mercoledì 31 dicembre 2008

150. Qual è la missione della Chiesa?


150. Qual è la missione della Chiesa?

(Comp 150) La missione della Chiesa è di annunziare e instaurare in mezzo a tutte le genti il Regno di Dio inaugurato da Gesù Cristo. Essa qui sulla terra costituisce il germe e l'inizio di questo Regno salvifico.

“In Sintesi”
(CCC 780) La Chiesa è in questo mondo il sacramento della salvezza, il segno e lo strumento della comunione di Dio e degli uomini.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 767) “Compiuta l'opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra, il giorno di pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 4]. Allora “la Chiesa fu manifestata pubblicamente alla moltitudine [ed] ebbe inizio attraverso la predicazione la diffusione del Vangelo” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 4]. Essendo “convocazione” di tutti gli uomini alla salvezza, la Chiesa è missionaria per sua natura, inviata da Cristo a tutti i popoli, per farli discepoli [Mt 28,19-20; Ad gentes, 2; 5-6]. (CCC 768) Perché la Chiesa possa realizzare la sua missione, lo Spirito Santo “la provvede di diversi doni gerarchici e carismatici, con i quali la dirige” [Lumen gentium, 4]. “La Chiesa perciò, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, di umiltà e di abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il Regno di Cristo e di Dio, e di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio” [Lumen gentium, 5].

Per la riflessione
(CCC 769) “La Chiesa […] non avrà il suo compimento se non nella gloria del cielo”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48] al momento del ritorno glorioso di Cristo. Fino a quel giorno, “la Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio” [Sant'Agostino, De civitate Dei, 18, 51; Lumen gentium, 8]. Quaggiù si sente in esilio, lontana dal Signore [2Cor 5,6; Lumen gentium, 6]; “anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi al suo Re nella gloria” [Lumen gentium, 5]. Il compimento della Chiesa - e per suo mezzo del mondo - nella gloria non avverrà se non attraverso molte prove. Allora soltanto, “tutti i giusti, a partire da Adamo, "dal giusto Abele fino all'ultimo eletto", saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale” [Lumen gentium, 2].

(Prossima domanda: In che senso la Chiesa è “Mistero”?)

martedì 30 dicembre 2008

149. Quali sono l'origine e il compimento della Chiesa? (II parte)


149. Quali sono l'origine e il compimento della Chiesa? (II parte)

(Comp 149 ripetizione) La Chiesa trova origine e compimento nel disegno eterno di Dio. Fu preparata nell'Antica Alleanza con l'elezione d'Israele, segno della riunione futura di tutte le nazioni. Fondata dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo, fu realizzata soprattutto mediante la sua morte redentrice e la sua risurrezione. Fu poi manifestata come mistero di salvezza mediante l'effusione dello Spirito Santo a Pentecoste. Avrà il suo compimento alla fine dei tempi come assemblea celeste di tutti i redenti.

“In Sintesi”
(CCC 763) È compito del Figlio realizzare, nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza del Padre; è questo il motivo della sua “missione” [Conc. Ecum. Vat. II., Lumen gentium, 3; Ad gentes, 3]. “Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del Regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture” [Lumen gentium, 5]. Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il Regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è “il Regno di Cristo già presente in mistero” [Lumen gentium, 3].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 762) La preparazione remota della riunione del Popolo di Dio comincia con la vocazione di Abramo, al quale Dio promette che diverrà padre di “un grande popolo” (Gen 12,2; cf. Gen 15,5-6). La preparazione immediata comincia con l'elezione di Israele come Popolo di Dio [Es 19,5-6; Dt 7,6]. Con la sua elezione, Israele deve essere il segno della riunione futura di tutte le nazioni [Is 2,2-5; Mi 4,1-4]. Ma già i profeti accusano Israele di aver rotto l'Alleanza e di essersi comportato come una prostituta [Os 1; Is 1,2-4; Ger 2; ecc]. Essi annunziano un'Alleanza Nuova ed Eterna [Ger 31,31-34; Is 55,3]. “Cristo istituì questo Nuovo Patto” [Lumen gentium, 9]. (CCC 764) “Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo” [Lumen gentium, 5]. Accogliere la parola di Gesù significa accogliere “il regno stesso di Dio” [Ib.]. Il germe e l'inizio del regno sono il “piccolo gregge” (Lc 12,32) di coloro che Gesù è venuto a convocare attorno a sé e di cui egli stesso è il pastore [Mt 10,16; 26,31; Gv 10,1-21]. Essi costituiscono la vera famiglia di Gesù [Mt 12,49]. A coloro che ha così radunati attorno a sé, ha insegnato un modo nuovo di comportarsi, ma anche una preghiera loro propria [Mt 5-6].

Per la riflessione
(CCC 765) Il Signore Gesù ha dotato la sua comunità di una struttura che rimarrà fino al pieno compimento del Regno. Innanzitutto vi è la scelta dei Dodici con Pietro come loro capo [Mc 3,14-15]. Rappresentando le dodici tribù d'Israele [Mt 19,28; Lc 22,30], essi sono i basamenti della nuova Gerusalemme [Ap 21,12-14]. I Dodici [Mc 6,7] e gli altri discepoli [Lc 10,1-2] partecipano alla missione di Cristo, al suo potere, ma anche alla sua sorte [Mt 10,25; Gv 15,20]. Attraverso tutte queste azioni Cristo prepara ed edifica la sua Chiesa. (CCC 766) Ma la Chiesa è nata principalmente dal dono totale di Cristo per la nostra salvezza, anticipato nell'istituzione dell'Eucaristia e realizzato sulla croce. L'inizio e la crescita della Chiesa “sono simboleggiati dal sangue e dall'acqua che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso” [Lumen gentium, 3]. “Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5]. Come Eva è stata formata dal costato di Adamo addormentato, così la Chiesa è nata dal cuore trafitto di Cristo morto sulla croce [Cf. Sant'Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam, 2, 85-89: PL 15, 1666-1668]. [FINE]

(Prossima domanda: Qual è la missione della Chiesa?)

lunedì 29 dicembre 2008

149. Quali sono l'origine e il compimento della Chiesa? (I parte)


149. Quali sono l'origine e il compimento della Chiesa? (I parte)

(Comp 149) La Chiesa trova origine e compimento nel disegno eterno di Dio. Fu preparata nell'Antica Alleanza con l'elezione d'Israele, segno della riunione futura di tutte le nazioni. Fondata dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo, fu realizzata soprattutto mediante la sua morte redentrice e la sua risurrezione. Fu poi manifestata come mistero di salvezza mediante l'effusione dello Spirito Santo a Pentecoste. Avrà il suo compimento alla fine dei tempi come assemblea celeste di tutti i redenti.

“In Sintesi”
(CCC 778) La Chiesa è ad un tempo via e fine del disegno di Dio: prefigurata nella creazione, preparata nell'Antica Alleanza, fondata dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo, realizzata mediante la sua croce redentrice e la sua risurrezione, essa è manifestata come mistero di salvezza con l'effusione dello Spirito Santo. Avrà il suo compimento nella gloria del cielo come assemblea di tutti i redenti della terra [Ap 14,4].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 758) Per scrutare il mistero della Chiesa, è bene considerare innanzitutto la sua origine nel disegno della Santissima Trinità e la sua progressiva realizzazione nella storia. (CCC 759) “L'eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, ha creato l'universo, ha decretato di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina”, alla quale chiama tutti gli uomini nel suo Figlio: “I credenti in Cristo li ha voluti convocare nella santa Chiesa”. Questa “famiglia di Dio” si costituisce e si realizza gradualmente lungo le tappe della storia umana, secondo le disposizioni del Padre: la Chiesa, infatti, “prefigurata sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d'Israele e nell'Antica Alleanza, e istituita "negli ultimi tempi", è stata manifestata dall'effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 2]. (CCC 760) “Il mondo fu creato in vista della Chiesa”, dicevano i cristiani dei primi tempi [Erma, Pastor, 8, 1 (Visio 2, 4, 1); cf. Aristide, Apologia, 16, 7; San Giustino, Apologia, 2, 7: PG 6, 456]. Dio ha creato il mondo in vista della comunione alla sua vita divina, comunione che si realizza mediante la “convocazione” degli uomini in Cristo, e questa “convocazione” è la Chiesa. La Chiesa è il fine di tutte le cose [Sant'Epifanio, Panarion, 1, 1, 5, Haereses, 2,4: PG 41, 181] e le stesse vicissitudini dolorose, come la caduta degli angeli e il peccato dell'uomo, furono permesse da Dio solo in quanto occasione e mezzo per dispiegare tutta la potenza del suo braccio, tutta l'immensità d'amore che voleva donare al mondo: “Come la volontà di Dio è un atto, e questo atto si chiama mondo, così la sua intenzione è la salvezza dell'uomo, ed essa si chiama Chiesa” [Clemente d'Alessandria, Paedagogus, 1, 6, 27, 2: PG 8, 281].

