giovedì 31 gennaio 2008

Gen 2, 25 Erano nudi ma non ne provavano vergogna

(Gen 2, 25) Erano nudi ma non ne provavano vergogna
[25] Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
(CCC 381) L'uomo è predestinato a riprodurre l'immagine del Figlio di Dio fatto uomo - “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15) - affinché Cristo sia il primogenito di una moltitudine di fratelli e sorelle [Ef 1,3-6; Rm 8,29]. (CCC 384) La Rivelazione ci fa conoscere lo stato di santità e di giustizia originali dell'uomo e della donna prima del peccato: dalla loro amicizia con Dio derivava la felicità della loro esistenza nel Paradiso. (CCC 379) Per il peccato dei nostri progenitori andrà perduta tutta l'armonia della giustizia originale che Dio, nel suo disegno, aveva previsto per l'uomo. (CCC 2521) La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l'intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. E' ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione. (CCC 2522) Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell'impegno definitivo dell'uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione. (CCC 2523) Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l'esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti. (CCC 2524) Le forme che il pudore assume variano da una cultura all'altra. Dovunque, tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell'uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana.

Gen 2, 24 I due saranno una sola carne

(Gen 2, 24) I due saranno una sola carne
[24] Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.
(CCC 1644) L'amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l'unità e l'indissolubilità della loro comunità di persone che ingloba tutta la loro vita: “Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19,6; cf Gen 2,24). Essi “sono chiamati a crescere continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale del reciproco dono totale” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 19]. Questa comunione umana è confermata, purificata e condotta a perfezione mediante la comunione in Cristo Gesù, donata dal sacramento del Matrimonio. Essa si approfondisce mediante la vita della comune fede e l'Eucaristia ricevuta insieme. (CCC 2334) “Creando l'uomo "maschio e femmina", Dio dona la dignità personale in egual modo all'uomo e alla donna” [Familiaris consortio, 22; Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49]. “L'uomo è una persona, in eguale misura l'uomo e la donna: ambedue infatti sono stati creati ad immagine e somiglianza del Dio personale” [Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem, 6]. (CCC 2335) Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio. L'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: “L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24). Da tale unione derivano tutte le generazioni umane [Gen 4,1-2.25-26; 5,1].

Gen 2, 21-23 Il Signore Dio plasmò una donna

(Gen 2, 21-23) Il Signore Dio plasmò una donna
[21] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. [22] Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. [23] Allora l'uomo disse: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta".
(CCC 372) L'uomo e la donna sono fatti “l'uno per l'altro”: non già che Dio li abbia creati “a metà” ed “incompleti”; li ha creati per una comunione di persone, nella quale ognuno può essere “aiuto” per l'altro, perché sono ad un tempo uguali in quanto persone (“osso dalle mie ossa…”) e complementari in quanto maschio e femmina (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem, 7). Nel matrimonio, Dio li unisce in modo che, formando “una sola carne” (Gen 2,24), possano trasmettere la vita umana: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gen 1,28). Trasmettendo ai loro figli la vita umana, l'uomo e la donna, come sposi e genitori, cooperano in un modo unico all'opera del Creatore [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50]. (CCC 373) Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a “dominare” la terra [Gen 1,28] come “amministratori” di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, “che ama tutte le cose esistenti” (Sap 11,24), l'uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.

Gen 2, 19-20 L'uomo impose nomi a tutto il bestiame

(Gen 2, 19-20) L'uomo impose nomi a tutto il bestiame
[19] Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. [20] Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.
(CCC 2416) Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura [Mt 6,26]. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria [Dn 3,79-81]. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come san Francesco d'Assisi o san Filippo Neri, trattassero gli animali. (CCC 2417) Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine [Gen 2,19-20; 9,1-4]. E' dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l'uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane. (CCC 2418) E' contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. E' pure indegno dell'uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell'affetto che è dovuto soltanto alle persone.

Gen 2, 18 Non è bene che l'uomo sia solo

(Gen 2, 18) Non è bene che l'uomo sia solo
[18] Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile".
(CCC 371) Creati insieme, l'uomo e la donna sono voluti da Dio l'uno per l'altro. La Parola di Dio ce lo lascia capire attraverso diversi passi del testo sacro. “Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2,18). Nessuno degli animali può essere questo “pari” dell'uomo [Gen 2,19-20]. La donna che Dio “plasma” con la costola tolta all'uomo e che conduce all'uomo, strappa all'uomo un grido d'ammirazione, un'esclamazione d'amore e di comunione: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa” (Gen 2,23). L'uomo scopre la donna come un altro “io”, della stessa umanità. (CCC 1605) Che l'uomo e la donna siano creati l'uno per l'altro, lo afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l'uomo sia solo” (Gn 2,18). La donna, “carne della sua carne” [Gn 2,23], sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come “aiuto” [Gn 2,18], rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto [Sal 121,2]. “Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24). Che ciò significhi un'unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “da principio”, il disegno del Creatore [Mt 19,4]: “Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19,6).

mercoledì 30 gennaio 2008

Gen 2, 16-17 Conoscenza del bene e del male

(Gen 2, 16-17) Conoscenza del bene e del male
[16] Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, [17] ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".
(CCC 396) Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomo di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, “perché quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen 2,17). “L'albero della conoscenza del bene e del male” (Gen 2,17) evoca simbolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l'uso della libertà. (CCC 1008) La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura [Gn 2,17; 3,3.19; Sap 1,13; Rm 5,12; 6,23] e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo (Concilio di Trento, Decretum de peccato originali, canone 1: DS 1511). Sebbene l’uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato [Sap 2,23-24]. «La morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato» [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et Spes, 18], è pertanto «l’ultimo nemico» (1 Cor 15,26) dell’uomo a dover essere vinto.

