sabato 31 maggio 2008

Ger 11, 19 Come un agnello mansueto portato al macello

(Ger 11, 19) Come un agnello mansueto portato al macello
[19] Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che essi tramavano contro di me, dicendo: "Abbattiamo l'albero nel suo rigoglio, strappiamolo dalla terra dei viventi; il suo nome non sia più ricordato".
(CCC 608) Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori [Lc 3,21; Mt 3,14-15], Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29.36). Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello [Is 53,7; Ger 11,19] e porta il peccato delle moltitudini [Is 53,12] e l'Agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima pasqua [Es 12,3-14; Gv 19,36; 1Cor 5,7]. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: “servire e dare la propria vita in riscatto per molti”(Mc 10,45).

Ger 10, 5. 10 Il Signore è il vero Dio vivente e re eterno

(Ger 10, 5. 10) Il Signore è il vero Dio vivente e re eterno
[5] Gli idoli sono come uno spauracchio in un campo di cocòmeri, non sanno parlare, bisogna portarli, perché non camminano. Non temeteli, perché non fanno alcun male, come non è loro potere fare il bene". [10] Il Signore, invece, è il vero Dio, egli è Dio vivente e re eterno.
(CCC 2112) Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che Dio, di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono “argento e oro, opera delle mani dell'uomo”, i quali “hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...”. Questi idoli vani rendono l'uomo vano: “Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida” (Sal 115,4-5.8; cf. Is 44,9-20; Ger 10,1-16; Dn 14,1-30; Bar 6; Sap 13,1-15,19). Dio, al contrario, è il “Dio vivente” (Gs 3,10; Sal 42,3), che fa vivere e interviene nella storia.

Ger 7, 9 Rubare, uccidere, commettere adulterio

(Ger 7, 9) Rubare, uccidere, commettere adulterio
[9] Rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dei che non conoscevate. [10] Poi venite e vi presentate alla mia presenza in questo tempio, che prende il nome da me, e dite: Siamo salvi! per poi compiere tutti questi abomini.
(CCC 2057) Il Decalogo si comprende innanzi tutto nel contesto dell'Esodo che è il grande evento liberatore di Dio al centro dell'Antica Alleanza. Siano essi formulati come precetti negativi, divieti, o come comandamenti positivi (come: “Onora tuo padre e tua madre”), le “dieci parole” indicano le condizioni di una vita liberata dalla schiavitù del peccato. Il Decalogo è un cammino di vita: “Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi” (Dt 30,16). Questa forza liberatrice del Decalogo appare, per esempio, nel comandamento sul riposo del sabato, destinato parimenti agli stranieri e gli schiavi: “Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso” (Dt 5,15).

venerdì 30 maggio 2008

Ger 5, 7 I tuoi figli mi hanno abbandonato

(Ger 5, 7) I tuoi figli mi hanno abbandonato
[7] Perchè ti dovrei perdonare? I tuoi figli mi hanno abbandonato, hanno giurato per chi non è Dio. Io li ho saziati ed essi hanno commesso adulterio, si affollano nelle case di prostituzione.
(CCC 2380) L'adulterio. Questa parola designa l'infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l'adulterio anche se consumato con il seplice desiderio [Mt 5,27-28]. Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l'adulterio in modo assoluto [Mt 5,32; 19,6; Mc 10,11; 1Cor 6,9-10]. I profeti ne denunciano la gravità. Nell'adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria [Os 2,7; Ger 5,7; 13,27].

Ger 2, 16-19 Non si parlerà più dell'arca dell'alleanza

(Ger 2, 16-19) Non si parlerà più dell'arca dell'alleanza
[16] Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni - dice il Signore - non si parlerà più dell'arca dell'alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta. [17] In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del loro cuore malvagio. [18] In quei giorni la casa di Giuda andrà verso la casa di Israele e tutte e due torneranno insieme dalla regione settentrionale nel paese che io avevo dato in eredità ai loro padri. [19] Io pensavo: Come vorrei considerarti tra i miei figli e darti una terra invidiabile, un'eredità che sia l'ornamento più prezioso dei popoli! Io pensavo: Voi mi direte: Padre mio, e non tralascerete di seguirmi.
(CCC 2795) Il simbolo dei cieli ci rimanda al mistero dell'Alleanza che viviamo quando preghiamo il Padre nostro. Egli è nei cieli: questa è la sua dimora; la casa del Padre è dunque la nostra “patria”. Il peccato ci ha esiliati dalla terra dell'Alleanza [Gen 3] ed è verso il Padre, verso il cielo, che ci fa tornare la conversione del cuore [Ger 3,19-4,1 a; Lc 15,18; Lc 15,21]. Ora, è in Cristo che il cielo e la terra sono riconciliati, [Is 45,8; Sal 85,12] perché il Figlio “è disceso dal cielo”, da solo, e al cielo fa tornare noi insieme con lui, per mezzo della sua croce, della sua Risurrezione e della sua Ascensione [Gv 12,32; 14,2-3; 16,28; 20,17; Ef 4,9-10; Eb 1,3; 2,13].

Ger 2, 11-15 Ritornate figli traviati dice il Signore

(Ger 2, 11-15) Ritornate figli traviati dice il Signore
[11] Allora il Signore mi disse: "Israele ribelle si è dimostrata più giusta della perfida Giuda. [12] Và e grida tali cose verso il settentrione dicendo: Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso, dice il Signore. Non conserverò l'ira per sempre. [13] Su, riconosci la tua colpa, perché sei stata infedele al Signore tuo Dio; hai profuso l'amore agli stranieri sotto ogni albero verde e non hai ascoltato la mia voce. Oracolo del Signore. [14] Ritornate, figli traviati - dice il Signore - perché io sono il vostro padrone. Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. [15] Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza.
(CCC 441) Figlio di Dio, nell'Antico Testamento, è un titolo dato agli angeli [Dt (LXX) 32, 8; Gb 1,6], al popolo dell'elezione [Es 4,22; Os 11,1; Ger 3,19; Sir 36,11; Sap 18,13], ai figli d'Israele [Dt 14,1; Os 2,1] e ai loro re [2Sam 7,14; Sal 82,6]. In tali casi ha il significato di una filiazione adottiva che stabilisce tra Dio e la sua creatura relazioni di una particolare intimità. Quando il Re-Messia promesso è detto “figlio di Dio” [1Cr 17,13; Sal 2,7], ciò non implica necessariamente, secondo il senso letterale di quei testi, che egli sia più che umano. Coloro che hanno designato così Gesù in quanto Messia d'Israele [Mt 27,54] forse non hanno inteso dire di più [Lc 23,47].

giovedì 29 maggio 2008

Ger 3, 4-10 Padre mio amico della mia giovinezza tu sei

(Ger 3, 4-10) Padre mio amico della mia giovinezza tu sei
[4] E ora forse non gridi verso di me: Padre mio, amico della mia giovinezza tu sei! [5] Serberà egli rancore per sempre? Conserverà in eterno la sua ira? Così parli, ma intanto ti ostini a commettere il male che puoi". [6] Il Signore mi disse al tempo del re Giosia: "Hai visto ciò che ha fatto Israele, la ribelle? Si è recata su ogni luogo elevato e sotto ogni albero verde per prostituirsi. [7] E io pensavo: Dopo che avrà fatto tutto questo tornerà a me, ma essa non è ritornata. La perfida Giuda sua sorella ha visto ciò, [8] ha visto che ho ripudiato la ribelle Israele proprio per tutti i suoi adultèri, consegnandole il documento del divorzio, ma la perfida Giuda sua sorella non ha avuto alcun timore. Anzi anch'essa è andata a prostituirsi; [9] e con il clamore delle sue prostituzioni ha contaminato il paese; ha commesso adulterio davanti alla pietra e al legno. [10] Ciò nonostante, la perfida Giuda sua sorella non è ritornata a me con tutto il cuore, ma soltanto con menzogna". Parola del Signore.
(CCC 370) Dio non è a immagine dell'uomo. Egli non è né uomo né donna. Dio è puro spirito, e in lui, perciò, non c'è spazio per le differenze di sesso. Ma le “perfezioni” dell'uomo e della donna riflettono qualche cosa dell'infinita perfezione di Dio: quelle di una madre [Is 49,14-15; 66,13; Sal 131,2-3] e quelle di un padre e di uno sposo [Os 11,1-4; Ger 3,4-19].

