giovedì 30 settembre 2010

583. Com'è possibile invocare Dio come «Padre»? (I parte)


583. Com'è possibile invocare Dio come «Padre»? (I parte)

(Comp 583) Possiamo invocare il «Padre» perché il Figlio di Dio fatto uomo ce lo ha rivelato e il suo Spirito ce lo fa conoscere. L'invocazione del Padre ci fa entrare nel suo mistero con uno stupore sempre nuovo, e suscita in noi il desiderio di un comportamento filiale. Con la preghiera del Signore siamo quindi consapevoli di essere figli del Padre nel Figlio.

“In Sintesi”

(CCC 2798) Possiamo invocare Dio come “Padre” perché ce lo ha rivelato il Figlio di Dio fatto uomo, nel quale, mediante il Battesimo, siamo incorporati e adottati come figli di Dio.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2779) Prima di fare nostro questo slancio iniziale della Preghiera del Signore, non è superfluo purificare umilmente il nostro cuore da certe false immagini di “questo mondo”. L'umiltà ci fa riconoscere: “Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”, cioè “ai piccoli” (Mt 11,25). La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono sulla nostra relazione con Dio. Dio, nostro Padre, trascende le categorie del mondo creato. Trasporre su di lui, o contro di lui, le nostre idee in questo campo, equivarrebbe a fabbricare idoli da adorare o da abbattere. Pregare il Padre è entrare nel suo mistero, quale egli è, e quale il Figlio ce lo ha rivelato: “L'espressione Dio-Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome di Padre” [Tertulliano, De oratione, 3, 1: PL 1, 1257].

Per la riflessione

(CCC 2780) Possiamo invocare Dio come “Padre” perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Ciò che l'uomo non può concepire, né le potenze angeliche intravvedere, cioè la relazione personale del Figlio nei confronti del Padre [Gv 1,1], ecco che lo Spirito del Figlio lo comunica a noi, a noi che crediamo che Gesù è il Cristo e che siamo nati da Dio [1Gv 5,1]. [CONTINUA]


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mercoledì 29 settembre 2010

582. Perché possiamo «osare avvicinarci in piena confidenza» al Padre?


582. Perché possiamo «osare avvicinarci in piena confidenza» al Padre?

(Comp 582) Perché Gesù, il nostro Redentore, ci introduce davanti al Volto del Padre, e il suo Spirito fa di noi dei figli. Possiamo così pregare il Padre Nostro con una fiducia semplice e filiale, una gioiosa sicurezza e un'umile audacia, con la certezza di essere amati ed esauditi.

“In Sintesi”

(CCC 2797) La fiducia semplice e filiale, la sicurezza umile e gioiosa sono le disposizioni che convengono a chi prega il “Padre nostro”.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2777) Nella liturgia romana l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il “Padre nostro” con filiale audacia; le liturgie orientali utilizzano e sviluppano espressioni analoghe: “Osare con tutta sicurezza”, “Rendici degni di”. Davanti al roveto ardente fu detto a Mosè: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi” (Es 3,5). Solo Gesù poteva superare la soglia della santità divina: è lui che avendo “compiuto la purificazione dei peccati” (Eb 1,3), ci introduce davanti al volto del Padre: “Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato” (Eb 2,13): “La consapevolezza che abbiamo della nostra condizione di schiavi ci farebbe sprofondare sotto terra, il nostro essere di terra si scioglierebbe in polvere se l'autorità dello stesso nostro Padre e lo Spirito del Figlio suo non ci spingessero a proferire questo grido: “Abbà, Padre!” (Rm 8,15). [...] Quando la debolezza di un mortale oserebbe chiamare Dio suo Padre, se non soltanto allorché l'intimo dell'uomo è animato dalla potenza dall'alto?” [San Pietro Crisologo, Sermo 71, 3: PL 52, 401].

Per la riflessione

(CCC 2778) Questa potenza dello Spirito che ci introduce alla Preghiera del Signore è indicata nelle liturgie d'Oriente e di Occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: “parresìa”, vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati [Ef 3,12; Eb 3,6; 4,16; 10,19; 1Gv 2,28; 3,21; 5,14].