Gen 2, 15 Perché lo coltivasse e lo custodisse

(Gen 2, 15) Perché lo coltivasse e lo custodisse
[15] Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
(CCC 380) “Padre santo,… a tua immagine hai formato l'uomo, alle sue mani operose hai affidato l'universo, perché, nell'obbedienza a te, suo Creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato” [Preghiera eucaristica IV, Messale Romano]. (CCC 2402) All'inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell'umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti [Gen 1,26-29]. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidarietà tra gli uomini. (CCC 226) Usare rettamente le cose create: la fede nell'Unico Dio ci conduce ad usare tutto ciò che non è lui nella misura in cui ci avvicina a lui, e a staccarcene nella misura in cui da lui ci allontana [Mt 5,29-30; 16,24; 19,23-24]. “Mio Signore e mio Dio, togli da me quanto mi allontana da te. Mio Signore e mio Dio, dammi tutto ciò che mi conduce a te. Mio Signore e mio Dio, toglimi a me e dammi tutto a te” [San Nicolao di Flüe, Bruder-Klausen-Gebet].

Gen 2, 8-14 Dio piantò un giardino e vi collocò l'uomo

(Gen 2, 8-14) Dio piantò un giardino e vi collocò l'uomo
[8] Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. [9] Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. [10] Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. [11] Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c'è l'oro [12] e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra d'ònice. [13] Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia. [14] Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufràte.
(CCC 378) Il segno della familiarità dell'uomo con Dio è il fatto che Dio lo colloca nel giardino [Gen 2,8], dove egli vive “per coltivarlo e custodirlo” (Gen 2,15): il lavoro non è una fatica penosa [Gen 3,17-19], ma la collaborazione dell'uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile. (CCC 377) Il “dominio” del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all'uomo, si realizzava innanzi tutto nell'uomo stesso come padronanza di sé. L'uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza [1Gv 2,16] che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gli imperativi della ragione. (CCC 374) Il primo uomo non solo è stato creato buono, ma è stato anche costituito in una tale amicizia con il suo Creatore e in una tale armonia con se stesso e con la creazione, che saranno superate soltanto dalla gloria della nuova creazione in Cristo. (CCC 375) La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato “di santità e di giustizia originali” [Concilio di Trento: DS 1511]. La grazia della santità originale era una “partecipazione alla vita divina” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 2]. (CCC 376) Tutte le dimensioni della vita dell'uomo erano potenziate dall'irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell'intimità divina, l'uomo non avrebbe dovuto né morire [Gen 2,17; 3,19], né soffrire [Gen 3,16]. L'armonia interiore della persona umana, l'armonia tra l'uomo e la donna [Gen 2,25], infine l'armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta “giustizia originale”.

Gen 2, 7 Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo

(Gen 2, 7) Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo
[7] Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
(CCC 362) La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: “Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio. (CCC 363) Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, [Mt 16,25-26; Gv 15,13] oppure tutta la persona umana [At 2,41]. Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo [Mt 26,38; Gv 12,27] e di maggior valore [Mt 10,28; 2Mac 6,30], ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: “anima” significa il principio spirituale nell'uomo. (CCC 364) Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di “immagine di Dio”: è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito [1Cor 6,19-20; 15,44-45]. “Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14]. (CCC 365) L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la “forma” del corpo; [Concilio di Vienne (1312): DS 902] ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.

Gen 2, 4b-6 Nessuno lavorava il suolo

(Gen 2, 4b-6) Nessuno lavorava il suolo
[4b] Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, [5] nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo [6] e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -;
(CCC 315) Nella creazione del mondo e dell’uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo “disegno di benevolenza”, che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo. (CCC 316) Sebbene l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione. (CCC 317) Dio solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto. (CCC 318) Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per “creare” nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza “ex nihilo” - dal nulla) [Sacra Congregazione degli Studi, Decretum (27 luglio 1914): DS 3624]. (CCC 319) Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create. (CCC 320) Dio, che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del suo Verbo, suo Figlio “che sostiene tutto con la potenza della sua Parola” (Eb 1,3), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita. (CCC 321) La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo. (CCC 322) Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla provvidenza del nostro Padre celeste [Mt 6,26-34] e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate “in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1Pt 5,7; cf Sal 55,23). (CCC 323) La provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.

