mercoledì 30 aprile 2008

Sap 11, 23 Hai compassione di tutti

(Sap 11, 23) Hai compassione di tutti
[23] Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento.
(CCC 270) Dio è Padre onnipotente. La sua paternità e la sua potenza si illuminano a vicenda. Infatti, egli mostra la sua onnipotenza paterna nel modo in cui si prende cura dei nostri bisogni [Mt 6,32]; attraverso l'adozione filiale che ci dona (“Sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente”: 2Cor 6,18); infine attraverso la sua infinita misericordia, dal momento che egli manifesta al massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati.

Sap 11, 21 Chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?

(Sap 11, 21) Chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?
[21] Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?
(CCC 269) Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” (Gen 49,24; Is 1,24 e altrove), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” (Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” (Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Ger 32,17; Lc 1,37] e dispone della sua opera come gli piace [Ger 27,5]; egli è il Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Est 4,17c; Prv 21,1; Tb 13,2]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” (Sap 11,21).

Sap 11, 20 Tu hai tutto disposto con misura e calcolo

(Sap 11, 20) Tu hai tutto disposto con misura e calcolo
[20] Anche senza questo potevan soccombere con un soffio, perseguitati dalla giustizia e dispersi dallo spirito della tua potenza. Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso.
(CCC 299) Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: “Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso” (Sap 11,20). Creata nel e per mezzo del Verbo eterno, “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio [Gen 1,26], chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione [Sal 19,2-5], certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera [Gb 42,3]. Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (“E Dio vide che era cosa buona […] cosa molto buona”: Gen 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale [San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: DS 286; Concilio di Braga I: DS 455-463; Concilio Lateranense IV: DS 800; Concilio di Firenze: DS 1333; Concilio Vaticano I: DS 3002].

martedì 29 aprile 2008

Sap 10, 5 Riconobbe il giusto e lo conservò davanti a Dio

(Sap 10, 5) Riconobbe il giusto e lo conservò davanti a Dio
[5] Essa, quando le genti furono confuse, concordi soltanto nella malvagità, riconobbe il giusto e lo conservò davanti a Dio senza macchia e lo mantenne forte nonostante la sua tenerezza per il figlio.
(CCC 57) Quest'ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni [At 17,26-27], ha lo scopo di limitare l'orgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità [Sap 10,5], vorrebbe fare da se stessa la propria unità alla maniera di Babele [Gen 11,4-6]. Ma, a causa del peccato [Rm 1,18-25], sia il politeismo che l'idolatria della nazione e del suo capo, costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa economia provvisoria.

Sap 9, 9 Con te è la sapienza che conosce le tue opere

(Sap 9, 9) Con te è la sapienza che conosce le tue opere
[9] Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
(CCC 295) Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza [Sap 9,9]. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: “Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” (Ap 4,11). “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza” (Sal 104,24). “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Sal 145,9).

Sap 8, 7 Le virtù sono il frutto delle sue fatiche

(Sap 8, 7) Le virtù sono il frutto delle sue fatiche
[7] Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita.
(CCC 1805) Quattro virtù hanno funzione di cardine. Per questo sono dette “cardinali”; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. “Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza” (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

Sap 8, 2 Mi sono innamorato della sua bellezza

(Sap 8, 2) Mi sono innamorato della sua bellezza
[2] Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza.
(CCC 1950) La legge morale è opera della Sapienza divina. La si può definire, in senso biblico, come un insegnamento paterno, una pedagogia di Dio. Prescrive all'uomo le vie, le norme di condotta che conducono alla beatitudine promessa; vieta le strade del male, che allontanano da Dio e dal suo amore. Essa è ad un tempo severa nei suoi precetti e soave nelle sue promesse.

lunedì 28 aprile 2008

Sap 8, 1 Governa con bontà eccellente ogni cosa

(Sap 8, 1) Governa con bontà eccellente ogni cosa
[1] Essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa.
(CCC 302) La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata “in stato di via” (“in statu viae”) verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione. “Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, ‘essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa’ (Sap 8,1). Infatti ‘tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi’ (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature” [Concilio Vaticano I, Dei Filius, c. 1: DS 3003].

Sap 7, 25-30 È un'emanazione della potenza di Dio

(Sap 7, 25-30) È un'emanazione della potenza di Dio
[25] È un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. [26] È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà. [29] Essa in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri; paragonata alla luce, risulta superiore; [30] a questa, infatti, succede la notte, ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere.
(CCC 2500) La pratica del bene si accompagna ad un piacere spirituale gratuito e alla bellezza morale. Allo stesso modo, la verità è congiunta alla gioia e allo splendore della bellezza spirituale. La verità è bella per se stessa. All'uomo, dotato d'intelligenza, è necessaria la verità della parola, espressione razionale della conoscenza della realtà creata ed increata; ma la verità può anche trovare altre forme di espressione umana, complementari, soprattutto quando si tratta di evocare ciò che essa comporta di indicibile, le profondità del cuore umano, le elevazioni dell'anima, il mistero di Dio. Ancora prima di rivelarsi all'uomo mediante parole di verità, Dio si rivela a lui per mezzo del linguaggio universale della creazione, opera della sua Parola, della sua Sapienza: dall'ordine e dall'armonia del cosmo che sia il bambino sia lo scienziato sanno scoprire, “dalla grandezza e la bellezza delle creature, per analogia, si conosce l'autore, (Sap 13,5) “perché li ha creati lo stesso autore della bellezza” (Sap 13,3). “La Sapienza è un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa si infiltra. E' un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà” (Sap 7,25-26). “Essa in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri; paragonata alla luce, risulta superiore; a questa, infatti, succede la notte, ma contro la Sapienza la malvagità non può prevalere” (Sap 7,29-30). “Mi sono innamorato della sua bellezza” (Sap 8,2).

Sap 7, 21 Mi ha istruito la sapienza

(Sap 7, 21) Mi ha istruito la sapienza
[21] Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, poiché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose.
(CCC 216) La verità di Dio è la sua sapienza che regge tutto l'ordine della creazione e del governo del mondo [Sap 13,1-9]. Dio che, da solo, ha creato il cielo e la terra (Sal 115,15), può donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui [Sap 7,17-21]. (CCC 283) La questione delle origini del mondo e dell'uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull'età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull'apparizione del l'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: “Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi […]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose” (Sap 7,17-21).