Per la riflessione
(CCC 761) La convocazione del Popolo di Dio ha inizio nel momento in cui il peccato distrugge la comunione degli uomini con Dio e quella degli uomini tra di loro. La convocazione della Chiesa è, per così dire, la reazione di Dio di fronte al caos provocato dal peccato. Questa riunificazione si realizza segretamente in seno a tutti i popoli: “Chi teme” Dio “e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto” (At 10,35: Lumen gentium, 9; 13; 16). [CONTINUA]

(Continua la domanda: Quali sono l'origine e il compimento della Chiesa?)

domenica 28 dicembre 2008

148. Ci sono altri nomi e immagini con cui la Bibbia indica la Chiesa?



148. Ci sono altri nomi e immagini con cui la Bibbia indica la Chiesa?

(Comp 148) Nella Sacra Scrittura troviamo molte immagini, che evidenziano aspetti complementari del mistero della Chiesa. L'Antico Testamento privilegia immagini legate al popolo di Dio; il Nuovo Testamento quelle legate a Cristo come Capo di questo popolo, che è il suo Corpo, e quelle tratte dalla vita pastorale (ovile, gregge, pecore), agricola (campo, olivo, vigna), abitativa (dimora, pietra, tempio), familiare (sposa, madre, famiglia).

“In Sintesi”
(CCC 753) Nella Sacra Scrittura troviamo moltissime immagini e figure tra loro connesse mediante le quali la Rivelazione parla del mistero insondabile della Chiesa. Le immagini dell'Antico Testamento sono variazioni di un'idea di fondo, quella del “popolo di Dio”. Nel Nuovo Testamento [Ef 1,22; Col 1,18] tutte queste immagini trovano un nuovo centro, per il fatto che Cristo diventa il “Capo” di questo popolo [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 9], che è quindi il suo corpo. Attorno a questo centro si sono raggruppate immagini “desunte sia dalla pastorizia o dall’agricoltura, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali” [Lumen gentium, 6].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 754) “Così la Chiesa è l'ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo [Gv 10,1-10]. È pure il gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che sarebbe il pastore [Is 40,11; Ez 34,11-31] e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il Pastore buono e il Principe dei pastori [Gv 10,11; 1Pt 5,4], il quale ha dato la sua vita per le pecore” [Gv 10,11-15; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 6]. (CCC 756) “Più spesso ancora la Chiesa è detta l'edificio di Dio [1Cor 3,9]. Il Signore stesso si è paragonato alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare [Mt 21,42 par.; At 4,11; 1Pt 2,7; Sal 118,22]. Sopra quel fondamento la Chiesa è stata costruita dagli Apostoli [1Cor 3,11] e da esso riceve stabilità e coesione. Questa costruzione viene chiamata in varie maniere: casa di Dio [1Tm 3,15], nella quale abita la sua famiglia, la dimora di Dio nello Spirito [Ef 2,19-22], "la dimora di Dio con gli uomini" (Ap 21,3), e soprattutto tempio santo, rappresentato da santuari di pietra, che è lodato dai santi Padri e che la Liturgia giustamente paragona alla Città santa, la nuova Gerusalemme. In essa, infatti, quali pietre viventi, veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale [1Pt 2,5]. E questa Città santa Giovanni la contempla mentre nel finale rinnovamento del mondo essa scende dal cielo, da presso Dio, "preparata come una sposa che si è ornata per il suo sposo" (Ap 21,1-2)” [Lumen gentium, 6].

Per la riflessione
(CCC 755) “La Chiesa è il podere o campo di Dio” [1Cor 3,9]. In quel campo cresce l'antico olivo, la cui santa radice sono stati i patriarchi e nel quale è avvenuta e avverrà la riconciliazione dei Giudei e delle genti [Rm 11,13-26]. Essa è stata piantata dal celeste Agricoltore come vigna scelta [Mt 21,33-43; Is 5,1-7]. Cristo è la vera Vite, che dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in lui e senza di lui nulla possiamo fare” [Gv 15,1-5; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 6]. (CCC 757) La Chiesa che è chiamata "Gerusalemme che è in alto" e "madre nostra" (Gal 4,26) [Ap 12,17], viene pure descritta come l'immacolata Sposa dell'Agnello immacolato, [Ap 19,7; 21,2.9; 22,17], Sposa che Cristo "ha amato […] e per la quale ha dato se stesso, al fine di renderla santa" (Ef 5,25-26), che si è associata con patto indissolubile e che incessantemente "nutre e […] cura" (Ef 5,29)” [Lumen gentium, 6].

(Prossima domanda: Quali sono l'origine e il compimento della Chiesa?)

sabato 27 dicembre 2008

147. Che cosa significa il termine “Chiesa”?


147. Che cosa significa il termine “Chiesa”?

(Comp 147) Designa il popolo che Dio convoca e raduna da tutti i confini della terra, per costituire l'assemblea di quanti, per la fede e il Battesimo, diventano figli di Dio, membra di Cristo e tempio dello Spirito Santo.

“In Sintesi”
(CCC 777) La parola “Chiesa” significa “convocazione”. Designa l'assemblea di coloro che la Parola di Dio convoca per formare il Popolo di Dio e che, nutriti dal Corpo di Cristo, diventano essi stessi Corpo di Cristo.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 751) La parola “Chiesa” [“ekklesìa”, dal greco “ek-kalein”, chiamare fuori] significa “convocazione”. Designa assemblee del popolo [At 19,39], generalmente di carattere religioso. È il termine frequentemente usato nell'Antico Testamento greco per indicare l'assemblea del popolo eletto riunita davanti a Dio, soprattutto l'assemblea del Sinai, dove Israele ricevette la Legge e fu costituito da Dio come suo popolo santo [Es 19]. Definendosi “Chiesa”, la prima comunità di coloro che credevano in Cristo si riconosce erede di quell'assemblea. In essa, Dio “convoca” il suo Popolo da tutti i confini della terra. Il termine “Kyriaké”, da cui sono derivati “Church”, “Kirche”, significa “colei che appartiene al Signore”.

Per la riflessione
(CCC 752) Nel linguaggio cristiano, il termine “Chiesa” designa l'assemblea liturgica [1Cor 11,18; 14,19.28.34-35], ma anche la comunità locale [1Cor 1,2; 16,1] o tutta la comunità universale dei credenti [1Cor 15,9; Gal 1,13; Fil 3,6]. Di fatto questi tre significati sono inseparabili. La “Chiesa” è il popolo che Dio raduna nel mondo intero. Essa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa corpo di Cristo. (CCC 804) Si entra nel popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo. “Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 13], affinché, in Cristo, “gli uomini costituiscano una sola famiglia e un solo popolo di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 1].

(Prossima domanda: Ci sono altri nomi e immagini con cui la Bibbia indica la Chiesa?)

venerdì 26 dicembre 2008

146. Come agiscono Cristo e il suo Spirito nel cuore dei fedeli?


146. Come agiscono Cristo e il suo Spirito nel cuore dei fedeli?

(Comp 146) Per mezzo dei sacramenti, Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito e la grazia di Dio che porta i frutti di vita nuova, secondo lo Spirito. Infine, lo Spirito Santo è il Maestro della preghiera.

“In Sintesi”
(CCC 747) Lo Spirito Santo, che Cristo, Capo, diffonde nelle sue membra, edifica, anima e santifica la Chiesa, sacramento della comunione della Santissima Trinità e degli uomini.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 738) In questo modo la missione della Chiesa non si aggiunge a quella di Cristo e dello Spirito Santo, ma ne è il sacramento: con tutto il suo essere e in tutte le sue membra essa è inviata ad annunziare e testimoniare, attualizzare e diffondere il mistero della comunione della Santa Trinità: “Noi tutti che abbiamo ricevuto l'unico e medesimo spirito, cioè lo Spirito Santo, siamo uniti tra di noi e con Dio. Infatti, sebbene, presi separatamente, siamo in molti e in ciascuno di noi Cristo faccia abitare lo Spirito del Padre e suo, tuttavia unico e indivisibile è lo Spirito. Egli riunisce nell'unità spiriti che tra loro sono distinti… e fa di tutti in se stesso un'unica e medesima cosa. Come la potenza della santa umanità di Cristo rende concorporei coloro nei quali si trova, allo stesso modo l'unico e indivisibile Spirito di Dio che abita in tutti, conduce tutti all'unità spirituale” [San Cirillo di Alessandria, Commentarius in Joannem, 11, 11: PG 74, 561]. (CCC 739) Poiché lo Spirito Santo è l'Unzione di Cristo, è Cristo, Capo del Corpo, a diffonderlo nelle sue membra per nutrirle, guarirle, organizzarle nelle loro mutue funzioni, vivificarle, inviarle per la testimonianza, associarle alla sua offerta al Padre e alla sua intercessione per il mondo intero. È per mezzo dei sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito Santo e santificatore.

Per la riflessione
(CCC 740) Queste “meraviglie di Dio”, offerte ai credenti nei sacramenti della Chiesa, portano i loro frutti nella vita nuova, in Cristo, secondo lo Spirito. (CCC 741) “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede per noi, con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26). Lo Spirito Santo, artefice delle opere di Dio, è il Maestro della preghiera.