Gen 2, 1-4a Dio benedisse e consacrò il settimo giorno

Genesi 2
(Gen 2, 1-4a) Dio benedisse e consacrò il settimo giorno

[1] Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. [2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. [3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. [4a] Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
(CCC 345) Il Sabato - fine dell'opera dei “sei giorni”. Il testo sacro dice che “Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto” e così “furono portati a compimento il cielo e la terra”; Dio “cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro”, “benedisse il settimo giorno e lo consacrò” (Gen 2,1-3). Queste parole ispirate sono ricche di insegnamenti salutari. (CCC 346) Nella creazione Dio ha posto un fondamento e delle leggi che restano stabili [Eb 4,3-4], sulle quali il credente potrà appoggiarsi con fiducia, e che saranno per lui il segno e il pegno della incrollabile fedeltà dell'Alleanza di Dio [Ger 31,35-37; 33,19-26]. Da parte sua, l'uomo dovrà rimaner fedele a questo fondamento e rispettare le leggi che il Creatore vi ha inscritte. (CCC 347) La creazione è fatta in vista del sabato e quindi del culto e dell'adorazione di Dio. Il culto è inscritto nell'ordine della creazione [Gen 1,14]. “Operi Dei nihil praeponatur” – “Nulla si anteponga all'Opera di Dio”, dice la Regola di san Benedetto (San Benedetto, Regula, 43,3: PL 66, 675) indicando in tal modo il giusto ordine delle preoccupazioni umane. (CCC 348) Il sabato è al cuore della Legge di Israele. Osservare i comandamenti equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione. (CCC 349) L'ottavo giorno. Per noi, però, è sorto un giorno nuovo: quello della risurrezione di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la prima creazione. L'ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione. Così, l'opera della creazione culmina nell'opera più grande della redenzione. La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima [Cf Veglia Pasquale, orazione dopo la prima lettura: Messale Romano].

lunedì 28 gennaio 2008

Gen 1, 29-31 Quanto aveva fatto era cosa molto buona

(Gen 1, 29-31) Quanto aveva fatto era cosa molto buona
[29] Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. [30] A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne. [31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
(CCC 340) L'interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l'aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre. (CCC 341) La bellezza dell'universo. L'ordine e l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti tra loro. L'uomo le scopre progressivamente come leggi della natura. Esse sono oggetto dell'ammirazione degli scienziati. La bellezza della creazione riflette la bellezza infinita del Creatore. Deve ispirare il rispetto e la sottomissione dell'intelligenza e della volontà dell'uomo. (CCC 342) La gerarchia delle creature è espressa dall'ordine dei “sei giorni”, che va dal meno perfetto al più perfetto. Dio ama tutte le sue creature [Sal 145,9], si prende cura di ognuna, perfino dei passeri. Tuttavia, Gesù dice: “Voi valete più di molti passeri” (Lc 12,6-7), o ancora: “Quanto è più prezioso un uomo di una pecora!” (Mt 12,12). (CCC 2415) Il settimo comandamento esige il rispetto dell'integrità della creazione. Gli animali, come le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell'umanità passata, presente e futura [Gen 1,28-31]. L'uso delle risorse minerali, vegetali e animali dell'universo non può essere separato dal rispetto delle esigenze morali. La signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all'uomo non è assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future; esige un religioso rispetto dell'integrità della creazione [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 37-38].

Gen 1, 28 Riempite la terra; soggiogatela e dominate

(Gen 1, 28) Riempite la terra; soggiogatela e dominate
[28] Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra".
(CCC 338) Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell'inizio del tempo [Sant'Agostino, De Genesi contra Manichaeos, 1, 2, 4: PL 35, 175]. (CCC 339) Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propria perfezione. Per ognuna delle opere dei “sei giorni” è detto: “E Dio vide che ciò era buono”. “È dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]. Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l'uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente. (CCC 1604) Dio, che ha creato l'uomo per amore, lo ha anche chiamato all'amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio [Gen 1,27] che “è amore” (1Gv 4,8.16). Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un'immagine dell'amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l'uomo. E' cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore [Gen 1,31]. E questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell'opera comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela"” (Gen 1,28).

Gen 1, 27c Maschio e femmina li creò.

(Gen 1, 27c) Maschio e femmina li creò.

[27c] Maschio e femmina li creò.
(CCC 369) L'uomo e la donna sono creati, cioè sono voluti da Dio: in una perfetta uguaglianza per un verso, in quanto persone umane, e, per l'altro verso, nel loro rispettivo essere di maschio e di femmina. “Essere uomo”, “essere donna” è una realtà buona e voluta da Dio: l'uomo e la donna hanno una insopprimibile dignità, che viene loro direttamente da Dio, loro Creatore [Gen 2,7.22]. L'uomo e la donna sono, con una identica dignità, “a immagine di Dio”. Nel loro “essere-uomo” ed “essere-donna”, riflettono la sapienza e la bontà del Creatore. (CCC 370) Dio non è a immagine dell'uomo. Egli non è né uomo né donna. Dio è puro spirito, e in lui, perciò, non c'è spazio per le differenze di sesso. Ma le “perfezioni” dell'uomo e della donna riflettono qualche cosa dell'infinita perfezione di Dio: quelle di una madre [Is 49,14-15; 66,13; Sal 131,2-3] e quelle di un padre e di uno sposo [Os 11,1-4; Ger 3,4-19]. (CCC 383) “Dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio "maschio e femmina li creò" (Gen 1,27), e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 12]. (CCC 2331) “Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione e di amore. Creandola a sua immagine […] Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]. “Dio creò l'uomo a sua immagine, […] maschio e femmina li creò” (Gen 1,27); “siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1,28); “Quando Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati” (Gen 5,1-2).