Ger 2, 13 Il mio popolo ha commesso due iniquità

(Ger 2, 13) Il mio popolo ha commesso due iniquità
[13] Perchè il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l'acqua.
(CCC 2561) “Tu gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10). La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta. Risposta al lamento del Dio vivente: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” (Ger 2,13), risposta di fede alla promessa gratuita di salvezza, [Gv 7,37-39; Is 12,3; 51,1] risposta d'amore alla sete del Figlio unigenito [Gv 19,28; Zc 12,10; 13,1].

Ger 2, 2-3 Israele era cosa sacra al Signore

(Ger 2, 2-3) Israele era cosa sacra al Signore
[2] "Va' e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell'affetto della tua giovinezza, dell'amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto,in una terra non seminata. [3] Israele era cosa sacra al Signore la primizia del suo raccolto; quanti ne mangiavano dovevano pagarla, la sventura si abbatteva su di loro. Oracolo del Signore.
(CCC 762) La preparazione remota della riunione del Popolo di Dio comincia con la vocazione di Abramo, al quale Dio promette che diverrà padre di “un grande popolo” (Gen 12,2; cf. Gen 15,5-6). La preparazione immediata comincia con l'elezione di Israele come Popolo di Dio [Es 19,5-6; Dt 7,6]. Con la sua elezione, Israele deve essere il segno della riunione futura di tutte le nazioni [Is 2,2-5; Mi 4,1-4]. Ma già i profeti accusano Israele di aver rotto l'Alleanza e di essersi comportato come una prostituta [Os 1; Is 1,2-4; Ger 2; ecc]. Essi annunziano un'Alleanza Nuova ed Eterna [Ger 31,31-34; Is 55,3]. “Cristo istituì questo Nuovo Patto” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 9]. (CCC 1611) Vedendo l'Alleanza di Dio con Israele sotto l'immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele [Os 1-3; Is 54; 62; Ger 2-3; 31; Ez 16; 23], i profeti hanno preparato la coscienza del popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell'unicità e dell'indissolubilità del matrimonio [Ml 2,13-17]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un'espressione unica dell'amore umano, in quanto è riflesso dell'amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (Ct 8,6-7).

mercoledì 28 maggio 2008

Ger 1, 6 Non so parlare, perché sono giovane

(Ger 1, 6) Non so parlare, perché sono giovane
[6] Risposi: "Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane".
(CCC 2584) Stando “da solo a solo con Dio”, i profeti attingono luce e forza per la loro missione. La loro preghiera non è una fuga dal mondo infedele, ma un ascolto della parola di Dio, talora un dibattito o un lamento, sempre un'intercessione che attende e prepara l'intervento del Dio Salvatore, Signore della storia [Am 7,2.5; Is 6,5.8.11; Ger 1,6; 15,15-18; 20,7-18].

Ger 1, 5 Ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce

Pagine scelte da Geremia
(Ger 1, 5) Ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce

[5] "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni".
(CCC 2270) La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, 1, 1]. “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato” (Ger 1,5). “Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra” (Sal 139,15).

Is 66, 13 Come una madre così io vi consolerò

(Is 66, 13) Come una madre così io vi consolerò
[13] Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati.
(CCC 239) Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della maternità [Is 66,13; Sal 131,2], che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane [Sal 27,10], pur essendone l'origine e il modello [Ef 3,14; Is 49,15]: nessuno è padre quanto Dio.

martedì 27 maggio 2008

Is 65, 16 Vorrà esserlo per il Dio fedele

(Is 65, 16) Vorrà esserlo per il Dio fedele
[16] Chi vorrà essere benedetto nel paese, vorrà esserlo per il Dio fedele; chi vorrà giurare nel paese, giurerà per il Dio fedele; perché saranno dimenticate le tribolazioni antiche, saranno occultate ai miei occhi.
(CCC 1063) Nel profeta Isaia si trova l'espressione “Dio di verità”, letteralmente “Dio dell'Amen”, cioè il Dio fedele alle sue promesse: “Chi vorrà essere benedetto nel paese, vorrà esserlo per il Dio fedele” (Is 65,16). Nostro Signore usa spesso il termine “Amen” [Mt 6,2.5.16], a volte in forma doppia [Gv 5,19], per sottolineare l'affidabilità del suo insegnamento, la sua autorità fondata sulla verità di Dio.

Is 62, 4-5 Il Signore si compiacerà di te

(Is 62, 4-5) Il Signore si compiacerà di te
[4] Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. [5] Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.
(CCC 1611) Vedendo l'Alleanza di Dio con Israele sotto l'immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele [Os 1-3; Is 54; 62; Ger 2-3; 31; Ez 16; 23], i profeti hanno preparato la coscienza del popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell'unicità e dell'indissolubilità del matrimonio [Ml 2,13-17]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un'espressione unica dell'amore umano, in quanto è riflesso dell'amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (Ct 8,6-7). (CCC 219) L'amore di Dio per Israele è paragonato all'amore di un padre per il proprio figlio [Os 11,1]. È un amore più forte dell'amore di una madre per i suoi bambini [Is 49,14-15]. Dio ama il suo Popolo più di quanto uno sposo ami la propria sposa [Is 62,4-5]; questo amore vincerà anche le più gravi infedeltà [Ez 16; Os 11]; arriverà fino al dono più prezioso: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16).

Is 61, 6 Sarete chiamati sacerdoti del Signore

(Is 61, 6) Sarete chiamati sacerdoti del Signore
[6] Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio sarete detti. Vi godrete i beni delle nazioni, trarrete vanto dalle loro ricchezze.
(CCC 1539) Il popolo eletto fu costituito da Dio come “un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Es 19,6) [Is 61,6]. Ma all'interno del popolo di Israele, Dio scelse una delle dodici tribù, quella di Levi, riservandola per il servizio liturgico [Nm 1,48-53]; Dio stesso è la sua parte di eredità [Gs 13,33]. Un rito proprio ha consacrato le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza [Es 29,1-30; Lv 8]. In essa i sacerdoti sono costituiti “per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” [Eb 5,1].

lunedì 26 maggio 2008

Is 61, 1-2 Il Signore mi ha consacrato con l'unzione

(Is 61, 1-2) Il Signore mi ha consacrato con l'unzione
[1] Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, [2] a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti,
(CCC 714) Per questo Cristo inaugura l'annunzio della Buona Novella facendo suo questo testo di Isaia (Lc 4,18-19; Is 61,1-2): “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore”. (CC 436) Cristo viene dalla traduzione greca del termine ebraico “Messia” che significa “unto”. Non diventa il nome proprio di Gesù se non perché egli compie perfettamente la missione divina da esso significata. Infatti in Israele erano unti nel nome di Dio coloro che erano a lui consacrati per una missione che egli aveva loro affidato. Era il caso dei re [1Sam 9,16; 10,1; 16,1; 16,12-13; 1Re 1,39], dei sacerdoti [Es 29,7; Lv 8,12] e, raramente, dei profeti [1Re 19,16]. Tale doveva essere per eccellenza il caso del Messia che Dio avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno [Sal 2,2; At 4,26-27]. Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore, [Is 11,2] ad un tempo come re e sacerdote [Zc 4,14; 6,13] ma anche come profeta [Is 61,1; Lc 4,16-21]. Gesù ha realizzato la speranza messianica di Israele nella sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re.

