lunedì 31 marzo 2008

Gb 42, 3 Chi può oscurare il tuo consiglio?

(Gb 42, 3) Chi può oscurare il tuo consiglio?
[3] Chi è colui che, senza aver scienza, può oscurare il tuo consiglio? Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo.
(CCC 299) Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: “Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso” (Sap 11,20). Creata nel e per mezzo del Verbo eterno, “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio [Gen 1,26], chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione [Sal 19,2-5], certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera [Gb 42,3]. Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (“E Dio vide che era cosa buona […] cosa molto buona”: Gen 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale [San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: DS 286; Concilio di Braga I: DS 455-463; Concilio Lateranense IV: DS 800; Concilio di Firenze: DS 1333; Concilio Vaticano I: DS 3002].

Gb 42, 2 Nessuna cosa è impossibile per te

(Gb 42, 2) Nessuna cosa è impossibile per te
[2] Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te.
(CCC 275) Con Giobbe, il giusto, noi confessiamo: “Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te” (Gb 42,2). (CCC 276) Fedele alla testimonianza della Scrittura, la Chiesa rivolge spesso la sua preghiera al “Dio onnipotente ed eterno” (“Omnipotens sempiterne Deus…”), credendo fermamente che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37) [Gn 18,14; Mt 19,26].

Gb 38, 7 Plaudivano tutti i figli di Dio

(Gb 38, 7) Plaudivano tutti i figli di Dio
[7] Mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio
(CCC 350) Gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature: “Ad omnia bona nostra cooperantur angeli - Gli angeli cooperano ad ogni nostro bene” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 114, 3, ad 3]. (CCC 332) Essi, fin dalla creazione [Gb 38,7, dove gli angeli sono chiamati “figli di Dio”] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre [Gen 3,24], proteggono Lot [Gen 19], salvano Agar e il suo bambino [Gen 21,17], trattengono la mano di Abramo [Gen 22,11]; la Legge viene comunicata “per mano degli angeli” [At 7,53], essi guidano il Popolo di Dio [Es 23,20-23], annunziano nascite [Gdc 13] e vocazioni [Gdc 6,11-24; Is 6,6], assistono i profeti [1Re 19,5], per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Lc 1,11.26].

Gb 36, 26 Ecco, Dio è così grande

(Gb 36, 26) Ecco, Dio è così grande
[26] Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo: il numero dei suoi anni è incalcolabile.
(CCC 223) Conoscere la grandezza e la maestà di Dio: “Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo” (Gb 36,26). Proprio per questo Dio deve essere “servito per primo” [Santa Giovanna d'Arco, Dictum: Procés de condamnation]. (CCC 224) Vivere in rendimento di grazie: se Dio è l'Unico, tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da lui: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?” (1Cor 4,7). “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116,12).

Gb 33, 23-24 Vi è un angelo presso di lui

(Gb 33, 23-24) Vi è un angelo presso di lui
[23] Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all'uomo il suo dovere, [24] abbia pietà di lui e dica: "Scampalo dallo scender nella fossa, ho trovato il riscatto",
(CCC 350) Gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature: “Ad omnia bona nostra cooperantur angeli - Gli angeli cooperano ad ogni nostro bene” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 114, 3, ad 3]. (CCC 336) Dal suo inizio [Mt 18,10] fino all'ora della morte [Lc 16,22] la vita umana è circondata dalla loro protezione [Sal 34,8; 91,10-13] e dalla loro intercessione [Gb 33,23-24; Zc 1,12; Tb 12,12]. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita” [San Basilio Magno, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.

Gb 12, 10 Egli ha in mano l'anima di ogni vivente

(Gb 12, 10) Egli ha in mano l'anima di ogni vivente
[10] Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio d'ogni carne umana.
(CCC 2318) Dio “ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana” (Gb 12,10). (CCC 2319) Ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra, perché la persona umana è stata voluta per se stessa ad immagine e somiglianza del Dio vivente e santo. (CCC 2320) L'uccisione di un essere umano è gravemente contraria alla dignità della persona e alla santità del Creatore.

domenica 30 marzo 2008

Gb 10, 8-12 Le tue mani mi hanno plasmato

(Gb 10, 8-12) Le tue mani mi hanno plasmato
[8] Le tue mani mi hanno plasmato e mi hanno fatto integro in ogni parte; vorresti ora distruggermi? [9] Ricordati che come argilla mi hai plasmato e in polvere mi farai tornare. [10] Non m'hai colato forse come latte e fatto accagliare come cacio? [11] Di pelle e di carne mi hai rivestito, d'ossa e di nervi mi hai intessuto. [12] Vita e benevolenza tu mi hai concesso e la tua premura ha custodito il mio spirito.
(CCC 2270) La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, 1, 1]. “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato” (Ger 1,5). “Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra” (Sal 139,15).

Gb 1,6 I figli di Dio andarono a presentarsi

(Gb 1,6) I figli di Dio andarono a presentarsi
[6] Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro.
(CCC 441) Figlio di Dio, nell'Antico Testamento, è un titolo dato agli angeli [Dt (LXX) 32, 8; Gb 1,6], al popolo dell'elezione [Es 4,22; Os 11,1; Ger 3,19; Sir 36,11; Sap 18,13], ai figli d'Israele [Dt 14,1; Os 2,1] e ai loro re [2Sam 7,14; Sal 82,6]. In tali casi ha il significato di una filiazione adottiva che stabilisce tra Dio e la sua creatura relazioni di una particolare intimità. Quando il Re-Messia promesso è detto “figlio di Dio” [1Cr 17,13; Sal 2,7], ciò non implica necessariamente, secondo il senso letterale di quei testi, che egli sia più che umano. Coloro che hanno designato così Gesù in quanto Messia d'Israele [Mt 27,54] forse non hanno inteso dire di più [Lc 23,47]. (CCC 394) La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama “omicida fin dal principio” (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre [Mt 4,1-11]. “Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.

Gb 1,5 Di buon mattino offriva olocausti

Pagine scelte da Giobbe
(Gb 1,5) Di buon mattino offriva olocausti

[5] Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: "Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore". Così faceva Giobbe ogni volta.
(CCC 1032) Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico [Concilio di Lione II: DS 856], affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: “Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [Gb 1,5] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere” [San Giovanni Crisostomo, In epistulam I ad Corinthios, homilia 41, 5: PG 61, 361].

sabato 29 marzo 2008

2Mac 12, 45 Fece offrire il sacrificio per i morti

(2Mac 12, 45) Fece offrire il sacrificio per i morti
[45] Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.
(CCC 958) La comunione con i defunti. “La Chiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché "santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati" (2Mac 12,45), ha offerto per loro anche i suoi suffragi” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 50]. La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore. (CCC 1032) Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico [Concilio di Lione II: DS 856], affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: “Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [Gb 1,5] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere” [San Giovanni Crisostomo, In epistulam I ad Corinthios, homilia 41, 5: PG 61, 361].

2Mac 11, 8 Un cavaliere in sella, vestito di bianco

(2Mac 11, 8) Un cavaliere in sella, vestito di bianco
[8] Mentre si trovavano ancora vicino a Gerusalemme, apparve come condottiero davanti a loro un cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare un'armatura d'oro.
(CCC 330) In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: DS 3891] e immortali [Lc 20,36]. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria [Dn 10,9-12]. (CCC 332) Essi, fin dalla creazione [Gb 38,7, dove gli angeli sono chiamati “figli di Dio”] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre [Gen 3,24], proteggono Lot [Gen 19], salvano Agar e il suo bambino [Gen 21,17], trattengono la mano di Abramo [Gen 22,11]; la Legge viene comunicata “per mano degli angeli” [At 7,53], essi guidano il Popolo di Dio [Es 23,20-23], annunziano nascite [Gdc 13] e vocazioni [Gdc 6,11-24; Is 6,6], assistono i profeti [1Re 19,5], per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Lc 1,11.26].

2Mac 10, 29-30 Apparvero dal cielo cinque uomini

(2Mac 10, 29-30) Apparvero dal cielo cinque uomini
[29] Accesasi una lotta durissima, apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini splendidi su cavalli dalle briglie d'oro, che guidavano i Giudei. [30] Essi presero in mezzo il Maccabeo e, riparandolo con le loro armature, lo rendevano invulnerabile; contro gli avversari invece scagliavano dardi e folgori ed essi, confusi e accecati, si dispersero in preda al disordine.
(CCC 328) L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione. (CCC 329) Sant'Agostino dice a loro riguardo: “Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus - La parola angelo designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo” [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum, 103, 1, 15: PL 37, 1348-1349]. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che “vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18,10), essi sono “potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola” (Sal 103,20).