Gen 1, 27b A immagine di Dio lo creò

(Gen 1, 27b) A immagine di Dio lo creò

[27b] A immagine di Dio lo creò;
(CCC 358) Dio ha creato tutto per l'uomo [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 12; 24; 39], ma l'uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione: “Qual è dunque l'essere che deve venire all'esistenza circondato di una tale considerazione? È l'uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell'intera creazione: è l'uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l'uomo fino a sé e farlo sedere alla sua destra” [San Giovanni Crisostomo, Sermones in Genesim, 2, 1: PG 54, 587-588]. (CCC 359) “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo” [Gaudium et spes, 22]: “Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo. [...] “Il primo uomo, Adamo, - dice - divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Quel primo fu creato da quest'ultimo, dal quale ricevette l'anima per vivere. [...] Il secondo Adamo plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C'è un primo Adamo e c'è un ultimo Adamo. Il primo ha un inizio, l'ultimo non ha fine. Proprio quest'ultimo infatti è veramente il primo, dal momento che dice: “Sono io, io solo, il primo e anche l'ultimo” [San Pietro Crisologo, Sermones, 117, 1-2: PL 52, 520]. (CCC 360) A motivo della comune origine il genere umano forma una unità. Dio infatti “creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini” (At 17,26; Tb 8,6): “Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell'unità della sua origine in Dio [...]; nell'unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un'anima spirituale; nell'unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell'unità del suo “habitat”: la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell'unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell'unità dei mezzi per raggiungere tale fine; [...] nell'unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo” [Pio XII, Lett. enc. Summi Pontificatus; Conc. Ecum. Vat. II, Nostra aetate, 1]. (CCC 361) “Questa legge di solidarietà umana e di carità” [Summi Pontificatus], senza escludere la ricca varietà delle persone, delle culture e dei popoli, ci assicura che tutti gli uomini sono veramente fratelli.

Gen 1, 27a Dio creò l'uomo a sua immagine;

(Gen 1, 27a) Dio creò l'uomo a sua immagine

[27a] Dio creò l'uomo a sua immagine;
(CCC 306) Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno. (CCC 307) Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua Provvidenza, affidando loro la responsabilità di “soggiogare” la terra e di dominarla [Gen 1,26-28]. In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l'opera della creazione, perfezionandone l'armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze [Col 1,24]. Allora diventano in pienezza “collaboratori di Dio” (1Cor 3,9; 1Ts 3,2) e del suo Regno [Col 4,11]. (CCC 308) Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse: “È Dio infatti che suscita” in noi “il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2,13) [1Cor 12,6]. Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché “la creatura senza il Creatore svanisce” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]; ancor meno può raggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia [Mt 19,26; Gv 15,5; Fil 4,13].

Gen 1, 26c Domini su pesci, uccelli, e tutte le bestie

(Gen 1, 26c) Domini su pesci, uccelli, e tutte le bestie
[26c] E domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".
(CCC 302) La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata “in stato di via” (“in statu viae”) verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione. “Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, ‘essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa’ (Sap 8,1). Infatti ‘tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi’ (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature” [Concilio Vaticano I, Dei Filius, c. 1: DS 3003]. (CCC 303) La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: “Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole” (Sal 115,3); e di Cristo si dice: “Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre” (Ap 3,7); “molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo” (Pr 19,21). (CCC 304) Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce delle azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di “un modo di parlare” primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo [Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39; Sir 11,14] educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia [Sal 22; 32; 35; 103; 138; e altri].

Gen 1, 26b A nostra somiglianza

(Gen 1, 26b) A nostra somiglianza

[26b] A nostra somiglianza
(CCC 355) “Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27). L'uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è “a immagine di Dio”; nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale; è creato “maschio e femmina”; Dio l'ha stabilito nella sua amicizia. (CCC 356) Di tutte le creature visibili, soltanto l'uomo è “capace di conoscere e di amare il proprio Creatore” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 12]; “è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa” [Ibid., 24]; soltanto l'uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità. “Quale fu la ragione che tu ponessi l'uomo in tanta dignità? Certo l'amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l'hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno” [Santa Caterina da Siena, Il dialogo della Divina provvidenza, 13]. (CCC 357) Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.

Gen 1, 26a Facciamo l'uomo a nostra immagine

(Gen 1, 26a) Facciamo l'uomo a nostra immagine

[26a] E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine,
(CCC 343) L'uomo è il vertice dell'opera della creazione. Il racconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la creazione dell'uomo da quella delle altre creature [Gen 1,26]. (CCC 293) È una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: “Il mondo è stato creato per la gloria di Dio” [Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius: DS 3025]. Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, “non […] propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam - non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla” [San Bonaventura, In secundum librum Sententiarum, 1, 2, 2, 1]. Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: “Aperta manu clave amoris creaturae prodierunt - Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero alla luce” [San Tommaso d'Aquino, Commentum in secundum librum Sententiarum, Prologus]. E il Concilio Vaticano I spiega: “Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, dall'inizio dei tempi, creato dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale e la corporale” [Concilio Vaticano I: DS 3002]. (CCC 294) La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Ci ha predestinati “a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia” (Ef 1,5-6). “Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che vedono Dio” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 20, 7: PG 7, 1037]. Il fine ultimo della creazione è che Dio, “che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti" (1Cor 15,28) procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2].

Gen 1, 24-25 La terra produca esseri viventi

(Gen 1, 24-25) La terra produca esseri viventi
[24] Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". E così avvenne: [25] Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
(CCC 300) Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere [Sir 43,30]: “Sopra i cieli si innalza” la sua “magnificenza” (Sal 8,2),“la sua grandezza non si può misurare” (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: “In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). Secondo le parole di sant'Agostino, egli è “interior intimo meo et superior summo meo - più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta” [Sant'Agostino, Confessiones, 3, 6, 11: PL 32, 688]. (CCC 301) Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell'”essere”, le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia: “Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita” (Sap 11,24-26). (CCC 344) Esiste una solidarietà fra tutte le creature per il fatto che tutte hanno il medesimo Creatore e tutte sono ordinate alla sua gloria: Laudato si, mi Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messer lo frate Sole, lo quale è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu et radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione… Laudato si’, mi’ Signore, per sor acqua, la quale è molto utile et umile et pretiosa et casta… Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et erba… Laudate et benedicete mi’ Signore, et rengratiate et servitelo cum grande humilitate [San Francesco d'Assisi, Cantico delle creature].