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martedì 28 settembre 2010

581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (III parte)


581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (III parte) (continuazione)

(Comp 581 ripetizione) Preghiera della Chiesa per eccellenza, il Padre Nostro è «consegnato» nel Battesimo per manifestare la nuova nascita alla vita divina dei figli di Dio. L'Eucaristia ne rivela il senso pieno, poiché le sue domande, fondandosi sul mistero della salvezza già realizzato, saranno pienamente esaudite alla venuta del Signore. Il Padre Nostro è parte integrante della Liturgia delle Ore.

“In Sintesi”

(CCC 2776) L'Orazione domenicale è, per eccellenza, la preghiera della Chiesa. E' parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino e dei sacramenti dell'iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Inserita nell'Eucaristia, manifesta il carattere “escatologico” delle proprie domande, nella speranza del Signore, “finché egli venga” (1Cor 11,26).

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2771) Nell'Eucaristia, la Preghiera del Signore manifesta anche il carattere escatologico delle proprie domande. Essa è la preghiera tipica degli “ultimi tempi”, i tempi della salvezza, che sono cominciati con l'effusione dello Spirito Santo e che si compiranno con il ritorno del Signore. Le domande al Padre nostro, a differenza delle preghiere dell'Antica Alleanza, si fondano sul mistero della salvezza già realizzato, una volta per tutte, in Cristo crocifisso e risorto.

Per la riflessione

(CCC 2772) Da questa fede incrollabile sgorga la speranza che anima ognuna delle sette domande. Esse esprimono i gemiti del tempo presente, di questo tempo della pazienza e dell'attesa, in cui “ciò che noi saremo non è stato ancora rivelato” (1Gv 3,2; Col 3,4) L'Eucaristia e il “Padre nostro” sono protesi verso la venuta del Signore, “finché egli venga!” (1Cor 11,26). [FINE]


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lunedì 27 settembre 2010

581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (II parte)


581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (II parte) (continuazione)

(Comp 581 ripetizione) Preghiera della Chiesa per eccellenza, il Padre Nostro è «consegnato» nel Battesimo per manifestare la nuova nascita alla vita divina dei figli di Dio. L'Eucaristia ne rivela il senso pieno, poiché le sue domande, fondandosi sul mistero della salvezza già realizzato, saranno pienamente esaudite alla venuta del Signore. Il Padre Nostro è parte integrante della Liturgia delle Ore.

“In Sintesi”

(CCC 2776) L'Orazione domenicale è, per eccellenza, la preghiera della Chiesa. E' parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino e dei sacramenti dell'iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Inserita nell'Eucaristia, manifesta il carattere “escatologico” delle proprie domande, nella speranza del Signore, “finché egli venga” (1Cor 11,26).

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2769) Nel Battesimo e nella Confermazione la consegna (“traditio”) della Preghiera del Signore significa la nuova nascita alla vita divina. Poiché la preghiera cristiana è parlare a Dio con la Parola stessa di Dio, coloro che sono stati “rigenerati […] dalla Parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23) imparano ad invocare il loro Padre con la sola Parola che egli sempre esaudisce. Ed ormai lo possono, perché il sigillo dell'unzione dello Spirito Santo è impresso, indelebile, sul loro cuore, sulle loro orecchie, sulle loro labbra, su tutto il loro essere filiale. Per questo la maggior parte dei commenti patristici del Padre nostro sono destinati ai catecumeni e ai neofiti. Quando la Chiesa prega la Preghiera del Signore, è sempre il Popolo dei “rinati” che prega e ottiene misericordia [1Pt 2,1-10].

