domenica 31 gennaio 2010

442. Che cosa implica l'affermazione di Dio: «lo sono il Signore Dio tuo» (Es 20,2)? (I parte)


442. Che cosa implica l'affermazione di Dio: «lo sono il Signore Dio tuo» (Es 20,2)? (I parte)

(Comp 442) Implica per il fedele di custodire e attuare le tre virtù teologali e di evitare i peccati che vi si oppongono. La fede crede in Dio e respinge ciò che le è contrario, come ad esempio, il dubbio volontario, l'incredulità, l'eresia, l'apostasia, lo scisma. La speranza attende fiduciosamente la beata visione di Dio e il suo aiuto, evitando la disperazione e la presunzione. La carità ama Dio al di sopra di tutto: vanno dunque respinte l'indifferenza, l'ingratitudine, la tiepidezza, l'accidia o indolenza spirituale, e l'odio di Dio, che nasce dall'orgoglio.

“In Sintesi”

(CCC 2133) “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze” (Dt 6,5). (CCC 2134) Il primo comandamento chiama l'uomo a credere in Dio, a sperare in lui, ad amarlo al di sopra di tutto.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2083) Gesù ha riassunto i doveri dell'uomo verso Dio in questa parola: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente” (Mt 22,37) [Lc 10,27: “... con tutta la tua forza”]. Essa fa immediatamente eco alla solenne esortazione: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo” (Dt 6,4). Dio ha amato per primo. L'amore del Dio Unico è ricordato nella prima delle “dieci parole”. I comandamenti poi esplicitano la risposta d'amore che l'uomo è chiamato a dare al suo Dio. (CCC 2084) Dio si fa conoscere ricordando la sua azione onnipotente, benevola e liberatrice nella storia di colui al quale si rivolge: “Io ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù” (Dt 5,6). La prima parola contiene il primo comandamento della Legge: “Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai […]. Non seguirete altri dei” (Dt 6,13-14). Il primo appello e la giusta esigenza di Dio è che l'uomo lo accolga e lo adori.

Per la riflessione

(CCC 2085) Il Dio unico e vero rivela innanzi tutto la sua gloria ad Israele [Es 19,16-25; 24,15-18]. La rivelazione della vocazione e della verità dell'uomo è legata alla Rivelazione di Dio. L'uomo ha la vocazione di manifestare Dio agendo in conformità con il suo essere creato “ad immagine e somiglianza di Dio” (Gn 1,26): “Non ci saranno mai altri dei, o Trifone, né mai ce ne sono stati fin dalle origini […], all'infuori di colui che ha creato e ordinato l'universo. Noi non pensiamo che il nostro Dio differisca dal vostro. E' lo stesso che ha fatto uscire i vostri padri dall'Egitto con mano potente e braccio teso. Noi non riponiamo le nostre speranze in qualche altro dio - non ce ne sono - ma nello stesso Dio in cui voi sperate, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe” [San Giustino, Dialogus cum Tryphone Judaeo, 11, 1: PG 6, 497]. [CONTINUA]


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sabato 30 gennaio 2010

441. È possibile osservare il Decalogo?


441. È possibile osservare il Decalogo?

(Comp 441) Sì, perché Cristo, senza il quale nulla possiamo fare, ci rende capaci di osservarlo, con il dono del suo Spirito e della sua grazia.

“In Sintesi”

(CCC 2082) Quanto Dio comanda, lo rende possibile con la sua grazia.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2074) Gesù dice: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Il frutto indicato in questa parola è la santità di una vita fecondata dall'unione con Cristo. Quando crediamo in Gesù Cristo, comunichiamo ai suoi misteri e osserviamo i suoi comandamenti, il Salvatore stesso viene ad amare in noi il Padre suo ed i suoi fratelli, Padre nostro e nostri fratelli. La sua persona diventa, grazie allo Spirito, la regola vivente ed interiore della nostra condotta. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15,12). (CCC 2732) La tentazione più frequente, la più nascosta, è la nostra mancanza di fede. Si manifesta non tanto in una incredulità dichiarata, quanto piuttosto in una preferenza di fatto. Quando ci mettiamo a pregare, mille lavori o preoccupazioni, ritenuti urgenti, si presentano come prioritari; ancora una volta è il momento della verità del cuore e del suo amore preferenziale. Talvolta ci rivolgiamo al Signore come all'ultimo rifugio: ma ci crediamo veramente? Talvolta prendiamo il Signore come alleato, ma il cuore è ancora nella presunzione. In tutti i casi, la nostra mancanza di fede palesa che non siamo ancora nella disposizione del cuore umile: “Senza di me non potete far nulla ” (Gv 15,5).