Gen 1, 20-23 Le acque brulichino di esseri viventi

(Gen 1, 20-23) Le acque brulichino di esseri viventi
[20] Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". [21] Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. [22] Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra". [23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
(CCC 297) La fede nella creazione “dal nulla” è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio: “Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. […] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano” (2Mac 7,22-23.28). (CCC 298) Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell'anima, creando in essi un cuore puro [Sal 51,12], e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli “che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono” (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre [Gen 1,3], può anche donare la luce della fede a coloro che non lo conoscono [2Cor 4,6].

Gen 1, 14-19 Dio fece le due luci grandi e le stelle

(Gen 1, 14-19) Dio fece le due luci grandi e le stelle
[14] Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni [15] e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E così avvenne: [16] Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. [17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra [18] e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. [19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
(CCC 295) Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza [Sap 9,9]. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: “Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” (Ap 4,11). “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza” (Sal 104,24). “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Sal 145,9). (CCC 296) Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto [Concilio Vaticano I: DS 3022]. La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina [Ibid.: DS 3023-3024]. Dio crea liberamente “dal nulla”: [Concilio Lateranense IV: DS 800; Concilio Vaticano I: DS 3025]. Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole [San Teofilo d'Antiochia, Ad Autolycum, 2, 4: PG 6, 1052].

Gen 1, 11-13 La terra produca germogli, erbe

(Gen 1, 11-13) La terra produca germogli, erbe
[11] E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne: [12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. [13] E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
(CCC 288) La rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'Unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio [Gen 15,5; Ger 33,19-26]. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti [Is 44,24], nella preghiera dei Salmi [Sal 104] e della liturgia, nella riflessione della sapienza [Pr 8,22-31] del popolo eletto. (CCC 289) Tra tutte le parole della Sacra Scrittura sulla creazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi. Dal punto di vista letterario questi testi possono avere diverse fonti. Gli autori ispirati li hanno collocati all'inizio della Scrittura in modo che esprimano, con il loro linguaggio solenne, le verità della creazione, della sua origine e del suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell'uomo, infine del dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla luce di Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi dei misteri delle “origini”: creazione, caduta, promessa della salvezza.

Gen 1, 9-10 Dio chiamò l'asciutto terra

(Gen 1, 9-10) Dio chiamò l'asciutto terra
[9] Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne. [10] Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.
(CCC 286) Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana [Concilio Vaticano I, Dei Filius, De Revelatione, canone 1: DS 3026], anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: “Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede” (Eb 11,3). (CCC 287) La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo Popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore [At 17,24-29; Rm 1,19-20], Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato [Is 43,1], si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, “ha fatto cielo e terra” (Sal 115,15; 124,8; 134,3). (CCC 2293) La ricerca scientifica di base e anche la ricerca applicata costituiscono un’espressione significativa della signoria dell'uomo sulla creazione. La scienza e la tecnica sono preziose risorse quando vengono messe al servizio dell'uomo e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti; non possono tuttavia, da sole, indicare il senso dell'esistenza e del progresso umano. La scienza e la tecnica sono ordinate all'uomo, dal quale traggono origine e sviluppo; esse, quindi, trovano nella persona e nei suoi valori morali l'indicazione del loro fine e la coscienza dei loro limiti.

Gen 1, 6-8 Dio chiamò il firmamento cielo

(Gen 1, 6-8) Dio chiamò il firmamento cielo
[6] Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". [7] Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. [8] Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
(CCC 284) Il grande interesse, di cui sono oggetto queste ricerche, è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso? (CCC 285) Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l'universalità del problema delle origini. Questa ricerca è propria dell'uomo.

Gen 1, 4-5 Dio vide che la luce era cosa buona

(Gen 1, 4-5) Dio vide che la luce era cosa buona
[4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre [5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
(CCC 299) Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: “Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso” (Sap 11,20). Creata nel e per mezzo del Verbo eterno, “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio [Gen 1,26], chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione [Sal 19,2-5], certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera [Gb 42,3]. Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (“E Dio vide che era cosa buona […] cosa molto buona”: Gen 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale [San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: DS 286]. (CCC 283) La questione delle origini del mondo e dell'uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull'età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull'apparizione del l'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: “Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi […]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose” (Sap 7,17-21).

Gen 1, 3 Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu

(Gen 1, 3) Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu

[3] Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.
(CCC 111) Essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe “lettera morta”: “La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12] […]. (CCC 292) Lasciata intravedere nell'Antico Testamento [Sal 33,6; 104,30; Gen 1,2-3], rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa: “Non esiste che un solo Dio […]: egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 2, 30, 9: PG 7, 822]; “il Figlio e lo Spirito” sono come “le sue mani” [Id., Adversus haereses, 4, 20, 1: PG 7, 1032]. La creazione è opera comune della Santissima Trinità. (CCC 159) Fede e scienza. “Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero” [Concilio Vaticano I, Dei Filius, c. 4: DS 3017]. “Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36].