Per la riflessione

(CCC 2770) Nella Liturgia eucaristica la Preghiera del Signore appare come la preghiera di tutta la Chiesa. E' lì che si rivela il suo pieno senso e la sua efficacia. Posta tra l'anafora (preghiera eucaristica) e la liturgia della Comunione, essa da un lato ricapitola tutte le domande e le intercessioni espresse lungo lo sviluppo dell'epiclesi, e, dall'altro, bussa alla porta del Banchetto del Regno, di cui la Comunione sacramentale è un anticipo. [CONTINUA]


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domenica 26 settembre 2010

581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (I parte)


581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (I parte)

(Comp 581) Preghiera della Chiesa per eccellenza, il Padre Nostro è «consegnato» nel Battesimo per manifestare la nuova nascita alla vita divina dei figli di Dio. L'Eucaristia ne rivela il senso pieno, poiché le sue domande, fondandosi sul mistero della salvezza già realizzato, saranno pienamente esaudite alla venuta del Signore. Il Padre Nostro è parte integrante della Liturgia delle Ore.

“In Sintesi”

(CCC 2776) L'Orazione domenicale è, per eccellenza, la preghiera della Chiesa. E' parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino e dei sacramenti dell'iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Inserita nell'Eucaristia, manifesta il carattere “escatologico” delle proprie domande, nella speranza del Signore, “finché egli venga” (1Cor 11,26).

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2767) Questo dono inscindibile, delle parole del Signore e dello Spirito Santo che le vivifica nel cuore dei credenti, è stato ricevuto e vissuto dalla Chiesa fin dalle origini. Le prime comunità pregano la Preghiera del Signore “tre volte al giorno” [Didaché 8, 3] in luogo delle “Diciotto benedizioni” in uso nella pietà ebraica.

Per la riflessione

(CCC 2768) Secondo la Tradizione apostolica, la Preghiera del Signore è essenzialmente radicata nella preghiera liturgica: Il Signore “ci insegna a pregare insieme per tutti i nostri fratelli. Infatti egli non dice Padre mio che sei nei cieli, ma Padre nostro, affinché la nostra preghiera salga, da un cuore solo, per tutto il corpo della Chiesa” [San Giovanni Crisostomo, In Matthaeum, homilia 19, 4: PG 57, 278]. In tutte le tradizioni liturgiche la Preghiera del Signore è parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino. Ma il suo carattere ecclesiale appare in tutta evidenza particolarmente nei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana. [CONTINUA]


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sabato 25 settembre 2010

580. Perché viene chiamato «la preghiera del Signore»?


580. Perché viene chiamato «la preghiera del Signore»?

(Comp 580) Il Padre Nostro è chiamato «Orazione domenicale», cioè «la preghiera del Signore», perché ci è stato insegnato dallo stesso Signore Gesù.

“In Sintesi”

(CCC 2775) E' chiamata “Orazione domenicale” perché ci viene dal Signore Gesù, maestro e modello della nostra preghiera.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2765) L'espressione tradizionale “Orazione domenicale” (cioè “Preghiera del Signore”) significa che la preghiera al Padre nostro ci è insegnata e donata dal Signore Gesù. Questa preghiera che ci viene da Gesù è veramente unica: è “del Signore”. Da una parte, infatti, con le parole di questa preghiera, il Figlio Unigenito ci dà le parole che il Padre ha dato a lui [Gv 17,7]: è il maestro della nostra preghiera. Dall'altra, Verbo incarnato, egli conosce nel suo cuore di uomo i bisogni dei suoi fratelli e delle sue sorelle di umanità, e ce li manifesta: è il modello della nostra preghiera.

Per la riflessione

(CCC 2766) Ma Gesù non ci lascia una formula da ripetere meccanicamente [Mt 6,7; 1Re 18,26-29]. Come per qualsiasi preghiera vocale, è attraverso la Parola di Dio che lo Spirito Santo insegna ai figli di Dio a pregare il loro Padre. Gesù non ci dà soltanto le parole della nostra preghiera filiale: ci dà al tempo stesso lo Spirito, per mezzo del quale quelle parole diventano in noi “spirito e vita” (Gv 6,63). Di più: la prova e la possibilità della nostra preghiera filiale è che il Padre “ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4,6). Poiché la nostra preghiera interpreta i nostri desideri presso Dio, è ancora “colui che scruta i cuori”, il Padre, che “sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i desideri di Dio” (Rm 8,27). La preghiera al Padre nostro si inserisce nella missione misteriosa del Figlio e dello Spirito.