Per la riflessione

(CCC 521) Tutto ciò che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui e che egli lo viva in noi. “Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]. Siamo chiamati a formare una cosa sola con lui; egli ci fa comunicare come membra del suo corpo a ciò che ha vissuto nella sua carne per noi e come nostro modello: “Noi dobbiamo sviluppare continuamente in noi e, in fine, completare gli stati e i misteri di Gesù. Dobbiamo poi pregarlo che li porti lui stesso a compimento in noi e in tutta la sua Chiesa. […] Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un'estensione e continuazione in noi e in tutta la sua Chiesa dei suoi misteri mediante le grazie che vuole comunicarci e gli effetti che intende operare in noi attraverso i suoi misteri. E con questo mezzo egli vuole completarli in noi” [San Giovanni Eudes, Le royaume de Jésus, 3, 4].


(Prossima domanda: Che cosa implica l'affermazione di Dio: «lo sono il Signore Dio tuo»)

venerdì 29 gennaio 2010

440. Perché il Decalogo obbliga gravemente?


440. Perché il Decalogo obbliga gravemente?

(Comp 440) Perché enuncia i doveri fondamentali dell'uomo verso Dio e verso il prossimo.

“In Sintesi”

(CCC 2081) I dieci comandamenti enunciano, nel loro contenuto fondamentale, obbligazioni gravi. Tuttavia, l'obbedienza a questi precetti comporta anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2072) Poiché enunciano i doveri fondamentali dell'uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, delle obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell'essere umano. (CCC 2073) L'obbedienza ai comandamenti implica anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera. Così l'ingiuria a parole è vietata dal quinto comandamento, ma non potrebbe essere una colpa grave che in rapporto alle circostanze o all'intenzione di chi la proferisce.

Per la riflessione

(CCC 1858) La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre” (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tener conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo. (CCC 1958) La legge naturale è immutabile [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 10] e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l'evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell'uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società: “La tua legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nel cuore degli uomini, legge che nemmeno la loro malvagità può cancellare” [Sant'Agostino, Confessiones, 2, 4, 9: PL 32, 678].


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giovedì 28 gennaio 2010

439. Perché il Decalogo costituisce un'unità organica?


439. Perché il Decalogo costituisce un'unità organica?

(Comp 439) I dieci Comandamenti costituiscono un insieme organico e indissociabile, perché ogni Comandamento rimanda agli altri e a tutto il Decalogo. Perciò trasgredire un Comandamento è infrangere l'intera Legge.

“In Sintesi”

(CCC 2079) Il Decalogo costituisce un'unità organica in cui ogni “parola” o “comandamento” rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un comandamento è infrangere tutta la Legge [Gc 2,10-11].

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2069) Il Decalogo costituisce un tutto indissociabile. Ogni “parola” rimanda a ciascuna delle altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due tavole si illuminano a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è infrangere tutti gli altri [Gc 2,10-11]. Non si possono onorare gli altri uomini senza benedire Dio loro Creatore. Non si saprebbe adorare Dio senza amare tutti gli uomini sue creature. Il Decalogo unifica la vita teologale e la vita sociale dell'uomo.

Per la riflessione

(CCC 1952) Le espressioni della legge morale sono diverse, e sono tutte coordinate tra loro: la Legge eterna, fonte, in Dio, di tutte le leggi; la legge naturale; la Legge rivelata, che comprende la Legge antica e la Legge nuova o evangelica; infine le leggi civili ed ecclesiastiche. (CCC 1953) La legge morale trova in Cristo la sua pienezza e la sua unità. Gesù Cristo in persona è la via della perfezione. E' il termine della Legge, perché egli solo insegna e dà la giustizia di Dio: “Il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede” (Rm 10,4).