Gen 1, 2 Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque

(Gen 1, 2) Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque
[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
(CCC 110) Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei “generi letterari” allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. “La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12]. (CCC 337) È Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura presenta simbolicamente l'opera del Creatore come un susseguirsi di sei giorni di “lavoro” divino, che terminano nel “riposo” del settimo giorno [Gen 1,1-2,4]. Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra salvezza [Dei Verbum, 11], che consentono di “riconoscere la natura intima di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 36]. (CCC 243) Prima della sua pasqua, Gesù annunzia l'invio di un “altro Paraclito” (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione [Gen 1,2], che già aveva “parlato per mezzo dei profeti” [Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150], dimorerà presso i discepoli e sarà in loro [Gv 14,17], per insegnare loro ogni cosa [Gv 14,26] e guidarli “alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un'altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre. (CCC 703) La Parola di Dio e il suo Soffio sono all'origine dell'essere e della vita di ogni creatura: [Sal 33,6; 104,30; Gen 1,2; 2,7; Qo 3,20-21; Ez 37,10 ]. È proprio dello Spirito Santo governare, santificare e animare la creazione, perché egli è Dio consustanziale al Padre e al Figlio […]. Egli ha potere sulla vita, perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo del Figlio [Ufficio delle Ore bizantino. Mattutino della Domenica del modo secondo, Antifone 1 e 2: Parakletikès]. (CCC 1218) Fin dalle origini del mondo l'acqua, questa umile e meravigliosa creatura, è la fonte della vita e della fecondità. La Sacra Scrittura la vede come “covata” dallo Spirito di Dio [Gen 1,2]: “Fin dalle origini il tuo Spirito si librava sulle acque perché contenessero in germe la forza di santificare” [Veglia pasquale: Benedizione dell'acqua: Messale Romano, p. 177].

Gen 1, 1 In principio Dio creò il cielo e la terra

PARTI E PAGINE SCELTE DELLA BIBBIA
"ANTICO TESTAMENTO"
Genesi 1-11
Genesi 1
(Gen 1, 1) In principio Dio creò il cielo e la terra
[1] In principio Dio creò il cielo e la terra.
(CCC 109) Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12]. (CCC 279) “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1). Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come “Creatore del cielo e della terra” (Simbolo apostolico: DS 30), “di tutte le cose visibili e invisibili” (Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150). Parleremo perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione, infine della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto a risollevarci. (CCC 282) La catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: “Da dove veniamo?”, “Dove andiamo?”, “Qual è la nostra origine?” “Quale il nostro fine?” “Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste?”. Le due questioni, quella dell'origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l'orientamento della nostra vita e del nostro agire. (CCC 280) La creazione è il fondamento di “tutti i progetti salvifici di Dio”, “l'inizio della storia della salvezza” [Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 51], che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, “in principio, Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo [Rm 8,18-23]. (CCC 290) “In principio, Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il verbo “creare” - in ebraico bara - ha sempre come soggetto Dio). La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula “il cielo e la terra”) dipende da colui che le dà l’essere.

lunedì 21 gennaio 2008

Commento di parti e pagine scelte dell'Antico Testamento


Su questo blog inizierà al più presto il commento del

"Catechismo della Chiesa Cattolica"

a

PARTI E PAGINE SCELTE DELLA BIBBIA

"ANTICO TESTAMENTO"

giovedì 17 gennaio 2008

Ap 22, 21 Amen! Amen!

(Ap 22, 21) Amen! Amen!
[21] La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!
(CCC 1060) Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno con Cristo per sempre, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo materiale sarà trasformato. Dio allora sarà “tutto in tutti(1Cor 15,28), nella vita eterna. (CCC 1061) Il Credo, come pure l'ultimo libro della Sacra Scrittura [Ap 22,21], termina con la parola ebraica Amen. La si trova frequentemente alla fine delle preghiere del Nuovo Testamento. Anche la Chiesa termina le sue preghiere con Amen. (CCC 1062) In ebraico, Amen si ricongiunge alla stessa radice della parola “credere”. Tale radice esprime la solidità, l'affidabilità, la fedeltà. Si capisce allora perché l'“Amen” può esprimere tanto la fedeltà di Dio verso di noi quanto la nostra fiducia in lui. (CCC 1063) Nel profeta Isaia si trova l'espressione “Dio di verità”, letteralmente “Dio dell'Amen”, cioè il Dio fedele alle sue promesse: “Chi vorrà essere benedetto nel paese, vorrà esserlo per il Dio fedele” (Is 65,16). Nostro Signore usa spesso il termine “Amen[Mt 6,2.5.16], a volte in forma doppia [Gv 5,19], per sottolineare l'affidabilità del suo insegnamento, la sua autorità fondata sulla verità di Dio. (CCC 1064) L'“Amen” finale del Simbolo riprende quindi e conferma le due parole con cui inizia:Io credo”. Credere significa dire “Amen” alle parole, alle promesse, ai comandamenti di Dio, significa fidarsi totalmente di colui che è l'“Amend'infinito amore e di perfetta fedeltà. La vita cristiana di ogni giorno sarà allora l'“Amen” all'“Io credo” della professione di fede del nostro Battesimo: “Il Simbolo sia per te come uno specchio. Guardati in esso, per vedere se tu credi tutto quello che dichiari di credere e rallegrati ogni giorno per la tua fede” [Sant’Agostino, Sermo 58, 11, 13: PL 38, 399]. (CCC 1065) Gesù Cristo stesso è l'“Amen” (Ap 3,14). Egli è l'“Amendefinitivo dell'amore del Padre per noi; assume e porta alla sua pienezza il nostro “Amen” al Padre: “Tutte le promesse di Dio in lui sono divenute “”. Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro “Amen” per la sua gloria” (2Cor 1,20): “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen!” (Dossologia dopo la preghiera eucaristica: Messale Romano).

Ap 22, 18-20 Vieni, Signore Gesù. "Sì, verrò presto!"