Is 58, 6-7 Dividere il pane con l'affamato

(Is 58, 6-7) Dividere il pane con l'affamato
[6] Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? [7] Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?
(CCC 2447) Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali [Is 58,6-7; Eb 13,3]. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti [Mt 25,31-46]. Tra queste opere, fare l'elemosina ai poveri [Tb 4,5-11; Sir 17,18] è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio [Mt 6,2-4]: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto (Lc 3,11). “Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, e tutto sarà puro per voi” (Lc 11,41). “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?” (Gc 2,15-16; cf 1Gv 3,17).

Is 55, 1-3 O voi tutti assetati venite all'acqua

(Is 55, 1-3) O voi tutti assetati venite all'acqua
[1] O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. [2] Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. [3] Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide.
(CCC 694) L'acqua. Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché dopo l'invocazione dello Spirito Santo essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita: come la gestazione della nostra prima nascita si è operata nell'acqua, allo stesso modo l'acqua battesimale significa realmente che la nostra nascita alla vita divina ci è donata nello Spirito Santo. Ma “battezzati in un solo Spirito”, noi “ci siamo” anche “abbeverati a un solo Spirito” (1Cor 12,13): lo Spirito, dunque, è anche personalmente l'Acqua viva che scaturisce da Cristo crocifisso come dalla sua sorgente [Gv 19,34; 1Gv 5,8] e che in noi zampilla per la Vita eterna [Gv 4,10-14; 7,38; Es 17,1-6; Is 55,1; Zc 14,8; 1Cor 10,4; Ap 21,6; 22,17].

domenica 25 maggio 2008

Is 54, 8-10 Giuro di non più adirarmi con te

(Is 54, 8-10) Giuro di non più adirarmi con te
[8] In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore. [9] Ora è per me come ai giorni di Noè, quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noè sulla terra; così ora giuro di non più adirarmi con te e di non farti più minacce. [10] Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia.
(CCC 220) L'amore di Dio è “eterno” (Is 54,8): “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto” (Is 54,10). “Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà” (Ger 31,3). (CCC 1611) Vedendo l'Alleanza di Dio con Israele sotto l'immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele [Os 1-3; Is 54; 62; Ger 2-3; 31; Ez 16; 23], i profeti hanno preparato la coscienza del popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell'unicità e dell'indissolubilità del matrimonio [Ml 2,13-17]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un'espressione unica dell'amore umano, in quanto è riflesso dell'amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (Ct 8,6-7).

Is 53, 12 Gli darò in premio le moltitudini

(Is 53, 12) Gli darò in premio le moltitudini
[12] Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori.
(CCC 601) Questo disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del “Servo Giusto” [Is 53,11; At 3,14] era stato anticipatamente annunziato nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto che libera gli uomini dalla schiavitù del peccato [Is 53,11-12; Gv 8,34-36]. San Paolo professa, in una confessione di fede che egli dice di avere “ricevuto” (1Cor 15,3), che “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15,3; cf. At 3,18; 7,52; 13,29; At 26,22-23). La morte redentrice di Gesù compie in particolare la profezia del Servo sofferente [Is 53,7-8; At 8,32-35]. Gesù stesso ha presentato il senso della sua vita e della sua morte alla luce del Servo sofferente [Mt 20,28]. Dopo la Risurrezione, egli ha dato questa interpretazione delle Scritture ai discepoli di Emmaus, [Lc 24,25-27] poi agli stessi Apostoli [Lc 24,44-45]. (CCC 713) I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo [Is 42,1-9; Mt 12,18-21; Gv 1,32-34, e anche Is 49,1-6; Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4-10 e 52,13-15; 53,12]. Questi canti annunziano il significato della passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra “condizione di servi” [Fil 2,7]. Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita.

Is 53, 10-11 Il giusto mio servo giustificherà molti

(Is 53, 10-11) Il giusto mio servo giustificherà molti
[10] Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. [11] Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.
(CCC 623) Mediante la sua obbedienza di amore al Padre “fino alla morte di croce” (Fil 2,8), Gesù compie la missione espiatrice [Is 53,10] del Servo sofferente che giustifica molti addossandosi la loro iniquità [Is 53,11; Rm 5,19]. (CCC 615) “Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19). Con la sua obbedienza fino alla morte, Gesù ha compiuto la sostituzione del Servo sofferente che offre se stesso in espiazione, mentre porta il peccato di molti, e li giustifica addossandosi la loro iniquità [Is 53,10-12]. Gesù ha riparato per i nostri errori e dato soddisfazione al Padre per i nostri peccati [Concilio di Trento: DS 1529].

sabato 24 maggio 2008

Is 53, 7-8 Era come agnello condotto al macello

(Is 53, 7-8) Era come agnello condotto al macello
[7] Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. [8] Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
(CCC 608) Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, [Lc 3,21; Mt 3,14-15] Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29.36). Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello [Is 53,7; Ger 11,19] e porta il peccato delle moltitudini [Is 53,12] e l'Agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima pasqua [Es 12,3-14; Gv 19,36; 1Cor 5,7]. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: “servire e dare la propria vita in riscatto per molti”(Mc 10,45). (CCC 601) Questo disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del “Servo Giusto” [Is 53,11; At 3,14] era stato anticipatamente annunziato nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto che libera gli uomini dalla schiavitù del peccato [Is 53,11-12; Gv 8,34-36]. San Paolo professa, in una confessione di fede che egli dice di avere “ricevuto” (1Cor 15,3), che “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15,3; cf. At 3,18; 7,52; 13,29; At 26,22-23). La morte redentrice di Gesù compie in particolare la profezia del Servo sofferente [Is 53,7-8; At 8,32-35]. Gesù stesso ha presentato il senso della sua vita e della sua morte alla luce del Servo sofferente [Mt 20,28]. Dopo la Risurrezione, egli ha dato questa interpretazione delle Scritture ai discepoli di Emmaus, [Lc 24,25-27] poi agli stessi Apostoli [Lc 24,44-45].

Is 53, 4-6 Si è addossato i nostri dolori

(Is 53, 4-6) Si è addossato i nostri dolori
[4] Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. [5] Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. [6] Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
(CCC 517) Tutta la vita di Cristo è mistero di redenzione. La redenzione è frutto innanzi tutto del sangue della croce [Ef 1,7; Col 1,13-14; 1Pt 1,18-19], ma questo mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua incarnazione, mediante la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà [2Cor 8,9]; nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione [Lc 2,51], ripara la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori [Gv 15,3]; nelle guarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali “ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17) [Is 53,4]; nella sua risurrezione, con la quale ci giustifica [Rm 4,25]. (CCC 1505) Commosso da tante sofferenze, Cristo non soltanto si lascia toccare dai malati, ma fa sue le loro miserie: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17; cf. Is 53,4). Non ha guarito però tutti i malati. Le sue guarigioni erano segni della venuta del Regno di Dio. Annunciavano una guarigione più radicale: la vittoria sul peccato e sulla morte attraverso la sua Pasqua. Sulla croce, Cristo ha preso su di sé tutto il peso del male [Is 53,4-6] e ha tolto il “peccato del mondo” (Gv 1,29), di cui la malattia non è che una conseguenza. Con la sua passione e la sua morte sulla Croce, Cristo ha dato un senso nuovo alla sofferenza: essa può ormai configurarci a lui e unirci alla sua passione redentrice.

Is 53, 1 Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?