Sap 7, 17-20 La conoscenza infallibile delle cose

(Sap 7, 17-20) La conoscenza infallibile delle cose
[17] Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprender la struttura del mondo e la forza degli elementi, [18] il principio, la fine e il mezzo dei tempi, l'alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, [19] il ciclo degli anni e la posizione degli astri, [20] la natura degli animali e l'istinto delle fiere, i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, la varietà delle piante e le proprietà delle radici.
(CCC 2501) “Creato ad immagine di Dio” (Gen 1,26), l'uomo esprime la verità del suo rapporto con Dio Creatore anche mediante la bellezza delle proprie opere artistiche. L'arte, invero, è una forma di espressione propriamente umana. Al di là dell'inclinazione a soddisfare le necessità vitali, comune a tutte le creature viventi, essa è una sovrabbondanza gratuita della ricchezza interiore dell'essere umano. Frutto di un talento donato dal Creatore e dello sforzo dell'uomo, l'arte è una forma di sapienza pratica che unisce intelligenza e abilità [Sap 7,17] per esprimere la verità di una realtà nel linguaggio accessibile alla vista o all'udito. L'arte comporta inoltre una certa somiglianza con l'attività di Dio nel creato, nella misura in cui trae ispirazione dalla verità e dall'amore per gli esseri. Come ogni altra attività umana, l'arte non ha in sé il proprio fine assoluto, ma è ordinata al fine ultimo dell'uomo e da esso nobilitata [Pio XII, Messaggio radiofonico (24 dicembre 1955); Id., Messaggio radiofonico ai membri della società dei giovani operai cristiani (J.O.C.) (3 settembre 1950)].

domenica 27 aprile 2008

Sap 4, 8 Vecchiaia veneranda non è la longevità

(Sap 4, 8) Vecchiaia veneranda non è la longevità
[8] Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni;
(CCC 1308) Se talvolta si parla della Confermazione come del “sacramento della maturità cristiana”, non si deve tuttavia confondere l'età adulta della fede con l'età adulta della crescita naturale, e neppure dimenticare che la grazia del Battesimo è una grazia di elezione gratuita e immeritata, che non ha bisogno di una “ratifica” per diventare effettiva. Lo ricorda san Tommaso: “L'età fisica non condiziona l'anima. Quindi anche nell'età della puerizia l'uomo può ottenere la perfezione dell'età spirituale di cui la Sapienza (4, 8) dice: “Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni”. E' per questo che molti, nell'età della fanciullezza, avendo ricevuta la forza dello Spirito Santo, hanno combattuto generosamente per Cristo fino al sangue” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 72, 8, ad 2].

Sap 2, 23-24 Dio ha creato l'uomo per l'immortalità

(Sap 2, 23-24) Dio ha creato l'uomo per l'immortalità
[23] Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a mmagine della propria natura. [24] Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.
(CCC 391) Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio [Gen 3,1-5], la quale, per invidia, li fa cadere nella morte [Sap 2,24]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo [Gv 8,44; Ap 12,9]. La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. “Diabolus enim et alii daemones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi” [Concilio Lateranense IV (1215): DS 800]. (CCC 2538) Il decimo comandamento esige che si bandisca dal cuore umano l'invidia. Allorché il profeta Natan volle suscitare il pentimento del re Davide, gli narrò la storia del povero che possedeva soltanto una pecora, la quale era per lui come una figlia, e del ricco che, malgrado avesse bestiame in gran numero, invidiava quel povero e finì per portargli via la sua pecora [2Sam 12,1-4]. L'invidia può condurre ai peggiori misfatti [Gen 4,3-8; 1Re 21,1-29]. “La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 2,24). “Noi ci facciamo guerra vicendevolmente, ed è l'invidia ad armarci gli uni contro gli altri. [...] Se tutti si accaniscono così a far vacillare il corpo di Cristo, dove si arriverà? Siamo quasi in procinto di snervarlo. […] Ci diciamo membra di un medesimo organismo e ci divoriamo come farebbero le belve” [San Giovanni Crisostomo, In epistulam II ad Corinthios, homilia 27, 3-4: PG 61, 588].

Sap 1, 13 Dio non ha creato la morte

Pagine scelte da Sapienza
(Sap 1, 13) Dio non ha creato la morte

[13] Perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
(CCC 413) “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi […]. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 1,13; 2,24). (CCC 1008) La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura [Gn 2,17; 3,3.19; Sap 1,13; Rm 5,12; 6,23] e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo (Concilio di Trento, Decretum de peccato originali, can. 1: DS 1511). Sebbene l’uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato [Sap 2,23-24]. «La morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato» [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et Spes, 18], è pertanto «l’ultimo nemico» (1 Cor 15,26) dell’uomo a dover essere vinto.

Ct 8, 6-7 Mettimi come sigillo sul tuo cuore

(Ct 8, 6-7) Mettimi come sigillo sul tuo cuore
[6] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! [7] Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
(CCC 1295) Per mezzo di questa unzione il cresimando riceve “il marchio”, il sigillo dello Spirito Santo. Il sigillo è il simbolo della persona, [Gen 38,18; Ct 8,6] il segno della sua autorità, [Gen 41,42] della sua proprietà su un oggetto [Dt 32,34] (per questo si usava imprimere sui soldati il sigillo del loro capo, come sugli schiavi quello del loro padrone); esso autentica un atto giuridico [1Re 21,8] o un documento [Ger 32,10] e, in certi casi, lo rende segreto [Is 29,11]. (CCC 1611) Vedendo l'Alleanza di Dio con Israele sotto l'immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele [Os 1-3; Is 54; 62; Ger 2-3; 31; Ez 16; 23], i profeti hanno preparato la coscienza del popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell'unicità e dell'indissolubilità del matrimonio [Ml 2,13-17]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un'espressione unica dell'amore umano, in quanto è riflesso dell'amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (Ct 8,6-7).

sabato 26 aprile 2008

Ct 3, 1-4 Lungo la notte ho cercato l'amato del mio cuore

(Ct 3, 1-4) Lungo la notte ho cercato l'amato del mio cuore
[1] Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amato del mio cuore; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. [2] "Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l'amato del mio cuore". L'ho cercato, ma non l'ho trovato. [3] Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: "Avete visto l'amato del mio cuore?". [4] Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l'amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l'abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.
(CCC 2710) La scelta del tempo e della durata della preghiera contemplativa dipende da una volontà determinata, rivelatrice dei segreti del cuore. Non si fa preghiera contemplativa quando si ha tempo: si prende il tempo di essere per il Signore, con la ferma decisione di non riprenderglielo lungo il cammino, qualunque siano le prove e l'aridità dell'incontro. Non si può meditare sempre; sempre si può entrare in preghiera contemplativa, indipendentemente dalle condizioni di salute, di lavoro o di sentimento. Il cuore è il luogo della ricerca e dell'incontro, nella povertà e nella fede.

Ct 1, 7 Dimmi, o amore dell'anima mia

Pagine scelte dal Cantico
(Ct 1, 7) Dimmi, o amore dell'anima mia

[7] Dimmi, o amore dell'anima mia, dove vai a pascolare il gregge, dove lo fai riposare al meriggio, perché io non sia come vagabonda dietro i greggi dei tuoi compagni.
(CCC 2709) Che cosa è la preghiera contemplativa? Santa Teresa risponde: “L'orazione mentale, a mio parere, non è che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati” [Santa Teresa di Gesù, Libro de la vida, 8]. La preghiera contemplativa cerca “l'amore dell'anima mia” (Ct 1,7; 3,1-4). E' Gesù e, in lui, il Padre. Egli è cercato, perché il desiderio è sempre l'inizio dell'amore, ed è cercato nella fede pura, quella fede che ci fa nascere da lui e vivere in lui. Si può meditare anche nella preghiera contemplativa, ma lo sguardo è rivolto al Signore.