(Ap 22, 18-20) Vieni, Signore Gesù. "Sì, verrò presto!"
[18] Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; [19] e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. [20] Colui che attesta queste cose dice: "Sì, verrò presto!". Amen. Vieni, Signore Gesù.
(CCC 1130) La Chiesa celebra il mistero del suo Signore “finché egli venga (1Cor 11,26) e “Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15,28). Dall'età apostolica la liturgia è attirata verso il suo fine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: “Marana tha!” (1Cor 16,22). La liturgia condivide così il desiderio di Gesù: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, […] finché essa non si compia nel regno di Dio” (Lc 22,15-16). Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già riceve la caparra della sua eredità, già partecipa alla vita eterna, pur “nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” (Tt 2,13). “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni! [...]. Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,17.20). San Tommaso riassume così le diverse dimensioni del segno sacramentale: “Il sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè della grazia; è segno profetico, che preannunzia la gloria futura” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 60, 3]. (CCC 451) La preghiera cristiana è contrassegnata dal titoloSignore”, sia che si tratti dell'invito alla preghiera: “Il Signore sia con voi”, sia della conclusione della preghiera: “Per il nostro Signore Gesù Cristo”, o anche del grido pieno di fiducia e di speranza: “Maran atha” (“Il Signore viene!”), oppure “Marana tha” (“Vieni, Signore!”) (1Cor 16,22), “Amen, vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20). (CCC 1403) Nell'ultima Cena il Signore stesso ha fatto volgere lo sguardo dei suoi discepoli verso il compimento della pasqua nel regno di Dio: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio” (Mt 26,29) [Lc 22,18; Mc 14,25]. Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia, ricorda questa promessa e il suo sguardo si volge verso “Colui che viene” (Ap 1,4). Nella preghiera, essa invoca la sua venuta: “Marana tha” (1Cor 16,22), “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,20), “Venga la tua grazia e passi questo mondo!” [Didaché, 10, 6].

Ap 22, 17b Attinga gratuitamente l'acqua della vita

(Ap 22, 17b) Attinga gratuitamente l'acqua della vita
[17b] Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.
(CCC 694) L'acqua. Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché dopo l'invocazione dello Spirito Santo essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita: come la gestazione della nostra prima nascita si è operata nell'acqua, allo stesso modo l'acqua battesimale significa realmente che la nostra nascita alla vita divina ci è donata nello Spirito Santo. Ma “battezzati in un solo Spirito”, noi “ci siamo” anche “abbeverati a un solo Spirito” (1Cor 12,13): lo Spirito, dunque, è anche personalmente l'Acqua viva che scaturisce da Cristo crocifisso come dalla sua sorgente [Gv 19,34; 1Gv 5,8] e che in noi zampilla per la Vita eterna [Gv 4,10-14; 7,38; Es 17,1-6; Is 55,1; Zc 14,8; 1Cor 10,4; Ap 21,6; 22,17]. (CCC 2550) Lungo questo cammino della perfezione lo Spirito e la Sposa chiamano chi li ascolta [Ap 22,17] alla piena comunione con Dio: “Là sarà la vera gloria, dove nessuno verrà lodato per sbaglio o per adulazione; il vero onore, che non sarà rifiutato a nessuno che ne sia degno, non sarà riconosciuto a nessuno che ne sia indegno; né d'altra parte questi potrebbe pretenderlo, perché vi sarà ammesso solo chi è degno. Vi sarà la vera pace, dove nessuno subirà avversità da parte di se stesso o da parte di altri. Premio della virtù sarà colui che diede la virtù e che promise se stesso come ciò di cui non può esservi nulla di migliore e di più grande. […] “Sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo” (Lv 16,12) […]. Ancora questo indicano […] le parole dell'Apostolo: “Perché Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15,28). Egli sarà il fine di tutti i nostri desideri, contemplato senza fine, amato senza fastidio, lodato senza stanchezza. Questo dono, questo affetto, questo atto sarà certamente comune a tutti, come la stessa vita eterna [Sant'Agostino, De civitate Dei, 22, 30: PL 41, 801-802].

Ap 22, 17a Lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!"

(Ap 22, 17a) Lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!"
[17] Lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!". E chi ascolta ripeta: "Vieni!".
(CCC 757) La Chiesa che è chiamata "Gerusalemme che è in alto" e "madre nostra" (Gal 4,26) [Ap 12,17], viene pure descritta come l'immacolata Sposa dell'Agnello immacolato [Ap 19,7; 21,2.9; 22,17], Sposa che Cristo "ha amato […] e per la quale ha dato se stesso, al fine di renderla santa" (Ef 5,25-26), che si è associata con patto indissolubile e che incessantemente "nutre e […] cura" (Ef 5,29)” [Conc. Vat. II, Lumen gentium, 6]. (CCC 524) La Chiesa, celebrando ogni anno la liturgia dell'Avvento, attualizza questa attesa del Messia: mettendosi in comunione con la lunga preparazione della prima venuta del Salvatore, i fedeli ravvivano l'ardente desiderio della sua seconda venuta [Ap 22,17]. Con la celebrazione della nascita e del martirio del Precursore, la Chiesa si unisce al suo desiderio: “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,30). (CCC 671) Già presente nella sua Chiesa, il regno di Cristo non è tuttavia ancora compiutocon potenza e gloria grande” (Lc 21,27; cf Mt 25,31) mediante la venuta del Re sulla terra. Questo regno è ancora insidiato dalle potenze inique [2Ts 2,7], anche se esse sono già state vinte radicalmente dalla pasqua di Cristo. Fino al momento in cui tutto sarà a lui sottomesso [1Cor 15,28], “fino a che non vi saranno i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora, la Chiesa pellegrinante, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all'età presente, porta la figura fugace di questo mondo, e vive tra le creature, le quali sono in gemito e nel travaglio del parto sino ad ora e attendono la manifestazione dei figli di Dio” [Lumen gentium, 48]. Per questa ragione i cristiani pregano, soprattutto nell'Eucaristia [1Cor 11,26], per affrettare il ritorno di Cristo [2Pt 3,11-12] dicendogli: “Vieni, Signore” (Ap 22,20; cf 1Cor 16,22; Ap 22,17).