2Mac 7, 29 Non temere, accetta la morte

(2Mac 7, 29) Non temere, accetta la morte
[29] Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia".
(CCC 989) Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, cosi pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell’ultimo giorno [Gc 6,39-40]. Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11) [1 Ts 4,14; 1 Cor 6,14; 2 Cor 4,14; Fil 3,10-11].

2Mac 7, 28 Il cielo e la terra Dio li ha fatti

(2Mac 7, 28) Il cielo e la terra Dio li ha fatti
[28] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano.
(CCC 298) Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell'anima, creando in essi un cuore puro [Sal 51,12], e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli “che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono” (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre [Gen 1,3], può anche donare la luce della fede a coloro che non lo conoscono [2Cor 4,6].

2Mac 7, 22-23 Vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita

(2Mac 7, 22-23) Vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita
[22] "Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. [23] Senza dubbio il creatore del mondo, che ha plasmato alla origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi".
(CCC 297) La fede nella creazione “dal nulla” è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio: “Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. […] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano” (2Mac 7,22-23.28).

2Mac 7, 9. 14 Il re del mondo ci risusciterà

(2Mac 7, 9. 14) Il re del mondo ci risusciterà
[9] Giunto all'ultimo respiro, disse: "Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna". [14] Ridotto in fin di vita, egli diceva: "È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita".
(CCC 992) La risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo popolo progressivamente. La speranza nella risurrezione corporea dei morti si è imposta come una conseguenza intrinseca della fede in un Dio Creatore di tutto intero l’uomo, anima e corpo. Il Creatore del cielo e della terra è anche colui che mantiene fedelmente la sua Alleanza con Abramo e con la sua discendenza. È in questa duplice prospettiva che comincerà ad esprimersi la fede nella risurrezione. Nelle loro prove i martiri Maccabei confessano: “Il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna” (2 Mac 7, 9). “È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati” (2 Mac 7, 14.29; Dn 12,1-13).

2Mac 6,30 Nell'anima sopporto volentieri questo

Pagine scelte da 2Maccabei
(2Mac 6,30) Nell'anima sopporto volentieri questo

[30] Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: "Il Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui".
(CCC 363) Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, [Mt 16,25-26; Gv 15,13] oppure tutta la persona umana [At 2,41]. Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo [Mt 26,38; Gv 12,27] e di maggior valore [Mt 10,28; 2Mac 6,30], ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: “anima” significa il principio spirituale nell'uomo.

Est 4, 17c Tu sei il Signore di tutte le cose

Pagine scelte da Ester
(Est 4, 17c) Tu sei il Signore di tutte le cose

[17c] Tu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose e nessuno può resistere a te, Signore.
(CCC 269) Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” (Gen 49,24; Is 1,24 e altrove), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” (Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” (Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Ger 32,17; Lc 1,37] e dispone della sua opera come gli piace [Ger 27,5]; egli è il Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Est 4,17c; Prv 21,1; Tb 13,2]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” (Sap 11,21).

venerdì 28 marzo 2008

Gdt 9, 14 Sei tu il Signore, il Dio d'ogni potere

(Gdt 9, 14) Sei tu il Signore, il Dio d'ogni potere
[14] Dà a tutto il tuo popolo e ad ogni tribù la prova che sei tu il Signore, il Dio d'ogni potere e d'ogni forza e non c'è altri fuori di te, che possa proteggere la stirpe d'Israele".
(CCC 2585) Dopo Davide, fino alla venuta del Messia, i Libri Sacri contengono testi di preghiera che testimoniano come si sia fatta sempre più profonda la preghiera per se stessi e per gli altri [Esd 9,6-15; Ne 1,4-11; Gio 2,3-10; Tb 3,11-16; Gdt 9,2-14]. I salmi sono stati a poco a poco riuniti in una raccolta di cinque libri: i Salmi (o “Lodi”), capolavoro della preghiera nell'Antico Testamento.

Gdt 9, 11-13 Tu sei il Dio degli umili rifugio dei deboli

(Gdt 9, 11-13) Tu sei il Dio degli umili rifugio dei deboli
[11] Perché la tua forza non sta nel numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati. [12] Sì, sì, Dio del padre mio e di Israele tua eredità, Signore del cielo e della terra, creatore delle acque, re di tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera; [13] fà che la mia parola e l'inganno diventino piaga e flagello di costoro, che fanno progetti crudeli contro la tua alleanza e il tuo tempio consacrato, contro il monte elevato di Sion e la sede dei tuoi figli.
(CCC 2559) “La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti” [San Giovanni Damasceno, Expositito fidei, 68 (De fide orthodoxa, 3, 24): PG 94, 1089]. Da dove partiamo pregando? Dall'altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o “dal profondo” (Sal 130,1) di un cuore umile e contrito? E' colui che si umilia ad essere esaltato [Lc 18,9-14]. L'umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,26). L'umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: “L'uomo è un mendicante di Dio” [Sant'Agostino, Sermo 56, 6, 9: PL 38, 381].

Gdt 9, 9-10 Infondi a questa vedova la forza

(Gdt 9, 9-10) Infondi a questa vedova la forza
[9] Guarda la loro superbia, fà scendere la tua ira sulle loro teste; infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho deciso. [10] Con l'inganno delle mie labbra abbatti il servo con il suo padrone e il padrone con il suo ministro; spezza la loro alterigia per mezzo di una donna.
(CCC 2568) La rivelazione della preghiera nell'Antico Testamento si iscrive tra la caduta e il riscatto dell'uomo, tra la domanda accorata di Dio ai suoi primi figli: “Dove sei? [...] Che hai fatto?” (Gen 3,9.13) e la risposta del Figlio unigenito al suo entrare nel mondo: (“Ecco, io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà”: Eb 10,5-7). La preghiera in tal modo è legata alla storia degli uomini, è la relazione a Dio nelle vicende della storia.

giovedì 27 marzo 2008

Gdt 9, 5-8 Tu sei il Signore che disperdi le guerre

(Gdt 9, 5-8) Tu sei il Signore che disperdi le guerre
[5] Tu hai preordinato ciò che precedette quei fatti e i fatti stessi e ciò che seguì. Tu hai disposto le cose presenti e le future e quello che tu hai pensato si è compiuto. [6] Le cose da te deliberate si sono presentate e hanno detto: Ecco ci siamo; perché tutte le tue vie sono preparate e i tuoi giudizi sono preordinati. [7] Or ecco gli Assiri hanno aumentato la moltitudine dei loro eserciti, vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri, si vantano della forza dei loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle lance, sugli archi e sulle fionde e ignorano che tu sei il Signore che disperdi le guerre; [8] Signore è il tuo nome. Abbatti la loro forza con la tua potenza e rovescia la loro violenza con la tua ira: fanno conto di profanare il tuo santuario, di contaminare la Dimora ove riposa il tuo nome e la tua gloria, di abbattere con il ferro il corno del tuo altare.
(CCC 2563) Il cuore è la dimora dove sto, dove abito (secondo l'espressione semitica o biblica: dove “discendo”). E' il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. E' il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. E' il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. E' il luogo dell'incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell'alleanza.

Gdt 9, 2-4 Dio, Dio mio, ascolta anche me

Pagine scelte da Giuditta
(Gdt 9, 2-4) Dio, Dio mio, ascolta anche me

[2] "Signore, Dio del padre mio Simeone, tu hai messo nella sua mano la spada della vendetta contro gli stranieri, contro coloro che avevano sciolto a ignominia la cintura d'una vergine, ne avevano denudato i fianchi a vergogna e ne avevano contaminato il grembo a infamia. Tu avevi detto: non si deve fare tal cosa! ma essi l'hanno fatta. [3] Per questo hai consegnato alla morte i loro capi e al sangue quel loro giaciglio, macchiato del loro inganno, ripagato con l'inganno; hai abbattuto i servi con i loro capi e i capi sui loro troni. [4] Hai destinato le loro mogli alla preda, le loro figlie alla schiavitù, tutte le loro spoglie alla divisione tra i tuoi figli diletti, perché costoro, accesi del tuo zelo, erano rimasti inorriditi della profanazione del loro sangue e a te avevano gridato chiamandoti in aiuto. Dio, Dio mio, ascolta anche me che sono vedova.
(CCC 2562) Da dove viene la preghiera dell'uomo? Qualunque sia il linguaggio della preghiera (gesti e parole), è tutto l'uomo che prega. Ma, per indicare il luogo dal quale sgorga la preghiera, le Scritture parlano talvolta dell'anima o dello spirito, più spesso del cuore (più di mille volte). E' il cuore che prega. Se esso è lontano da Dio, l'espressione della preghiera è vana.