Qo 12, 1. 7 Ricòrdati del tuo creatore nella tua giovinezza

(Qo 12, 1. 7) Ricòrdati del tuo creatore nella tua giovinezza
[1] Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: "Non ci provo alcun gusto". [7] e ritorni la polvere alla terra, com'era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.
(CCC 1007) La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un’urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza. “Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza […] prima che ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato” (Qo 12,1.7).

Qo 5, 9 Chi ama il denaro mai si sazia di denaro

(Qo 5, 9) Chi ama il denaro mai si sazia di denaro
[9] Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza, non ne trae profitto. Anche questo è vanità
(CCC 2536) Il decimo comandamento proibisce l'avidità e il desiderio di appropriarsi senza misura dei beni terreni; vieta la cupidigia sregolata, generata dalla smodata brama delle ricchezze e del potere in esse insito. Proibisce anche il desiderio di commettere un'ingiustizia, con la quale si danneggerebbe il prossimo nei suoi beni temporali: “La formula: Non desiderare è come un avvertimento generale che ci spinge a moderare il desiderio e l'avidità delle cose altrui. C'è infatti in noi una latente sete di cupidigia per tutto ciò che non è nostro; sete mai sazia, di cui la Sacra Scrittura scrive: L'avaro non sarà mai sazio del suo denaro (Qo 5,9) [Catechismo Romano, 3, 10, 13].

venerdì 25 aprile 2008

Qo 3, 20-21 Tutti sono diretti verso la medesima dimora

Pagine scelte da Qoelet
(Qo 3, 20-21) Tutti sono diretti verso la medesima dimora

[20] Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto alla polvere e tutto ritorna nella polvere. [21] Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?
(CCC 703) La Parola di Dio e il suo Soffio sono all'origine dell'essere e della vita di ogni creatura [Sal 33,6; 104,30; Gen 1,2; 2,7; Qo 3,20-21; Ez 37,10 ]: “È proprio dello Spirito Santo governare, santificare e animare la creazione, perché egli è Dio consustanziale al Padre e al Figlio […]. Egli ha potere sulla vita, perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo del Figlio” [Ufficio delle Ore bizantino. Mattutino della Domenica del modo secondo, Antifone 1 e 2: Parakletikès].

Pr 25, 9-10 Non rivelare il segreto altrui

(Pr 25, 9-10) Non rivelare il segreto altrui
[9] Discuti la tua causa con il tuo vicino, ma non rivelare il segreto altrui; [10] altrimenti chi ti ascolta ti biasimerebbe e il tuo scredito sarebbe irreparabile.
(CCC 2489) La carità e il rispetto della verità devono suggerire la risposta ad ogni richiesta di informazione o di comunicazione. Il bene e la sicurezza altrui, il rispetto della vita privata, il bene comune sono motivi sufficienti per tacere ciò che è opportuno non sia conosciuto, oppure per usare un linguaggio discreto. Il dovere di evitare lo scandalo spesso esige una discrezione rigorosa. Nessuno è tenuto a palesare la verità a chi non ha il diritto di conoscerla [Sir 27,16; Pr 25,9-10].

Pr 21, 1 Il Signore lo dirige dovunque egli vuole

(Pr 21, 1) Il Signore lo dirige dovunque egli vuole
[1] Il cuore del re è un canale d'acqua in mano al Signore: lo dirige dovunque egli vuole.
(CCC 269) Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” (Gen 49,24; Is 1,24 e altrove), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” (Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” (Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Ger 32,17; Lc 1,37] e dispone della sua opera come gli piace [Ger 27,5]; egli è il Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Est 4,17c; Prv 21,1; Tb 13,2]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” (Sap 11,21).

giovedì 24 aprile 2008

Pr 19, 21 Solo il disegno del Signore resta saldo

(Pr 19, 21) Solo il disegno del Signore resta saldo
[21] Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo.
(CCC 303) La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: “Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole” (Sal 115,3); e di Cristo si dice: “Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre” (Ap 3,7); “molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo” (Prv 19,21).

Pr 19, 9 Il falso testimone non resterà impunito

(Pr 19, 9) Il falso testimone non resterà impunito
[9] Il falso testimone non resterà impunito, chi diffonde menzogne perirà.

(CCC 2504) “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Es 20,16). I discepoli di Cristo hanno rivestito “l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4,24).

Pr 18, 5 Non è bene usar riguardi all'empio

(Pr 18, 5) Non è bene usar riguardi all'empio
[5] Non è bene usar riguardi all'empio per far torto al giusto in un giudizio.
(CCC 2476) Falsa testimonianza e spergiuro. Un’affermazione contraria alla verità, quando è fatta pubblicamente, riveste una gravità particolare. Fatta davanti ad un tribunale, diventa una falsa testimonianza [Pr 19,9]. Quando la si fa sotto giuramento, è uno spergiuro. Simili modi di comportarsi contribuiscono sia alla condanna di un innocente sia alla assoluzione di un colpevole, oppure ad aggravare la pena in cui è incorso l'accusato [Pr 18,5]. Compromettono gravemente l'esercizio della giustizia e l'equità della sentenza pronunciata dai giudici.

Pr 17, 6 Le labbra dello stolto provocano liti

(Pr 17, 6) Le labbra dello stolto provocano liti
[6] Le labbra dello stolto provocano liti e la sua bocca gli provoca percosse.
(CCC 2219) Il rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare; concerne anche le relazioni tra fratelli e sorelle. Il rispetto verso i genitori si riflette su tutto l'ambiente familiare. “Corona dei vecchi sono i figli dei figli” (Prv 17,6). “Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza” sopportatevi “a vicenda con amore” (Ef 4,2).

Pr 14,15 L'accorto controlla i propri passi

(Pr 14,15) L'accorto controlla i propri passi
[15] L'ingenuo crede quanto gli dici, l'accorto controlla i propri passi.
(CCC 1806) La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L'uomo “accorto controlla i suoi passi” (Prv 14,15). “Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera” (1Pt 4,7). La prudenza è la “retta norma dell'azione”, scrive san Tommaso [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 47, 2] sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. E' detta “auriga virtutum” - cocchiere delle virtù: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. E' la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L'uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

mercoledì 23 aprile 2008

Pr 13, 1 Il figlio saggio ama la disciplina

(Pr 13, 1) Il figlio saggio ama la disciplina
[1] Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero.
(CCC 2216) Il rispetto filiale si manifesta anche attraverso la vera docilità e la vera obbedienza: “Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre […]. Quando cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su di te; quando ti desti, ti parleranno” (Pr 6,20-22). “Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero” (Pr 13,1).

Pr 8, 22-31 Dall'eternità sono stata costituita

(Pr 8, 22-31) Dall'eternità sono stata costituita
[22] Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. [23] Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. [24] Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; [25] prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. [26] Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; [27] quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; [28] quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso; [29] quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, [30] allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; [31] dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.
(CCC 288) La rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'Unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio [Gen 15,5; Ger 33,19-26]. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti [Is 44,24], nella preghiera dei Salmi [Sal 104] e della liturgia, nella riflessione della sapienza [Pr 8,22-31] del popolo eletto.