(Is 53, 1) Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?
[1] Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
(CCC 591) Gesù ha chiesto alle autorità religiose di Gerusalemme di credere in lui a causa delle opere del Padre che egli compiva [Gv 10,36-38]. Un tale atto di fede, però, doveva passare attraverso una misteriosa morte a se stessi per una rinascita dall'alto (Gv 3,7), sotto lo stimolo della grazia divina [Gv 6,44]. Una simile esigenza di conversione di fronte a un così sorprendente compimento delle promesse [Is 53,1] permette di capire il tragico disprezzo del sinedrio che ha stimato Gesù meritevole di morte perché bestemmiatore [Mc 3,6; Mt 26,64-66]. I suoi membri agivano così per “ignoranza” [Lc 23,34; At 3,17-18] e al tempo stesso per l’indurimento [Mc 3,5; Rm 11,25] dell'incredulità [Rm 11,20].

venerdì 23 maggio 2008

Is 52, 13-15 Ecco, il mio servo avrà successo

(Is 52, 13-15) Ecco, il mio servo avrà successo
[13] Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. [14] Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo - [15] così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
(CCC 713) I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo [Is 42,1-9; Mt 12,18-21; Gv 1,32-34, e anche Is 49,1-6; Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4-10 e 52,13-15; 53,12]. Questi canti annunziano il significato della passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra “condizione di servi” [Fil 2,7]. Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita.

Is 51, 1 Ascoltatemi voi che cercate il Signore

(Is 51, 1) Ascoltatemi voi che cercate il Signore
[1] Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti.
(CCC 2560) “Se tu conoscessi il dono di Dio!” (Gv 4,10). La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso i pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera. Che lo sappiamo o no, la preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui [Sant'Agostino, De diversis quaestionibus octoginta tribus, 64, 4: PL 40, 56]. (CCC 2561) “Tu gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10). La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta. Risposta al lamento del Dio vivente: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” (Ger 2,13), risposta di fede alla promessa gratuita di salvezza, [Gv 7,37-39; Is 12,3; 51,1] risposta d'amore alla sete del Figlio unigenito [Gv 19,28; Zc 12,10; 13,1].

Is 50, 5-10 Ho presentato il dorso ai flagellatori

(Is 50, 5-10) Ho presentato il dorso ai flagellatori
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. [5] Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. [6] Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. [7] Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso. [8] È vicino chi mi rende giustizia; chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. [9] Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole? Ecco, come una veste si logorano tutti, la tignola li divora. [10] Chi tra di voi teme il Signore, ascolti la voce del suo servo! Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio.
(CCC 713) I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo [Is 42,1-9; Mt 12,18-21; Gv 1,32-34, e anche Is 49,1-6; Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4-10 e 52,13-15; 53,12]. Questi canti annunziano il significato della passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra “condizione di servi” [Fil 2,7]. Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita.

giovedì 22 maggio 2008

Is 50, 4 Sappia indirizzare allo sfiduciato una parola

(Is 50, 4) Sappia indirizzare allo sfiduciato una parola
[4] Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola.
(CCC 141) “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore” (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21); in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola. “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105; cf. Is 50,4).

Is 49, 14-15 Io invece non ti dimenticherò mai

(Is 49, 14-15) Io invece non ti dimenticherò mai
[14] Sion ha detto: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". [15] Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.
(CCC 219) L'amore di Dio per Israele è paragonato all'amore di un padre per il proprio figlio [Os 11,1]. È un amore più forte dell'amore di una madre per i suoi bambini [Is 49,14-15]. Dio ama il suo Popolo più di quanto uno sposo ami la propria sposa [Is 62,4-5]; questo amore vincerà anche le più gravi infedeltà [Ez 16; Os 11]; arriverà fino al dono più prezioso: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16). (CCC 239) Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della maternità [Is 66,13; Sal 131,2], che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane [Sal 27,10], pur essendone l'origine e il modello [Ef 3,14; Is 49,15]: nessuno è padre quanto Dio.

Is 49, 13 Il Signore consola e ha pietà dei suoi miseri

(Is 49, 13) Il Signore consola e ha pietà dei suoi miseri
[13] Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri.
(CCC 716) Il popolo dei “poveri” [Sof 2,3; Sal 22,27; 34,3; Is 49,13; 61,1; ecc.], gli umili e i miti, totalmente abbandonati ai disegni misteriosi del loro Dio, coloro che attendono la giustizia, non degli uomini ma del Messia, è alla fine la grande opera della missione nascosta dello Spirito Santo durante il tempo delle promesse per preparare la venuta di Cristo. È il loro cuore, purificato e illuminato dallo Spirito, che si esprime nei Salmi. In questi poveri, lo Spirito prepara al Signore “un popolo ben disposto” (Lc 1,17).

mercoledì 21 maggio 2008

Is 49, 1-6 Mi ha plasmato suo servo dal seno materno

(Is 49, 1-6) Mi ha plasmato suo servo dal seno materno
[1] Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome. [2] Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all'ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra. [3] Mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria". [4] Io ho risposto: "Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio". [5] Ora disse il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele, - poiché ero stato stimato dal Signore e Dio era stato la mia forza - [6] mi disse: "È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra".
(CCC 713) I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo [Is 42,1-9; Mt 12,18-21; Gv 1,32-34, e anche Is 49,1-6; Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4-10 e 52,13-15; 53,12]. Questi canti annunziano il significato della passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra “condizione di servi” [Fil 2,7]. Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita.

Is 45, 22-24 Volgetevi a me e sarete salvi

(Is 45, 22-24) Volgetevi a me e sarete salvi
[22] Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n'è altri. [23] Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile: davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua". [24] Si dirà: "Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza!". Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti fremevano d'ira contro di lui.
(CCC 201) A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato come l'Unico: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze” (Dt 6,4-5). Per mezzo dei profeti, Dio invita Israele e tutte le nazioni a volgersi a lui, l'Unico: “Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n'è altri... davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua. Si dirà: "Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza"” (Is 45,22-24) [Fil 2,10-11].

Is 45, 15 Veramente tu sei un Dio nascosto

(Is 45, 15) Veramente tu sei un Dio nascosto
[15] Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore.
(CCC 206) Rivelando il suo Nome misterioso di YHWH, “Io sono colui che è” oppure “Io sono colui che sono” o anche “Io sono chi Io sono”, Dio dice chi egli è e con quale nome lo si deve chiamare. Questo nome divino è misterioso come Dio è mistero. È ad un tempo un nome rivelato e quasi il rifiuto di un nome; proprio per questo esprime, come meglio non si potrebbe, la realtà di Dio, infinitamente al di sopra di tutto ciò che possiamo comprendere o dire: egli è il “Dio nascosto” (Is 45,15), il suo nome è ineffabile [Gdc 13,18], ed è il Dio che si fa vicino agli uomini.

martedì 20 maggio 2008

Is 45, 5-8 Io sono il Signore e non v'è alcun altro

(Is 45, 5-8) Io sono il Signore e non v'è alcun altro
[5] Io sono il Signore e non v'è alcun altro; fuori di me non c'è dio; ti renderò spedito nell'agire, anche se tu non mi conosci, [6] perché sappiano dall'oriente fino all'occidente che non esiste dio fuori di me. Io sono il Signore e non v'è alcun altro. [7] Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo. [8] Stillate, cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo".
(CCC 2795) Il simbolo dei cieli ci rimanda al mistero dell'Alleanza che viviamo quando preghiamo il Padre nostro. Egli è nei cieli: questa è la sua dimora; la casa del Padre è dunque la nostra “patria”. Il peccato ci ha esiliati dalla terra dell'Alleanza [Gen 3] ed è verso il Padre, verso il cielo, che ci fa tornare la conversione del cuore [Ger 3,19-4,1 a; Lc 15,18; Lc 15,21]. Ora, è in Cristo che il cielo e la terra sono riconciliati, [Is 45,8; Sal 85,12] perché il Figlio “è disceso dal cielo”, da solo, e al cielo fa tornare noi insieme con lui, per mezzo della sua croce, della sua Risurrezione e della sua Ascensione [Gv 12,32; 14,2-3; 16,28; 20,17; Ef 4,9-10; Eb 1,3; 2,13]. (CCC 2796) Quando la Chiesa prega “Padre nostro che sei nei cieli”, professa che siamo il popolo di Dio, già fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù [Ef 2,6, nascosti con Cristo in Dio [Col 3,3], mentre, al tempo stesso, “sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste” (2Cor 5,2) [Fil 3,20; Eb 13,14]. I cristiani “sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo” [Lettera a Diogneto, 5, 8-9].