(Prossima domanda: Che cosa significa il termine “Chiesa”?)

giovedì 25 dicembre 2008

145. Che cosa fa lo Spirito nella Chiesa?


145. Che cosa fa lo Spirito nella Chiesa?

(Comp 145) Lo Spirito edifica, anima e santifica la Chiesa: Spirito d'Amore, egli ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato e li fa vivere in Cristo, della Vita stessa della Trinità Santa. Li manda a testimoniare la Verità di Cristo e li organizza nelle loro mutue funzioni, affinché tutti portino «il frutto dello Spirito» (Gal 5,22).

“In Sintesi”
(CCC 747) Lo Spirito Santo, che Cristo, Capo, diffonde nelle sue membra, edifica, anima e santifica la Chiesa, sacramento della comunione della Santissima Trinità e degli uomini.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 733) “Dio è amore” (1Gv 4,8.16) e l'amore è il primo dono, quello che contiene tutti gli altri. Questo amore, Dio l'ha “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato” (Rm 5,5). (CCC 734) Poiché noi siamo morti, o, almeno, feriti per il peccato, il primo effetto del dono dell'amore è la remissione dei nostri peccati. È “la comunione dello Spirito Santo” (2Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato. (CCC 735) Egli dona allora la “caparra” o le “primizie” della nostra eredità [Rm 8,23; 2Cor 1,21]; la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell'amare come egli ci ha amati [1Gv 4,11-12]. Questo amore (la carità di 1Cor 13) è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo “forza dallo Spirito Santo” (At 1,8).

Per la riflessione
(CCC 736) È per questa potenza dello Spirito che i figli di Dio possono portare frutto. Colui che ci ha innestati sulla vera Vite, farà sì che portiamo il frutto dello Spirito che “è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22-23). Lo Spirito è la nostra vita; quanto più rinunciamo a noi stessi [Mt 16,24-26], tanto più lo Spirito fa che anche operiamo (Gal 5,25). “Con lo Spirito Santo, che rende spirituali, c'è la riammissione al paradiso, il ritorno alla condizione di figlio, il coraggio di chiamare Dio Padre, il diventare partecipe della grazia di Cristo, l'essere chiamato figlio della luce, il condividere la gloria eterna” [San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto, 15, 36: PG 32, 132]. (CCC 737) La missione di Cristo e dello Spirito Santo si compie nella Chiesa, Corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Questa missione congiunta associa ormai i seguaci di Cristo alla sua comunione con il Padre nello Spirito Santo: lo Spirito prepara gli uomini, li previene con la sua grazia per attirarli a Cristo. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda loro la sua parola, apre il loro spirito all'intelligenza della sua morte e risurrezione. Rende loro presente il mistero di Cristo, soprattutto nell'Eucaristia, al fine di riconciliarli e di metterli in comunione con Dio perché portino “molto frutto” (Gv 15,5.8.16).

(Prossima domanda: Come agiscono Cristo e il suo Spirito nel cuore dei fedeli?)

mercoledì 24 dicembre 2008

144. Che cosa accade a Pentecoste?


144. Che cosa accade a Pentecoste?

(Comp 144) Cinquanta giorni dopo la sua Risurrezione, a Pentecoste, Gesù Cristo glorificato effonde lo Spirito a profusione e lo manifesta come Persona divina, sicché la Trinità Santa è pienamente rivelata. La Missione di Cristo e dello Spirito diviene la Missione della Chiesa, inviata per annunziare e diffondere il mistero della comunione trinitaria.

“In Sintesi”
(CCC 731) Il giorno di pentecoste (al termine delle sette settimane pasquali), la pasqua di Cristo si compie nell'effusione dello Spirito Santo, che è manifestato, donato e comunicato come Persona divina: dalla sua pienezza, Cristo, Signore, effonde a profusione lo Spirito [At 2,33-36].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 738) In questo modo la missione della Chiesa non si aggiunge a quella di Cristo e dello Spirito Santo, ma ne è il sacramento: con tutto il suo essere e in tutte le sue membra essa è inviata ad annunziare e testimoniare, attualizzare e diffondere il mistero della comunione della Santa Trinità (sarà questo l'argomento del prossimo articolo): “Noi tutti che abbiamo ricevuto l'unico e medesimo spirito, cioè lo Spirito Santo, siamo uniti tra di noi e con Dio. Infatti, sebbene, presi separatamente, siamo in molti e in ciascuno di noi Cristo faccia abitare lo Spirito del Padre e suo, tuttavia unico e indivisibile è lo Spirito. Egli riunisce nell'unità spiriti che tra loro sono distinti… e fa di tutti in se stesso un'unica e medesima cosa. Come la potenza della santa umanità di Cristo rende concorporei coloro nei quali si trova, allo stesso modo l'unico e indivisibile Spirito di Dio che abita in tutti, conduce tutti all'unità spirituale” [San Cirillo di Alessandria, Commentarius in Joannem, 11, 11: PG 74, 561].

Per la riflessione
(CCC 732) In questo giorno è pienamente rivelata la Santissima Trinità. Da questo giorno, il Regno annunziato da Cristo è aperto a coloro che credono in lui: nell'umiltà della carne e nella fede, essi partecipano già alla comunione della Santissima Trinità. Con la sua venuta, che non ha fine, lo Spirito Santo introduce il mondo negli “ultimi tempi”, il tempo della Chiesa, il Regno già ereditato, ma non ancora compiuto: “Abbiamo visto la vera Luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede: adoriamo la Trinità indivisibile, perché ci ha salvati” [Ufficio delle ore bizantino. Vespri di Pentecoste, Stico 4].

(Prossima domanda: Che cosa fa lo Spirito nella Chiesa?)

martedì 23 dicembre 2008

143. Quale relazione c'è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione terrena? (II parte) (continuazione)


143. Quale relazione c'è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione terrena? (II parte) (continuazione)

(Comp 143 ripetizione) Il Figlio di Dio attraverso l'unzione dello Spirito è consacrato Messia nella sua umanità fin dall'Incarnazione. Egli lo rivela nel suo insegnamento, compiendo la promessa fatta ai Padri, e lo comunica alla Chiesa nascente, alitando sugli Apostoli dopo la sua Risurrezione.

“In Sintesi”
(CCC 746) Per la sua morte e Risurrezione, Gesù è costituito Signore e Cristo nella gloria (At 2,36). Dalla sua pienezza, egli effonde lo Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Chiesa.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 729) Solo quando giunge l'Ora in cui sarà glorificato, Gesù promette la venuta dello Spirito Santo, poiché la sua morte e la sua risurrezione saranno il compimento della Promessa fatta ai Padri: [Gv 14,16-17.26; 15,26; 16,7-15; 17,26] lo Spirito di verità, l'altro Paràcletos, sarà donato dal Padre per la preghiera di Gesù; sarà mandato dal Padre nel nome di Gesù; Gesù lo invierà quando sarà presso il Padre, perché è uscito dal Padre. Lo Spirito Santo verrà, noi lo conosceremo, sarà con noi per sempre, dimorerà con noi; ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Cristo ci ha detto e gli renderà testimonianza; ci condurrà alla verità tutta intera e glorificherà Cristo; convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.

Per la riflessione
(CCC 730) Infine viene l'Ora di Gesù [Gv 13,1; 17,1]: Gesù consegna il suo spirito nelle mani del Padre [Lc 23,46; Gv 19,30] nel momento in cui con la sua morte vince la morte, in modo che, “risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre” (Rm 6,4), egli dona subito lo Spirito Santo “alitando” sui suoi discepoli [Gv 20,22]. A partire da questa Ora, la missione di Cristo e dello Spirito diviene la missione della Chiesa: “Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi” (Gv 20,21; cf. Mt 28,19; Lc 24,47-48; At 1,8). [FINE]

(Prossima domanda: Che cosa accade a Pentecoste?)

lunedì 22 dicembre 2008

143. Quale relazione c'è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione terrena? (I parte)

143. Quale relazione c'è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione terrena? (I parte)
(Comp 143) Il Figlio di Dio attraverso l'unzione dello Spirito è consacrato Messia nella sua umanità fin dall'Incarnazione. Egli lo rivela nel suo insegnamento, compiendo la promessa fatta ai Padri, e lo comunica alla Chiesa nascente, alitando sugli Apostoli dopo la sua Risurrezione.

“In Sintesi”
(CCC 745) Il Figlio di Dio è consacrato Cristo (Messia) attraverso l'unzione dello Spirito Santo nell'incarnazione [Sal 2,6-7].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 727) Tutta la missione del Figlio e dello Spirito Santo nella pienezza del tempo è racchiusa nel fatto che il Figlio è l'Unto dello Spirito del Padre dal momento dell'Incarnazione: Gesù è Cristo, il Messia. Tutto il secondo articolo del Simbolo della fede deve essere letto in questa luce. L'intera opera di Cristo è missione congiunta del Figlio e dello Spirito Santo. Qui si menzionerà soltanto ciò che concerne la promessa dello Spirito Santo da parte di Gesù e il dono dello Spirito da parte del Signore glorificato.