Pr 8, 1-9 Ai figli dell'uomo è diretta la mia voce

(Pr 8, 1-9) Ai figli dell'uomo è diretta la mia voce
[1] La Sapienza forse non chiama e la prudenza non fa udir la voce? [2] In cima alle alture, lungo la via, nei crocicchi delle strade essa si è posta, [3] presso le porte, all'ingresso della città, sulle soglie degli usci essa esclama: [4] "A voi, uomini, io mi rivolgo, ai figli dell'uomo è diretta la mia voce. [5] Imparate, inesperti, la prudenza e voi, stolti, fatevi assennati. [6] Ascoltate, perché dirò cose elevate, dalle mie labbra usciranno sentenze giuste, [7] perché la mia bocca proclama la verità e abominio per le mie labbra è l'empietà. [8] Tutte le parole della mia bocca sono giuste; niente vi è in esse di fallace o perverso; [9] tutte sono leali per chi le comprende e rette per chi possiede la scienza.
(CCC 721) Maria, la santissima Madre di Dio, sempre Vergine, è il capolavoro della missione del Figlio e dello Spirito nella pienezza del tempo. Per la prima volta nel disegno della salvezza e perché il suo Spirito l'ha preparata, il Padre trova la Dimora dove il suo Figlio e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini. In questo senso la Tradizione della Chiesa ha spesso letto riferendoli a Maria i più bei testi sulla Sapienza [Pr 8,1-9,6; Sir 24]: Maria è cantata e rappresentata nella liturgia come “Sede della Sapienza”. In lei cominciano a manifestarsi le “meraviglie di Dio”, che lo Spirito compirà in Cristo e nella Chiesa. (CCC 2465) L'Antico Testamento attesta: Dio è sorgente di ogni verità. La sua Parola è verità [Pr 8,7; 2Sam 7,28]. La sua legge è verità [Sal 119,142]. La sua “fedeltà dura per ogni generazione” (Sal 119,90; cf. Lc 1,50). Poiché Dio è il “Verace” (Rm 3,4), i membri del suo popolo sono chiamati a vivere nella verità [Sal 119,30].

Pr 6, 20-22 Non disprezzare l'insegnamento di tua madre

(Pr 6, 20-22) Non disprezzare l'insegnamento di tua madre
[20] Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre. [21] Fissali sempre nel tuo cuore, appendili al collo. [22] Quando cammini ti guideranno, quando riposi veglieranno su di te, quando ti desti ti parleranno;
(CCC 2216) Il rispetto filiale si manifesta anche attraverso la vera docilità e la vera obbedienza: “Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre […]. Quando cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su di te; quando ti desti, ti parleranno” (Pr 6,20-22). “Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero” (Pr 13,1).

Pr 1, 8 Ascolta l'istruzione di tuo padre

Pagine scelte dai Proverbi
(Pr 1, 8) Ascolta l'istruzione di tuo padre

[8] Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre e non disprezzare l'insegnamento di tua madre,
(CCC 2214) La paternità divina è la sorgente della paternità umana [Ef 3,15]; è la paternità divina che fonda l'onore dovuto ai genitori. Il rispetto dei figli, minorenni o adulti, per il proprio padre e la propria madre [Pr 1,8; Tb 4,3-4], si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è richiesto dal comando divino [Es 20,12].

martedì 22 aprile 2008

Sal 146, 3-4 Non confidate nei potenti

(Sal 146, 3-4) Non confidate nei potenti
[3] Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare. [4] Esala lo spirito e ritorna alla terra; in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.
(CCC 150) La fede è innanzi tutto una adesione personale dell'uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l'assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. In quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da Lui rivelata, la fede cristiana differisce dalla fede in una persona umana. È bene e giusto affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che Egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fede in una creatura [Ger 17,5-6; Sal 40,5; 146,3-4].

Sal 145, 9 Buono è il Signore verso tutti

(Sal 145, 9) Buono è il Signore verso tutti
[9] Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
(CCC 295) Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza [Sap 9,9]. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: “Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” (Ap 4,11). “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza” (Sal 104,24). “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Sal 145,9). (CCC 342) La gerarchia delle creature è espressa dall'ordine dei “sei giorni”, che va dal meno perfetto al più perfetto. Dio ama tutte le sue creature [Sal 145,9], si prende cura di ognuna, perfino dei passeri. Tuttavia, Gesù dice: “Voi valete più di molti passeri” (Lc 12,6-7), o ancora: “Quanto è più prezioso un uomo di una pecora!” (Mt 12,12). (CCC 343) L'uomo è il vertice dell'opera della creazione. Il racconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la creazione dell'uomo da quella delle altre creature [Gen 1,26].

Sal 145, 3 La sua grandezza non si può misurare

(Sal 145, 3) La sua grandezza non si può misurare
[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare.
(CCC 300) Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere [Sir 43,30]: “Sopra i cieli si innalza” la sua “magnificenza” (Sal 8,2),“la sua grandezza non si può misurare” (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: “In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). Secondo le parole di sant'Agostino, egli è “interior intimo meo et superior summo meo - più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta” [Sant'Agostino, Confessiones, 3, 6, 11: PL 32, 688].

Sal 143, 10 Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana

(Sal 143, 10) Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana
[10] Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio. Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.
(CCC 1831) I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Appartengono nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide [Is 11,1-2]. Essi completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono. Rendono i fedeli docili ad obbedire con prontezza alle ispirazioni divine. “Il tuo Spirito buono mi guidi in terra piana” (Sal 143,10). “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. […] Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo” (Rm 8,14.17).

Sal 139, 15 Non ti erano nascoste le mie ossa

(Sal 139, 15) Non ti erano nascoste le mie ossa
[15] Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra.
(CCC 2270) La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, 1, 1]. “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato” (Ger 1,5). “Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra” (Sal 139,15). (CCC 2272) La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. “Chi procura l'aborto, ottenendo l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae” [CIC canone 1398] “per il fatto stesso d'aver commesso il delitto” [CIC canone 1314] e alle condizioni previste dal Diritto [CIC canoni 1323-1324]. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

lunedì 21 aprile 2008

Sal 138, 1-2 Ti rendo grazie per la tua fedeltà

(Sal 138, 1-2) Ti rendo grazie per la tua fedeltà
[1] Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli, [2] mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia: hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.
(CCC 304) Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce delle azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di “un modo di parlare” primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo [Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39; Sir 11,14] educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia [Sal 22; 32; 35; 103; 138; e altri]. (CCC 214) Dio, “colui che è”, si è rivelato a Israele come colui che è “ricco di grazia e di fedeltà” (Es 34,6). Questi due termini esprimono in modo sintetico le ricchezze del nome divino. In tutte le sue opere Dio mostra la sua benevolenza, la sua bontà, la sua grazia, il suo amore; ma anche la sua affidabilità, la sua costanza, la sua fedeltà, la sua verità. “Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia” (Sal 138,2; 85,11). Egli è la verità, perché “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (1Gv 1,5); egli è “amore”, come insegna l'apostolo Giovanni (1Gv 4,8).

Sal 135, 6 Tutto ciò che vuole il Signore lo compie

(Sal 135, 6) Tutto ciò che vuole il Signore lo compie
[6] Tutto ciò che vuole il Signore, egli lo compie in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi.
(CCC 269) Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” (Gen 49,24; Is 1,24 e altrove), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” (Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” (Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Ger 32,17; Lc 1,37] e dispone della sua opera come gli piace [Ger 27,5]; egli è il Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Est 4,17c; Prv 21,1; Tb 13,2]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” (Sap 11,21).