Is 44, 24 Sono io, il Signore, che ho fatto tutto

(Is 44, 24) Sono io, il Signore, che ho fatto tutto
[24] Dice il Signore, che ti ha riscattato e ti ha formato fino dal seno materno: "Sono io, il Signore, che ho fatto tutto, che ho spiegato i cieli da solo, ho disteso la terra; chi era con me?
(CCC 288) La rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'Unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio [Gen 15,5; Ger 33,19-26]. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti [Is 44,24], nella preghiera dei Salmi [Sal 104] e della liturgia, nella riflessione della sapienza [Pr 8,22-31] del popolo eletto.

Is 44, 18-20 Ciò che tengo in mano non è forse falso?

(Is 44, 18-20) Ciò che tengo in mano non è forse falso?
[18] Non sanno né comprendono; una patina impedisce agli occhi loro di vedere e al loro cuore di capire. [19] Essi non riflettono, non hanno scienza e intelligenza per dire: "Ho bruciato nel fuoco una parte, sulle sue braci ho cotto perfino il pane e arrostito la carne che ho mangiato; col residuo farò un idolo abominevole? Mi prostrerò dinanzi ad un pezzo di legno?". [20] Si pasce di cenere, ha un cuore illuso che lo travia; egli non sa liberarsene e dire: "Ciò che tengo in mano non è forse falso?".
(CCC 2113) L'idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C'è idolatria quando l'uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro, ecc. “Non potete servire a Dio e a mammona”, dice Gesù (Mt 6,24). Numerosi martiri sono morti per non adorare “la Bestia” [Ap 13-14], rifiutando perfino di simularne il culto. L'idolatria respinge l'unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina [Gal 5,20; Ef 5,5].

lunedì 19 maggio 2008

Is 44, 9-10 I fabbricatori di idoli sono tutti vanità

(Is 44, 9-10) I fabbricatori di idoli sono tutti vanità
[9] I fabbricatori di idoli sono tutti vanità e le loro opere preziose non giovano a nulla; ma i loro devoti non vedono né capiscono affatto e perciò saranno coperti di vergogna. [10] Chi fabbrica un dio e fonde un idolo senza cercarne un vantaggio?
(CCC 2112) Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che Dio, di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono “argento e oro, opera delle mani dell'uomo”, i quali “hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...”. Questi idoli vani rendono l'uomo vano: “Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida” (Sal 115,4-5.8; cf. Is 44,9-20; Ger 10,1-16; Dn 14,1-30; Bar 6; Sap 13,1-15,19). Dio, al contrario, è il “Dio vivente” (Gs 3,10; Sal 42,3), che fa vivere e interviene nella storia.

Is 44, 6 Io sono il primo e io l'ultimo

(Is 44, 6) Io sono il primo e io l'ultimo
[6] Così dice il re di Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti: "Io sono il primo e io l'ultimo; fuori di me non vi sono dei”.
(CCC 198) La nostra professione di fede incomincia con Dio, perché Dio è “il primo e l'ultimo” (Is 44,6), il principio e la fine di tutto. Il Credo incomincia con Dio Padre, perché il Padre è la prima Persona divina della Santissima Trinità; il nostro Simbolo incomincia con la creazione del cielo e della terra, perché la creazione è l'inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio. (CCC 212) Lungo i secoli, la fede d'Israele ha potuto sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del nome divino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei [Is 44,6]. Egli trascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra: “essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste […] ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine” (Sal 102,27-28). In lui “non c'è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1,17). Egli è “colui che è” da sempre e per sempre, e perciò resta sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.

Is 43, 19 Ecco, faccio una cosa nuova

(Is 43, 19) Ecco, faccio una cosa nuova
[19] Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa.
(CCC 711) “Ecco, faccio una cosa nuova” (Is 43,19). Cominciano a delinearsi due linee profetiche, fondate l'una sull'attesa del Messia, l'altra sull'annunzio di uno Spirito nuovo; esse convergono sul piccolo “resto”, il popolo dei poveri [Sof 2,3], che attende nella speranza il “conforto d'Israele” e la “redenzione di Gerusalemme” (Lc 2,25.38). Si è visto precedentemente come Gesù compia le profezie che lo riguardano. Qui ci si limita a quelle in cui è più evidente la relazione fra il Messia e il suo Spirito.

domenica 18 maggio 2008

Is 43, 1-7 Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni

(Is 43, 1-7) Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni
[1] Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni [2] Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; [3] poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Io do l'Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l'Etiopia e Seba al tuo posto. [4] Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. [5] Non temere, perché io sono con te; dall'oriente farò venire la tua stirpe, dall'occidente io ti radunerò. [6] Dirò al settentrione: Restituisci, e al mezzogiorno: Non trattenere; fà tornare i miei figli da lontano e le mie figlie dall'estremità della terra, [7] quelli che portano il mio nome e che per la mia gloria ho creato e formato e anche compiuto".
(CCC 2167) Dio chiama ciascuno per nome [Is 43,1]. (CCC 2158) Dio chiama ciascuno per nome [Is 43,1; Gv 10,3]. Il nome di ogni uomo è sacro. Il nome è l'icona della persona. Esige il rispetto, come segno della dignità di colui che lo porta. (CCC 287) La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo Popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore [At 17,24-29; Rm 1,19-20], Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato [Is 43,1], si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, “ha fatto cielo e terra” (Sal 115,15; 124,8; 134,3). (CCC 218) Israele, nel corso della sua storia, ha potuto scoprire che uno solo era il motivo per cui Dio gli si era rivelato e lo aveva scelto fra tutti i popoli perché gli appartenesse: il suo amore gratuito [Dt 4,37; 7,8; 10,15]. Ed Israele, per mezzo dei profeti, ha compreso che, ancora per amore, Dio non ha mai cessato di salvarlo [Is 43,1-7] e di perdonargli la sua infedeltà e i suoi peccati [Os 2].

Is 42, 6 Io ti ho formato e stabilito luce delle nazioni

(Is 42, 6) Io ti ho formato e stabilito luce delle nazioni
[6] "Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni,
(CCC 581) Gesù è apparso agli occhi degli Ebrei e dei loro capi spirituali come un “rabbi” [Gv 11,28; 3,2; Mt 22,23-24; 22,34-36]. Spesso egli ha usato argomentazioni che rientravano nel quadro dell'interpretazione rabbinica della Legge [Mt 12,5; 9,12; Mc 2,23-27; Lc 6,6-9; Gv 7,22-23]. Ma al tempo stesso, Gesù non poteva che urtare i dottori della Legge; infatti, non si limitava a proporre la sua interpretazione accanto alle loro: “egli insegnava come uno che ha autorità e non come i loro scribi” (Mt 7,29). In lui, è la Parola stessa di Dio, risuonata sul Sinai per dare a Mosè la Legge scritta, a farsi di nuovo sentire sul monte delle beatitudini [Mt 5,1]. Questa Parola non abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina l'interpretazione definitiva: “Avete inteso che fu detto agli antichi […]; ma io vi dico” (Mt 5,33-34). Con questa stessa autorità divina, Gesù sconfessa certe “tradizioni degli uomini” (Mc 7,8) care ai farisei i quali annullano la parola di Dio (Mc 7,13).