Per la riflessione
(CCC 728) Gesù rivela in pienezza lo Spirito Santo solo dopo che è stato egli stesso glorificato con la sua morte e risurrezione. Tuttavia, lo lascia gradualmente intravvedere anche nel suo insegnamento alle folle, quando rivela che la sua carne sarà cibo per la vita del mondo [Gv 6,27.51.62-63]. Inoltre lo lascia intuire a Nicodemo [Gv 3,5-8], alla Samaritana [Gv 4,10.14.23-24] e a coloro che partecipano alla festa delle Capanne [Gv 7,37-39]. Ai suoi discepoli ne parla apertamente a proposito della preghiera [Lc 11,13] e della testimonianza che dovranno dare [Mt 10,19-20]. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Quale relazione c'è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione terrena?)

domenica 21 dicembre 2008

142. Qual è l'opera dello Spirito in Maria? (II parte) (continuazione)


142. Qual è l'opera dello Spirito in Maria? (II parte) (continuazione)

(Comp 142 ripetizione) Lo Spirito Santo porta a compimento in Maria le attese e la preparazione dell'Antico Testamento alla venuta di Cristo. In maniera unica la riempie di grazia e rende la sua verginità feconda, per dare alla luce il Figlio di Dio incarnato. Fa di lei la Madre del «Cristo totale», cioè di Gesù Capo e della Chiesa suo corpo. Maria è presente fra i Dodici il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito inaugura gli «ultimi tempi» con la manifestazione della Chiesa.

“In Sintesi”
(CCC 744) Nella pienezza del tempo, lo Spirito Santo porta a compimento in Maria tutte le preparazioni alla venuta di Cristo nel Popolo di Dio. Mediante l'opera dello Spirito Santo in lei, il Padre dona al mondo l'Emmanuele, “Dio-con-noi” (Mt 1,23).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 723) In Maria, lo Spirito Santo realizza il disegno misericordioso del Padre. È per opera dello Spirito che la Vergine concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. La sua verginità diventa fecondità unica in virtù della potenza dello Spirito e della fede [Lc 1,26-38; Rm 4,18-21; Gal 4,26-28]. (CCC 724) In Maria, lo Spirito Santo manifesta il Figlio del Padre divenuto Figlio della Vergine. Ella è il roveto ardente della teofania definitiva: ricolma di Spirito Santo, mostra il Verbo nell'umiltà della sua carne ed è ai poveri [Lc 2,15-19] e alle primizie dei popoli [Mt 2,11] che lo fa conoscere.

Per la riflessione
(CCC 725) Infine, per mezzo di Maria, lo Spirito Santo comincia a mettere in comunione con Cristo gli uomini, oggetto dell'amore misericordioso di Dio [Lc 2,14]. Gli umili sono sempre i primi a ricerverlo: i pastori, i magi, Simeone e Anna, gli sposi di Cana e i primi discepoli. (CCC 726) Al termine di questa missione dello Spirito, Maria diventa la “Donna”, nuova Eva, “Madre dei viventi”, Madre del “Cristo totale” [Gv 19,25-27]. In quanto tale, ella è presente con i Dodici, “assidui e concordi nella preghiera” (At 1,14), all'alba degli “ultimi tempi” che lo Spirito inaugura il mattino di pentecoste manifestando la Chiesa. [FINE]

(Prossima domanda: Quale relazione c'è tra lo Spirito e Cristo Gesù, nella sua missione terrena?)

sabato 20 dicembre 2008

142. Qual è l'opera dello Spirito in Maria? (I parte)


142. Qual è l'opera dello Spirito in Maria? (I parte)

(Comp 142) Lo Spirito Santo porta a compimento in Maria le attese e la preparazione dell'Antico Testamento alla venuta di Cristo. In maniera unica la riempie di grazia e rende la sua verginità feconda, per dare alla luce il Figlio di Dio incarnato. Fa di lei la Madre del «Cristo totale», cioè di Gesù Capo e della Chiesa suo corpo. Maria è presente fra i Dodici il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito inaugura gli «ultimi tempi» con la manifestazione della Chiesa.

“In Sintesi”
(CCC 744) Nella pienezza del tempo, lo Spirito Santo porta a compimento in Maria tutte le preparazioni alla venuta di Cristo nel Popolo di Dio. Mediante l'opera dello Spirito Santo in lei, il Padre dona al mondo l'Emmanuele, “Dio-con-noi” (Mt 1,23).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 721) Maria, la santissima Madre di Dio, sempre Vergine, è il capolavoro della missione del Figlio e dello Spirito nella pienezza del tempo. Per la prima volta nel disegno della salvezza e perché il suo Spirito l'ha preparata, il Padre trova la Dimora dove il suo Figlio e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini. In questo senso la Tradizione della Chiesa ha spesso letto riferendoli a Maria i più bei testi sulla Sapienza [Pr 8,1-9,6; Sir 24]: Maria è cantata e rappresentata nella liturgia come “Sede della Sapienza”. In lei cominciano a manifestarsi le “meraviglie di Dio”, che lo Spirito compirà in Cristo e nella Chiesa.

Per la riflessione
(CCC 722) Lo Spirito Santo ha preparato Maria con la sua grazia. Era conveniente che fosse “piena di grazia” la Madre di Colui nel quale “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). Per pura grazia ella è stata concepita senza peccato come la creatura più umile e più capace di accogliere il Dono ineffabile dell'Onnipotente. A giusto titolo l'angelo Gabriele la saluta come la “Figlia di Sion”: “Gioisci” [Sof 3,14; Zc 2,14]. È il rendimento di grazie di tutto il Popolo di Dio, e quindi della Chiesa, che Maria eleva al Padre, nello Spirito, nel suo cantico [Lc 1,46-55], quando ella porta in sé il Figlio eterno. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Qual è l'opera dello Spirito in Maria?)

venerdì 19 dicembre 2008

141. Che cosa compie lo Spirito Santo in Giovanni Battista?


141. Che cosa compie lo Spirito Santo in Giovanni Battista?

(Comp 141) Lo Spirito riempie Giovanni Battista, l'ultimo profeta dell'Antico Testamento, il quale, sotto la sua azione, è mandato a «preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1,17) e ad annunciare la venuta di Cristo, Figlio di Dio: colui sul quale ha visto scendere e rimanere lo Spirito, «colui che battezza in Spirito» (Gv 1,33).

“In Sintesi”
(CCC 720) Infine, con Giovanni Battista lo Spirito Santo inaugura, prefigurandolo, ciò che realizzerà con Cristo e in Cristo: ridonare all'uomo “la somiglianza” divina. Il battesimo di Giovanni era per la conversione, quello nell'acqua e nello Spirito sarà una nuova nascita [Gv 3,5].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 717) “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni” (Gv 1,6). Giovanni è riempito “di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (Lc 1,15. 41) da Cristo stesso che la Vergine Maria aveva da poco concepito per opera dello Spirito Santo. La “visitazione” di Maria ad Elisabetta diventa così visita di Dio al suo popolo [Lc 1,68]. (CCC 718) Giovanni è “quell'Elia che deve venire” (Mt 17,10-13): il fuoco dello Spirito abita in lui e lo fa “correre avanti” (come “precursore”) al Signore che viene. In Giovanni il Precursore, lo Spirito Santo termina di “preparare al Signore un popolo ben disposto” (Lc 1,17).

Per la riflessione
(CCC 719) Giovanni è “più che un profeta” (Lc 7,26). In lui lo Spirito Santo termina di “parlare per mezzo dei profeti”. Giovanni chiude il ciclo dei profeti inaugurato da Elia [Mt 11,13-14]. Egli annunzia che la Consolazione di Israele è prossima; è la “voce” del Consolatore che viene (Gv 1,23) [Is 40,1-3]. Come farà lo Spirito di verità, egli viene “come testimone per rendere testimonianza alla Luce” (Gv 1,7; cf. Gv 15,26; 5,33). In Giovanni, lo Spirito compie così le “indagini dei profeti” e il “desiderio” degli angeli [1Pt 1,10-12]: “L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio. […] Ecco l'Agnello di Dio” (Gv 1,33-36).

(Prossima domanda: Qual è l'opera dello Spirito in Maria?)

giovedì 18 dicembre 2008

140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»? (III parte) (continuazione)


140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»? (III parte) (continuazione)
(Comp 140 ripetizione) Con il termine profeti si intende quanti furono ispirati dallo Spirito Santo per parlare in nome di Dio. Lo Spirito porta le profezie dell'Antico Testamento a pieno compimento in Cristo, di cui svela il mistero nel Nuovo Testamento.

“In Sintesi”
(CCC 742) “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6). (CCC 743) Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 705) Sfigurato dal peccato e dalla morte, l'uomo rimane “a immagine di Dio”, a immagine del Figlio, ma è privo “della Gloria di Dio” (Rm 3,23), della “somiglianza”. La Promessa fatta ad Abramo inaugura l'Economia della salvezza, al termine della quale il Figlio stesso assumerà “l'immagine” [Gv 1,14; Fil 2,7] e la restaurerà nella “somiglianza” con il Padre, ridonandole la gloria, lo Spirito “che dà la vita”.