Sal 134, 3 Il Signore, che ha fatto cielo e terra.

(Sal 134, 3) Il Signore, che ha fatto cielo e terra.
[3] Da Sion ti benedica il Signore, che ha fatto cielo e terra.
(CCC 288) La rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'Unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio [Gen 15,5; Ger 33,19-26]. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti [Is 44,24], nella preghiera dei Salmi [Sal 104] e della liturgia, nella riflessione della sapienza [Pr 8,22-31] del popolo eletto.

Sal 130, 1-3 Signore, ascolta la mia voce

(Sal 130, 1-3) Signore, ascolta la mia voce
[1] Dal profondo a te grido, o Signore; [2] Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. [3] Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?
(CCC 2559) “La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti” [San Giovanni Damasceno, Expositito fidei, 68 (De fide orthodoxa, 3, 24): PG 94, 1089]. Da dove partiamo pregando? Dall'altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o “dal profondo” (Sal 130,1) di un cuore umile e contrito? E' colui che si umilia ad essere esaltato [Lc 18,9-14]. L'umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,26). L'umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: “L'uomo è un mendicante di Dio” [Sant'Agostino, Sermo, 56, 6, 9: PL 38, 381]. (CCC 239) Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della maternità [Is 66,13; Sal 131,2], che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane [Sal 27,10], pur essendone l'origine e il modello [Ef 3,14; Is 49,15]: nessuno è padre quanto Dio.

Sal 124, 8 Il Signore che ha fatto cielo e terra

(Sal 124, 8) Il Signore che ha fatto cielo e terra
[8] Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra.
(CCC 287) La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo Popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore [At 17,24-29; Rm 1,19-20], Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato [Is 43,1], si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, “ha fatto cielo e terra” (Sal 115,15; 124,8; 134,3).

domenica 20 aprile 2008

Sal 121, 2 Il mio aiuto viene dal Signore

(Sal 121, 2) Il mio aiuto viene dal Signore
[2] Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra.
(CCC 1605) Che l'uomo e la donna siano creati l'uno per l'altro, lo afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l'uomo sia solo” (Gn 2,18). La donna, “carne della sua carne” [Gn 2,23], sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come “aiuto” [Gn 2,18], rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto [Sal 121,2]. “Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24). Che ciò significhi un'unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “da principio”, il disegno del Creatore [Mt 19,4]: “Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19,6).

Sal 119, 160 La verità è principio della tua parola

(Sal 119, 160) La verità è principio della tua parola
[160] La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.
(CCC 215) “La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia” (Sal 119,160). “Ora, Signore, tu sei Dio, e le tue parole sono verità” (2Sam 7,28); per questo le promesse di Dio si realizzano sempre [Dt 7,9]. Dio è la stessa Verità, le sue parole non possono ingannare. Proprio per questo ci si può affidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà della sua parola in ogni cosa. L'origine del peccato e della caduta dell'uomo fu una menzogna del tentatore, che indusse a dubitare della parola di Dio, della sua bontà e della sua fedeltà.

Sal 119, 142 La tua giustizia è giustizia eterna

(Sal 119, 142) La tua giustizia è giustizia eterna
[142] La tua giustizia è giustizia eterna e verità è la tua legge.
(CCC 271) L'onnipotenza divina non è affatto arbitraria: “In Dio la potenza e l'essenza, la volontà e l'intelligenza, la sapienza e la giustizia sono una sola ed identica cosa, di modo che nulla può esserci nella potenza divina che non possa essere nella giusta volontà di Dio o nella sua sapiente intelligenza” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 25, 5, ad 1].

Sal 119, 105 La tua parola luce sul mio cammino

(Sal 119, 105) La tua parola luce sul mio cammino
[105] Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.
(CCC 141) “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]; in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola. “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105) [Is 50,4].

Sal 119, 30. 90 La tua fedeltà per ogni generazione

(Sal 119, 30. 90) La tua fedeltà per ogni generazione
[30] Ho scelto la via della giustizia, mi sono proposto i tuoi giudizi. [90] La tua fedeltà dura per ogni generazione; hai fondato la terra ed essa è salda.
(CCC 2465) L'Antico Testamento attesta: Dio è sorgente di ogni verità. La sua Parola è verità [Pr 8,7; 2Sam 7,28]. La sua legge è verità [Sal 119,142]. La sua “fedeltà dura per ogni generazione” (Sal 119,90) [Lc 1,50]. Poiché Dio è il “Verace” (Rm 3,4), i membri del suo popolo sono chiamati a vivere nella verità [Sal 119,30].

sabato 19 aprile 2008

Sal 118, 26 Benedetto colui che viene

(Sal 118, 26) Benedetto colui che viene
[26] Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore;
(CCC 559) Come Gerusalemme accoglierà il suo Messia? Dopo essersi sempre sottratto ai tentativi del popolo di farlo re [Gv 6,15], Gesù sceglie il tempo e prepara nei dettagli il suo ingresso messianico nella città di “Davide, suo padre” (Lc 1,32; cf. Mt 21,1-11). È acclamato come il figlio di Davide, colui che porta la salvezza (Hosanna significa: “Oh, sì, salvaci!”, “donaci la salvezza!”). Ora, “Re della gloria” (Sal 24,7-10) entra nella sua città cavalcando un asino: (Zc 9,9) egli non conquista la Figlia di Sion, figura della sua Chiesa, né con l'astuzia né con la violenza, ma con l'umiltà che rende testimonianza alla verità [Gv 18,37]. Per questo i soggetti del suo Regno, in quel giorno, sono i fanciulli [Mt 21,15-16; Sal 8,3] e i “poveri di Dio”, i quali lo acclamano come gli angeli lo avevano annunziato ai pastori [Lc 19,38; Lc 2,14]. La loro acclamazione, “Benedetto colui che viene nel Nome del Signore” (Sal 118,26), è ripresa dalla Chiesa nel “Santo” della Liturgia eucaristica come introduzione al memoriale della pasqua del Signore.

Sal 118, 24 Questo è il giorno fatto dal Signore

(Sal 118, 24) Questo è il giorno fatto dal Signore
[24] Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso.
(CCC 2171) Dio ha affidato a Israele il sabato perché lo rispetti in segno dell'Alleanza perenne [Es 31,16]. Il sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele. (CCC 2173) Il Vangelo riferisce numerose occasioni nelle quali Gesù viene accusato di violare la legge del sabato. Ma Gesù non viola mai la santità di tale giorno [Mc 1,21; Gv 9,16]. Egli con autorità ne dà l'interpretazione autentica: “Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato”(Mc 2,27) Nella sua bontà, Cristo ritiene lecito in giorno di sabato fare il bene anziché il male, salvare una vita anziché toglierla (Mc 3,4). Il sabato è il giorno del Signore delle misericordie e dell'onore di Dio [Mt 12,5; Gv 7,23]. “Il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato” (Mc 2,28).