Is 42, 3 Proclamerà il diritto con fermezza

(Is 42, 3) Proclamerà il diritto con fermezza
[3] Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza;
(CCC 580) L'adempimento perfetto della Legge poteva essere soltanto l'opera del divino Legislatore nato sotto la Legge nella Persona del Figlio [Gal 4,4]. Con Gesù, la Legge non appare più incisa su tavole di pietra ma scritta “nell’animo” e nel “cuore” (Ger 31,33) del Servo che, proclamando “il diritto con fermezza” (Is 42,3), diventa l'“alleanza del popolo” (Is 42,6). Gesù compie la Legge fino a prendere su di sé “la maledizione della Legge” (Gal 3,13), in cui erano incorsi coloro che non erano rimasti fedeli “a tutte le cose scritte nel libro della Legge” (Gal 3,10); infatti la morte di Cristo intervenne “per la redenzione delle colpe commesse sotto la prima Alleanza” (Eb 9,15).

sabato 17 maggio 2008

Is 42, 1 Ecco il mio eletto di cui mi compiaccio

(Is 42, 1) Ecco il mio eletto di cui mi compiaccio
[1] Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni.
(CCC 536) Il battesimo di Gesù è, da parte di lui, l'accettazione e l'inaugurazione della sua missione di Servo sofferente. Egli si lascia annoverare tra i peccatori [Is 53,12]; è già “l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29); già anticipa il “battesimo” della sua morte cruenta [Mc 10,38; Lc 12,50]. Già viene ad adempiere “ogni giustizia” (Mt 3,15), cioè si sottomette totalmente alla volontà del Padre suo: accetta per amore il battesimo di morte per la remissione dei nostri peccati [Mt 26,39]. A tale accettazione risponde la voce del Padre che nel Figlio suo si compiace [Lc 3,22; Is 42,1]. Lo Spirito, che Gesù possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e rimane su di lui [Gv 1,32-33; Is 11,2]. Egli ne sarà la sorgente per tutta l'umanità. Al suo battesimo, “si aprirono i cieli” Mt 3,16) che il peccato di Adamo aveva chiuso; e le acque sono santificate dalla discesa di Gesù e dello Spirito, preludio della nuova creazione.

Is 41, 5-9 Mio servo tu sei ti ho scelto

(Is 41, 5-9) Mio servo tu sei ti ho scelto
[5] Le isole vedono e ne hanno timore; tremano le estremità della terra, insieme si avvicinano e vengono. [8] Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico, [9] sei tu che io ho preso dall'estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: "Mio servo tu sei ti ho scelto, non ti ho rigettato".
(CCC 713) I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo [Is 42,1-9; Mt 12,18-21; Gv 1,32-34, e anche Is 49,1-6; Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4-10 e 52,13-15; 53,12]. Questi canti annunziano il significato della passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra “condizione di servi” [Fil 2,7]. Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita.

Is 40, 11 Come un pastore egli fa pascolare il gregge

(Is 40, 11) Come un pastore egli fa pascolare il gregge
[11] Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri".
(CCC 754) “Così la Chiesa è l'ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo [Gv 10,1-10]. È pure il gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che sarebbe il pastore [Is 40,11; Ez 34,11-31] e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il Pastore buono e il Principe dei pastori [Gv 10,11; 1Pt 5,4], il quale ha dato la sua vita per le pecore” [Gv 10,11-15; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 6].

venerdì 16 maggio 2008

Is 40, 6 Ogni uomo è come l'erba

(Is 40, 6) Ogni uomo è come l'erba
[6] Una voce dice: "Grida" e io rispondo: "Che dovrò gridare?". Ogni uomo è come l'erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo.
(CCC 990) Il termine «carne» designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8, 11) riprenderanno vita.

Is 40, 1-3 Nel deserto preparate la via al Signore

(Is 40, 1-3) Nel deserto preparate la via al Signore
[1] "Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. [2] Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati". [3] Una voce grida: "Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
(CCC 719) Giovanni è “più che un profeta” (Lc 7,26). In lui lo Spirito Santo termina di “parlare per mezzo dei profeti”. Giovanni chiude il ciclo dei profeti inaugurato da Elia [Mt 11,13-14]. Egli annunzia che la Consolazione di Israele è prossima; è la “voce” del Consolatore che viene (Gv 1,23) [Is 40,1-3]. Come farà lo Spirito di verità, egli viene “come testimone per rendere testimonianza alla Luce” (Gv 1,7; cf. Gv 15,26; 5,33). In Giovanni, lo Spirito compie così le “indagini dei profeti” e il “desiderio” degli angeli [1Pt 1,10-12]: “L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio. […] Ecco l'Agnello di Dio” (Gv 1,33-36).

Is 38, 1-5 Ho ascoltato la tua preghiera e visto le lacrime

(Is 38, 1-5) Ho ascoltato la tua preghiera e visto le lacrime
[1] In quei giorni Ezechia si ammalò gravemente. Il profeta Isaia figlio di Amoz si recò da lui e gli parlò: "Dice il Signore: Disponi riguardo alle cose della tua casa, perché morirai e non guarirai". [2] Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore. [3] Egli disse: "Signore, ricordati che ho passato la vita dinanzi a te con fedeltà e con cuore sincero e ho compiuto ciò che era gradito ai tuoi occhi". Ezechia pianse molto. [4] Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaia: [5] "Và e riferisci a Ezechia: Dice il Signore Dio di Davide tuo padre: Ho ascoltato la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco io aggiungerò alla tua vita quindici anni.
(CCC 1502) L'uomo dell'Antico Testamento vive la malattia di fronte a Dio. E' davanti a Dio che egli versa le sue lacrime sulla propria malattia [Sal 38 ]; è da lui, il Signore della vita e della morte, che egli implora la guarigione [Sal 6,3; Is 38 ]. La malattia diventa cammino di conversione [Sal 38,5; 39,9; Sal 38,12] e il perdono di Dio dà inizio alla guarigione [Sal 32,5; 107,20; Mc 2,5-12 ]. Israele sperimenta che la malattia è legata, in un modo misterioso, al peccato e al male, e che la fedeltà a Dio, secondo la sua Legge, ridona la vita: “perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!” (Es 15,26). Il profeta intuisce che la sofferenza può anche avere un valore redentivo per i peccati altrui [Is 53,11]. Infine Isaia annuncia che Dio farà sorgere per Sion un tempo in cui perdonerà ogni colpa e guarirà ogni malattia [Is 33,24 ].

giovedì 15 maggio 2008

Is 32, 17 Effetto della giustizia sarà la pace

(Is 32, 17) Effetto della giustizia sarà la pace
[17] Effetto della giustizia sarà la pace, frutto del diritto una perenne sicurezza.
(CCC 2304) Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza. E' la “tranquillità dell'ordine” [Sant'Agostino, De civitate Dei, 19, 13: PL 41, 640]. E' frutto della giustizia [Is 32,17] ed effetto della carità [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 78].

Is 29, 11-13 Il suo cuore è lontano da me

(Is 29, 11-13) Il suo cuore è lontano da me
[11] Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere dicendogli: "Leggilo", ma quegli risponde: "Non posso, perché è sigillato". [12] Oppure si dà il libro a chi non sa leggere dicendogli: "Leggilo", ma quegli risponde: "Non so leggere". [13] Dice il Signore: "Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani,
(CCC 368) La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di “profondità dell'essere” (“in visceribus”: Ger 31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio [Dt 6,5; 29,3; Is 29,13; Ez 36,22; Mt 6,21; Lc 8,15; Rm 5,5].

