giovedì 31 dicembre 2009

420. Che cos'è la nuova Legge o Legge evangelica? (II parte) (continuazione)


420. Che cos'è la nuova Legge o Legge evangelica? (II parte) (continuazione)

(Comp 420 ripetizione) La nuova Legge o Legge evangelica, proclamata e realizzata da Cristo, è la pienezza e il compimento della Legge divina, naturale e rivelata. Essa è riassunta nel comandamento di amare Dio e il prossimo, e di amarci come Cristo ci ha amato; è anche una realtà interiore all'uomo: la grazia dello Spirito Santo che rende possibile un tale amore. È «la legge della libertà» (Gc 1,25), perché porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità.

“In Sintesi”

(CCC 1985) La Legge nuova è una legge d'amore, una legge di grazia, una legge di libertà. (CCC 1984) La Legge evangelica dà compimento, supera e porta alla perfezione la Legge antica: le sue promesse attraverso le beatitudini del regno dei cieli e i suoi comandamenti attraverso la trasformazione della radice delle azioni, cioè il cuore.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1969) La Legge nuova pratica gli atti della religione: l'elemosina, la preghiera e il digiuno, ordinandoli al “Padre che vede nel segreto”, in opposizione al desiderio di “essere visti dagli uomini” [Mt 6,1-6.16-18]. La sua preghiera è il “Padre nostro” [Mt 6,9-13]. (CCC 1971) Al Discorso del Signore sulla montagna è opportuno aggiungere la catechesi morale degli insegnamenti apostolici Rm 12-15; 1Cor 12-13; Col 3-4; Ef 4-5; ecc. Questa dottrina trasmette l'insegnamento del Signore con l'autorità degli Apostoli, particolarmente attraverso l'esposizione delle virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono animate dalla carità, il principale dono dello Spirito Santo. “La carità non abbia finzioni. […] Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. […] Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità” (Rm 12,9-13). Questa catechesi ci insegna anche a considerare i casi di coscienza alla luce del nostro rapporto con Cristo e con la Chiesa [Rm 14; 1Cor 5-10].

Per la riflessione

(CCC 1970) La Legge evangelica implica la scelta decisiva tra “le due vie” [Mt 7,13-14] e mettere in pratica le parole del Signore [Mt 7,21-27]; essa si riassume nella regola d'oro: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” (Mt 7,12) [Lc 6,31]. Tutta la Legge evangelica è racchiusa nel comandamento nuovo di Gesù (Gv 13,34), di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati [Gv 15,12]. (CCC 1972) La Legge nuova è chiamata legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; legge di libertà [Gc 1,25; 2,12], perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo “che non sa quello che fa il suo padrone” a quella di amico di Cristo “perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15), o ancora alla condizione di figlio erede [Gal 4,1-7.21-31; Rm 8,15-17]. [FINE]


(Prossima domanda: Dove si trova la Legge nuova?)

mercoledì 30 dicembre 2009

420. Che cos'è la nuova Legge o Legge evangelica? (I parte)


420. Che cos'è la nuova Legge o Legge evangelica? (I parte)

(Comp 420) La nuova Legge o Legge evangelica, proclamata e realizzata da Cristo, è la pienezza e il compimento della Legge divina, naturale e rivelata. Essa è riassunta nel comandamento di amare Dio e il prossimo, e di amarci come Cristo ci ha amato; è anche una realtà interiore all'uomo: la grazia dello Spirito Santo che rende possibile un tale amore. È «la legge della libertà» (Gc 1,25), perché porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità.

“In Sintesi”

(CCC 1985) La Legge nuova è una legge d'amore, una legge di grazia, una legge di libertà. (CCC 1983) La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo ricevuta mediante la fede in Cristo, che opera attraverso la carità. Trova la sua principale espressione nel discorso del Signore sulla montagna e si serve dei sacramenti per comunicarci la grazia.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1965) La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata. E' opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa la legge interiore della carità: “Io stipulerò con la casa d'Israele […] un'alleanza nuova. […] Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (Eb 8,8.10; cf. Ger 31,31-34). (CCC 1966) La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo. Essa opera mediante la carità, si serve del discorso del Signore sulla montagna per insegnarci ciò che si deve fare, e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo: “Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, così come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la “magna carta” della vita cristiana. […] Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana” [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1, 1: PL 34, 1229-1231].