Sal 118, 22 La pietra scartata dai costruttori

(Sal 118, 22) La pietra scartata dai costruttori
[22] La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo;
(CCC 587) Se la Legge e il Tempio di Gerusalemme hanno potuto essere occasione di “contraddizione” [Lc 2,34] da parte di Gesù per le autorità religiose di Israele, è però il suo ruolo nella redenzione dei peccati, opera divina per eccellenza, a rappresentare per costoro la vera pietra d'inciampo [Lc 20,17-18; Sal 118,22]. (CCC 756) “Più spesso ancora la Chiesa è detta l'edificio di Dio [1Cor 3,9]. Il Signore stesso si è paragonato alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare [Mt 21,42 par.; At 4,11; 1Pt 2,7; Sal 118,22]. Sopra quel fondamento la Chiesa è stata costruita dagli Apostoli [1Cor 3,11] e da esso riceve stabilità e coesione. Questa costruzione viene chiamata in varie maniere: casa di Dio [1Tm 3,15], nella quale abita la sua famiglia, la dimora di Dio nello Spirito [Ef 2,19-22], "la dimora di Dio con gli uomini" (Ap 21,3), e soprattutto tempio santo, rappresentato da santuari di pietra, che è lodato dai santi Padri e che la Liturgia giustamente paragona alla Città santa, la nuova Gerusalemme. In essa, infatti, quali pietre viventi, veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale [1Pt 2,5]. E questa Città santa Giovanni la contempla mentre nel finale rinnovamento del mondo essa scende dal cielo, da presso Dio, "preparata come una sposa che si è ornata per il suo sposo" (Ap 21,1-2)” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 6].

Sal 118, 14 Mia forza e mio canto è il Signore

(Sal 118, 14) ] Mia forza e mio canto è il Signore
[14] Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
(CCC 1808) La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa. “Mia forza e mio canto è il Signore” (Sal 118,14). “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).

venerdì 18 aprile 2008

Sal 116, 12-13. 17 A te offrirò sacrifici di lode

(Sal 116, 12-13. 17) A te offrirò sacrifici di lode
[12] Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? [13] Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. [17] A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore.
(CCC 224) Vivere in rendimento di grazie: se Dio è l'Unico, tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da lui: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?” (1Cor 4,7). “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116,12). (CCC 1330) Memoriale della passione e della risurrezione del Signore. Santo sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, “sacrificio di lode” (Eb 13,15; cf Sal 116,13.17), sacrificio spirituale [1Pt 2,5], sacrificio puro [Ml 1,11] e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza. Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.

Sal 115, 16 I cieli sono i cieli del Signore

(Sal 115, 16) I cieli sono i cieli del Signore
[16] I cieli sono i cieli del Signore, ma ha dato la terra ai figli dell'uomo.
(CCC 326) Nella Sacra Scrittura, l'espressione “cielo e terra” significa: tutto ciò che esiste, l'intera creazione. Indica pure, all'interno della creazione, il legame che ad un tempo unisce e distingue cielo e terra: “La terra” è il mondo degli uomini [Sal 115,16]. “Il cielo”, o “i cieli”, può indicare il firmamento [Sal 19,2], ma anche il “luogo” proprio di Dio: il nostro “Padre che è nei cieli” (Mt 5,16; cf. Sal 115,16) e, di conseguenza, anche il “cielo” che è la gloria escatologica. Infine, la parola “cielo” indica il “luogo” delle creature spirituali - gli angeli - che circondano Dio.

Sal 115, 15 Il Signore che ha fatto cielo e terra

(Sal 115, 15) Il Signore che ha fatto cielo e terra
[15] Siate benedetti dal Signore che ha fatto cielo e terra.
(CCC 216) La verità di Dio è la sua sapienza che regge tutto l'ordine della creazione e del governo del mondo [Sap 13,1-9]. Dio che, da solo, ha creato il cielo e la terra (Sal 115,15), può donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui [Sap 7,17-21]. (CCC 287) La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo Popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore [At 17,24-29; Rm 1,19-20], Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato [Is 43,1], si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, “ha fatto cielo e terra” (Sal 115,15; 124,8; 134,3).

Sal 115, 4-5. 8 Gli idoli delle genti non parlano

(Sal 115, 4-5. 8) Gli idoli delle genti non parlano
[4] Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo. [5] Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono. [8] Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida.
(CCC 2112) Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che Dio, di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono “argento e oro, opera delle mani dell'uomo”, i quali “hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...”. Questi idoli vani rendono l'uomo vano: “Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida” (Sal 115,4-5.8; cf. Is 44,9-20; Ger 10,1-16; Dn 14,1-30; Bar 6; Sap 13,1-15,19). Dio, al contrario, è il “Dio vivente” (Gs 3,10; Sal 42,3), che fa vivere e interviene nella storia.

Sal 115, 3 Il nostro Dio opera tutto ciò che vuole

(Sal 115, 3) Il nostro Dio opera tutto ciò che vuole
[3] Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole.
(CCC 268) Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo si nomina soltanto l'onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tutto ha creato [Gen 1,1; Gv 1,3], tutto governa e tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre [Mt 6,9]; misteriosa, perché soltanto la fede può riconoscere allorché “si manifesta nella debolezza” (2Cor 12,9; cf 1Cor 1,18). (CCC 303) La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: “Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole” (Sal 115,3); e di Cristo si dice: “Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre” (Ap 3,7); “molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo” (Prv 19,21).

giovedì 17 aprile 2008

Sal 113, 1-2 Lodate, benedite il nome del Signore

(Sal 113, 1-2) Lodate, benedite il nome del Signore
[1] Alleluia. Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. [2] Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre.
(CCC 2639) La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio! Lo canta per se stesso, gli rende gloria perché EGLI E', a prescindere da ciò che fa. E' una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella Gloria. Per suo mezzo, lo Spirito si unisce al nostro spirito per testimoniare che siamo figli di Dio [Rm 8,16], rende testimonianza al Figlio unigenito nel quale siamo adottati e per mezzo del quale glorifichiamo il Padre. La lode integra le altre forme di preghiera e le porta verso colui che ne è la sorgente e il termine: “un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui” (1Cor 8,6). (CCC 2626) La benedizione esprime il moto di fondo della preghiera cristiana: essa è incontro di Dio e dell'uomo; in essa il dono di Dio e l'accoglienza dell'uomo si richiamano e si congiungono. La preghiera di benedizione è la risposta dell'uomo ai doni di Dio: poiché Dio benedice, il cuore dell'uomo può rispondere benedicendo colui che è la sorgente di ogni benedizione.

Sal 111, 9 Stabilì la sua alleanza per sempre

(Sal 111, 9) Stabilì la sua alleanza per sempre
[9] Mandò a liberare il suo popolo, stabilì la sua alleanza per sempre.
(CCC 121) L'Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14], poiché l'Antica Alleanza non è mai stata revocata. (CCC 73) Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un'altra rivelazione.