(Prossima domanda: Perché il Decalogo obbliga gravemente?)

mercoledì 27 gennaio 2010

438. Quale importanza dà la Chiesa al Decalogo?


438. Quale importanza dà la Chiesa al Decalogo?

(Comp 438) Fedele alla Scrittura e all'esempio di Gesù, la Chiesa riconosce al Decalogo un'importanza e un significato basilari. I cristiani sono obbligati ad osservarlo.

“In Sintesi”

(CCC 2078) Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza ed un significato fondamentali.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2064) Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza e un significato fondamentali. (CCC 2065) A partire da sant'Agostino, i “dieci comandamenti” hanno un posto preponderante nella catechesi dei futuri battezzati e dei fedeli. Nel secolo quindicesimo si prese l'abitudine di esprimere i precetti del Decalogo in formule in rima, facili da memorizzare, e positive. Sono in uso ancor oggi. I catechismi della Chiesa spesso hanno esposto la morale cristiana seguendo l'ordine dei “dieci comandamenti”. (CCC 2066) La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant'Agostino e divenuta tradizionale nella Chiesa cattolica. E' pure quella delle confessioni luterane. I Padri greci hanno fatto una divisione un po' diversa, che si ritrova nelle Chiese ortodosse e nelle comunità riformate.

Per la riflessione

(CCC 2067) I dieci comandamenti enunciano le esigenze dell'amore di Dio e del prossimo. I primi tre si riferiscono principalmente all'amore di Dio e gli altri sette all'amore del prossimo. “Come sono due i comandamenti dell'amore, nei quali si compendia tutta la Legge e i Profeti - lo diceva il Signore [...] - così gli stessi dieci comandamenti furono dati in due tavole. Si dice infatti che tre fossero scritti in una tavola e sette in un'altra” [Sant'Agostino, Sermo 33, 2, 2: PL 38, 208]. (CCC 2068) Il Concilio di Trento insegna che i dieci comandamenti obbligano i cristiani e che l'uomo giustificato è ancora tenuto ad osservarli [Concilio di Trento: DS 1569-1570]. Il Concilio Vaticano II afferma: “I Vescovi, quali successori degli Apostoli, ricevono dal Signore [...] la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell'osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 24].


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martedì 26 gennaio 2010

437. Qual è il legame del Decalogo con l'Alleanza? (II parte) (continuazione)


437. Qual è il legame del Decalogo con l'Alleanza? (II parte) (continuazione)

(Comp 437 ripetizione) Il Decalogo si comprende alla luce dell' Alleanza, nella quale Dio si rivela, facendo conoscere la sua volontà. Nell'osservare i Comandamenti, il popolo esprime la propria appartenenza a Dio e risponde con gratitudine alla sua iniziativa d'amore.

“In Sintesi”

(CCC 2079) Il Decalogo costituisce un'unità organica in cui ogni “parola” o “comandamento” rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un comandamento è infrangere tutta la Legge [Gc 2,10-11].

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2060) Il dono dei comandamenti e della Legge fa parte dell'Alleanza conclusa da Dio con i suoi. Secondo il libro dell'Esodo, la rivelazione delle “dieci parole” viene accordata tra la proposta dell'Alleanza [Es 19] e la sua stipulazione [Es 24], dopo che il popolo si è impegnato a “fare” tutto ciò che il Signore aveva detto e ad “obbedirvi” (Es 24,7). Il Decalogo non viene mai trasmesso se non dopo la rievocazione dell'Alleanza (Il Signore nostro Dio ha stabilito con noi un'alleanza sull'Oreb: Dt 5,2).

Per la riflessione

(CCC 2063) L'Alleanza e il dialogo tra Dio e l'uomo sono ancora attestati dal fatto che tutte le imposizioni sono enunciate in prima persona (“Io sono il Signore...”) e rivolte a un altro soggetto (“Tu...”). In tutti i comandamenti di Dio è un pronome personale singolare che indica il destinatario. Dio fa conoscere la sua volontà a tutto il popolo e, nello stesso tempo, a ciascuno in particolare: “Il Signore comandò l'amore verso Dio e insegnò la giustizia verso il prossimo, affinché l'uomo non fosse né ingiusto, né indegno di Dio. Così, per mezzo del Decalogo, Dio preparava l'uomo a diventare suo amico e ad avere un solo cuore con il suo prossimo [...]. Le parole del Decalogo restano validissime per noi. Lungi dall'essere abolite, esse sono state portate a pienezza di significato e di sviluppo dalla venuta del Signore nella carne” [Sant' Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 16, 3-4: PG 7, 1017-1018]. (CCC 2062) I comandamenti propriamente detti vengono in secondo luogo; essi esprimono le implicanze della appartenenza a Dio stabilita attraverso l'Alleanza. L'esistenza morale è risposta all'iniziativa d'amore del Signore. E' riconoscenza, omaggio a Dio e culto d'azione di grazie. E' cooperazione al piano che Dio persegue nella storia. [FINE]