Per la riflessione

(CCC 1967) La Legge evangelica “dà compimento” [Mt 5,17-19] alla Legge antica, la purifica, la supera e la porta alla perfezione. Nelle beatitudini essa compie le promesse divine, elevandole ed ordinandole al “regno dei cieli”. Si rivolge a coloro che sono disposti ad accogliere con fede questa speranza nuova: i poveri, gli umili, gli afflitti, i puri di cuore, i perseguitati a causa di Cristo, tracciando in tal modo le sorprendenti vie del Regno. (CCC 1968) La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge. Il discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie tra il puro e l'impuro [Mt 15,18-19], dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Così il Vangelo porta la Legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste [Mt 5,48], il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina [Mt 5,44]. [CONTINUA]


(Continua la domanda: Che cos'è la nuova Legge o Legge evangelica?)

martedì 29 dicembre 2009

419. Come si colloca la Legge antica nel piano della salvezza?


419. Come si colloca la Legge antica nel piano della salvezza?

(Comp 419) La Legge antica permette di conoscere molte verità accessibili alla ragione, indica ciò che si deve o non si deve fare, e soprattutto, come fa un saggio pedagogo, prepara e dispone alla conversione e all'accoglienza del Vangelo. Tuttavia, pur essendo santa, spirituale e buona, la Legge antica è ancora imperfetta, poiché non dona da se stessa la forza e la grazia dello Spirito per osservarla.

“In Sintesi”

(CCC 1982) La Legge antica è una preparazione al Vangelo.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1963) Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa [Rm 7,12], spirituale [Rm 7,14] e buona [Rm 7,16], è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Gal 3,24] essa indica ciò che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell'uomo forma una “legge di concupiscenza” [Rm 7]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio. (CCC 2542) La Legge data a Israele non è mai bastata a giustificare coloro che le erano sottomessi; anzi, è diventata lo strumento della “concupiscenza” [Rm 7,7]. Il fatto che il volere e il fare non coincidano [Rm 7,15] indica il conflitto tra la legge di Dio, la quale è la legge della mente, e un'altra legge “che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra” (Rm 7,23).

Per la riflessione

(CCC 1964) La Legge antica è una preparazione al Vangelo. “La Legge è profezia e pedagogia delle realtà future” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1]. Essa profetizza e presagisce l'opera della liberazione dal peccato che si compirà con Cristo, ed offre al Nuovo Testamento le immagini, i “tipi”, i simboli per esprimere la vita secondo lo Spirito. La Legge infine viene completata dall'insegnamento dei libri sapienziali e dei profeti, che la orientano verso la Nuova Alleanza e il regno dei cieli. “Ci furono […], nel regime dell'Antico Testamento, anime ripiene di carità e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova Legge. Al contrario, anche nel Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova Legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali. Però, la Legge antica, anche se dava i precetti della carità, non era in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virtù del quale “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5,5; San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2).


(Pross
ima domanda: Che cos'è la nuova Legge o Legge evangelica?)

lunedì 28 dicembre 2009

418. Qual è il rapporto tra la legge naturale e la Legge antica?


418. Qual è il rapporto tra la legge naturale e la Legge antica?

(Comp 418) La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Essa esprime molte verità che sono naturalmente accessibili alla ragione e che si trovano così affermate e autenticate nelle Alleanze della salvezza. Le sue prescrizioni morali, che sono riassunte nei Dieci Comandamenti del Decalogo, pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, vietano ciò che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono ciò che gli è essenziale.

“In Sintesi”

(CCC 1980) La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei dieci comandamenti.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1961) Dio, nostro Creatore e nostro Redentore, si è scelto Israele come suo popolo e gli ha rivelato la sua Legge, preparando in tal modo la venuta di Cristo. La Legge di Mosè esprime molte verità che sono naturalmente accessibili alla ragione. Queste si trovano affermate ed autenticate all'interno dell'Alleanza della salvezza. (CCC 62) Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell'Egitto. Conclude con lui l'Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua Legge, perché lo riconosca e lo serva come l'unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3]. (CCC 1962) La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei dieci comandamenti. I precetti del Decalogo pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, creato ad immagine di Dio; vietano ciò che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono ciò che gli è essenziale. Il Decalogo è una luce offerta alla coscienza di ogni uomo per manifestargli la chiamata e le vie di Dio, e difenderlo contro il male: “Dio ha scritto sulle tavole della Legge ciò che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori” [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum 57, 1: PL 36, 673].