Sal 110, 4 Tu sei sacerdote per sempre

Sal 110, 4 Tu sei sacerdote per sempre
[4] Il Signore ha giurato e non si pente: "Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek".
(CCC 1539) Il popolo eletto fu costituito da Dio come “un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Es 19,6) [Is 61,6]. Ma all'interno del popolo di Israele, Dio scelse una delle dodici tribù, quella di Levi, riservandola per il servizio liturgico [Nm 1,48-53]; Dio stesso è la sua parte di eredità [Gs 13,33]. Un rito proprio ha consacrato le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza [Es 29,1-30; Lv 8]. In essa i sacerdoti sono costituiti “per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” [Eb 5,1]. (CCC 1540) Istituito per annunciare la parola di Dio [Ml 2,7-9] e per ristabilire la comunione con Dio mediante i sacrifici e la preghiera, tale sacerdozio è tuttavia impotente a operare la salvezza, avendo bisogno di offrire continuamente sacrifici e non potendo portare ad una santificazione definitiva [Eb 5,3; 7,27; 10,1-4], che soltanto il sacrificio di Cristo avrebbe operato.

Sal 110, 1 Siedi alla mia destra

(Sal 110, 1) Siedi alla mia destra
[1] Oracolo del Signore al mio Signore: "Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi".
(CCC 659) “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19). Il corpo di Cristo è stato glorificato fin dall'istante della sua Risurrezione, come lo provano le proprietà nuove e soprannaturali di cui ormai gode in permanenza [Lc 24,31; Gv 20,19.26]. Ma durante i quaranta giorni nei quali egli mangia e beve familiarmente con i suoi discepoli [At 10,41] e li istruisce sul Regno [At 1,3], la sua gloria resta ancora velata sotto i tratti di una umanità ordinaria [Mc 16,12; Lc 24,15; Gv 20,14-15; 21,4]. L'ultima apparizione di Gesù termina con l'entrata irreversibile della sua umanità nella gloria divina simbolizzata dalla nube [At 1,9; Lc 9,34-35; Es 13,22] e dal cielo [Lc 24,51] ove egli siede ormai alla destra di Dio [Mc 16,19; At 2,33; 7,56; Sal 110,1]. In un modo del tutto eccezionale ed unico egli si mostrerà a Paolo “come a un aborto” (1Cor 15,8) in un'ultima apparizione che costituirà Apostolo Paolo stesso [1 Cor 9,1; Gal 1,16].

mercoledì 16 aprile 2008

Sal 107, 20 Mandò la sua parola e li fece guarire

(Sal 107, 20) Mandò la sua parola e li fece guarire
[20] Mandò la sua parola e li fece guarire, li salvò dalla distruzione.
(CCC 1502) L'uomo dell'Antico Testamento vive la malattia di fronte a Dio. E' davanti a Dio che egli versa le sue lacrime sulla propria malattia [Sal 38]; è da lui, il Signore della vita e della morte, che egli implora la guarigione [Sal 6,3; Is 38]. La malattia diventa cammino di conversione [Sal 38,5; 39,9; Sal 38,12] e il perdono di Dio dà inizio alla guarigione [Sal 32,5; 107,20; Mc 2,5-12]. Israele sperimenta che la malattia è legata, in un modo misterioso, al peccato e al male, e che la fedeltà a Dio, secondo la sua Legge, ridona la vita: “perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!” (Es 15,26). Il profeta intuisce che la sofferenza può anche avere un valore redentivo per i peccati altrui [Is 53,11]. Infine Isaia annuncia che Dio farà sorgere per Sion un tempo in cui perdonerà ogni colpa e guarirà ogni malattia [Is 33,24].

Sal 106, 23 Per stornare la sua collera

(Sal 106, 23) Per stornare la sua collera
[23] E aveva già deciso di sterminarli, se Mosè suo eletto non fosse stato sulla breccia di fronte a lui, per stornare la sua collera dallo sterminio.
(CCC 2577) In questa intimità con il Dio fedele, lento all'ira e ricco di grazia [Es 34,6], Mosè ha attinto la forza e la tenacia della sua intercessione. Non prega per sé, ma per il popolo che Dio si è acquistato. Già durante il combattimento contro gli Amaleciti [Es 17,8-13] o per ottenere la guarigione di Maria [Nm 12,13-14], Mosè intercede. Ma è soprattutto dopo l'apostasia del popolo che egli sta “sulla breccia” di fronte a Dio (Sal 106,23) per salvare il popolo [Es 32,1-34,9]. Gli argomenti della sua preghiera (l'intercessione è anch'essa un misterioso combattimento) ispireranno l'audacia dei grandi oranti del popolo ebreo, come anche della Chiesa: Dio è amore; dunque, è giusto e fedele; non può contraddirsi, deve ricordarsi delle sue meravigliose gesta; è in gioco la sua gloria, non può abbandonare questo popolo che porta il suo Nome.

Sal 105, 3 Gioisca il cuore di chi cerca il Signore

(Sal 105, 3) Gioisca il cuore di chi cerca il Signore
[3] Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
(CCC 30) “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore” (Sal 105,3). Se l'uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall'uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, “un cuore retto” ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio. “Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile. E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te” [Sant'Agostino, Confessiones, 1, 1, 1: PL 32, 659-661].

Sal 104, 30 Mandi il tuo spirito sono creati

(Sal 104, 30) Mandi il tuo spirito sono creati
[30] Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
(CCC 292) Lasciata intravedere nell'Antico Testamento [Sal 33,6; 104,30; Gen 1,2-3], rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa: “Non esiste che un solo Dio […]: egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 2, 30, 9: PG 7, 822]; “il Figlio e lo Spirito” sono come “le sue mani” [Id., Adversus haereses, 4, 20, 1: PG 7, 1032]. La creazione è opera comune della Santissima Trinità. (CCC 703) La Parola di Dio e il suo Soffio sono all'origine dell'essere e della vita di ogni creatura: [Sal 33,6; 104,30; Gen 1,2; 2,7; Qo 3,20-21; Ez 37,10 ]. È proprio dello Spirito Santo governare, santificare e animare la creazione, perché egli è Dio consustanziale al Padre e al Figlio […]. Egli ha potere sulla vita, perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo del Figlio [Ufficio delle Ore bizantino. Mattutino della Domenica del modo secondo, Antifone 1 e 2: Parakletikès].

martedì 15 aprile 2008

Sal 104, 27 Tutti aspettano che tu dia loro il cibo

(Sal 104, 27) Tutti aspettano che tu dia loro il cibo
[27] Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
(CCC 2830) “Il nostro pane”. Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni “convenienti”, materiali e spirituali. Nel discorso della montagna Gesù insiste su questa confidenza filiale che coopera con la provvidenza del Padre nostro [Mt 6,25-34]. Egli non ci spinge alla passività, [2Ts 3,6-13] ma vuole liberarci da ogni affanno e da ogni preoccupazione. Tale è l'abbandono filiale dei figli di Dio: “A chi cerca il regno di Dio e la sua giustizia, egli promette di dare tutto in aggiunta. In realtà, tutto appartiene a Dio e nulla manca all'uomo che possiede Dio, se egli stesso non manca a Dio” [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 21: PL 4, 551].

Sal 104, 24 Signore tutto hai fatto con saggezza

(Sal 104, 24) Signore tutto hai fatto con saggezza
[24] Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature.
(CCC 295) Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza [Sap 9,9]. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: “Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” (Ap 4,11). “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza” (Sal 104,24). “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Sal 145,9).