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venerdì 24 settembre 2010

579. Qual è il posto del Padre Nostro nelle Scritture?


579. Qual è il posto del Padre Nostro nelle Scritture?

(Comp 579) Il Padre Nostro è la «sintesi di tutto il Vangelo» (Tertulliano), «la preghiera perfettissima» (san Tommaso d'Aquino). Situato al centro del Discorso della Montagna (Mt 5-7), riprende sotto forma di preghiera il contenuto essenziale del Vangelo.

“In Sintesi”

(CCC 2774) “L'Orazione domenicale è veramente la sintesi di tutto il Vangelo”, [Tertulliano, De oratione, 1, 6:PL 1, 1255] “la preghiera perfettissima” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae II-II, 83, 9, c]. Essa è al centro delle Scritture.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2761) “L'Orazione domenicale è veramente la sintesi di tutto il Vangelo” [Tertulliano, De oratione, 1]. “Dopo che il Signore ci ebbe trasmesso questa formula di preghiera, aggiunse: "Chiedete e vi sarà dato" (Lc 11,9). Ognuno può, dunque, innalzare al cielo preghiere diverse secondo i suoi propri bisogni, però incominciando sempre con la Preghiera del Signore, la quale resta la preghiera fondamentale” [Tertulliano, De oratione, 10]. (CCC 2762) Dopo aver mostrato come i Salmi siano il principale alimento della preghiera cristiana e confluiscano nelle richieste del Padre nostro, sant'Agostino conclude: “Se passi in rassegna tutte le parole delle preghiere contenute nella Sacra Scrittura, per quanto io penso, non ne troverai una che non sia contenuta e compendiata in questa preghiera insegnataci dal Signore” [Sant'Agostino, Epistula 130, 12, 22: PL 33, 502].

Per la riflessione

(CCC 2763) Tutte le Scritture (la Legge, i Profeti e i Salmi) sono compiute in Cristo [Lc 24,44]. Il Vangelo è questa “Lieta notizia”. Il suo primo annunzio è riassunto da san Matteo nel Discorso della montagna [Mt 5-7]. Ebbene, la preghiera del Padre nostro è al centro di questo annuncio. E' in questo contesto che si illumina ogni domanda della preghiera che ci ha lasciato il Signore: La preghiera del Pater Noster è perfettissima […]. Nella Preghiera del Signore non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell'ordine in cui devono essere desiderate: cosicché questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae II-II, 83, 9, c]. (CCC 2764) Il Discorso della montagna è dottrina di vita, l'Orazione domenicale è preghiera, ma nell'uno e nell'altra lo Spirito del Signore dà una nuova forma ai nostri desideri, a questi moti interiori che animano la nostra vita. Gesù ci insegna la vita nuova con le sue parole e ci educa a chiederla mediante la preghiera. Dalla rettitudine della nostra preghiera dipenderà quella della nostra vita in lui.


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giovedì 23 settembre 2010

578. Qual è l'origine della preghiera del Padre Nostro?


578. Qual è l'origine della preghiera del Padre Nostro?

(Comp 578) Gesù ci ha insegnato questa preghiera cristiana insostituibile, il Padre nostro, un giorno in cui un discepolo, vedendolo pregare, gli chiese: «Insegnaci a pregare» (Lc 11,1). La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di san Matteo (6,9-13).