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lunedì 25 gennaio 2010

437. Qual è il legame del Decalogo con l'Alleanza? (I parte)


437. Qual è il legame del Decalogo con l'Alleanza? (I parte)

(Comp 437) Il Decalogo si comprende alla luce dell' Alleanza, nella quale Dio si rivela, facendo conoscere la sua volontà. Nell'osservare i Comandamenti, il popolo esprime la propria appartenenza a Dio e risponde con gratitudine alla sua iniziativa d'amore.

“In Sintesi”

(CCC 2077) Il dono del Decalogo è accordato nell'ambito dell'Alleanza conclusa da Dio con il suo popolo. I comandamenti di Dio ricevono il loro vero significato in questa Alleanza e per mezzo di essa.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2058) Le “dieci parole” riassumono e proclamano la Legge di Dio: “Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede” (Dt 5,22). Perciò queste due tavole sono chiamate “la Testimonianza” (Es 25,16). Esse contengono infatti le clausole dell'Alleanza conclusa tra Dio e il suo popolo. Queste “tavole della Testimonianza” (Es 31,18; 32,15; 34,29) devono essere collocate nell'“arca” (Es 25,16; Es 40,1-3). (CCC 2059) Le “dieci parole” sono pronunciate da Dio durante una teofania (“Il Signore vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco”: Dt 5,4). Appartengono alla rivelazione che Dio fa di se stesso e della sua gloria. Il dono dei comandamenti è dono di Dio stesso e della sua santa volontà. Facendo conoscere le sue volontà, Dio si rivela al suo popolo.

Per la riflessione

(CCC 2061) I comandamenti ricevono il loro pieno significato all'interno dell'Alleanza. Secondo la Scrittura, l'agire morale dell'uomo prende tutto il proprio senso nell’Alleanza e per essa. La prima delle “dieci parole” ricorda l'iniziativa d'amore di Dio per il suo popolo: “Poiché l'uomo, per castigo del peccato, era venuto dal paradiso della libertà alla schiavitù di questo mondo, per questo la prima parola del Decalogo, cioè la prima voce dei comandamenti di Dio, tratta della libertà dicendo: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione di schiavitù” (Es 20,2; Dt 5,6) [Origene, In Exodum homilia, 8, 1: PG 12, 350]. [CONTINUA]


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domenica 24 gennaio 2010

436. Che cosa significa «Decalogo»?


436. Che cosa significa «Decalogo»?

(Comp 436) Decalogo significa «dieci parole» (Es 34,28). Queste parole riassumono la Legge donata da Dio al popolo d'Israele nel contesto dell'Alleanza mediante Mosè. Esso, nel presentare i Comandamenti dell'amore di Dio (i primi tre) e del prossimo (gli altri sette), traccia, per il popolo eletto e per ciascuno in particolare, il cammino di una vita liberata dalla schiavitù del peccato.

“In Sintesi”

(CCC 2080) Il Decalogo contiene un'espressione privilegiata della legge naturale. Lo conosciamo attraverso la rivelazione divina e con la ragione umana.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2056) La parola “Decalogo” significa alla lettera “dieci parole” (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4). Queste “dieci parole” Dio le ha rivelate al suo popolo sulla santa montagna. Le ha scritte con il suo “dito” [Es 31,18; Dt 5,22], a differenza degli altri precetti scritti da Mosè [Dt 31,9.24]. Esse sono parole di Dio per eccellenza. Ci sono trasmesse nel libro dell'Esodo [Es 20,1-17] e in quello del Deuteronomio [Dt 5,6-22]. Fin dall'Antico Testamento i Libri Sacri fanno riferimento alle “dieci parole” [Os 4,2; Ger 7,9; Ez 18,5-9]. Ma è nella Nuova Alleanza in Gesù Cristo che sarà rivelato il loro pieno senso.