Tb 13, 2 Nulla sfugge alla sua mano

(Tb 13, 2) Nulla sfugge alla sua mano
[2] Benedetto Dio che vive in eterno il suo regno dura per tutti i secoli; Egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra, fa risalire dalla Grande Perdizione e nulla sfugge alla sua mano.
(CCC 269 Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” (Gen 49,24; Is 1,24 e altrove), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” (Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” (Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Ger 32,17; Lc 1,37] e dispone della sua opera come gli piace [Ger 27,5]; egli è il Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Est 4,17c; Prv 21,1; Tb 13,2]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” (Sap 11,21).

Tb 12, 12 Presentavo la vostra preghiera al Signore

(Tb 12, 12) Presentavo la vostra preghiera al Signore
[12] Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti.
(CCC 335) Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo [Preghiera eucaristica, Santo: Messale Romano]; invoca la loro assistenza (così nell'“In Paradisum deducant te angeli…” - In Paradiso ti accompagnino gli angeli - nella liturgia dei defunti (Rito delle esequie, 80), o ancora nell'“Inno dei Cherubini” della liturgia bizantina, Liturgia bizantina di San Giovanni Crisostomo. Hymnus cherubinorum: Liturgies Eastern and Western, p. 377), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi). (CCC 336) Dal suo inizio [Mt 18,10] fino all'ora della morte [Lc 16,22] la vita umana è circondata dalla loro protezione [Sal 34,8; 91,10-13] e dalla loro intercessione [Gb 33,23-24; Zc 1,12; Tb 12,12]. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita” [San Basilio Magno, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.

mercoledì 26 marzo 2008

Tb 12, 8 La preghiera con il digiuno e l'elemosina

(Tb 12, 8) La preghiera con il digiuno e l'elemosina
[8] Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l'elemosina con la giustizia. Meglio il poco con giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l'elemosina che mettere da parte oro.
(CCC 1434) La penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l'elemosina [Tb 12,8; Mt 6,1-18], che esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri. Accanto alla purificazione radicale operata dal Battesimo o dal martirio, essi indicano, come mezzo per ottenere il perdono dei peccati, gli sforzi compiuti per riconciliarsi con il prossimo, le lacrime di penitenza, la preoccupazione per la salvezza del prossimo [Gc 5,20], l'intercessione dei santi e la pratica della carità che “copre una moltitudine di peccati” (1Pt 4,8).

Tb 8, 4-9 Prendo questa mia parente con rettitudine

(Tb 8, 4-9) Prendo questa mia parente con rettitudine
[4] Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: "Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza". [5] Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: "Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! [6] Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. [7] Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d'intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia". [8] E dissero insieme: "Amen, amen!". [9] Poi dormirono per tutta la notte.
(CCC 2361) “La sessualità, mediante la quale l'uomo e la donna si donano l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]: “Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza”. Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri […]. Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d'intenzione. Degnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”. E dissero insieme: “Amen, amen!”. Poi dormirono per tutta la notte” (Tb 8,4-9).

Tb 4, 15 Non fare a nessuno ciò che non piace a te

(Tb 4, 15) Non fare a nessuno ciò che non piace a te
[15] Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Non bere vino fino all'ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l'ubriachezza.
(CCC 1789) Alcune norme valgono in ogni caso: - Non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene. - La “regola d'oro”: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12) [Lc 6,31; Tb 4,15]. - La carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza: Parlando “così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza [...] voi peccate contro Cristo” (1Cor 8,12). “È bene non […] [fare] cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsi” (Rm 14,21).

martedì 25 marzo 2008

Tb 4, 5-11 Compi opere buone in tutti i giorni

(Tb 4, 5-11) Compi opere buone in tutti i giorni
[5] Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandi. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia. [6] Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni, come quelle di chiunque pratichi la giustizia. [7] Dei tuoi beni fà elemosina. Non distogliere mai lo sguardo dal povero, così non si leverà da te lo sguardo di Dio. [8] La tua elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, dà molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. [9] Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, [10] poiché l'elemosina libera dalla morte e salva dall'andare tra le tenebre. [11] Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo.
(CCC 2447) Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali [Is 58,6-7; Eb 13,3]. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti [Mt 25,31-46]. Tra queste opere, fare l'elemosina ai poveri [Tb 4,5-11; Sir 17,18] è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio [Mt 6,2-4]: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto (Lc 3,11). “Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, e tutto sarà puro per voi” (Lc 11,41). “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?” (Gc 2,15-16; cf 1Gv 3,17).

Tb 4, 3-4 Onora tua madre e non abbandonarla

(Tb 4, 3-4) Onora tua madre e non abbandonarla
[3] Chiamò il figlio e gli disse: "Qualora io muoia, dammi una sepoltura decorosa; onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fà ciò che è di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. [4] Ricordati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel suo seno. Quando morirà, dalle sepoltura presso di me in una medesima tomba.
(CCC 2214) La paternità divina è la sorgente della paternità umana [Ef 3,15]; è la paternità divina che fonda l'onore dovuto ai genitori. Il rispetto dei figli, minorenni o adulti, per il proprio padre e la propria madre [Pr 1,8; Tb 4,3-4], si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è richiesto dal comando divino [Es 20,12]. (CCC 2215) Il rispetto per i genitori (pietà filiale) è fatto di riconoscenza verso coloro che, con il dono della vita, il loro amore e il loro lavoro, hanno messo al mondo i loro figli e hanno loro permesso di crescere in età, in sapienza e in grazia. “Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?” (Sir 7,27-28).

Tb 3, 11,16 La preghiera di tutti e due fu accolta

(Tb 3, 11,16) La preghiera di tutti e due fu accolta
[11] In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò: "Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. [12] Ora a te alzo la faccia e gli occhi. [13] Dì che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. [14] Tu sai, Signore, che sono pura da ogni disonestà con uomo [15] e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell'esilio. Io sono l'unica figlia di mio padre. Egli non ha altri figli che possano ereditare, né un fratello vicino, né un parente, per il quale io possa serbarmi come sposa. già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti". [16] In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu accolta davanti alla gloria di Dio.
(CCC 2585) Dopo Davide, fino alla venuta del Messia, i Libri Sacri contengono testi di preghiera che testimoniano come si sia fatta sempre più profonda la preghiera per se stessi e per gli altri [Esd 9,6-15; Ne 1,4-11; Gio 2,3-10; Tb 3,11-16; Gdt 9,2-14]. I salmi sono stati a poco a poco riuniti in una raccolta di cinque libri: i Salmi (o “Lodi”), capolavoro della preghiera nell'Antico Testamento.

lunedì 24 marzo 2008

Tb 2, 13-18 Dove sono le tue buone opere?

(Tb 2, 13-18) Dove sono le tue buone opere?
"Da dove viene questo capretto? Non sarà stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poiché non abbiamo il diritto di mangiare cosa alcuna rubata". [14] Ella mi disse: "Mi è stato dato in più del salario". Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a causa di ciò arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: "Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!"
(CCC 2453) Il settimo comandamento proibisce il furto. Il furto consiste nell'usurpare il bene altrui, contro la volontà ragionevole del proprietario. (CCC 2454) Ogni modo di prendere ed usare ingiustamente i beni altrui è contrario al settimo comandamento. L'ingiustizia commessa esige riparazione. La giustizia commutativa esige la restituzione di ciò che si è si è rubato. (CCC 312) Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: “Non siete stati voi”, dice Giuseppe ai suoi fratelli, “a mandarmi qui, ma Dio. […] Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene […] per far vivere un popolo numeroso” (Gen 45,8; 50,20; cf Tb 2,12-18 volg). Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia [Rm 5,20], ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.

Tb 1, 16-18 Io sottraevo i loro corpi per la sepoltura

Pagine scelte da Tobia
(Tb 1, 16-18) Io sottraevo i loro corpi per la sepoltura

[16] Al tempo di Salmanàssar facevo spesso l'elemosina a quelli della mia gente; [17] donavo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo. [18] Seppellii anche quelli che aveva uccisi Sennàcherib, quando tornò fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera egli ne uccise molti; io sottraevo i loro corpi per la sepoltura e Sennàcherib invano li cercava.
(CCC 2300) I corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un'opera di misericordia corporale [Tb 1,16-18]; rende onore ai figli di Dio, templi dello Spirito Santo.