“In Sintesi”

(CCC 2773) In risposta alla domanda dei suoi discepoli (Signore, insegnaci a pregare”: Lc 11,1), Gesù consegna loro la preghiera cristiana fondamentale del “Padre nostro”.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2759) “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli"” (Lc 11,1). E' in risposta a questa domanda che il Signore affida ai suoi discepoli e alla sua Chiesa la preghiera cristiana fondamentale. San Luca ne dà un testo breve (di cinque domande) [Lc 11,2-4], san Matteo una versione più ampia (di sette domande) (Mt 6,9-13). La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di san Matteo: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Per la riflessione

(CCC 2760) Ben presto l'uso liturgico ha concluso la Preghiera del Signore con una dossologia. Nella Didaché: “Perché tuo è il potere e la gloria nei secoli” [Didaché, 8, 2]. Le Costituzioni apostoliche aggiungono all'inizio della dossologia: “il regno”; [Constitutiones apostolicae, 7, 24, 1] ed è questa la formula usata ai nostri giorni nella preghiera ecumenica. La tradizione bizantina aggiunge dopo “la gloria”: “Padre, Figlio e Spirito Santo”. Il Messale Romano sviluppa l'ultima domanda [Cf Riti di comunione (Embolismo): Messale Romano] nella prospettiva esplicita della “attesa della beata speranza” [Tt 2,13] e della Venuta del Signore nostro Gesù Cristo; segue l'acclamazione dell'assemblea, che riprende la dossologia delle Costituzioni apostoliche.


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mercoledì 22 settembre 2010

577. Che cos'è la preghiera dell’Ora di Gesù? (II parte)


577. Che cos'è la preghiera dell’Ora di Gesù? (II parte) (continuazione)

(Comp 577 ripetizione) È chiamata così la preghiera sacerdotale di Gesù all'Ultima Cena. Gesù, il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, la rivolge al Padre quando giunge l’Ora del suo «passaggio» a lui, l'Ora del suo sacrificio.

“In Sintesi”

(CCC 2758) La preghiera dell'Ora di Gesù, detta a ragione “preghiera sacerdotale” [Gv 17], ricapitola l'intera Economia della creazione e della salvezza. Essa ispira le grandi petizioni del “Padre nostro”.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2749) Gesù ha portato a pieno compimento l'opera del Padre, e la sua preghiera, come il suo Sacrificio, si estende fino alla consumazione dei tempi. La preghiera dell'Ora riempie gli ultimi tempi e li porta verso la loro consumazione. Gesù, il Figlio al quale il Padre ha dato tutto, è interamente consegnato al Padre, e, al tempo stesso, si esprime con una libertà sovrana [Gv 17,11. 13. 19. 24] per il potere che il Padre gli ha dato sopra ogni essere umano. Il Figlio, che si è fatto Servo, è il Signore, il Pantocràtor. Il nostro Sommo Sacerdote che prega per noi è anche colui che prega in noi e il Dio che ci esaudisce.

Per la riflessione

(CCC 2750) E' entrando nel santo nome del Signore Gesù che noi possiamo accogliere, dall'interno, la preghiera che egli ci insegna: “Padre nostro!”. La sua “preghiera sacerdotale” ispira, dall'interno, le grandi domande del “Pater”: la sollecitudine per il nome del Padre, [Gv 17,6. 11. 12. 26] la passione per il suo Regno (la Gloria), [Gv 17,1. 5. 10. 22. 23-26] il compimento della volontà del Padre, del suo Disegno di salvezza [Gv 17,2. 4. 6. 9. 11. 12. 24] e la liberazione dal male [Gv 17,15]. (CCC 2751) Infine è in questa preghiera che Gesù ci rivela e ci dona la “conoscenza” indissociabile del Padre e del Figlio, [Gv 17,3. 6-10. 25] che è il mistero stesso della Vita di preghiera. [FINE]


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martedì 21 settembre 2010

577. Che cos'è la preghiera dell’Ora di Gesù? (I parte)


577. Che cos'è la preghiera dell’Ora di Gesù? (I parte)

(Comp 577) È chiamata così la preghiera sacerdotale di Gesù all'Ultima Cena. Gesù, il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, la rivolge al Padre quando giunge l’Ora del suo «passaggio» a lui, l'Ora del suo sacrificio.

