venerdì 10 ottobre 2008

84. Che cosa significa il titolo «Signore»?

84. Che cosa significa il titolo «Signore»?
(Comp 84) Nella Bibbia, questo titolo designa abitualmente Dio Sovrano. Gesù lo attribuisce a se stesso e rivela la sua sovranità divina mediante il suo potere sulla natura, sui demoni, sul peccato e sulla morte, soprattutto con la sua Risurrezione. Le prime confessioni cristiane proclamano che la potenza, l'onore e la gloria dovuti a Dio Padre sono propri anche di Gesù: Dio «gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9). Egli è il Signore del mondo e della storia, il solo a cui l'uomo debba sottomettere interamente la propria libertà personale.

“In Sintesi”
(CCC 455) Il nome “Signore” indica la sovranità divina. Confessare o invocare Gesù come Signore, è credere nella sua divinità. “Nessuno può dire "Gesù è il Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3).

Approfondimenti e spiegazioni
(CCC 446) Nella traduzione greca dei libri dell'Antico Testamento, il nome ineffabile sotto il quale Dio si è rivelato a Mosè [Es 3,14], YHWH, è reso con Kyrios (“Signore”). Da allora Signore diventa il nome più abituale per indicare la stessa divinità del Dio di Israele. Il Nuovo Testamento utilizza in questo senso forte il titolo di “Signore” per il Padre, ma, ed è questa la novità, anche per Gesù riconosciuto così egli stesso come Dio [1Cor 2,8]. (CCC 447) Gesù stesso attribuisce a sé, in maniera velata, tale titolo allorché discute con i farisei sul senso del Salmo 110, [Mt 22,41-46; At 2,34-36; Eb 1,13] ma anche in modo esplicito rivolgendosi ai suoi Apostoli [Gv 13,13]. Durante la sua vita pubblica i suoi gesti di potenza sulla natura, sulle malattie, sui demoni, sulla morte e sul peccato, manifestavano la sua sovranità divina. (CCC 448) Molto spesso, nei Vangeli, alcune persone si rivolgono a Gesù chiamandolo “Signore”. Questo titolo esprime il rispetto e la fiducia di coloro che si avvicinano a Gesù e da lui attendono aiuto e guarigione [Mt 8,2; 14,30; 15,22; e. a]. Pronunciato sotto la mozione dello Spirito Santo, esprime il riconoscimento del mistero divino di Gesù [Lc 1,43; 2,11]. Nell'incontro con Gesù risorto, diventa espressione di adorazione: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28). Assume allora una connotazione d'amore e d'affetto che resterà peculiare della tradizione cristiana: “È il Signore!”(Gv 21,7). (CCC 450) Fin dall'inizio della storia cristiana, l'affermazione della signoria di Gesù sul mondo e sulla storia [Ap 11,15] comporta anche il riconoscimento che l'uomo non deve sottomettere la propria libertà personale, in modo assoluto, ad alcun potere terreno, ma soltanto a Dio Padre e al Signore Gesù Cristo: Cesare non è “il Signore” [Mc 12,17; At 5,29]. La Chiesa “crede di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 10; 45].

Per la riflessione
(CCC 449) Attribuendo a Gesù il titolo divino di Signore, le prime confessioni di fede della Chiesa affermano, fin dall'inizio [At 2,34-36], che la potenza, l'onore e la gloria dovuti a Dio Padre convengono anche a Gesù [Rm 9,5; Tt 2,13; Ap 5,13], perché egli è di “natura divina” (Fil 2,6) e perché il Padre ha manifestato questa signoria di Gesù risuscitandolo dai morti ed esaltandolo nella sua gloria [Rm 10,9; 1Cor 12,3; Fil 2,9-11]. (CCC 451) La preghiera cristiana è contrassegnata dal titolo “Signore”, sia che si tratti dell'invito alla preghiera: “Il Signore sia con voi”, sia della conclusione della preghiera: “Per il nostro Signore Gesù Cristo”, o anche del grido pieno di fiducia e di speranza: “Maran atha” (“Il Signore viene!”), oppure “Marana tha” (“Vieni, Signore!”) (1Cor 16,22), “Amen, vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20).

(Prossima domanda: Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?)

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