Ne 13, 19-22 Santificare il giorno del sabato

(Ne 13, 19-22) Santificare il giorno del sabato
[19] Non appena le porte di Gerusalemme cominciarono a essere nell'ombra della sera, prima del sabato, io ordinai che le porte fossero chiuse e che non si riaprissero fino dopo il sabato; collocai alcuni miei servi alle porte, perché nessun carico entrasse in città durante il sabato. [20] Così i mercanti e i venditori di ogni merce una o due volte passarono la notte fuori di Gerusalemme. [21] Allora io protestai contro di loro e dissi: "Perché passate la notte davanti alle mura? Se lo farete un'altra volta, vi farò arrestare". Da quel momento non vennero più in giorno di sabato. [22] Ordinai ai leviti che si purificassero e venissero a custodire le porte per santificare il giorno del sabato. Anche per questo ricordati di me, mio Dio, e abbi pietà di me secondo la tua grande misericordia!
(CCC 2190) Il sabato, che rappresentava il compimento della prima creazione, è sostituito dalla domenica, che ricorda la nuova creazione, iniziata con la Risurrezione di Cristo. (CCC 2191) La Chiesa celebra il giorno della Risurrezione di Cristo nell'ottavo giorno, che si chiama giustamente giorno del Signore, o domenica [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 106]. (CCC 2175) La domenica si distingue nettamente dal sabato al quale, ogni settimana, cronologicamente succede, e del quale, per i cristiani, sostituisce la prescrizione rituale. Porta a compimento, nella pasqua di Cristo, la verità spirituale del sabato ebraico ed annuncia il riposo eterno dell'uomo in Dio. Infatti, il culto della legge preparava il mistero di Cristo, e ciò che vi si compiva prefigurava qualche aspetto relativo a Cristo [1Cor 10,11]: “Coloro che vivevano nell'antico ordine di cose si sono rivolti alla nuova speranza, non più guardando al sabato, ma vivendo secondo la domenica, giorno in cui è sorta la nostra vita, per la grazia del Signore e per la sua morte” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Magnesios, 9, 1].

Ne 13, 15-18 Profanando il giorno di sabato

(Ne 13, 15-18) Profanando il giorno di sabato
[15] In quei giorni osservai in Giuda alcuni che pigiavano nei tini in giorno di sabato, altri che trasportavano i covoni e li caricavano sugli asini, e anche vino, uva, fichi e ogni sorta di carichi, che introducevano a Gerusalemme in giorno di sabato; io protestai a causa del giorno in cui vendevano le derrate. [16] C'erano anche alcuni di Tiro stabiliti a Gerusalemme che importavano pesce e ogni sorta di merci e le vendevano ai figli di Giuda in giorno di sabato e in Gerusalemme. [17] Allora io rimproverai i notabili di Giuda e dissi loro: "Che cosa è mai questo male che fate, profanando il giorno di sabato? [18] I nostri padri non hanno fatto così? Il nostro Dio per questo ha fatto cadere su noi e su questa città tutti questi mali. Voi accrescete l'ira accesa contro Israele, profanando il sabato!".
(CCC 2168) Il terzo comandamento del Decalogo ricorda la santità del sabato: “Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore” (Es 31,15). (CCC 2171) Dio ha affidato a Israele il sabato perché lo rispetti in segno dell'Alleanza perenne [Es 31,16]. Il sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele. (CCC 2172) L'agire di Dio è modello dell'agire umano. Se Dio nel settimo giorno “si è riposato” (Es 31,17), anche l'uomo deve “far riposo” e lasciare che gli altri, soprattutto i poveri, “possano goder quiete” (Es 23,12). Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua. E' un giorno di protesta contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro [Ne 13,15-22; 2Cr 36,21].

sabato 22 marzo 2008

Ne 13, 4-11 Io prego ora davanti a te per gli Israeliti

Pagine scelte da Neemia
(Ne 13, 4-11) Io prego ora davanti a te per gli Israeliti

[4] Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo. [5] E dissi: "Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l'alleanza e la misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, [6] siano i tuoi orecchi attenti, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati, che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. [7] Ci siamo comportati male con te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le decisioni che tu hai dato a Mosè tuo servo. [8] Ricordati della parola che hai affidato a Mosè tuo servo: Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; [9] ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome. [10] Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo; tu li hai redenti con grande potenza e con mano forte. [11] Signore, siano i tuoi orecchi attenti alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fagli trovare benevolenza davanti a questo uomo". Io allora ero coppiere del re.
(CCC 2635) Intercedere, chiedere in favore di un altro, dopo Abramo, è la prerogativa di un cuore in sintonia con la misericordia di Dio. Nel tempo della Chiesa, l'intercessione cristiana partecipa a quella di Cristo: è espressione della comunione dei santi. Nell'intercessione, colui che prega non cerca solo “il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Fil 2,4), fino a pregare per coloro che gli fanno del male [S. Stefano che prega per i suoi uccisori, come Gesù: cf. At 7,60; Lc 23,28.34].

Esd 9, 10-15 Abbiamo abbandonato i tuoi comandi

(Esd 9, 10-15) Abbiamo abbandonato i tuoi comandi
[10] Ma ora, che dire, Dio nostro, dopo questo? Poiché abbiamo abbandonato i tuoi comandi [11] che tu avevi dato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, dicendo: Il paese di cui voi andate a prendere il possesso è un paese immondo, per l'immondezza dei popoli indigeni, per le nefandezze di cui l'hanno colmato da un capo all'altro con le loro impurità. [12] Per questo non dovete dare le vostre figlie ai loro figli, né prendere le loro figlie per i vostri figli; non dovrete mai contribuire alla loro prosperità e al loro benessere, così diventerete forti voi e potrete mangiare i beni del paese e lasciare un'eredità ai vostri figli per sempre. [13] Dopo ciò che è venuto su di noi a causa delle nostre cattive azioni e per la nostra grande colpevolezza, benché tu, Dio nostro, ci abbia punito meno di quanto meritavano le nostre colpe e ci abbia concesso di formare questo gruppo di superstiti, [14] potremmo forse noi tornare a violare i tuoi comandi e a imparentarci con questi popoli abominevoli? Non ti adireresti contro di noi fino a sterminarci, senza lasciare resto né superstite? [15] Signore, Dio di Israele, per la tua bontà è rimasto di noi oggi un gruppo di superstiti: eccoci davanti a te con la nostra colpevolezza. Ma a causa di essa non possiamo resistere alla tua presenza!".
(CCC 2591) Dio instancabilmente chiama ogni persona all'incontro misterioso con lui. La preghiera accompagna tutta la storia della salvezza come un appello reciproco tra Dio e l'uomo. (CCC 2592) La preghiera di Abramo e di Giacobbe si presenta come una lotta della fede ancorata alla fiducia nella fedeltà di Dio e alla certezza della vittoria promessa alla perseveranza. (CCC 2593) La preghiera di Mosè è la risposta all'iniziativa del Dio vivente per la salvezza del suo popolo. Prefigura la preghiera d'intercessione dell'unico mediatore, Cristo Gesù. (CCC 2594) La preghiera del Popolo di Dio si sviluppa all'ombra della Dimora di Dio, dell'Arca dell'Alleanza e del Tempio, sotto la guida dei pastori, del re Davide principalmente, e dei profeti. (CCC 2595) I profeti chiamano alla conversione del cuore e, mentre ricercano ardentemente il volto di Dio, come Elia, intercedono per il popolo.

Esd 9, 6-9 Il nostro Dio non ci ha abbandonati

Pagine scelte da Esdra
(Esd 9, 6-9) Il nostro Dio non ci ha abbandonati

[6] "Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare, Dio mio, la faccia verso di te, poiché le nostre colpe si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpevolezza è aumentata fino al cielo. [7] Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli e per le nostre colpe, noi, i nostri re e i nostri sacerdoti, siamo stati dati nelle mani dei re stranieri; siamo stati consegnati alla spada, alla prigionia, alla rapina, all'insulto fino ad oggi. [8] Ora, da poco, il nostro Dio ci ha fatto una grazia: ha liberato un resto di noi, dandoci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un pò di sollievo nella nostra schiavitù. [9] Perché noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia; ci ha fatti rivivere, perché rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme.
(CCC 2585) Dopo Davide, fino alla venuta del Messia, i Libri Sacri contengono testi di preghiera che testimoniano come si sia fatta sempre più profonda la preghiera per se stessi e per gli altri [Esd 9,6-15; Ne 1,4-11; Gio 2,3-10; Tb 3,11-16; Gdt 9,2-14]. I salmi sono stati a poco a poco riuniti in una raccolta di cinque libri: i Salmi (o “Lodi”), capolavoro della preghiera nell'Antico Testamento.

2Cr 36,21 Finché non abbia scontato i suoi sabati

Pagine scelte da 2Cronache
(2Cr 36,21) Finché non abbia scontato i suoi sabati

[21] attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: "Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni".
(CCC 2172) L'agire di Dio è modello dell'agire umano. Se Dio nel settimo giorno “si è riposato” (Es 31,17), anche l'uomo deve “far riposo” e lasciare che gli altri, soprattutto i poveri, “possano goder quiete” (Es 23,12). Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua. E' un giorno di protesta contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro [Ne 13,15-22; 2Cr 36,21].