“In Sintesi”

(CCC 2758) La preghiera dell'Ora di Gesù, detta a ragione “preghiera sacerdotale” [Gv 17], ricapitola l'intera Economia della creazione e della salvezza. Essa ispira le grandi petizioni del “Padre nostro”.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2746) Quando la sua Ora è giunta, Gesù prega il Padre [Gv 17]. La sua preghiera, la più lunga trasmessaci dal Vangelo, abbraccia tutta l'Economia della creazione e della salvezza, come anche la sua morte e la sua risurrezione. La preghiera dell'Ora di Gesù rimane sempre la sua preghiera, così come la sua pasqua, avvenuta “una volta per tutte”, resta presente nella liturgia della sua Chiesa. (CCC 2747) La tradizione cristiana a ragione la definisce la “preghiera sacerdotale” di Gesù. E' quella del nostro Sommo Sacerdote, è inseparabile dal suo sacrificio, dal suo “passaggio” [pasqua] al Padre, dove egli è interamente “consacrato” al Padre [Gv 17,11. 13.19].

Per la riflessione

(CCC 2748) In questa preghiera pasquale, sacrificale, tutto è “ricapitolato” in lui: [Ef 1,10] Dio e il mondo, il Verbo e la carne, la vita eterna e il tempo, l'amore che si consegna e il peccato che lo tradisce, i discepoli presenti e quelli che per la loro parola crederanno in lui, l'annientamento e la gloria. E' la preghiera dell'Unità. [CONTINUA]


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lunedì 20 settembre 2010

576. È possibile pregare in ogni momento? (II parte)


576. È possibile pregare in ogni momento? (II parte) (continuazione)

(Comp 576 ripetizione) Pregare è sempre possibile, perché il tempo del cristiano è il tempo del Cristo risorto, il quale «rimane con noi tutti i giorni» (Mt 28,20). Preghiera e vita cristiana sono perciò inseparabili. [«È possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitària, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate» (san Giovanni Crisostomo).]

“In Sintesi”

(CCC 2757) “Pregate incessantemente” (1Ts 5,17). E' sempre possibile pregare. Anzi, è una necessità vitale. Preghiera e vita cristiana sono inseparabili.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2744) Pregare è una necessità vitale. La prova contraria non è meno convincente: se non ci lasciamo guidare dallo Spirito, ricadiamo sotto la schiavitù del peccato [Gal 5,16-25]. Come può lo Spirito Santo essere la “nostra vita”, se il nostro cuore è lontano da lui? “Niente vale quanto la preghiera; essa rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile. E' impossibile che cada in peccato l'uomo che prega” [San Giovanni Crisostomo, De Anna, sermo 4, 5: PG 54, 666]. “Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna” [Sant'Alfonso de Liguori, Del gran mezzo della preghiera, parte 1, c. 1].

Per la riflessione

(CCC 2745) Preghiera e vita cristiana sono inseparabili, perché si tratta del medesimo amore e della medesima abnegazione, che scaturisce dall'amore. La medesima conformità filiale e piena d'amore al disegno d'amore del Padre. La medesima unione trasformante nello Spirito Santo, che sempre più ci configura a Cristo Gesù. Il medesimo amore per tutti gli uomini, quell'amore con cui Gesù ci ha amati. “Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo concederà. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,16-17). “Prega incessantemente colui che unisce la preghiera alle opere e le opere alla preghiera. Soltanto così noi possiamo ritenere realizzabile il principio di pregare incessantemente” [Origene, De oratione, 12: PG 11, 452]. [FINE]


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domenica 19 settembre 2010

576. È possibile pregare in ogni momento? (I parte)


576. È possibile pregare in ogni momento? (I parte)

(Comp 576) Pregare è sempre possibile, perché il tempo del cristiano è il tempo del Cristo risorto, il quale «rimane con noi tutti i giorni» (Mt 28,20). Preghiera e vita cristiana sono perciò inseparabili. [«È possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitària, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate» (san Giovanni Crisostomo).]