Per la riflessione

(CCC 2058) Le “dieci parole” riassumono e proclamano la Legge di Dio: “Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede” (Dt 5,22). Perciò queste due tavole sono chiamate “la Testimonianza” (Es 25,16). Esse contengono infatti le clausole dell'Alleanza conclusa tra Dio e il suo popolo. Queste “tavole della Testimonianza” (Es 31,18; 32,15; 34,29) devono essere collocate nell'“arca” (Es 25,16; Es 40,1-3). (CCC 2059) Le “dieci parole” sono pronunciate da Dio durante una teofania (“Il Signore vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco”: Dt 5,4). Appartengono alla rivelazione che Dio fa di se stesso e della sua gloria. Il dono dei comandamenti è dono di Dio stesso e della sua santa volontà. Facendo conoscere le sue volontà, Dio si rivela al suo popolo.


(Prossima domanda: Come si colloca la Legge antica nel piano della salvezza?)

domenica 27 dicembre 2009

417. È percepita da tutti tale legge?


417. È percepita da tutti tale legge?

(Comp 417) A causa del peccato, la legge naturale non sempre e non da tutti viene percepita con uguale chiarezza e immediatezza.

“In Sintesi”

(CCC 1981) La Legge di Mosè comprende molte verità naturalmente accessibili alla ragione. Dio le ha rivelate perché gli uomini non riuscivano a leggerle nel loro cuore.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1960) I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute “da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore” [Conc. Ecum. Vat. I, Cost. dogm. Dei Filius: DS 3005; Pio XII, Lett. enc. Humani generis: DS 3876]. La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l'opera dello Spirito.

Per la riflessione

(CCC 2071) Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l'umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione: “Una completa esposizione dei comandamenti del Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata” [San Bonaventura, In quattuor libros sententiarum, 3 37, 1, 3: Opera Omnia, v. 3, p. 819-820]. Noi conosciamo i comandamenti di Dio attraverso la Rivelazione divina che ci è proposta nella Chiesa, e per mezzo della voce della coscienza morale.


(Prossima domanda: Qual è il rapporto tra la legge naturale e la Legge antica?)

sabato 26 dicembre 2009

416. In che cosa consiste la legge morale naturale? (II parte) (continuazione)


416. In che cosa consiste la legge morale naturale? (II parte) (continuazione)

(Comp 416 ripetizione) La legge naturale, iscritta dal Creatore nel cuore di ogni uomo, consiste in una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio ed esprime il senso morale originario, che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male. Essa è universale e immutabile e pone la base dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, nonché della comunità umana e della stessa legge civile.

“In Sintesi”

(CCC 1979) La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso la storia. Le norme che ne sono l'espressione restano sostanzialmente valide. E' un fondamento necessario all'ordinamento delle regole morali e alla legge civile.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1957) L'applicazione della legge naturale si diversifica molto; può richiedere un adattamento alla molteplicità delle condizioni di vita, secondo i luoghi, le epoche e le circostanze. Tuttavia, nella diversità delle culture, la legge naturale resta come una regola che lega gli uomini tra loro e ad essi impone, al di là delle inevitabili differenze, principi comuni. (CCC 1958) La legge naturale è immutabile [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 10] e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l'evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell'uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società: “La tua legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nel cuore degli uomini, legge che nemmeno la loro malvagità può cancellare” [Sant'Agostino, Confessiones, 2, 4, 9: PL 32, 678].