1Cr 17,13 Io sarò per lui un padre

Pagine scelte da 1Cronache
(1Cr 17,13) Io sarò per lui un padre

13] Io sarò per lui un padre e lui sarà per me un figlio; non ritirerò da lui il mio favore come l'ho ritirato dal tuo predecessore.
(CCC 441) Figlio di Dio, nell'Antico Testamento, è un titolo dato agli angeli [Dt (LXX) 32, 8; Gb 1,6], al popolo dell'elezione [Es 4,22; Os 11,1; Ger 3,19; Sir 36,11; Sap 18,13], ai figli d'Israele [Dt 14,1; Os 2,1] e ai loro re [2Sam 7,14; Sal 82,6]. In tali casi ha il significato di una filiazione adottiva che stabilisce tra Dio e la sua creatura relazioni di una particolare intimità. Quando il Re-Messia promesso è detto “figlio di Dio” [1Cr 17,13; Sal 2,7], ciò non implica necessariamente, secondo il senso letterale di quei testi, che egli sia più che umano. Coloro che hanno designato così Gesù in quanto Messia d'Israele [Mt 27,54] forse non hanno inteso dire di più [Lc 23,47].

giovedì 20 marzo 2008

2Re 2,9 Passino a me i due terzi del tuo spirito

Pagine scelte dal 2° Libro dei Re
(2Re 2, 9) Passino a me i due terzi del tuo spirito

[9] Dopo che furono passati, Elia disse ad Eliseo: «Chiedi ciò che vuoi che faccia per te prima che sia sottratto a te». Eliseo rispose: «Passino a me i due terzi del tuo spirito».
(CCC 2684) Nella comunione dei santi si sono sviluppate, lungo la storia delle Chiese, diverse spiritualità. Il carisma personale di un testimone dell'amore di Dio per gli uomini si è potuto trasmettere, come “lo spirito” di Elia a Eliseo [2Re 2,9] e a Giovanni Battista [Lc 1,17], perché alcuni discepoli avessero parte a tale spirito [Conc. Ecum. Vat. II, Perfectae caritatis, 2]. Una spiritualità è anche alla confluenza di altre correnti, liturgiche e teologiche, e testimonia dell'inculturazione della fede in un contesto umano e nella sua storia. Le spiritualità cristiane partecipano alla tradizione vivente della preghiera e sono guide indispensabili per i fedeli. Esse, nella loro ricca diversità, riflettono l'unica e pura luce dello Spirito Santo. “Lo Spirito è veramente il luogo dei santi, e per lo Spirito il santo è una dimora particolarmente adatta, poiché il santo si offre ad abitare con Dio ed è chiamato suo tempio” [San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto, 26, 62: PG 32, 184].

1Re 21, 25-26 Acab agì in modo abominevole

(1Re 21, 25-26) Acab agì in modo abominevole
[25] Per la verità non ci fu nessuno che, alla pari di Acab, si prestò a fare ciò che è male agli occhi del Signore, perché sua moglie Gezabele lo aveva sedotto. [26] Egli agì in modo abominevole, andando dietro agl'idoli come avevano fatto gli Amorrei che il Signore aveva cacciato davanti ai figli d' Israele.
(CCC 2538) Il decimo comandamento esige che si bandisca dal cuore umano l'invidia. Allorché il profeta Natan volle suscitare il pentimento del re Davide, gli narrò la storia del povero che possedeva soltanto una pecora, la quale era per lui come una figlia, e del ricco che, malgrado avesse bestiame in gran numero, invidiava quel povero e finì per portargli via la sua pecora [2Sam 12,1-4]. L'invidia può condurre ai peggiori misfatti [Gen 4,3-8; 1Re 21,1-29]. “La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 2,24). “Noi ci facciamo guerra vicendevolmente, ed è l'invidia ad armarci gli uni contro gli altri. [...] Se tutti si accaniscono così a far vacillare il corpo di Cristo, dove si arriverà? Siamo quasi in procinto di snervarlo. […] Ci diciamo membra di un medesimo organismo e ci divoriamo come farebbero le belve” [San Giovanni Crisostomo, In epistulam II ad Corinthios, homilia 27, 3-4: PG 61, 588].

1Re 21, 20-24 Hai fatto il male agli occhi del Signore

(1Re 21, 20-24) Hai fatto il male agli occhi del Signore
[20] Acab rispose ad Elia: «Mi hai dunque colto sul fatto, o mio nemico?». Elia rispose: «Sì, ti ho colto, perché ti sei prestato a fare ciò che è male agli occhi del Signore. [21] Ecco, io farò venire su di te la sventura e ti spazzerò via; reciderò via da Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. [22] Tratterò la tua casa come quella di Geroboamo, figlio di Nabat, e come quella di Baasa, figlio di Achia, a causa dell' ira che hai suscitato in me, inducendo Israele a peccare. [23] Anche riguardo a Gezabele il Signore parla in questi termini: "I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreel. [24] Della famiglia di Acab chiunque morirà in città lo divoreranno i cani; chiunque morirà in campagna lo mangeranno gli uccelli del cielo"».
(CCC 2268) Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l'omicidio diretto e volontario. L'omicida e coloro che volontariamente cooperano all'uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo [Gen 4,10]. L'infanticidio [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 51], il fratricidio, il parricidio e l'uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi a motivo dei vincoli naturali che infrangono. Preoccupazioni eugenetiche o di igiene pubblica non possono giustificare nessuna uccisione, fosse anche comandata dai pubblici poteri. (CCC 2269) Il quinto comandamento proibisce qualsiasi azione fatta con l'intenzione di provocare indirettamente la morte di una persona. La legge morale vieta tanto di esporre qualcuno ad un rischio mortale senza grave motivo, quanto di rifiutare l'assistenza ad una persona in pericolo. Tollerare, da parte della società umana, condizioni di miseria che portano alla morte senza che ci si sforzi di porvi rimedio, è una scandalosa ingiustizia e una colpa grave. Quanti nei commerci usano pratiche usuraie e mercantili che provocano la fame e la morte dei loro fratelli in umanità, commettono indirettamente un omicidio, che è loro imputabile [Am 8,4-10]. L'omicidio involontario non è moralmente imputabile. Ma non si è scagionati da una colpa grave qualora, senza motivi proporzionati, si è agito in modo tale da causare la morte, anche senza l'intenzione di provocarla.

1Re 21, 14-19 Tu hai ucciso e hai usurpato!

(1Re 21, 14-19) Tu hai ucciso e hai usurpato!
[14] Poi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è stato lapidato ed è morto!».[15] Quando Gezabele seppe che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Lèvati e prendi possesso della vigna che Nabot di Izreel rifiutò di darti per denaro; Nabot infatti non è più vivo, ma è morto». [16] Udendo che Nabot era morto, Acab si levò per scendere alla vigna di Nabot di Izreel e appropriarsene. [17] Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il tisbita in questi termini: [18] «Lèvati e scendi incontro ad Acab, re di Israele, in Samaria. Ecco, egli si trova nella vigna di Nabot, dov'è disceso per appropriarsela. [19] Gli dirai: "Così parla il Signore: Tu hai ucciso e, per di più, hai usurpato!". Poi soggiungerai: "Così parla il Signore: Nel medesimo luogo in cui i cani hanno leccato il sangue di Nabot, leccheranno anche il tuo sangue"».
(CCC 2258) “La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, Introductio, 5]. (CCC 2260) L'alleanza tra Dio e l'umanità è intessuta di richiami al dono divino della vita umana e alla violenza omicida dell'uomo: “Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto […]. Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio egli ha fatto l'uomo” (Gen 9,5-6). L'Antico Testamento ha sempre ritenuto il sangue come un segno sacro della vita [Lv 17,14]. Questo insegnamento è necessario in ogni tempo. (CCC 2261) La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: “Non far morire l'innocente e il giusto” (Es 23,7). L'uccisione volontaria di un innocente è gravemente contraria alla dignità dell'essere umano, alla “regola d'oro” e alla santità del Creatore. La legge che vieta questo omicidio ha una validità universale: obbliga tutti e ciascuno, sempre e dappertutto.