“In Sintesi”

(CCC 2757) “Pregate incessantemente” (1Ts 5,17). E' sempre possibile pregare. Anzi, è una necessità vitale. Preghiera e vita cristiana sono inseparabili.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2742) “Pregate incessantemente” (1Ts 5,17), “rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” (Ef 5,20); “pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi” (Ef 6,18). “Non ci è stato comandato di lavorare, di vegliare e di digiunare continuamente, mentre la preghiera incessante è una legge per noi” [Evagrio Pontico, Capita practica ad Anatolium, 49: PG 40, 1245]. Questo ardore instancabile non può venire che dall'amore. Contro la nostra pesantezza e la nostra pigrizia il combattimento della preghiera è quello dell'amore umile, confidente, perseverante. Questo amore apre i nostri cuori su tre evidenze di fede, luminose e vivificanti.

Per la riflessione

(CCC 2743) Pregare è sempre possibile: il tempo del cristiano è quello di Cristo risorto, che è con noi “tutti i giorni” (Mt 28,20), quali che siano le tempeste [Lc 8,24]. Il nostro tempo è nelle mani di Dio: “E' possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. E' possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate” [San Giovanni Crisostomo, De Anna, sermo 4, 6: PG 54, 668]. [CONTINUA]


(Continua la domanda: È possibile pregare in ogni momento?)

sabato 18 settembre 2010

575. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (III parte)


575. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (III parte) (continuazione)

(Comp 575 ripetizione) La confidenza filiale è messa alla prova quando pensiamo di non essere esauditi. Dobbiamo chiederci allora se Dio è per noi un Padre di cui cerchiamo di compiere la volontà, oppure è un semplice mezzo per ottenere quello che vogliamo. Se la nostra preghiera si unisce a quella di Gesù, sappiamo che egli ci concede molto più di questo o di quel dono: riceviamo lo Spirito Santo che trasforma il nostro cuore.

“In Sintesi”

(CCC 2756) La confidenza filiale viene messa alla prova quando abbiamo la sensazione di non essere sempre esauditi. Il Vangelo ci invita a interrogarci sulla conformità della nostra preghiera al desiderio dello Spirito.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2739) In san Paolo questa fiducia è audace [Rm 10,12-13], fondata sulla preghiera dello Spirito in noi e sull'amore fedele del Padre che ci ha donato il suo unico Figlio [Rm 8,26-39]. La trasformazione del cuore che prega è la prima risposta alla nostra domanda. (CCC 2740) La preghiera di Gesù fa della preghiera cristiana una domanda efficace. Egli ne è il modello, egli prega in noi e con noi. Poiché il cuore del Figlio non cerca se non ciò che piace al Padre, come il cuore dei figli di adozione potrebbe attaccarsi ai doni piuttosto che al Donatore?

Per la riflessione

(CCC 2741) Gesù prega anche per noi, al nostro posto e in nostro favore. Tutte le nostre domande sono state raccolte una volta per sempre nel suo grido sulla croce ed esaudite dal Padre nella sua risurrezione, ed è per questo che egli non cessa di intercedere per noi presso il Padre [Eb 5,7; 7,25; 9,24]. Se la nostra preghiera è risolutamente unita a quella di Gesù, nella confidenza e nell'audacia filiale, noi otteniamo tutto ciò che chiediamo nel suo Nome; ben più di questa o quella cosa: lo stesso Spirito Santo, che comprende tutti i doni. [FINE]


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venerdì 17 settembre 2010

575. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (II parte)


575. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (II parte) (continuazione)

(Comp 575 ripetizione) La confidenza filiale è messa alla prova quando pensiamo di non essere esauditi. Dobbiamo chiederci allora se Dio è per noi un Padre di cui cerchiamo di compiere la volontà, oppure è un semplice mezzo per ottenere quello che vogliamo. Se la nostra preghiera si unisce a quella di Gesù, sappiamo che egli ci concede molto più di questo o di quel dono: riceviamo lo Spirito Santo che trasforma il nostro cuore.