Per la riflessione

(CCC 1959) Opera molto buona del Creatore, la legge naturale fornisce i solidi fondamenti sui quali l'uomo può costruire l'edificio delle regole morali che guideranno le sue scelte. Essa pone anche il fondamento morale indispensabile per edificare la comunità degli uomini. Procura infine il fondamento necessario alla legge civile, la quale ad essa si riallaccia sia con una riflessione che trae le conseguenze dai principi della legge naturale, sia con aggiunte di natura positiva e giuridica. [FINE]


(Prossima domanda: È percepita da tutti tale legge?)

venerdì 25 dicembre 2009

416. In che cosa consiste la legge morale naturale? (I parte)


416. In che cosa consiste la legge morale naturale? (I parte)

(Comp 416) La legge naturale, iscritta dal Creatore nel cuore di ogni uomo, consiste in una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio ed esprime il senso morale originario, che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male. Essa è universale e immutabile e pone la base dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, nonché della comunità umana e della stessa legge civile.

“In Sintesi”

(CCC 1978) La legge naturale è una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio, da parte dell'uomo, plasmato ad immagine del suo Creatore. Essa esprime la dignità della persona umana e costituisce il fondamento dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1954) L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, quello che sono il bene e il male, la verità e la menzogna: “La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. […] Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non sarebbe in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi” [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum]. (CCC 1956) Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. Esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali: “Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore. […] E' un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi ha la possibilità di abrogarla completamente” [Marco Tullio Cicerone, De re publica, 3, 22, 33].

Per la riflessione

(CCC 1955) La legge divina e naturale [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 89] mostra all'uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana: “Dove dunque sono iscritte queste regole, se non nel libro di quella luce che si chiama verità? Di qui, dunque, è dettata ogni legge giusta e si trasferisce retta nel cuore dell'uomo che opera la giustizia, non emigrando in lui, ma quasi imprimendosi in lui, come l'immagine passa dall'anello nella cera, ma senza abbandonare l'anello” [Sant'Agostino, De Trinitate, 14, 15, 21: PL 42, 1052]. “La legge naturale altro non è che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce o questa legge Dio l'ha donata alla creazione” [San Tommaso d'Aquino, In duo praecepta caritatis et in decem Legis praecepta expositio, c. 1]. [CONTINUA]


(Continua la domanda: In che cosa consiste la legge morale naturale?)

giovedì 24 dicembre 2009

415. Che cos'è la legge morale? (II parte) (continuazione)


415. Che cos'è la legge morale? (II parte) (continuazione)

(Comp 415 ripetizione) La legge morale è opera della Sapienza divina. Prescrive all'uomo le vie, le norme di condotta che conducono alla beatitudine promessa e vietano le strade che allontanano da Dio.

“In Sintesi”

(CCC 1977) Cristo è il termine della Legge [Rm 10,4]; egli solo insegna e dà la giustizia di Dio. (CCC 1978) La legge naturale è una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio, da parte dell'uomo, plasmato ad immagine del suo Creatore. Essa esprime la dignità della persona umana e costituisce il fondamento dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1952) Le espressioni della legge morale sono diverse, e sono tutte coordinate tra loro: la Legge eterna, fonte, in Dio, di tutte le leggi; la legge naturale; la Legge rivelata, che comprende la Legge antica e la Legge nuova o evangelica; infine le leggi civili ed ecclesiastiche.

Per la riflessione

(CCC 1953) La legge morale trova in Cristo la sua pienezza e la sua unità. Gesù Cristo in persona è la via della perfezione. E' il termine della Legge, perché egli solo insegna e dà la giustizia di Dio: “Il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede” (Rm 10,4). [FINE]


(Prossima domanda: In che cosa consiste la legge morale naturale?)

mercoledì 23 dicembre 2009

415. Che cos'è la legge morale? (I parte)


415. Che cos'è la legge morale? (I parte)

(Comp 415) La legge morale è opera della Sapienza divina. Prescrive all'uomo le vie, le norme di condotta che conducono alla beatitudine promessa e vietano le strade che allontanano da Dio.

“In Sintesi”

(CCC 1975) Secondo la Scrittura, la legge è un'istruzione paterna di Dio, che prescrive all'uomo le vie che conducono alla beatitudine promessa e vieta le strade del male. (CCC 1976) “La legge è un comando della ragione ordinato al bene comune, promulgato da chi è incaricato di una comunità” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 90, 4, c].