Is 12, 3 Attingerete acqua con gioia alle sorgenti

(Is 12, 3) Attingerete acqua con gioia alle sorgenti
[3] Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza".
(CCC 2560) “Se tu conoscessi il dono di Dio!” (Gv 4,10). La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso i pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera. Che lo sappiamo o no, la preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui [Sant'Agostino, De diversis quaestionibus octoginta tribus, 64, 4: PL 40, 56]. (CCC 2561) “Tu gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10). La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta. Risposta al lamento del Dio vivente: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” (Ger 2,13), risposta di fede alla promessa gratuita di salvezza, [Gv 7,37-39; Is 12,3; 51,1] risposta d'amore alla sete del Figlio unigenito [Gv 19,28; Zc 12,10; 13,1].

mercoledì 14 maggio 2008

Is 11, 5-9 La saggezza del Signore riempirà il paese

(Is 11, 5-9) La saggezza del Signore riempirà il paese
[5] Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. [6] Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. [7] La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. [8] Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. [9] Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare.
(CCC 1286) Nell'Antico Testamento, i profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso [Is 11,2] in vista della sua missione salvifica [Lc 4,16-22; Is 61,1]. La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo Battesimo da parte di Giovanni, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio [Mt 3,13-17; Gv 1,33-34]. Concepito per opera dello Spirito Santo, tutta la sua vita e la sua missione si svolgono in una totale comunione con lo Spirito Santo che il Padre gli dà “senza misura” (Gv 3,34).

Is 11, 3-4 Giudicherà con giustizia i miseri

(Is 11, 3-4) Giudicherà con giustizia i miseri
3] Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; [4] ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
(CCC 672) Prima dell'Ascensione Cristo ha affermato che non era ancora il momento del costituirsi glorioso del regno messianico atteso da Israele [At 1,6-7], regno che doveva portare a tutti gli uomini, secondo i profeti [Is 11,1-9], l'ordine definitivo della giustizia, dell'amore e della pace. Il tempo presente è, secondo il Signore, il tempo dello Spirito e della testimonianza [At 1,8], ma anche un tempo ancora segnato dalla necessità [1Cor 7,26] e dalla prova del male [Ef 5,16], che non risparmia la Chiesa [1Pt 4,17] e inaugura i combattimenti degli ultimi tempi [1Gv 2,18; 4,3; 1Tm 4,1]. È un tempo di attesa e di vigilanza [Mt 25,1-13; Mc 13,33-37].

Is 11, 1-2 Su di lui lo spirito di sapienza e intelligenza

(Is 11, 1-2) Su di lui lo spirito di sapienza e intelligenza
[1] Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. [2] Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
(CCC 1831) I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Appartengono nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide [Is 11,1-2]. Essi completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono. Rendono i fedeli docili ad obbedire con prontezza alle ispirazioni divine. “Il tuo Spirito buono mi guidi in terra piana” (Sal 143,10). “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. […] Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo” (Rm 8,14.17).

martedì 13 maggio 2008

Is 10, 9-11 La mia mano ha raggiunto i regni degli idoli

(Is 10, 9-11) La mia mano ha raggiunto i regni degli idoli
[9] Forse come Càrchemis non è anche Calne? Come Arpad non è forse Amat? Come Damasco non è forse Samaria? [10] Come la mia mano ha raggiunto quei regni degli idoli, le cui statue erano più numerose di quelle di Gerusalemme e di Samaria, [11] non posso io forse, come ho fatto a Samaria e ai suoi idoli, fare anche a Gerusalemme e ai suoi simulacri?".
(CCC 304) Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce delle azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di “un modo di parlare” primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo [Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39; Sir 11,14] educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia [Sal 22; 32; 35; 103; 138; e altri].

Is 9, 5 Un bambino è nato per noi, Principe della pace

(Is 9, 5) Un bambino è nato per noi, Principe della pace
[5] Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace;
(CCC 2305) La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo, il “Principe della pace” messianica (Is 9,5). Con il sangue della sua croce, egli ha distrutto in se stesso l'inimicizia [Ef 2,16; Col 1,20-22], ha riconciliato gli uomini con Dio e ha fatto della sua Chiesa il sacramento dell'unità del genere umano e della sua unione con Dio [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1]. “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14). E proclama: “Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9).

Is 7, 14 Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio

(Is 7, 14) Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio
[14] Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.
(CCC 497) I racconti evangelici [Mt 1,18-25; Lc 1,26-38] considerano la concezione verginale un'opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana [Lc 1,34]: “Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (1,20). La Chiesa vede in ciò il compimento della promessa divina fatta per bocca del profeta Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Is 7,14), secondo la versione greca di Mt 1,23.

lunedì 12 maggio 2008

Is 6, 11-12 Fino a quando, Signore?

(Is 6, 11-12) Fino a quando, Signore?
[11] Io dissi: "Fino a quando, Signore?". Egli rispose: "Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata". [12] Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l'abbandono nel paese.
(CCC 712) I tratti del volto del Messia atteso cominciano a emergere nel Libro dell'Emmanuele [Is 6-12]; (quando Isaia vide la Gloria” di Cristo: Gv 12,41), in particolare in Is 11,1-2: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”.

Is 6, 8 Chi manderò e chi andrà per noi?

(Is 6, 8) Chi manderò e chi andrà per noi?
[8] Poi io udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". E io risposi: "Eccomi, manda me!".
(CCC 2543) “Ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono” (Rm 3,21-22). Da allora i credenti in Cristo “hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Gal 5,24); essi sono guidati dallo Spirito [Rm 8,14] e seguono i desideri dello Spirito [Rm 8,27].

Is 6, 6 Uno dei serafini volò verso di me;

(Is 6, 6) Uno dei serafini volò verso di me;
[6] Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare.
(CCC 332) Essi [gli angeli], fin dalla creazione [Gb 38,7, dove gli angeli sono chiamati “figli di Dio”] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre [Gen 3,24], proteggono Lot [Gen 19], salvano Agar e il suo bambino [Gen 21,17], trattengono la mano di Abramo [Gen 22,11]; la Legge viene comunicata “per mano degli angeli” [At 7,53], essi guidano il Popolo di Dio [Es 23,20-23], annunziano nascite [Gdc 13] e vocazioni [Gdc 6,11-24; Is 6,6], assistono i profeti [1Re 19,5], per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Lc 1,11.26].

domenica 11 maggio 2008

Is 6, 5 I miei occhi hanno visto il re, il Signore

(Is 6, 5) I miei occhi hanno visto il re, il Signore
[5] E dissi: "Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti".
(CCC 208) Di fronte alla presenza affascinante e misteriosa di Dio, l'uomo scopre la propria piccolezza. Davanti al roveto ardente, Mosè si toglie i sandali e si vela il viso [Es 3,5-6] al cospetto della santità divina. Davanti alla gloria del Dio tre volte santo, Isaia esclama: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono” (Is 6,5). Davanti ai segni divini che Gesù compie, Pietro esclama: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore” (Lc 5,8). Ma poiché Dio è santo, può perdonare all'uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: “Non darò sfogo all'ardore della mia ira […], perché sono Dio e non uomo, sono il Santo in mezzo a te” (Os 11,9). Anche l'apostolo Giovanni dirà: “Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1Gv 3,19-20). (CCC 2584) Stando “da solo a solo con Dio”, i profeti attingono luce e forza per la loro missione. La loro preghiera non è una fuga dal mondo infedele, ma un ascolto della parola di Dio, talora un dibattito o un lamento, sempre un'intercessione che attende e prepara l'intervento del Dio Salvatore, Signore della storia [Am 7,2.5; Is 6,5.8.11; Ger 1,6; 15,15-18; 20,7-18].

Is 6, 3 Santo, santo, santo è il Signore

(Is 6, 3) Santo, santo, santo è il Signore
[3] Proclamavano l'uno all'altro: "Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria".
(CCC 2809) La santità di Dio è il centro inaccessibile del suo mistero eterno. Ciò che di esso è manifestato nella creazione e nella storia, dalla Scrittura viene chiamato la gloria, l'irradiazione della sua maestà [Sal 8; Is 6,3]. Creando l'uomo “a sua immagine e somiglianza” (Gen 1,26), Dio lo corona di gloria [Sal 8,6], ma l'uomo, peccando, viene privato “della gloria di Dio” [Rm 3,23]. Da allora, Dio manifesta la propria Santità rivelando e donando il proprio nome per restaurare l'uomo “a immagine del suo Creatore” (Col 3,10).

