1712-1713; 1820]. (CCC 1478) L'indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità [Indulgentiarum doctrina, 8; Concilio di Trento: DS 1835]. (CCC 1479) Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch'essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l'altro, ottenendo per loro delle indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati. (CCC 1498) Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.