Ap 22, 16 Io sono la stella radiosa del mattino

(Ap 22, 16) Io sono la stella radiosa del mattino
[16] Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino".
(CCC 437) L'angelo ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù come quella del Messia promesso a Israele: “Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore” (Lc 2,11). Fin da principio egli è “colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo” (Gv 10,36), concepito come “santo” nel grembo verginale di Maria (Lc 1,35). Giuseppe è stato chiamato da Dio a prendere con sé Maria sua sposa, incinta di “quel che è generato in lei… dallo Spirito Santo” (Mt 1,20), affinché Gesù, “chiamato Cristo” (Mt 1,16), nasca dalla sposa di Giuseppe nella discendenza messianica di Davide [Rm 1,3; 2Tm 2,8; Ap 22,16]. (CCC 528) L'epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Insieme con il battesimo di Gesù nel Giordano e con le nozze di Cana [Solennità dell'Epifania del Signore, Antifona al “Magnificat” dei II Vespri: Liturgia delle Ore, v. 1], essa celebra l'adorazione di Gesù da parte dei “magi” venuti dall'Oriente [Mt 2,1]. In questi “magi”, che rappresentano le religioni pagane circostanti, il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell'Incarnazione accolgono la Buona Novella della salvezza. La venuta dei magi a Gerusalemme per adorare il re dei giudei [Mt 2,2] mostra che essi, alla luce messianica della stella di Davide [Nm 24,17; Ap 22,16], cercano in Israele colui che sarà il re delle nazioni [Nm 24,17-19]. La loro venuta sta a significare che i pagani non possono riconoscere Gesù e adorarlo come Figlio di Dio e Salvatore del mondo se non volgendosi ai giudei [Gv 4,22] e ricevendo da loro la Promessa messianica quale è contenuta nell'Antico Testamento [Mt 2,4-6]. L'epifania manifesta che “la grande massa delle genti” entra “nella famiglia dei patriarchi” [San Leone Magno, Sermo 33,3: PL 54, 242] e ottiene la “dignità Israelitica” [Veglia pasquale. Orazione dopo la terza lettura: Messale Romano].

Ap 22, 15 Fuori chiunque ama e pratica la menzogna

(Ap 22, 15) Fuori chiunque ama e pratica la menzogna
[15] Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!
(CCC 1852) La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elenchi. La lettera ai Galati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: “Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio” (Gal 5,19-21; cf Rm 1,28-32; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; Col 3,5-9; 1Tm 1,9-10; 2Tm 3,2-5).

Ap 22, 12-14 Beati coloro che lavano le loro vesti

(Ap 22, 12-14) Beati coloro che lavano le loro vesti
[12] Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. [13] Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. [14] Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all'albero della vita e potranno entrare per le porte nella città.
(CCC 1486) Il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo è accordato mediante un sacramento apposito chiamato sacramento della Conversione, della Confessione, della Penitenza o della Riconciliazione. (CCC 1470) In questo sacramento, il peccatore, rimettendosi al giudizio misericordioso di Dio, anticipa in un certo modo il giudizio al quale sarà sottoposto al termine di questa vita terrena. E' infatti ora, in questa vita, che ci è offerta la possibilità di scegliere tra la vita e la morte, ed è soltanto attraverso il cammino della conversione che possiamo entrare nel regno di Dio, dal quale il peccato grave esclude [1Cor 5,11; Gal 5,19-21; Ap 22,15]. Convertendosi a Cristo mediante la penitenza e la fede, il peccatore passa dalla morte alla vitae non va incontro al giudizio” (Gv 5,24 ).

Ap 22, 8-11 Il santo si santifichi ancora

(Ap 22, 8-11) Il santo si santifichi ancora
[8] Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate. [9] Ma egli mi disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare". [10] Poi aggiunse: "Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino. [11] Il perverso continui pure a essere perverso, l'impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
(CCC 1427) Gesù chiama alla conversione. Questo appello è una componente essenziale dell'annuncio del Regno: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Nella predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo. Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione. E' mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo [At 2,38] che si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova. (CCC 1428) Ora, l'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa checomprende nel suo seno i peccatori” e che, “santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 8]. Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana. E' il dinamismo del “cuore contrito [Sal 51,19] attirato e mosso dalla grazia [Gv 6,44; 12,32] a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo [1 Gv 4,10].

Ap 22, 5-7 Le parole profetiche di questo libro

(Ap 22, 5-7) Le parole profetiche di questo libro
[5] Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli. [6] Poi mi disse: "Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve. [7] Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro".
(CCC 104) Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 24]; infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio [1Ts 2,13]. “Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro” [Dei Verbum, 21]. (CCC 124) “La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento [Dei Verbum, 17]. Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l'azione dello Spirito Santo [Dei Verbum, 20]. (CCC 125) I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture “in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore” [Dei Verbum, 18].