1Re 21, 7-13 Due uomini perversi l'accusarono

(1Re 21, 7-13) Due uomini perversi l'accusarono
[7] Allora Gezabele sua moglie gli disse: «Ora devi esercitare il tuo governo su Israele! Lèvati, prendi cibo e sta' di cuore allegro; io infatti ti darò la vigna di Nabot di Izreel». [8] Scrisse delle lettere a nome di Acab, le sigillò con il sigillo reale e le spedì agli anziani e ai notabili che abitavano con Nabot. [9] Così venne scritto nelle lettere: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. [10] Ponetegli di fronte due uomini perversi che lo accusino dicendo: "Tu hai maledetto Dio e il re". Poi fatelo uscire, lapidatelo e così muoia!». [11] Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili fecero come Gezabele aveva loro ordinato, secondo quanto era scritto nelle lettere che essa aveva loro inviato. [12] Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. [13] Allora giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui e l'accusarono dicendo: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo fecero uscire fuori della città, lo lapidarono e morì.
(CCC 2464) L'ottavo comandamento proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto ad impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell'Alleanza. (CCC 2465) L'Antico Testamento attesta: Dio è sorgente di ogni verità. La sua Parola è verità [Pr 8,7; 2Sam 7,28]. La sua legge è verità [Sal 119,142]. La sua “fedeltà dura per ogni generazione” (Sal 119,90) [Lc 1,50]. Poiché Dio è il “Verace” (Rm 3,4), i membri del suo popolo sono chiamati a vivere nella verità [Sal 119,30]. (CCC 2476) Falsa testimonianza e spergiuro. Un’affermazione contraria alla verità, quando è fatta pubblicamente, riveste una gravità particolare. Fatta davanti ad un tribunale, diventa una falsa testimonianza [Pr 19,9]. Quando la si fa sotto giuramento, è uno spergiuro. Simili modi di comportarsi contribuiscono sia alla condanna di un innocente sia alla assoluzione di un colpevole, oppure ad aggravare la pena in cui è incorso l'accusato [Pr 18,5]. Compromettono gravemente l'esercizio della giustizia e l'equità della sentenza pronunciata dai giudici.

1Re 21, 1-6 Cedimi la tua vigna

1 Re 21
(1Re 21, 1-6) Cedimi la tua vigna

[1] In seguito si verificò il fatto seguente. Nabot di Izreel aveva una vigna attigua al palazzo di Acab, re di Samaria. [2] Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna e ne farò un orto, giacché è vicina al mio palazzo. Al suo posto ti darò una vigna migliore o, se preferisci, ti darò il denaro corrispondente». [3] Ma Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei antenati!». [4] Acab rientrò in casa triste e adirato a causa di questa risposta che Nabot di Izreel gli aveva dato, allorché disse: «Non ti cederò l'eredità dei miei antenati». Si gettò sul suo letto, volse la faccia da un lato e non prese cibo. [5] Gezabele, sua moglie, andò da lui e gli disse: «Perché il tuo animo è così abbattuto e non vuoi prendere cibo?». [6] Le rispose: «Ho parlato a Nabot di Izreel dicendogli: "Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, ti darò un' altra vigna al suo posto", ma egli rispose: "Non ti cederò la mia vigna"».
(CCC 2536) Il decimo comandamento proibisce l'avidità e il desiderio di appropriarsi senza misura dei beni terreni; vieta la cupidigia sregolata, generata dalla smodata brama delle ricchezze e del potere in esse insito. Proibisce anche il desiderio di commettere un'ingiustizia, con la quale si danneggerebbe il prossimo nei suoi beni temporali: “La formula: Non desiderare è come un avvertimento generale che ci spinge a moderare il desiderio e l'avidità delle cose altrui. C'è infatti in noi una latente sete di cupidigia per tutto ciò che non è nostro; sete mai sazia, di cui la Sacra Scrittura scrive: L'avaro non sarà mai sazio del suo denaro (Qo 5,9) [Catechismo Romano, 3, 10, 13].

mercoledì 19 marzo 2008

1Re 19, 15-16 Il Signore gli replicò: Andrai a ungere

(1Re 19, 15-16) Il Signore gli replicò: Andrai a ungere
[15] Il Signore gli replicò: «Va', riprendi il tuo cammino verso il deserto di Damasco. Andrai a ungere Cazaèl come re di Aram. [16] Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re d'Israele; infine ungerai Eliseo, figlio di Safat, da Abel-Mecola, come profeta al tuo posto.
(CCC 2584) Stando “da solo a solo con Dio”, i profeti attingono luce e forza per la loro missione. La loro preghiera non è una fuga dal mondo infedele, ma un ascolto della parola di Dio, talora un dibattito o un lamento, sempre un'intercessione che attende e prepara l'intervento del Dio Salvatore, Signore della storia [Am 7,2.5; Is 6,5.8.11; Ger 1,6; 15,15-18; 20,7-18]. (CCC 436) Cristo viene dalla traduzione greca del termine ebraico “Messia” che significa “unto”. Non diventa il nome proprio di Gesù se non perché egli compie perfettamente la missione divina da esso significata. Infatti in Israele erano unti nel nome di Dio coloro che erano a lui consacrati per una missione che egli aveva loro affidato. Era il caso dei re [1Sam 9,16; 10,1; 16,1; 16,12-13; 1Re 1,39], dei sacerdoti [Es 29,7; Lv 8,12] e, raramente, dei profeti [1Re 19,16]. Tale doveva essere per eccellenza il caso del Messia che Dio avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno [Sal 2,2; At 4,26-27]. Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore, [Is 11,2] ad un tempo come re e sacerdote [Zc 4,14; 6,13] ma anche come profeta [Is 61,1; Lc 4,16-21]. Gesù ha realizzato la speranza messianica di Israele nella sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re.

1Re 19, 9-14 Ed ecco che il Signore passò

(1Re 19, 9-14) Ed ecco che il Signore passò.
[9] Qui giunto, entrò nella caverna e vi passò la notte. Ed ecco che la parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: «Che fai qui, o Elia?». [10] Egli rispose: «Ardo di tanto zelo per il Signore, Dio degli eserciti, perché i figli d'Israele hanno abbandonato la tua alleanza, hanno distrutto i tuoi altari e ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto io solo, eppure essi cercano di togliermi la vita». [11] Di rimando sentì dirsi: «Esci e sta' sul monte davanti al Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento grande e gagliardo, tale da scuotere le montagne e spaccare le pietre, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. [12] Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il sussurro di una brezza leggera. [13] Non appena sentì questo, Elia si coprì la faccia con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco una voce che gli diceva: «Che fai qui, o Elia?». [14] Egli rispose: «Ardo di tanto zelo per il Signore, Dio degli eserciti, perché i figli d'Israele hanno abbandonato la tua alleanza, hanno distrutto i tuoi altari e ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto io solo, eppure essi cercano di togliermi la vita».
(CCC 2583) Dopo aver imparato la misericordia nel suo ritiro presso il torrente Cherit, Elia insegna alla vedova di Zarepta la fede nella Parola di Dio, fede che egli conferma con la sua preghiera insistente: Dio fa tornare in vita il figlio della vedova [1Re 17,7-24]. Al momento del sacrificio sul monte Carmelo, prova decisiva per la fede del popolo di Dio, è per la sua supplica che il fuoco del Signore consuma l'olocausto, “all'ora in cui si presenta l'offerta della sera”: “Rispondimi, Signore, rispondimi!” (1Re 18,37); queste stesse parole di Elia sono riprese dalle liturgie orientali nell'epiclesi eucaristica [1Re 18,20-39]. Infine, riprendendo il cammino nel deserto verso il luogo dove il Dio vivo e vero si è rivelato al suo popolo, Elia, come Mosè, entra “in una caverna” finché “passi” la presenza misteriosa di Dio [1Re 19,1-14; Es 33,19-23]. Ma è soltanto sul monte della trasfigurazione che si svelerà colui di cui essi cercano il volto: [Lc 9,28-36] la conoscenza della gloria di Dio rifulge sul volto di Cristo crocifisso e risorto [2Cor 4,6 ].