“In Sintesi”

(CCC 2756) La confidenza filiale viene messa alla prova quando abbiamo la sensazione di non essere sempre esauditi. Il Vangelo ci invita a interrogarci sulla conformità della nostra preghiera al desiderio dello Spirito.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2737) “Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri” (Gc 4,2-3; 1,5-8; 4,1-10; 5,16). Se noi chiediamo con un cuore diviso, adultero [Gc 4,4], Dio non ci può esaudire, perché egli vuole il nostro bene, la nostra vita. “O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi?” (Gc 4,5). Il nostro Dio è “geloso” di noi, e questo è il segno della verità del suo amore. Entriamo nel desiderio del suo Spirito e saremo esauditi: “Non rammaricarti se non ricevi subito da Dio ciò che gli chiedi; egli vuole beneficiarti molto di più, per la tua perseveranza nel rimanere con lui nella preghiera” [Evagrio Pontico, De oratione, 34: PG 79, 1173]. Egli vuole “che nella preghiera si eserciti il nostro desiderio, in modo che diventiamo capaci di ricevere ciò che egli è pronto a darci” [Sant'Agostino, Epistula 130, 8, 17: PL 33, 500].

Per la riflessione

(CCC 2738) La rivelazione della preghiera nell'Economia della salvezza ci insegna che la fede si appoggia sull'azione di Dio nella storia. La fiducia filiale è suscitata dall'azione di Dio per eccellenza: la passione e la risurrezione del Figlio suo. La preghiera cristiana è cooperazione alla provvidenza di Dio, al suo disegno di amore per gli uomini. [CONTINUA]


(Continua la domanda: Come fortificare la nostra confidenza filiale?)

giovedì 16 settembre 2010

575. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (I parte)


575. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (I parte)

(Comp 575) La confidenza filiale è messa alla prova quando pensiamo di non essere esauditi. Dobbiamo chiederci allora se Dio è per noi un Padre di cui cerchiamo di compiere la volontà, oppure è un semplice mezzo per ottenere quello che vogliamo. Se la nostra preghiera si unisce a quella di Gesù, sappiamo che egli ci concede molto più di questo o di quel dono: riceviamo lo Spirito Santo che trasforma il nostro cuore.

“In Sintesi”

(CCC 2756) La confidenza filiale viene messa alla prova quando abbiamo la sensazione di non essere sempre esauditi. Il Vangelo ci invita a interrogarci sulla conformità della nostra preghiera al desiderio dello Spirito.

Approfondimenti e spiegazioni

(CCC 2734) La fiducia filiale è messa alla prova - e si manifesta - nella tribolazione [Rm 5,3-5]. La difficoltà principale riguarda la preghiera di domanda, nell'intercessione per sé o per gli altri. Alcuni smettono perfino di pregare perché, pensano, la loro supplica non è esaudita. Qui si pongono due interrogativi: Perché riteniamo che la nostra domanda non sia stata esaudita? In che modo la nostra preghiera è esaudita, è “efficace”? (CCC 2735) Una constatazione dovrebbe innanzi tutto sorprenderci. Quando lodiamo Dio o gli rendiamo grazie per i suoi benefici in generale, noi non ci preoccupiamo affatto di sapere se la nostra preghiera gli è gradita. Invece abbiamo la pretesa di vedere il risultato della nostra domanda. Qual è, dunque, l'immagine di Dio che motiva la nostra preghiera: un mezzo di cui servirci oppure il Padre del Signore nostro Gesù Cristo?

Per la riflessione

(CCC 2736) Siamo convinti che “nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,26)? Chiediamo a Dio “i beni convenienti”? Il Padre nostro sa di quali cose abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo [Mt 6,8], ma aspetta la nostra domanda perché la dignità dei suoi figli sta nella loro libertà. Pertanto è necessario pregare con il suo Spirito di libertà, per poter veramente conoscere il suo desiderio [Rm 8,27]. [CONTINUA]


(Continua la domanda: Come fortificare la nostra confidenza filiale?)