Is 6, 1-2 Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato

(Is 6, 1-2) Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato
[1] Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. [2] Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava.
(CCC 1137) L'Apocalisse di san Giovanni, letta nella liturgia della Chiesa, ci rivela prima di tutto “un trono nel cielo, e sul trono Uno seduto” (Ap 4,2): “il Signore” (Is 6,1; cf Ez 1,26-28). Poi l'Agnello, “ritto […] come immolato” (Ap 5,6; cf Gv 1,29): il Cristo crocifisso e risorto, l'unico Sommo Sacerdote del vero santuario [Eb 4,14-15; 10,19-21; ecc], lo stesso “che offre e che viene offerto, che dona ed è donato” [Liturgia bizantina. Anafora di San Giovanni Crisostomo; PG 63, 913]. Infine, il “fiume di acqua viva” che scaturisce “dal trono di Dio e dell'Agnello” (Ap 22,1), uno dei simboli più belli dello Spirito Santo [Gv 4,10-14; Ap 21,6]. (CCC 1138) “Ricapitolati” in Cristo, partecipano al servizio della lode di Dio e al compimento del suo disegno: le Potenze celesti [Ap 4-5; Is 6,2-3], tutta la creazione (i quattro esseri viventi), i servitori dell'Antica e della Nuova Alleanza (i ventiquattro vegliardi), il nuovo popolo di Dio (i cento-quaranta-quattro-mila) [Ap 7,1-8; 14,1], in particolare i martiri “immolati a causa della Parola di Dio” (Ap 6,9), e la santissima Madre di Dio [Donna: Ap 12; Sposa dell'Agnello: Ap 21,9] infine “una moltitudine immensa, che nessuno” può contare, “di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap 7,9).

sabato 10 maggio 2008

Is 5, 1-7 La vigna del Signore è la casa di Israele

(Is 5, 1-7) La vigna del Signore è la casa di Israele
[1] Canterò per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. [2] Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica. [3] Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. [4] Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? [5] Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. [6] La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. [7] Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.
(CCC 734) Poiché noi siamo morti, o, almeno, feriti per il peccato, il primo effetto del dono dell'amore è la remissione dei nostri peccati. È “la comunione dello Spirito Santo” (2Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato. (CCC 735) Egli dona allora la “caparra” o le “primizie” della nostra eredità [Rm 8,23; 2Cor 1,21]; la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell'amare come egli ci ha amati [1Gv 4,11-12]. Questo amore (la carità di 1Cor 13) è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo “forza dallo Spirito Santo” (At 1,8).

Is 2, 2-5 Camminiamo nella luce del Signore

(Is 2, 2-5) Camminiamo nella luce del Signore
[2] Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. [3] Verranno molti popoli e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. [4] Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra. [5] Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore.
(CCC 64) Attraverso i profeti, Dio forma il suo popolo nella speranza della salvezza, nell'attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini [Is 2,2-4] e che sarà inscritta nei cuori [Ger 31,31-34; Eb 10,16]. I profeti annunziano una radicale redenzione del popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà [Ez 36], una salvezza che includerà tutte le nazioni [Is 49,5-6; Is 53,11]. Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore [Sof 2,3] che porteranno questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora, Anna, Giuditta ed Ester hanno conservato viva la speranza della salvezza d'Israele. Maria ne è l'immagine più luminosa [Lc 1,38]. (CCC 2317) Le ingiustizie, gli eccessivi squilibri di carattere economico o sociale, l'invidia, la diffidenza e l'orgoglio che dannosamente imperversano tra gli uomini e le nazioni, minacciano incessantemente la pace e causano le guerre. Tutto quanto si fa per eliminare questi disordini contribuisce a costruire la pace e ad evitare la guerra: “Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma, in quanto riescono, uniti nell'amore, a vincere il peccato, essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra” (Is 2,4; Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 78).

Is 1, 24 Dio degli eserciti, il Potente di Israele

(Is 1, 24) Dio degli eserciti, il Potente di Israele
[24] Perciò, oracolo del Signore, Dio degli eserciti, il Potente di Israele: "Ah, esigerò soddisfazioni dai miei avversari, mi vendicherò dei miei nemici.
(CCC 269) Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” (Gen 49,24; Is 1,24 e altrove), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” (Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” (Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Ger 32,17; Lc 1,37] e dispone della sua opera come gli piace [Ger 27,5]; egli è il Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Est 4,17c; Prv 21,1; Tb 13,2]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” (Sap 11,21).

venerdì 9 maggio 2008

Is 1, 10-15 Smettete di presentare offerte inutili

(Is 1, 10-15) Smettete di presentare offerte inutili
[10] Udite la parola del Signore, voi capi di Sòdoma; ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra! [11] "Che m'importa dei vostri sacrifici senza numero?" dice il Signore. "Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. [12] Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? [13] Smettete di presentare offerte inutili, l'incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. [14] I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli. [15] Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue.
(CCC 2100) Per essere autentico, il sacrificio esteriore deve essere espressione del sacrifico spirituale: “Uno spirito contrito è sacrificio...” (Sal 51,19). I profeti dell'Antica Alleanza spesso hanno denunciato i sacrifici compiuti senza partecipazione interiore [Am 5,21-25] o disgiunti dall'amore del prossimo [Is 1,10-20]. Gesù richiama le parole del profeta Osea: “Misericordia io voglio, non sacrificio” (Mt 9,13; 12,7) [Os 6,6]. L'unico sacrificio perfetto è quello che Cristo ha offerto sulla croce in totale oblazione all'amore del Padre e per la nostra salvezza [Eb 9,13-14]. Unendoci al suo sacrificio, possiamo fare della nostra vita un sacrificio a Dio.

Is 1, 6 Non c'è in esso una parte illesa

(Is 1, 6) Non c'è in esso una parte illesa
[6] Dalla pianta dei piedi alla testa non c'è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio.
(CCC 1293) Nel rito di questo sacramento è opportuno considerare il segno dell'unzione e ciò che l'unzione indica e imprime: il sigillo spirituale. Nel simbolismo biblico e antico, l'unzione presenta una grande ricchezza di significati: l'olio è segno di abbondanza [Dt 11,14, ecc.] e di gioia [Sal 23,5; 104,15], purifica (unzione prima e dopo il bagno), rende agile (l'unzione degli atleti e dei lottatori); è segno di guarigione, poiché cura le contusioni e le piaghe [Is 1,6; Lc 10,34] e rende luminosi di bellezza, di salute e di forza.

Is 1, 2-4 Figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore

Pagine scelte dal Profeta Isaia
(Is 1, 2-4) Figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore

[2] Udite, cieli; ascolta, terra, perché il Signore dice: "Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. [3] Il bue conosce il propietario e l'asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende". [4] Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo di Israele, si sono voltati indietro;
(CCC 762) La preparazione remota della riunione del Popolo di Dio comincia con la vocazione di Abramo, al quale Dio promette che diverrà padre di “un grande popolo” (Gen 12,2; cf Gen 15,5-6). La preparazione immediata comincia con l'elezione di Israele come Popolo di Dio [Es 19,5-6; Dt 7,6]. Con la sua elezione, Israele deve essere il segno della riunione futura di tutte le nazioni [Is 2,2-5; Mi 4,1-4]. Ma già i profeti accusano Israele di aver rotto l'Alleanza e di essersi comportato come una prostituta [Os 1; Is 1,2-4; Ger 2; ecc]. Essi annunziano un'Alleanza Nuova ed Eterna [Ger 31,31-34; Is 55,3]. “Cristo istituì questo Nuovo Patto” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 9].