1Re 19, 1-5 Ma un angelo lo toccò e gli disse

1 Re 19
(1Re 19, 1-5) Ma un angelo lo toccò e gli disse
[1] Acab raccontò a Gezabele tutto ciò che Elia aveva fatto e come aveva ucciso con la spada tutti i profeti. [2] Allora Gezabele inviò ad Elia un messaggero perché gli dicesse: «Che gli dèi mi facciano questo male e aggiungano ancora quest'altro, se domani a quest' ora non avrò fatto della tua vita come della vita di ognuno di essi». [3] Elia ebbe paura, si alzò e se ne andò per mettersi in salvo. Arrivò a Bersabea, che si trova in Giuda, e vi lasciò il suo servo. [4] S'inoltrò quindi nel deserto camminando per tutto un giorno e andò a sedersi sotto una ginestra. Qui si augurò di morire dicendo: «Ora basta, o Signore, prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei antenati». [5] Poi si sdraiò e s'addormentò sotto quella ginestra. Ma un angelo lo toccò e gli disse: «Lèvati e mangia!». [6] Egli guardò ed ecco che vicino al capo v'era una focaccia cotta su pietre infuocate e una brocca d' acqua. Mangiò e bevve, poi tornò a sdraiarsi. [7] L'angelo del Signore venne una seconda volta, lo toccò e gli disse: «Lèvati e mangia, altrimenti troppo lungo sarà per te il cammino». [8] Di nuovo si levò, mangiò e bevve; poi, sostenuto da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.
(CCC 328) L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione. (CCC 332) Essi, fin dalla creazione [Gb 38,7, dove gli angeli sono chiamati “figli di Dio”] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre [Gen 3,24], proteggono Lot [Gen 19], salvano Agar e il suo bambino [Gen 21,17], trattengono la mano di Abramo [Gen 22,11]; la Legge viene comunicata “per mano degli angeli” [At 7,53], essi guidano il Popolo di Dio [Es 23,20-23], annunziano nascite [Gdc 13] e vocazioni [Gdc 6,11-24; Is 6,6], assistono i profeti [1Re 19,5], per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Lc 1,11.26].

martedì 18 marzo 2008

1Re 18, 30-39 Cadde il fuoco del Signore

(1Re 18, 30-39) Cadde il fuoco del Signore
[30] Allora Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me». E tutto il popolo gli si avvicinò ed egli ricostruì l’altare del Signore ch'era stato demolito. [31] Prese infatti dodici pietre, in corrispondenza del numero delle tribù dei figli di Giacobbe, cui il Signore aveva detto: «Il tuo nome è Israele!». [32] Con le pietre costruì l'altare al nome del Signore e vi scavò intorno un canale che conteneva due misure di frumento. [33] Accatastò la legna, fece a pezzi il giovenco e lo pose sopra la legna. [34] Poi ordinò: «Riempite quattro brocche di acqua e versatela sopra l'olocausto e sulla legna». Essi fecero così. Di nuovo ordinò: «Fatelo per la seconda volta»; essi lo fecero. Aggiunse ancora: «Fatelo per la terza volta»; essi lo fecero. [35] L'acqua si sparse intorno all'altare e riempì persino il canale. [36] Giunto il tempo di offrire l'oblazione, il profeta Elia s'avvicinò e disse: «Signore, Dio di Abramo, d'Isacco e d'Israele, oggi appaia che tu sei Dio in Israele, che io sono tuo servo e che dietro tuo volere ho compiuto tutte queste cose. [37] Esaudiscimi, o Signore, esaudiscimi e questo popolo saprà che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore». [38] Cadde il fuoco del Signore che consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la polvere e prosciugò l'acqua ch'era nel canale. [39] A tal vista, tutto il popolo si prostrò con la faccia per terra esclamando: «Il Signore è Dio, il Signore è Dio!».
(CCC 696) Il fuoco. Mentre l'acqua significava la nascita e la fecondità della vita donata nello Spirito Santo, il fuoco simbolizza l'energia trasformante degli atti dello Spirito Santo. Il profeta Elia, che “sorse simile al fuoco” e la cui “parola bruciava come fiaccola” (Sir 48,1), con la sua preghiera attira il fuoco del cielo sul sacrificio del monte Carmelo [1Re 18,38-39], figura del fuoco dello Spirito Santo che trasforma ciò che tocca. Giovanni Battista, che cammina innanzi al Signore “con lo spirito e la forza di Elia” (Lc 1,17), annunzia Cristo come colui che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3,16), quello Spirito di cui Gesù dirà: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). È sotto la forma di “lingue come di fuoco” che lo Spirito Santo si posa sui discepoli il mattino di pentecoste e li riempie di sé (At 2,3-4). La tradizione spirituale riterrà il simbolismo del fuoco come uno dei più espressivi dell'azione dello Spirito Santo [San Giovanni della Croce, Llama de amor viva, Burgos 1931, p. 1-102; 103-213]. “Non spegnete lo Spirito” (1Ts 5,19).

1Re 18, 27-29 Elia incominciò a burlarsi di loro

(1Re 18, 27-29) Elia incominciò a burlarsi di loro
[27] A mezzogiorno Elia incominciò a burlarsi di loro dicendo: «Gridate più forte perché egli è certamente dio, però forse è occupato o ha degli affari o è in viaggio; forse dorme e deve essere svegliato!». [28] Essi si misero a gridare più forte e a farsi incisioni con spade e lance, secondo la loro usanza, fino a versare sangue. [29] Passato mezzogiorno, continuarono a smaniare fino al tempo di offrire l'oblazione; ma non si ebbe né voce né risposta né segno d' attenzione.
(CCC 2583) Dopo aver imparato la misericordia nel suo ritiro presso il torrente Cherit, Elia insegna alla vedova di Zarepta la fede nella Parola di Dio, fede che egli conferma con la sua preghiera insistente: Dio fa tornare in vita il figlio della vedova [1Re 17,7-24]. Al momento del sacrificio sul monte Carmelo, prova decisiva per la fede del popolo di Dio, è per la sua supplica che il fuoco del Signore consuma l'olocausto, “all'ora in cui si presenta l'offerta della sera”: “Rispondimi, Signore, rispondimi!” (1Re 18,37); queste stesse parole di Elia sono riprese dalle liturgie orientali nell'epiclesi eucaristica [1Re 18,20-39]. Infine, riprendendo il cammino nel deserto verso il luogo dove il Dio vivo e vero si è rivelato al suo popolo, Elia, come Mosè, entra “in una caverna” finché “passi” la presenza misteriosa di Dio [1Re 19,1-14; Es 33,19-23]. Ma è soltanto sul monte della trasfigurazione che si svelerà colui di cui essi cercano il volto: [Lc 9,28-36] la conoscenza della gloria di Dio rifulge sul volto di Cristo crocifisso e risorto [2Cor 4,6 ].

1Re 18, 20-26 Il dio che risponderà col fuoco è Dio

1 Re 18
(1Re 18, 20-26) Il dio che risponderà col fuoco è Dio

[20] Acab mandò a chiamare tutti i figli d'Israele e radunò i profeti sul monte Carmelo. [21] Allora Elia s'avvicinò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando voi barcollerete fra due parti? Se il Signore è Dio, andategli dietro; se lo è Baal, andate dietro a lui». Il popolo non gli rispose neppure una parola. [22] Elia riprese a dire al popolo: «Solo io sono rimasto come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta! [23] Dateci due giovenchi: essi se ne scelgano uno, lo facciano a pezzi e lo mettano sulla legna, senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco, lo metterò sulla legna e non vi appiccherò il fuoco. [24] Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. Il dio che risponderà con il fuoco, quegli è Dio». L'intero popolo rispose: «Ben detto!». [25] Allora Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi un giovenco e agite voi per primi, perché siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, senza però appiccare il fuoco». [26] Essi presero il giovenco, lo prepararono e poi invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno dicendo: «O Baal, rispondici!». Non ci fu né voce né risposta. Frattanto essi danzavano, piegando il ginocchio davanti all'altare che avevano costruito.
(CCC 2582) Elia è il padre dei profeti, della generazione di coloro che cercano Dio, che cercano il suo volto [Sal 24,6]. Il suo nome, “il Signore è il mio Dio”, annuncia il grido del popolo in risposta alla sua preghiera sul monte Carmelo [1Re 18,39]. San Giacomo rimanda a lui, per esortarci alla preghiera: “Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza” (Gc 5,16. 16-18).

lunedì 17 marzo 2008

1Re 17, 17-24 La parola del Signore è verità

(1Re 17, 17-24) La parola del Signore è verità
[17] Ora, dopo questi avvenimenti, s'ammalò il figlio di quella donna, ch' era padrona di casa. La sua malattia fu così violenta ch'egli spirò. [18] Allora ella disse ad Elia: «Che cosa v'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me a ricordarmi il mio peccato e farmi morire il figlio?». [19] Egli le rispose: «Dammi tuo figlio!». Lo prese dal suo seno, lo portò nella stanza superiore dov'egli abitava e lo coricò sul suo letto. [20] Poi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi proprio fare del male anche alla vedova che mi ospita, facendole morire il figlio?». [21] Quindi si distese tre volte sul fanciullo e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, l'anima di questo fanciullo ritorni in lui!». [22] Il Signore esaudì la voce di Elia; l'anima del fanciullo ritornò in lui ed egli ridivenne vivo. [23] Allora Elia prese il fanciullo, lo fece discendere dalla stanza superiore nella casa e lo consegnò a sua madre. Elia le disse: «Guarda, tuo figlio è vivo!». [24] La donna rispose ad Elia: «Ora so proprio che tu sei un uomo di Dio e che la parola del Signore, sulla bocca tua, è verità».
(CCC 2583) Dopo aver imparato la misericordia nel suo ritiro presso il torrente Cherit, Elia insegna alla vedova di Zarepta la fede nella Parola di Dio, fede che egli conferma con la sua preghiera insistente: Dio fa tornare in vita il figlio della vedova [1Re 17,7-24]. Al momento del sacrificio sul monte Carmelo, prova decisiva per la fede del popolo di Dio, è per la sua supplica che il fuoco del Signore consuma l'olocausto, “all'ora in cui si presenta l'offerta della sera”: “Rispondimi, Signore, rispondimi!” (1Re 18,37); queste stesse parole di Elia sono riprese dalle liturgie orientali nell'epiclesi eucaristica [1Re 18,20-39]. Infine, riprendendo il cammino nel deserto verso il luogo dove il Dio vivo e vero si è rivelato al suo popolo, Elia, come Mosè, entra “in una caverna” finché “passi” la presenza misteriosa di Dio [1Re 19,1-14; Es 33,19-23]. Ma è soltanto sul monte della trasfigurazione che si svelerà colui di cui essi cercano il volto: [Lc 9,28-36] la conoscenza della gloria di Dio rifulge sul volto di Cristo crocifisso e risorto [2Cor 4,6 ].