Per la riflessione
(CCC 706) Contro ogni speranza umana, Dio promette ad Abramo una discendenza, come frutto della fede e della potenza dello Spirito Santo [Gen 18,1-15; Lc 1,26-38.54-55; Gv 1,12-13; Rm 4,16-21]. In essa saranno benedetti tutti i popoli della terra [Gen 12,3]. Questa discendenza sarà Cristo [Gal 3,16], nel quale l'effusione dello Spirito Santo riunirà “insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11,52). Impegnandosi con giuramento [Lc 1,73], Dio si impegna già al dono del suo Figlio Prediletto [Gen 22,17-18; Rm 8,32; Gv 3,16] e al dono dello Spirito della Promessa che prepara la redenzione di coloro che Dio si è acquistato (Ef 1,13-14; cf Gal 3,14). [FINE]

(Prossima domanda: Che cosa compie lo Spirito Santo in Giovanni Battista?)

mercoledì 17 dicembre 2008

140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»? (II parte) (continuazione)


140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»? (II parte) (continuazione)

(Comp 140 ripetizione) Con il termine profeti si intende quanti furono ispirati dallo Spirito Santo per parlare in nome di Dio. Lo Spirito porta le profezie dell'Antico Testamento a pieno compimento in Cristo, di cui svela il mistero nel Nuovo Testamento.

“In Sintesi”
(CCC 742) “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6). (CCC 743) Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 702) Dalle origini fino alla “pienezza del tempo” (Gal 4,4), la missione congiunta del Verbo e dello Spirito del Padre rimane nascosta, ma è all'opera. Lo Spirito di Dio va preparando il tempo del Messia, e l'uno e l'altro, pur non essendo ancora pienamente rivelati, vi sono già promessi, affinché siano attesi e accolti al momento della loro manifestazione. Per questo, quando la Chiesa legge l'Antico Testamento [2Cor 3,14], vi cerca [Gv 5,39.46] ciò che lo Spirito, “che ha parlato per mezzo dei profeti” (Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150), vuole dirci di Cristo. Con il termine “profeti”, la fede della Chiesa intende in questo caso tutti coloro che furono ispirati dallo Spirito Santo nel vivo annuncio e nella redazione dei Libri Sacri, sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento. La tradizione giudaica distingue la Legge [i primi cinque libri o Pentateuco], i Profeti [corrispondenti ai nostri libri detti storici e profetici] e gli Scritti [soprattutto sapienziali, in particolare i Salmi] (Lc 24,44).

Per la riflessione
(CCC 703) La Parola di Dio e il suo Soffio sono all'origine dell'essere e della vita di ogni creatura [Sal 33,6; 104,30; Gen 1,2; 2,7; Qo 3,20-21; Ez 37,10 ]: “È proprio dello Spirito Santo governare, santificare e animare la creazione, perché egli è Dio consustanziale al Padre e al Figlio […]. Egli ha potere sulla vita, perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo del Figlio” [Ufficio delle Ore bizantino. Mattutino della Domenica del modo secondo, Antifone 1 e 2: Parakletikès]. (CCC 704) “Quanto all'uomo, Dio l'ha plasmato con le sue proprie mani [cioè il Figlio e lo Spirito Santo] […] e sulla carne plasmata disegnò la sua propria forma, in modo che anche ciò che era visibile portasse la forma divina [Sant'Ireneo di Lione, Demonstratio praedicationis apostolicae, 11]. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»?)

martedì 16 dicembre 2008

140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»? (I parte)

140. Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»? (I parte)
(Comp 140) Con il termine profeti si intende quanti furono ispirati dallo Spirito Santo per parlare in nome di Dio. Lo Spirito porta le profezie dell'Antico Testamento a pieno compimento in Cristo, di cui svela il mistero nel Nuovo Testamento.

“In Sintesi”
(CCC 742) “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6). (CCC 743) Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 687) “I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio” (1Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non manifesta se stesso. Colui che “ha parlato per mezzo dei profeti” (Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150) ci fa udire la Parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede. Lo Spirito di Verità che ci svela Cristo non parla da sé [Gv 16,13]. Un tale annientamento, propriamente divino, spiega il motivo per cui “il mondo non può ricevere” lo Spirito, “perché non lo vede e non lo conosce” (Gv 14,17), mentre coloro che credono in Cristo lo conoscono perché dimora presso di loro.

Per la riflessione
(CCC 688) La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo: - nelle Scritture, che egli ha ispirato; - nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali; - nel Magistero della Chiesa, che egli assiste; - nella Liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo; - nella preghiera, nella quale intercede per noi; - nei carismi e nei ministeri per mezzo dei quali si edifica la Chiesa; - nei segni di vita apostolica e missionaria; - nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»?)

lunedì 15 dicembre 2008

139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (IV parte) (continuazione)


139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (IV parte) (continuazione)

(Comp 139 ripetizione) Sono numerosi: l'acqua viva, che scaturisce dal cuore trafitto di Cristo e disseta i battezzati; l'unzione con l'olio, che è il segno sacramentale della Confermazione; il fuoco, che trasforma ciò che tocca; la nube, oscura o luminosa, in cui si rivela la gloria divina; l'imposizione delle mani, per cui viene dato lo Spirito; la colomba, che scende su Cristo e rimane su di lui al battesimo.


“In Sintesi”
(CCC 743) Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 700) Il dito. “Con il dito di Dio” Gesù scaccia “i demoni” (Lc 11,20). Se la Legge di Dio è stata scritta su tavole di pietra “dal dito di Dio” (Es 31,18), “la lettera di Cristo”, affidata alle cure degli Apostoli, è “scritta con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei […] cuori” (2Cor 3,3). L'inno “Veni, Creator Spiritus” invoca lo Spirito Santo come “dexterae Dei tu digitus - dito della mano di Dio” (Domenica di Pentecoste, Inno ai I e II Vespri: Liturgia delle ore, v.2).

Per la riflessione
(CCC 701) La colomba. Alla fine del diluvio (il cui simbolismo riguarda il Battesimo), la colomba fatta uscire da Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d'ulivo, segno che la terra è di nuovo abitabile [Gen 8,8-12]. Quando Cristo risale dall'acqua del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su di lui e in lui rimane [Mt 3,16 e par.]. Lo Spirito scende e prende dimora nel cuore purificato dei battezzati. In alcune chiese, la santa Riserva eucaristica è conservata in una custodia metallica a forma di colomba (il columbarium) appeso al di sopra dell'altare. Il simbolo della colomba per indicare lo Spirito Santo è tradizionale nell'iconografia cristiana. [FINE]

(Prossima domanda: Che cosa significa che lo Spirito «ha parlato per mezzo dei profeti»?)

domenica 14 dicembre 2008

139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (III parte)(continuazione)


139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (III parte)(continuazione)

(Comp 139 ripetizione) Sono numerosi: l'acqua viva, che scaturisce dal cuore trafitto di Cristo e disseta i battezzati; l'unzione con l'olio, che è il segno sacramentale della Confermazione; il fuoco, che trasforma ciò che tocca; la nube, oscura o luminosa, in cui si rivela la gloria divina; l'imposizione delle mani, per cui viene dato lo Spirito; la colomba, che scende su Cristo e rimane su di lui al battesimo.

“In Sintesi”
(CCC 742) “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 698) Il sigillo è un simbolo vicino a quello dell'unzione. Infatti su Cristo “Dio ha messo il suo sigillo” (Gv 6,27), e in lui il Padre segna anche noi con il suo sigillo [2Cor 1,22; Ef 1,13; 4,30]. Poiché indica l'effetto indelebile dell'unzione dello Spirito Santo nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine, l'immagine del sigillo (sphragis) è stata utilizzata in certe tradizioni teologiche per esprimere il “carattere” indelebile impresso da questi tre sacramenti che non possono essere ripetuti.

Per la riflessione
(CCC 699) La mano. Imponendo le mani Gesù guarisce i malati [Mc 6,5; 8,23] e benedice i bambini [Mc 10,16]. Nel suo Nome, gli Apostoli compiranno gli stessi gesti [Mc 16,18; At 5,12; 14,3]. Ancor di più, è mediante l'imposizione delle mani da parte degli Apostoli che viene donato lo Spirito Santo [At 8,17-19; 13,3; At 19,6]. La Lettera agli Ebrei mette l'imposizione delle mani tra gli “articoli fondamentali” del suo insegnamento [Eb 6,2]. La Chiesa ha conservato questo segno dell'effusione onnipotente dello Spirito Santo nelle epiclesi sacramentali. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo?)

sabato 13 dicembre 2008

139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (II parte)(continuazione)


139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (II parte)(continuazione)

(Comp 139 ripetizione) Sono numerosi: l'acqua viva, che scaturisce dal cuore trafitto di Cristo e disseta i battezzati; l'unzione con l'olio, che è il segno sacramentale della Confermazione; il fuoco, che trasforma ciò che tocca; la nube, oscura o luminosa, in cui si rivela la gloria divina; l'imposizione delle mani, per cui viene dato lo Spirito; la colomba, che scende su Cristo e rimane su di lui al battesimo.

“In Sintesi”
(CCC 743) Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 696) Il fuoco. Mentre l'acqua significava la nascita e la fecondità della vita donata nello Spirito Santo, il fuoco simbolizza l'energia trasformante degli atti dello Spirito Santo. Il profeta Elia, che “sorse simile al fuoco” e la cui “parola bruciava come fiaccola” (Sir 48,1), con la sua preghiera attira il fuoco del cielo sul sacrificio del monte Carmelo [1Re 18,38-39], figura del fuoco dello Spirito Santo che trasforma ciò che tocca. Giovanni Battista, che cammina innanzi al Signore “con lo spirito e la forza di Elia” (Lc 1,17), annunzia Cristo come colui che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,16), quello Spirito di cui Gesù dirà: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). È sotto la forma di “lingue come di fuoco” che lo Spirito Santo si posa sui discepoli il mattino di pentecoste e li riempie di sé (At 2,3-4). La tradizione spirituale riterrà il simbolismo del fuoco come uno dei più espressivi dell'azione dello Spirito Santo [San Giovanni della Croce, Llama de amor viva, Burgos 1931, p. 1-102; 103-213]. “Non spegnete lo Spirito” (1Ts 5,19).

Per la riflessione
(CCC 697) La nube e la luce. Questi due simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo. Fin dalle teofanie dell'Antico Testamento, la nube, ora oscura, ora luminosa, rivela il Dio vivente e salvatore, velando la trascendenza della sua gloria: con Mosè sul monte Sinai [Es 24,15-18], presso la tenda del convegno [Es 33,9-10] e durante il cammino nel deserto [Es 40,36-38; 1Cor 10,1-2]; con Salomone al momento della dedicazione del Tempio [1Re 8,10-12]. Ora, queste figure sono portate a compimento da Cristo nello Spirito Santo. È questi che scende sulla Vergine Maria e su di lei stende la “sua ombra”, affinché ella concepisca e dia alla luce Gesù [Lc 1,35]. Sulla montagna della trasfigurazione è lui che viene nella nube che avvolge Gesù, Mosè e Elia, Pietro, Giacomo e Giovanni, e “dalla nube” esce una voce che dice: “Questi è il mio Figlio, l'eletto; ascoltatelo” (Lc 9,34-35). Infine, è la stessa nube che sottrae Gesù allo sguardo dei discepoli il giorno dell'Ascensione [At 1,9] e che lo rivelerà Figlio dell'uomo nella sua gloria il giorno della sua venuta [Lc 21,27]. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo?)

venerdì 12 dicembre 2008

139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (I parte)


139. Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo? (I parte)

(Comp 139) Sono numerosi: l'acqua viva, che scaturisce dal cuore trafitto di Cristo e disseta i battezzati; l'unzione con l'olio, che è il segno sacramentale della Confermazione; il fuoco, che trasforma ciò che tocca; la nube, oscura o luminosa, in cui si rivela la gloria divina; l'imposizione delle mani, per cui viene dato lo Spirito; la colomba, che scende su Cristo e rimane su di lui al battesimo.

“In Sintesi”
(CCC 742) “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 694) L'acqua. Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché dopo l'invocazione dello Spirito Santo essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita: come la gestazione della nostra prima nascita si è operata nell'acqua, allo stesso modo l'acqua battesimale significa realmente che la nostra nascita alla vita divina ci è donata nello Spirito Santo. Ma “battezzati in un solo Spirito”, noi “ci siamo” anche “abbeverati a un solo Spirito” (1Cor 12,13): lo Spirito, dunque, è anche personalmente l'Acqua viva che scaturisce da Cristo crocifisso come dalla sua sorgente [Gv 19,34; 1Gv 5,8] e che in noi zampilla per la Vita eterna [Gv 4,10-14; 7,38; Es 17,1-6; Is 55,1; Zc 14,8; 1Cor 10,4; Ap 21,6; 22,17].

Per la riflessione
(CCC 695) L'unzione. Il simbolismo dell'unzione con l'olio è talmente significativa dello Spirito Santo da divenirne il sinonimo [1Gv 2,20.27; 2Cor 1,21]. Nell'iniziazione cristiana essa è il segno sacramentale della Confermazione, chiamata giustamente nelle Chiese d'Oriente “Crismazione”. Ma per coglierne tutta la forza, bisogna tornare alla prima unzione compiuta dallo Spirito Santo: quella di Gesù. Cristo (“Messia” in ebraico) significa “unto” dallo Spirito di Dio. Nell'Antica Alleanza ci sono stati alcuni “unti” del Signore [Es 30,22-32], primo fra tutti il re Davide [1Sam 16,13]. Ma Gesù è l'unto di Dio in una maniera unica: l'umanità che il Figlio assume è totalmente “unta di Spirito Santo”. Gesù è costituito “Cristo” dallo Spirito Santo [Lc 4,18-19; Is 61,1]. La Vergine Maria concepisce Cristo per opera dello Spirito Santo, il quale, attraverso l'angelo, lo annunzia come Cristo fin dalla nascita [Lc 2,11] e spinge Simeone ad andare al Tempio per vedere il Cristo del Signore [Lc 2,26-27]; è lui che ricolma Cristo [Lc 4,1], è sua la forza che esce da Cristo negli atti di guarigione e di risanamento [Lc 6,19; 8,46]. È lui, infine, che risuscita Cristo dai morti [Rm 1,4; 8,11]. Allora, costituito pienamente “Cristo” nella sua umanità vittoriosa della morte [At 2,36], Gesù effonde a profusione lo Spirito Santo, finché “i santi” costituiranno, nella loro unione all'umanità del Figlio di Dio, l'“uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13): “il Cristo totale”, secondo l'espressione di sant'Agostino [Sant'Agostino, Sermo 341, 1,1: PL 39, 1493; Ib., 9, 11: PL 39, 1499]. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo?)

giovedì 11 dicembre 2008

138. Quali sono gli appellativi dello Spirito Santo?


138. Quali sono gli appellativi dello Spirito Santo?

(Comp 138) «Spirito Santo» è il nome proprio della terza Persona della Santissima Trinità. Gesù lo chiama anche: Spirito Paraclito (Consolatore, Avvocato) e Spirito di Verità. Il Nuovo Testamento lo chiama pure: Spirito di Cristo, del Signore, di Dio, Spirito della gloria, della promessa.

“In Sintesi”
(CCC 692) Gesù, quando annunzia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama Paràcletos, letteralmente: “Colui che è chiamato vicino”, “ad-vocatus” (Gv 14,16; 14,26; 15,26; 16,7). Paràcletos viene abitualmente tradotto “Consolatore”, essendo Gesù il primo consolatore [1Gv 2,1]. Il Signore stesso chiama lo Spirito Santo “Spirito di verità” (Gv 16,13).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 693) Oltre al suo nome proprio, che è il più usato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, in san Paolo troviamo gli appellativi: “Spirito […] promesso” [Ef 1,13; Gal 3,14], “Spirito da figli adottivi” [Rm 8,15; Gal 4,6], “Spirito di Cristo” (Rm 8,9), “Spirito del Signore” (2Cor 3,17), “Spirito di Dio” (Rm 8,9.14; 15,19; 1Cor 6,11; 7,40) e, in san Pietro, “Spirito della gloria” (1Pt 4,14).

Per la riflessione
(CCC 691) “Spirito Santo”, tale è il nome proprio di colui che noi adoriamo e glorifichiamo con il Padre e il Figlio. La Chiesa lo ha ricevuto dal Signore e lo professa nel Battesimo dei suoi nuovi figli [Mt 28,19]. Il termine “Spirito” traduce il termine ebraico Ruah, che nel suo senso primario significa soffio, aria, vento. Gesù utilizza proprio l'immagine sensibile del vento per suggerire a Nicodemo la novità trascendente di colui che è il Soffio di Dio, lo Spirito divino in persona [Gv 3,5-8]. D'altra parte, Spirito e Santo sono attributi divini comuni alle tre Persone divine. Ma, congiungendo i due termini, la Scrittura, la liturgia e il linguaggio teologico designano la Persona ineffabile dello Spirito Santo, senza possibilità di equivoci con gli altri usi dei termini “spirito” e “santo”.

(Prossima domanda: Con quali simboli si rappresenta lo Spirito Santo?)

mercoledì 10 dicembre 2008

137. Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili? (II parte) (continuazione)


137. Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili? (II parte) (continuazione)

(Comp 137 ripetizione) Nella Trinità indivisibile, il Figlio e lo Spirito sono distinti ma inseparabili. Dal principio alla fine dei tempi, infatti, quando il Padre invia suo Figlio, invia anche il suo Spirito che ci unisce a Cristo nella fede, affinché possiamo, da figli adottivi, chiamare Dio «Padre» (Rm 8,15). Lo Spirito è invisibile, ma noi lo conosciamo attraverso la sua azione quando ci rivela il Verbo e quando agisce nella Chiesa.

“In Sintesi”
(CCC 743) Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 689) Colui che il Padre ha mandato nei nostri cuori, lo Spirito del suo Figlio (Gal 4,6), è realmente Dio. Consostanziale al Padre e al Figlio, ne è inseparabile, tanto nella vita intima della Trinità quanto nel suo dono d'amore per il mondo. Ma adorando la Santissima Trinità, vivificante, consustanziale e indivisibile, la fede della Chiesa professa anche la distinzione delle Persone. Quando il Padre invia il suo Verbo, invia sempre il suo Soffio: missione congiunta in cui il Figlio e lo Spirito Santo sono distinti ma inseparabili. Certo, è Cristo che appare, egli, l'immagine visibile del Dio invisibile, ma è lo Spirito Santo che lo rivela.

Per la riflessione
(CCC 690) Gesù è Cristo, “unto”, perché lo Spirito ne è l'unzione e tutto ciò che avviene a partire dall'Incarnazione sgorga da questa pienezza [Gv 3,34]. Infine, quando Cristo è glorificato [Gv 7,39], può, a sua volta, dal Padre, inviare lo Spirito a coloro che credono in lui: comunica loro la sua Gloria [Gv 17,22], cioè lo Spirito Santo che lo glorifica [Gv 16,14]. La missione congiunta si dispiegherà da allora in poi nei figli adottati dal Padre nel Corpo del suo Figlio: la missione dello Spirito di adozione sarà di unirli a Cristo e di farli vivere in lui: “La nozione di unzione suggerisce […] che non c'è alcuna distanza tra il Figlio e lo Spirito. Infatti, come tra la superficie del corpo e l'unzione dell'olio né la ragione né la sensazione conoscono intermediari, così è immediato il contatto del Figlio con lo Spirito; di conseguenza colui che sta per entrare in contatto con il Figlio mediante la fede, deve necessariamente dapprima entrare in contatto con l'olio. Nessuna parte infatti è priva dello Spirito Santo. Ecco perché la confessione della signoria del Figlio avviene nello Spirito Santo per coloro che la ricevono, dato che lo Spirito Santo viene da ogni parte incontro a coloro che si approssimano per la fede” [San Gregorio di Nissa, Adversus Macedonianos de Spiritu Sancto, 16: Gregorii Nysseni opera, 3/1: PG 45, 1321]. [FINE]

(Prossima domanda: Quali sono gli appellativi dello Spirito Santo?)

martedì 9 dicembre 2008

137. Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili? (I parte)


137. Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili? (I parte)

(Comp 137) Nella Trinità indivisibile, il Figlio e lo Spirito sono distinti ma inseparabili. Dal principio alla fine dei tempi, infatti, quando il Padre invia suo Figlio, invia anche il suo Spirito che ci unisce a Cristo nella fede, affinché possiamo, da figli adottivi, chiamare Dio «Padre» (Rm 8,15). Lo Spirito è invisibile, ma noi lo conosciamo attraverso la sua azione quando ci rivela il Verbo e quando agisce nella Chiesa.

“In Sintesi”
(CCC 742) “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 687) “I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio” (1Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non manifesta se stesso. Colui che “ha parlato per mezzo dei profeti” (Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150) ci fa udire la Parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede. Lo Spirito di Verità che ci svela Cristo non parla da sé [Gv 16,13]. Un tale annientamento, propriamente divino, spiega il motivo per cui “il mondo non può ricevere” lo Spirito, “perché non lo vede e non lo conosce” (Gv 14,17), mentre coloro che credono in Cristo lo conoscono perché dimora presso di loro.

Per la riflessione
(CCC 688) La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo: - nelle Scritture, che egli ha ispirato; - nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali; - nel Magistero della Chiesa, che egli assiste; - nella Liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo; - nella preghiera, nella quale intercede per noi; - nei carismi e nei ministeri per mezzo dei quali si edifica la Chiesa; - nei segni di vita apostolica e missionaria; - nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili?)

lunedì 8 dicembre 2008

136. Che cosa vuol dire la Chiesa quando professa: «Credo nello Spirito Santo»?


136. Che cosa vuol dire la Chiesa quando professa: «Credo nello Spirito Santo»?

(Comp 136) Credere nello Spirito Santo è professare la terza Persona della Santissima Trinità, che procede dal Padre e dal Figlio ed è «adorato e glorificato con il Padre e il Figlio». Lo Spirito è stato «mandato nei nostri cuori» (Gal 4,6), affinché riceviamo la nuova vita di figli di Dio.

“In Sintesi”
(CCC 685) Credere nello Spirito Santo significa dunque professare che lo Spirito Santo è una delle Persone della Santa Trinità, consustanziale al Padre e al Figlio, “con il Padre e il Figlio adorato e glorificato” (Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150). Per questo motivo si è trattato del mistero divino dello Spirito Santo nella “teologia” trinitaria. Qui, dunque, si considererà lo Spirito Santo solo nell' “economia” divina.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 683) “Nessuno può dire "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3). “Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo. Per essere in contatto con Cristo, bisogna dapprima essere stati toccati dallo Spirito Santo. È lui che ci precede e suscita in noi la fede. In forza del nostro Battesimo, primo sacramento della fede, la vita, che ha la sua sorgente nel Padre e ci è offerta nel Figlio, ci viene comunicata intimamente e personalmente dallo Spirito Santo nella Chiesa: Il Battesimo “ci accorda la grazia della nuova nascita in Dio Padre per mezzo del Figlio suo nello Spirito Santo. Infatti coloro che hanno lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, ossia al Figlio; ma il Figlio li presenta al Padre, e il Padre procura loro l'incorruttibilità. Dunque, senza lo Spirito, non è possibile vedere il Figlio di Dio, e, senza il Figlio, nessuno può avvicinarsi al Padre, perché la conoscenza del Padre è il Figlio, e la conoscenza del Figlio di Dio avviene per mezzo dello Spirito Santo” [Sant'Ireneo di Lione, Demonstratio praedicationis apostolicae, 7]. (CCC 686) Lo Spirito Santo è all'opera con il Padre e il Figlio dall'inizio al compimento del disegno della nostra salvezza. Tuttavia è solo negli “ultimi tempi”, inaugurati con l'incarnazione redentrice del Figlio, che egli viene rivelato e donato, riconosciuto e accolto come Persona. Allora questo disegno divino, compiuto in Cristo, “Primogenito” e Capo della nuova creazione, potrà realizzarsi nell'umanità con l'effusione dello Spirito: la Chiesa, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna.

Per la riflessione
(CCC 684) Lo Spirito Santo con la sua grazia è il primo nel destare la nostra fede e nel suscitare la vita nuova che consiste nel conoscere il Padre e colui che ha mandato, Gesù Cristo [Gv 17,3]. Tuttavia è l'ultimo nella rivelazione delle Persone della Santa Trinità. San Gregorio Nazianzeno, “il Teologo”, spiega questa progressione con la pedagogia della “condiscendenza” divina: “L'Antico Testamento proclamava chiaramente il Padre, più oscuramente il Figlio. Il Nuovo ha manifestato il Figlio, ha fatto intravvedere la divinità dello Spirito. Ora lo Spirito ha diritto di cittadinanza in mezzo a noi e ci accorda una visione più chiara di se stesso. Infatti non era prudente, quando non si professava ancora la divinità del Padre, proclamare apertamente il Figlio e, quando non era ancora ammessa la divinità del Figlio, aggiungere lo Spirito Santo come un fardello supplementare, per usare un'espressione un po' ardita. […] Solo attraverso un cammino di avanzamento e di progressso “di gloria in gloria”, la luce della Trinità sfolgorerà in più brillante trasparenza” [San Gregorio Nazianzeno, Oratio 31 (Theologica 5), 26: (PG 36, 161-164)].

(Prossima domanda: Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili?)

domenica 7 dicembre 2008

135. Come Cristo giudicherà i vivi e i morti?


135. Come Cristo giudicherà i vivi e i morti?

(Comp 135) Cristo giudicherà con il potere che ha acquisito come Redentore del mondo, venuto a salvare gli uomini. I segreti dei cuori saranno svelati, come pure la condotta di ciascuno verso Dio e verso il prossimo. Ogni uomo sarà colmato di vita o dannato per l'eternità a seconda delle sue opere. Così si realizzerà «la pienezza di Cristo» (Ef 4,13), nella quale «Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor 15,28).

“In Sintesi”
(CCC 681) Nel giorno del giudizio, alla fine del mondo, Cristo verrà nella gloria per dare compimento al trionfo definitivo del bene sul male che, come il grano e la zizzania, saranno cresciuti insieme nel corso della storia. (CCC 682) Cristo glorioso, venendo alla fine dei tempi a giudicare i vivi e i morti, rivelerà la disposizione segreta dei cuori e renderà a ciascun uomo secondo le sue opere e secondo l'accoglienza o il rifiuto della grazia.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 678) In linea con i profeti [Dn 7,10; Gl 3-4; Ml 3,19] e con Giovanni Battista [Mt 3,7-12] Gesù ha annunziato nella sua predicazione il giudizio dell'ultimo giorno. Allora saranno messi in luce la condotta di ciascuno [Mc 12,38-40] e il segreto dei cuori [Lc 12,1-3; Gv 3,20-21; Rm 2,16; 1Cor 4,5]. Allora verrà condannata l'incredulità colpevole che non ha tenuto in alcun conto la grazia offerta da Dio [Mt 11,20-24; 12,41-42]. L'atteggiamento verso il prossimo rivelerà l'accoglienza o il rifiuto della grazia e dell'amore divino [Mt 5,22; 7,1-5]. Gesù dirà nell'ultimo giorno: “Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25,40).