Per la riflessione

(CCC 2057) Il Decalogo si comprende innanzi tutto nel contesto dell'Esodo che è il grande evento liberatore di Dio al centro dell'Antica Alleanza. Siano essi formulati come precetti negativi, divieti, o come comandamenti positivi (come: “Onora tuo padre e tua madre”), le “dieci parole” indicano le condizioni di una vita liberata dalla schiavitù del peccato. Il Decalogo è un cammino di vita: “Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi” (Dt 30,16). Questa forza liberatrice del Decalogo appare, per esempio, nel comandamento sul riposo del sabato, destinato parimenti agli stranieri e gli schiavi: “Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso” (Dt 5,15).


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sabato 23 gennaio 2010

435. Come Gesù interpreta la Legge?


435. Come Gesù interpreta la Legge?

(Comp 435) Gesù la interpreta alla luce del duplice e unico Comandamento della carità, pienezza della Legge: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due Comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40).

“In Sintesi”

(CCC 2076 Con il suo agire e con la sua predicazione, Gesù ha attestato la perennità del Decalogo.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2055) Quando gli si pone la domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?” (Mt 22,36), Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,37-40; cf. Dt 6,5; Lv 19,18). Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge: “Il precetto: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della Legge è l'amore” (Rm 13,9-10).

Per la riflessione

(CCC 134) “Omnis Scriptura divina unus liber est, et hic unus liber Christus est, “quia omnis Scriptura divina de Christo loquitur, et omnis Scriptura divina in Christo impletur” - Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest'unico libro è Cristo; “infatti tutta la divina Scrittura parla di Cristo e in Lui trova compimento” [Ugo di San Vittore, De arca Noe, 2, 8: PL 176, 642]. (CCC 129) I cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l'inesauribile contenuto dell'Antico Testamento. Questa non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato [Mc 12,29-31]. Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d'essere letto alla luce dell'Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso [1Cor 5,6-8; 10,1-11]. Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell'Antico, mentre l'Antico è svelato nel Nuovo: “Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet” [Sant'Agostino, Quaestiones in Heptateucum, 2, 73: PL 34, 623; Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 16].


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venerdì 22 gennaio 2010

434. «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?» (Mt 19,16)


434. «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?» (Mt 19,16).

(Comp 434) Al giovane che gli rivolge questa domanda Gesù risponde: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti», e poi aggiunge: «Vieni e seguimi» (Mt 19,16.21). Seguire Gesù implica l'osservanza dei Comandamenti. La Legge non è abolita, ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella persona del divino Maestro, che la realizza perfettamente in se stesso, ne rivela il pieno significato e ne attesta la perennità.

“In Sintesi”

(CCC 2075) “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19,16-17).

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2052) “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. Al giovane che gli rivolge questa domanda, Gesù risponde innanzitutto richiamando la necessità di riconoscere Dio come "il solo Buono", come il Bene per eccellenza e come la sorgente di ogni bene. Poi Gesù gli dice: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”. Ed elenca al suo interlocutore i comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”. Infine Gesù riassume questi comandamenti in una formulazione positiva: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,16-19). (CCC 2054) Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all'opera nella loro lettera. Egli ha predicato la “giustizia” che supera “quella degli scribi e dei farisei” (Mt 5,20) come pure quella dei pagani (Mt 5,46-47). Ha messo in luce tutte le esigenze dei comandamenti. “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere […]. Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” (Mt 5,21-22).

Per la riflessione

(CCC 2053) A questa prima risposta, se ne aggiunge subito una seconda: “Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21). Essa non annulla la prima. La sequela di Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita [Mt 5,17], ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella Persona del suo Maestro, che ne è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l'appello di Gesù, rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell'obbedienza del discepolo e nell'osservanza dei comandamenti, è accostato all'esortazione alla povertà e alla castità [Mt 19,6-12; 19,21; 19,23-29]. I consigli evangelici sono indissociabili dai comandamenti.


(Prossima domanda: Come Gesù interpreta la Legge?)