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1951) La legge è una regola di comportamento emanata dall'autorità competente in vista del bene comune. La legge morale suppone l'ordine razionale stabilito tra le creature, per il loro bene e in vista del loro fine, dalla potenza, dalla sapienza, dalla bontà del Creatore. Ogni legge trova nella Legge eterna la sua prima e ultima verità. La legge è dichiarata e stabilita dalla ragione come una partecipazione alla Provvidenza del Dio vivente Creatore e Redentore di tutti. “L'ordinamento della ragione, ecco ciò che si chiama la legge” [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum; cf. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 90, 1]. “L'uomo è il solo tra tutti gli esseri animati che possa gloriarsi d'essere stato degno di ricevere una Legge da Dio; animale dotato di ragione, capace di comprendere e di discernere, egli regolerà la propria condotta valendosi della sua libertà e della sua ragione, nella docile obbedienza a colui che tutto gli ha affidato [Tertulliano, Adversus Marcionem, 2, 4, 5: PL 2, 315].

Per la riflessione

(CCC 1950) La legge morale è opera della Sapienza divina. La si può definire, in senso biblico, come un insegnamento paterno, una pedagogia di Dio. Prescrive all'uomo le vie, le norme di condotta che conducono alla beatitudine promessa; vieta le strade del male, che allontanano da Dio e dal suo amore. Essa è ad un tempo severa nei suoi precetti e soave nelle sue promesse. [CONTINUA]


(Continua la domanda: Che cos'è la legge morale?)

martedì 22 dicembre 2009

414. Come si esprime la solidarietà umana?


414. Come si esprime la solidarietà umana?

(Comp 414) La solidarietà, che scaturisce dalla fraternità umana e cristiana, si esprime anzitutto nella giusta ripartizione dei beni, nella equa remunerazione del lavoro e nell'impegno per un ordine sociale più giusto. La virtù della solidarietà attua anche la condivisione dei beni spirituali della fede, ancor più importanti di quelli materiali.

“In Sintesi”

(CCC 1948) La solidarietà è una virtù eminentemente cristiana. Essa attua la condivisione dei beni spirituali ancor più che di quelli materiali.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 1939) Il principio di solidarietà, designato pure con il nome di “amicizia” o di “carità sociale”, è un’esigenza diretta della fraternità umana e cristiana [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 38-40; Id., Lett. enc. Centesimus annus, 10]: Un errore “oggi largamente diffuso è la dimenticanza della legge della solidarietà umana e della carità, legge dettata e imposta tanto dalla comunità di origine e dall'uguaglianza della natura ragionevole, propria di tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano, quanto dal sacrificio offerto da Gesù Cristo sull'altare della croce, al Padre suo celeste, in favore dell'umanità peccatrice” [Pio XII, Lett. enc. Summi pontificatus]. (CCC 1940) La solidarietà si esprime innanzitutto nella ripartizione dei beni e nella remunerazione del lavoro. Suppone anche l'impegno per un ordine sociale più giusto, nel quale le tensioni potrebbero essere meglio riassorbite e i conflitti troverebbero più facilmente la loro soluzione negoziata.

Per la riflessione

(CCC 1941) I problemi socio-economici non possono essere risolti che mediante il concorso di tutte le forme di solidarietà: solidarietà dei poveri tra loro, dei ricchi e dei poveri, dei lavoratori tra loro, degli imprenditori e dei dipendenti nell'impresa, solidarietà tra le nazioni e tra i popoli. La solidarietà internazionale è un'esigenza di ordine morale. La pace del mondo dipende in parte da essa. (CCC 1942) La virtù della solidarietà oltrepassa l'ambito dei beni materiali. Diffondendo i beni spirituali della fede, la Chiesa ha, per di più, favorito lo sviluppo del benessere temporale, al quale spesso ha aperto vie nuove. Così, nel corso dei secoli, si è realizzata la parola del Signore: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33): “Da duemila anni, vive e vigoreggia nell'anima della Chiesa quel sentimento che ha spinto ed ancora spinge fino all'eroismo della carità i monaci agricoltori, i liberatori degli schiavi, coloro che curano gli ammalati, coloro che portano il messaggio della fede, della civiltà, della cultura a tutte le generazioni e a tutti i popoli, al fine di creare condizioni sociali tali da rendere possibile per tutti una vita degna dell'uomo e del cristiano” [Pio XII, Messaggio radiofonico (1° giugno 1941)].


(Prossima domanda: Che cos'è la legge morale?)