Per la riflessione
(CCC 679) Cristo è Signore della vita eterna. Il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto Redentore del mondo. Egli ha “acquisito” questo diritto con la sua croce. Anche il Padre “ha rimesso ogni giudizio al Figlio” (Gv 5,22) [Gv 5,27; Mt 25,31; At 10,42; 17,31; 2Tm 4,1]. Ora, il Figlio non è venuto per giudicare, ma per salvare [Gv 3,17] e per donare la vita che è in lui [Gv 5,26]. È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica già da se stesso [Gv 3,18; 12,48], riceve secondo le sue opere [1Cor 3,12-15] e può anche condannarsi per l'eternità rifiutando lo Spirito d'amore [Mt 12,32; Eb 6,4-6; 10,26-31].

(Prossima domanda: Che cosa vuol dire la Chiesa quando professa: «Credo nello Spirito Santo»?)

sabato 6 dicembre 2008

134. Come si realizzerà la venuta del Signore nella gloria?


134. Come si realizzerà la venuta del Signore nella gloria?

(Comp 134) Dopo l'ultimo sconvolgimento cosmico di questo mondo che passa, la venuta gloriosa di Cristo avverrà con il trionfo definitivo di Dio nella Parusia e con l'ultimo Giudizio. Si compirà cosi il Regno di Dio.

“In Sintesi”
(CCC 680) Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa, ma tutte le cose di questo mondo non gli sono ancora sottomesse. Il trionfo del regno di Cristo non avverrà senza un ultimo assalto delle potenze del male.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 675) Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti [Lc 18,8; Mt 24,12]. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra [Lc 21,12; Gv 15,19-20] svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne [2Ts 2,4-12; 1Ts 5,2-3; 2Gv 7; 1Gv 2,18.22]. (CCC 676) Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può esser portata a compimento che al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di “millenarismo”, [Sant’Offizio, Decretum de millenarismo (19 luglio 1944): DS 3839], soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato “intrinsecamente perverso” [Pio XI, Lett. enc. Divini Redemptoris (19 marzo 1937), che condanna il “falso misticismo” di questa “contraffazione della redenzione degli umili”; Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 20-21].

Per la riflessione
(CCC 677) La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest'ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione [Ap 19,1-9]. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa [Ap 13,8] secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male [Ap 20,7-10] che farà discendere dal cielo la sua Sposa [Ap 21,2-4]. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell'ultimo giudizio [Ap 20,12] dopo l'ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa [2Pt 3,12-13].

(Prossima domanda: Come Cristo giudicherà i vivi e i morti?)

venerdì 5 dicembre 2008

133. Come regna ora il Signore Gesù? (II parte) (continuazione)


133. Come regna ora il Signore Gesù? (II parte) (continuazione)

(Comp 133 ripetizione) Signore del cosmo e della storia, Capo della sua Chiesa, Cristo glorificato permane misteriosamente sulla terra, dove il suo regno è già presente come germe e inizio nella Chiesa. Un giorno ritornerà glorioso, ma non ne conosciamo il tempo. Per questo viviamo nella vigilanza, pregando: «Vieni, Signore» (Ap 22,20).

“In Sintesi”
(CCC 673) Dopo l'ascensione, la venuta di Cristo nella gloria è imminente [Ap 22,20], anche se non spetta a noi “conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta” (At 1,7) [Mc 13,32]. Questa venuta escatologica può compiersi in qualsiasi momento [Mt 24,44; 1Ts 5,2] anche se essa e la prova finale che la precederà sono “impedite” [2Ts 2,3-12].

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 671) Già presente nella sua Chiesa, il regno di Cristo non è tuttavia ancora compiuto “con potenza e gloria grande” (Lc 21,27; cf Mt 25,31) mediante la venuta del Re sulla terra. Questo regno è ancora insidiato dalle potenze inique [2Ts 2,7], anche se esse sono già state vinte radicalmente dalla pasqua di Cristo. Fino al momento in cui tutto sarà a lui sottomesso [1Cor 15,28], “fino a che non vi saranno i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora, la Chiesa pellegrinante, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all'età presente, porta la figura fugace di questo mondo, e vive tra le creature, le quali sono in gemito e nel travaglio del parto sino ad ora e attendono la manifestazione dei figli di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48]. Per questa ragione i cristiani pregano, soprattutto nell'Eucaristia [1Cor 11,26], per affrettare il ritorno di Cristo [2Pt 3,11-12] dicendogli: “Vieni, Signore” (Ap 22,20; cf. 1Cor 16,22; Ap 22,17). (CCC 672) Prima dell'ascensione Cristo ha affermato che non era ancora il momento del costituirsi glorioso del regno messianico atteso da Israele [At 1,6-7], regno che doveva portare a tutti gli uomini, secondo i profeti [Is 11,1-9], l'ordine definitivo della giustizia, dell'amore e della pace. Il tempo presente è, secondo il Signore, il tempo dello Spirito e della testimonianza [At 1,8], ma anche un tempo ancora segnato dalla necessità [1Cor 7,26] e dalla prova del male [Ef 5,16], che non risparmia la Chiesa [1Pt 4,17] e inaugura i combattimenti degli ultimi tempi [1Gv 2,18; 4,3; 1Tm 4,1]. È un tempo di attesa e di vigilanza [Mt 25,1-13; Mc 13,33-37].

Per la riflessione
(CCC 674) La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni momento della storia [Rm 11,31] al riconoscimento di lui da parte di “tutto Israele” (Rm 11,26; Mt 23,39) a causa dell'indurimento di una parte [Rm 11,25] nella “mancanza di fede” (Rm 11,20) verso Gesù. San Pietro dice agli Ebrei di Gerusalemme dopo la Pentecoste: “Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. Egli dev'esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall'antichità, per bocca dei suoi santi profeti” (At 3,19-21). E san Paolo gli fa eco: “Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione se non una risurrezione dai morti?” (Rm 11,15). La partecipazione totale degli Ebrei [Rm 11,12] alla salvezza messianica a seguito della partecipazione totale dei pagani [Rm 11,25; Lc 21,24] permetterà al Popolo di Dio di arrivare “alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13) nella quale “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28). [FINE]

(Prossima domanda: Come si realizzerà la venuta del Signore nella gloria?)

giovedì 4 dicembre 2008

133. Come regna ora il Signore Gesù? (I parte)


133. Come regna ora il Signore Gesù? (I parte)

(Comp 133) Signore del cosmo e della storia, Capo della sua Chiesa, Cristo glorificato permane misteriosamente sulla terra, dove il suo regno è già presente come germe e inizio nella Chiesa. Un giorno ritornerà glorioso, ma non ne conosciamo il tempo. Per questo viviamo nella vigilanza, pregando: «Vieni, Signore» (Ap 22,20).

“In Sintesi”
(CCC 680) Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa, ma tutte le cose di questo mondo non gli sono ancora sottomesse. Il trionfo del regno di Cristo non avverrà senza un ultimo assalto delle potenze del male.

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 668) “Per questo Cristo è morto e ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi” (Rm 14,9). L'ascensione di Cristo al cielo significa la sua partecipazione, nella sua umanità, alla potenza e all'autorità di Dio stesso. Gesù Cristo è Signore: egli detiene tutto il potere nei cieli e sulla terra. Egli è “al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione” perché il Padre “tutto ha sottomesso ai suoi piedi” (Ef 1,21-22). Cristo è il Signore del cosmo [Ef 4,10; 1Cor 15,24.27-28] e della storia. In lui la storia dell'uomo, come pure tutta la creazione, trovano la loro “ricapitolazione” [Ef 1,10], il loro compimento trascendente. (CCC 669) Come Signore, Cristo è anche il Capo della Chiesa che è il suo corpo [Ef 1,22]. Elevato al cielo e glorificato, avendo così compiuto pienamente la sua missione, egli permane sulla terra, nella sua Chiesa. La redenzione è la sorgente dell'autorità che Cristo, in virtù dello Spirito Santo, esercita sulla Chiesa [Ef 4,11-13], la quale è “il regno di Cristo già presente in mistero” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3]. La Chiesa “di questo regno costituisce in terra il germe e l'inizio” [Lumen gentium, 5].

Per la riflessione
(CCC 670) Dopo l'Ascensione, il disegno di Dio è entrato nel suo compimento. Noi siamo già nell'“ultima ora” (Gv 2,18) [1Pt 4,7]. “Già dunque è arrivata a noi l'ultima fase dei tempi e la rinnovazione del mondo è stata irrevocabilmente fissata e in un certo modo è realmente anticipata in questo mondo; difatti la Chiesa già sulla terra è adornata di una santità vera, anche se imperfetta” [Lumen gentium, 48]. Il Regno di Cristo manifesta già la sua presenza attraverso i segni miracolosi [Mc 16,17-18] che ne accompagnano l'annunzio da parte della Chiesa [Mc 16,20]. [CONTINUA]

(Continua la domanda: Come regna ora il Signore Gesù?)