Sal 104, 15 Il vino e il pane e l'olio

(Sal 104, 15) Il vino e il pane e l'olio
[15] Il vino che allieta il cuore dell'uomo; l'olio che fa brillare il suo volto e il pane che sostiene il suo vigore.
(CCC 1334) Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio [Dt 8,3]. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il “calice della benedizione” (1Cor 10,16), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice. (CCC 1293) Nel rito di questo sacramento è opportuno considerare il segno dell'unzione e ciò che l'unzione indica e imprime: il sigillo spirituale. Nel simbolismo biblico e antico, l'unzione presenta una grande ricchezza di significati: l'olio è segno di abbondanza [Dt 11,14, ecc.] e di gioia [Sal 23,5; 104,15], purifica (unzione prima e dopo il bagno), rende agile (l'unzione degli atleti e dei lottatori); è segno di guarigione, poiché cura le contusioni e le piaghe [Is 1,6; Lc 10,34] e rende luminosi di bellezza, di salute e di forza.

Sal 104, 13-14 Dalle tue alte dimore irrighi i monti

(Sal 104, 13-14) Dalle tue alte dimore irrighi i monti
[13] Dalle tue alte dimore irrighi i monti, con il frutto delle tue opere sazi la terra. [14] Fai crescere il fieno per gli armenti e l'erba al servizio dell'uomo, perché tragga alimento dalla terra:
(CCC 288) La rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'Unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio [Gen 15,5; Ger 33,19-26]. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti [Is 44,24], nella preghiera dei Salmi [Sal 104] e della liturgia, nella riflessione della sapienza [Pr 8,22-31] del popolo eletto.

lunedì 14 aprile 2008

Sal 103, 20 Angeli pronti alla voce della sua parola

(Sal 103, 20) Angeli pronti alla voce della sua parola
[20] Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola.
(CCC 329) Sant'Agostino dice a loro riguardo: “Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus - La parola angelo designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo” [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum, 103, 1, 15: PL 37, 1348-1349]. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che “vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18,10), essi sono “potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola” (Sal 103,20).

Sal 102, 27-28 Tu rimani i tuoi anni non hanno fine

(Sal 102, 27-28) Tu rimani i tuoi anni non hanno fine
[27] Essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste, come un abito tu li muterai ed essi passeranno. [28] Ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine.
(CCC 212) Lungo i secoli, la fede d'Israele ha potuto sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del nome divino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei [Is 44,6]. Egli trascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra: “essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste […] ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine” (Sal 102,27-28). In lui “non c'è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1,17). Egli è “colui che è” da sempre e per sempre, e perciò resta sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.

Sal 96, 2 Cantate al Signore benedite il suo nome

(Sal 96, 2) Cantate al Signore benedite il suo nome
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.
(CCC 2143) Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una, singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero personale. Il dono del nome appartiene all'ordine della confidenza e dell'intimità. “Il nome del Signore è santo”. Per questo l'uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d'amore [Zc 2,17]. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo [Sal 29,2; 96,2; 113,1-2].

domenica 13 aprile 2008

Sal 95, 9-10 Dove mi tentarono i vostri padri

(Sal 95, 9-10) Dove mi tentarono i vostri padri
[9] Dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. [10] Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie;
(CCC 2119) L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. E' così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire [Lc 4,9]. Gesù gli oppone la parola di Dio: “Non tenterai il Signore Dio tuo” (Dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza [1Cor 10,9; Es 17,2-7; Sal 95,9]. (CCC 539) Gli evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento. Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto [Sal 95,10], Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha legato l'uomo forte per riprendergli il suo bottino [Mc 3,27]. La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre.

Sal 95, 8 Ascoltate oggi la sua voce

(Sal 95, 8) Ascoltate oggi la sua voce
[8] Ascoltate oggi la sua voce: "Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,
(CCC 2659) Noi impariamo a pregare in momenti particolari, quando ascoltiamo la Parola del Signore e quando partecipiamo al suo mistero pasquale; ma è in ogni tempo, nelle vicende di ogni giorno, che ci viene dato il suo Spirito perché faccia sgorgare la preghiera. L'insegnamento di Gesù sulla preghiera al Padre nostro è nella medesima linea di quello sulla provvidenza [Mt 6,11; 6,34]: il tempo è nelle mani del Padre; è nel presente che lo incontriamo: né ieri né domani, ma oggi: “Ascoltate oggi la sua voce: "Non indurite il cuore"” (Sal 95,8). (CCC 1165) Quando la Chiesa celebra il mistero di Cristo, una parola scandisce la sua preghiera: “Oggi!”, come eco della preghiera che le ha insegnato il suo Signore [Mt 6,11] e dell'invito dello Spirito Santo [Eb 3,7-4,11; Sal 95,7]. Questo “oggi” del Dio vivente in cui l'uomo è chiamato ad entrare è l'“Ora” della Pasqua di Gesù, che attraversa tutta la storia e ne è il cardine: “La vita si è posata su tutti gli esseri e tutti sono investiti da una grande luce; l'Oriente degli orienti ha invaso l'universo, e colui che era prima della stella del mattino e prima degli astri, immortale e immenso, il grande Cristo, brilla su tutti gli esseri più del sole. Perciò, per noi che crediamo in lui, sorge un giorno di luce, lungo, eterno, che non si spegne più: la Pasqua mistica [Pseudo-Ippolito Romano, In sanctum Pascha, 1, 1-2: PG 59, 755].

Sal 95, 1-6 Prostràti adoriamo davanti al Signore

(Sal 95, 1-6) Prostràti adoriamo davanti al Signore
[1] Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. [2] Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. [3] Poiché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dei. [4] Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. [5] Suo è il mare, egli l'ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra. [6] Venite, prostràti adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
(CCC 2628) L'adorazione è la disposizione fondamentale dell'uomo che si riconosce creatura davanti al suo Creatore. Essa esalta la grandezza del Signore che ci ha creati [Sal 95,1-6] e l'onnipotenza del Salvatore che ci libera dal male. E' la prosternazione dello spirito davanti al “Re della gloria” (Sal 24,9-10) e il silenzio rispettoso al cospetto del Dio “sempre più grande di noi” [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum 62, 16: PL 36, 758]. L'adorazione del Dio tre volte santo e sommamente amabile ci colma di umiltà e dà sicurezza alle nostre suppliche.

sabato 12 aprile 2008

Sal 91, 10-13 Darà ordine ai suoi angeli di custodirti

(Sal 91, 10-13) Darà ordine ai suoi angeli di custodirti
[10] non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. [11] Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. [12] Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede. [13] Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi.
(CCC 336) Dal suo inizio [Mt 18,10] fino all'ora della morte [Lc 16,22] la vita umana è circondata dalla loro protezione [Sal 34,8; 91,10-13] e dalla loro intercessione [Gb 33,23-24; Zc 1,12; Tb 12,12]. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita” [San Basilio Magno, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.

Sal 89, 49 Quale vivente non vedrà la morte?

(Sal 89, 49) Quale vivente non vedrà la morte?
[49] Quale vivente non vedrà la morte, sfuggirà al potere degli inferi?
(CCC 1007) La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un’urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza. “Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza […] prima che ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato” (Qo 12,1.7).