1Re 17,7-16 Parola di Dio detta per bocca di Elia

1 Re 17
(1Re 17,7-16) Parola di Dio detta per bocca di Elia

[7] Dopo un po' di tempo il torrente si seccò, poiché non c' era stata pioggia nel paese. [8] Allora gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: [9] «Lèvati e vattene a Zarepta, che appartiene a Sidone, e abita là, poiché ho ordinato là a una vedova di provvederti il nutrimento». [10] Egli si levò e andò a Zarepta. Giunto alla porta della città, ecco lì una vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: «Prendimi un po' di acqua con la brocca, perché possa bere». [11] Mentre andava a prenderla, le gridò: «Portami anche un pezzo di pane». [12] Quella rispose: «Com'è vero che vive il Signore tuo Dio, non ho del pane cotto, ma solo una manciata di farina in una giara e un po' d' olio in una brocca; ecco, sto raccogliendo due pezzi di legna, poi andrò a prepararla per me e per mio figlio, la mangeremo e dopo moriremo». [13] Elia le disse: «Non temere, va' pure e fa' come hai detto; prima però fammi con essa un piccolo pane e portamelo, poi ne farai per te e tuo figlio. [14] Così infatti dice il Signore, Dio d'Israele: "La giara della farina non giungerà mai alla fine e la brocca dell'olio non rimarrà mai vuota, sino al giorno in cui il Signore non invierà la pioggia sulla faccia della terra"». [15] Ella andò e fece come le disse Elia; e mangiarono lei, lui e il figlio di lei per parecchio tempo. [16] La giara della farina non giunse mai alla fine e la brocca dell'olio non rimase mai vuota secondo la parola che il Signore aveva detto per bocca di Elia.
(CCC 2582) Elia è il padre dei profeti, della generazione di coloro che cercano Dio, che cercano il suo volto [Sal 24,6]. Il suo nome, “il Signore è il mio Dio”, annuncia il grido del popolo in risposta alla sua preghiera sul monte Carmelo [1Re 18,39]. San Giacomo rimanda a lui, per esortarci alla preghiera: “Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza” (Gc 5,16 ).

1Re 8, 56-61 Benedetto il Signore nostro Dio

(1Re 8, 56-61) Benedetto il Signore nostro Dio
[56] «Benedetto il Signore che ha concesso riposo al suo popolo Israele, secondo tutto quello che aveva detto. Neppure una di tutte le belle promesse fatte tramite il suo servo Mosè è andata a vuoto! [57] Il Signore nostro Dio sia con noi come lo fu con i nostri padri; non ci abbandoni né ci rigetti; [58] ma inclini i nostri cuori verso di lui, affinché camminiamo in tutte le sue vie e osserviamo i suoi comandamenti, statuti e precetti che ha prescritto ai nostri padri. [59] Possano queste parole che ho pronunciato davanti al Signore rimanere presenti al Signore nostro Dio giorno e notte; egli ogni giorno renderà giustizia al suo servo e al suo popolo Israele. [60] Così tutti i popoli della terra sapranno che il Signore solo e nessun altro è Dio, [61] e il vostro cuore sarà tutto intero per il Signore nostro Dio, camminando secondo i suoi statuti e osservando i suoi comandamenti, come fate oggi».
(CCC 2645) Per il fatto che Dio lo benedice, il cuore dell'uomo può a sua volta benedire colui che è la sorgente di ogni benedizione. (CCC 2646) La preghiera di domanda ha per oggetto il perdono, la ricerca del Regno, come pure ogni vera necessità. (CCC 2647) La preghiera di intercessione consiste in una domanda in favore di un altro. Non conosce frontiere e si estende anche ai nemici. (CCC 2626) La benedizione esprime il moto di fondo della preghiera cristiana: essa è incontro di Dio e dell'uomo; in essa il dono di Dio e l'accoglienza dell'uomo si richiamano e si congiungono. La preghiera di benedizione è la risposta dell'uomo ai doni di Dio: poiché Dio benedice, il cuore dell'uomo può rispondere benedicendo colui che è la sorgente di ogni benedizione. (CCC 2627) Due forme fondamentali esprimono questo moto: talvolta la benedizione si eleva, portata, nello Spirito Santo, da Cristo verso il Padre (lo benediciamo per averci benedetti) [Ef 1,3-14; 2Cor 1,3-7; 1Pt 1,3-9]; talvolta implora la grazia dello Spirito Santo che, per mezzo di Cristo, discende dal Padre (lui che ci benedice) [2 Cor 13,13; Rm 15,5-6.13; Ef 6,23-24].

1Re 8, 50-53 Perdona ai membri del tuo popolo

(1Re 8, 50-53) Perdona ai membri del tuo popolo
[50] Perdona ai membri del tuo popolo, che hanno peccato contro di te, tutte le ribellioni che hanno commesso contro di te e fa' che trovino compassione presso i loro deportatori affinché questi usino loro clemenza, [51] perché essi sono il tuo popolo e la tua eredità, coloro che hai tratto fuori dall' Egitto, di mezzo al crogiolo di ferro. [52] I tuoi occhi siano aperti alla supplica del tuo servo e alla supplica del tuo popolo Israele per esaudirli in tutto quello che ti chiedono, [53] poiché tu li hai separati quale tua eredità da tutti i popoli della terra, conforme a quel che dicesti per mezzo del tuo servo Mosè, quando facesti uscire dall' Egitto i nostri padri, o Signore Dio».
(CCC 2610) Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto” (Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: “Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23), con una fede che non dubita [Mt 21,21]. Quanto Gesù è rattristato dalla “incredulità” (Mc 6,6) dei discepoli e dalla “poca fede” (Mt 8,26) dei suoi compaesani, tanto si mostra pieno di ammirazione davanti alla fede davvero grande del centurione romano [Mt 8,10] e della cananea [Mt 15,28]. (CCC 2611) La preghiera di fede non consiste soltanto nel dire: “Signore, Signore”, ma nel disporre il cuore a fare la volontà del Padre (Mt 7,21). Gesù esorta i suoi discepoli a portare nella preghiera questa passione di collaborare al Disegno divino [Mt 9,38; Lc 10,2; Gv 4,34].

domenica 16 marzo 2008

1Re 8, 34-36 Perdona il peccato dei tuoi servi

(1Re 8, 34-36) Perdona il peccato dei tuoi servi
[34] Tu ascolta dal cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e riconducilo nel paese che hai donato ai suoi padri. [35] Quando il cielo sarà chiuso e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, se ti pregheranno in questo luogo, loderanno il tuo nome e si ritrarranno dal loro peccato perché li hai afflitti, [36] tu ascolta dal cielo e perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, insegnando loro la buona via per cui dovranno camminare e invia la pioggia sulla terra donata in eredità al tuo popolo.
(CCC 2839) Abbiamo iniziato a pregare il Padre nostro con una confidenza audace. Implorando che il suo Nome sia santificato, gli abbiamo chiesto di essere sempre più santificati. Ma, sebbene rivestiti della veste battesimale, noi non cessiamo di peccare, di allontanarci da Dio. Ora, con questa nuova domanda, torniamo a lui, come il figlio prodigo, [Lc 15,11-32] e ci riconosciamo peccatori, davanti a lui, come il pubblicano [Lc 18,13]. La nostra richiesta inizia con una “confessione”, con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia. La nostra speranza è sicura, perché, nel Figlio suo, “abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col 1,14; Ef 1,7). Il segno efficace ed indubbio del suo perdono lo troviamo nei sacramenti della sua Chiesa [Mt 26,28; Gv 20,23]. (CCC 2840) Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'amore, come il corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [1Gv 4,20]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia.