giovedì 30 giugno 2011

Mc 15, 38-39

Mc 15, 38-39

(Caritas in Veritate 26c) In questo modo viene perduto il significato profondo della cultura delle varie Nazioni, delle tradizioni dei vari popoli, entro le quali la persona si misura con le domande fondamentali dell'esistenza [62]. Eclettismo e appiattimento culturale convergono nella separazione della cultura dalla natura umana. Così, le culture non sanno più trovare la loro misura in una natura che le trascende [63], finendo per ridurre l'uomo a solo dato culturale. Quando questo avviene, l'umanità corre nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione.

Note: [62] Cfr. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 24: l.c., 821-822. [63] Cfr Id., Veritatis Splendor (6 agosto 1993), 33.46.51: AAS 85 (1993), 1160.1169-1171.1174-1175; Id., Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la celebrazione del 50° di fondazione (5 ottobre 1995), 3: Insegnamenti XVIII, 2 (1995), 732-733.

«Quadragesimo anno»: salario, principio di sussidiarietà

(CDS 91b) La «Quadragesimo anno» ribadisce il principio che il salario deve essere proporzionato non solo alle necessità del lavoratore, ma anche a quelle della sua famiglia. Lo Stato, nei rapporti col settore privato, deve applicare il principio di sussidiarietà, principio che diverrà un elemento permanente della dottrina sociale. L'Enciclica rifiuta il liberalismo inteso come illimitata concorrenza delle forze economiche, ma riconferma il valore della proprietà privata, richiamandone la funzione sociale.


(Mc 15, 38-39) Purificati e salvati dalla croce di Cristo

[38] Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. [39] Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".

(CDS 44) Anche la relazione con l'universo creato e le diverse attività che l'uomo dedica alla sua cura e trasformazione, quotidianamente minacciate dalla superbia e dall'amore disordinato di sé, devono essere purificate e portate alla perfezione dalla croce e dalla risurrezione di Cristo: «Redento da Cristo e fatto nuova creatura nello Spirito Santo, l'uomo può e deve amare le cose create da Dio. Da Dio le riceve, e le guarda e le onora come se uscissero dalle mani di Dio. Ringraziando per esse il Benefattore e usando e godendo delle creature in povertà e libertà di spirito, viene immesso nel vero possesso del mondo, come chi non ha nulla e invece possiede tutto: “Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor 3,22-23)» [47].

Note: [47] Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 37: AAS 58 (1966) 1055.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.


mercoledì 29 giugno 2011

Mc 15, 25-37

Mc 15, 25-37

(Caritas in Veritate 26b) Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente: le culture vengono semplicemente accostate e considerate come sostanzialmente equivalenti e tra loro interscambiabili. Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale; sul piano sociale il relativismo culturale fa sì che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico e, quindi, senza vera integrazione. In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall'appiattimento culturale e dall'omologazione dei comportamenti e degli stili di vita.

«Quadragesimo anno» e crisi economica del 1929

(CDS 91a) All'inizio degli anni Trenta, a ridosso della grave crisi economica del 1929, Pio XI pubblica l'enciclica «Quadragesimo anno» [152], commemorativa dei quarant'anni della «Rerum novarum». Il Papa rilegge il passato alla luce di una situazione economico-sociale in cui all'industrializzazione si era aggiunta l'espansione del potere dei gruppi finanziari, in ambito nazionale ed internazionale. Era il periodo post-bellico, in cui si andavano affermando in Europa i regimi totalitari, mentre si inaspriva la lotta di classe. L'Enciclica ammonisce sul mancato rispetto della libertà di associazione e ribadisce i principi di solidarietà e di collaborazione per superare le antinomie sociali. I rapporti tra capitale e lavoro devono essere all'insegna della cooperazione [153].

Note: [152] Cfr. Pio XI, Lett. enc. Quadragesimo anno: AAS 23 (1931) 177-228. [153] Quadragesimo anno: AAS 23 (1931) 186-189.


(Mc 15, 25-37) Rifiutare leggi e prescrizioni ingiuste

[25] Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. [26] E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. [27] Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. [28]. [29] I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, [30] salva te stesso scendendo dalla croce!". [31] Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! [32] Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo". E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. [33] Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. [34] Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? [35] Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiama Elia!". [36] Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce". [37] Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(CDS 399) Il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autorità civili se sono contrarie alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo [820]. Le leggi ingiuste pongono gli uomini moralmente retti di fronte a drammatici problemi di coscienza: quando sono chiamati a collaborare ad azioni moralmente cattive, hanno l'obbligo di rifiutarsi [821]. Oltre ad essere un dovere morale, questo rifiuto è anche un diritto umano basilare che, proprio perché tale, la stessa legge civile deve riconoscere e proteggere: «Chi ricorre all'obiezione di coscienza deve essere salvaguardato non solo da sanzioni penali, ma anche da qualsiasi danno sul piano legale, disciplinare, economico e professionale» [822]. È un grave dovere di coscienza non prestare collaborazione, neppure formale, a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio. Tale collaborazione, infatti, non può mai essere giustificata, né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede. Alla responsabilità morale degli atti compiuti nessuno può mai sottrarsi e su tale responsabilità ciascuno sarà giudicato da Dio stesso (cfr. Rm 2,6; 14,12).

Note: [820] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2242. [821] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 73: AAS 87 (1995) 486-487. [822] (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 74: AAS 87 (1995) 488.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.

martedì 28 giugno 2011

Mc 15, 16-24

Mc 15, 16-24

(Caritas in Veritate 26a) Sul piano culturale, rispetto all'epoca di Paolo VI, la differenza è ancora più marcata. Allora le culture erano piuttosto ben definite e avevano maggiori possibilità di difendersi dai tentativi di omogeneizzazione culturale. Oggi le possibilità di interazione tra le culture sono notevolmente aumentate dando spazio a nuove prospettive di dialogo interculturale, un dialogo che, per essere efficace, deve avere come punto di partenza l'intima consapevolezza della specifica identità dei vari interlocutori. Non va tuttavia trascurato il fatto che l'accresciuta mercificazione degli scambi culturali favorisce oggi un duplice pericolo.

«Rerum novarum»: testo coraggioso e lungimirante

(CDS 90b) Con questo testo, coraggioso e lungimirante, Leone XIII «conferì alla Chiesa quasi uno “statuto di cittadinanza” nelle mutevoli realtà della vita pubblica» [147] e «scrisse una parola decisiva» [148], che divenne «un elemento permanente della dottrina sociale della Chiesa» [149], affermando che i gravi problemi sociali «potevano essere risolti soltanto mediante la collaborazione tra tutte le forze» [150] e aggiungendo anche: «Quanto alla Chiesa, essa non lascerà mai mancare in nessun modo l'opera sua» [151].

Note: [147] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 5: AAS 83 (1991) 799. [148] Centesimus annus, 56: AAS 83 (1991) 862. [149] Centesimus annus, 60: AAS 83 (1991) 865. [150] Centesimus annus, 60: AAS 83 (1991) 865. [151] Leone XIII, Lett. enc. Rerum novarum: Acta Leonis XIII, 11 (1892) 143. Cfr. Centesimus annus, 56: AAS 83 (1991) 862.


(Mc 15, 16-24) Autorità: non da arbitrio né da violenza

[16] Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. [17] Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. [18] Cominciarono poi a salutarlo: "Salve, re dei Giudei!". [19] E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. [20] Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. [21] Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. [22] Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, [23] e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. [24] Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.

(CDS 396) L'autorità deve lasciarsi guidare dalla legge morale: tutta la sua dignità deriva dallo svolgersi nell'ambito dell'ordine morale [804], «il quale si fonda in Dio, che ne è il primo principio e l'ultimo fine» [805]. In ragione del necessario riferimento a quest'ordine, che la precede e la fonda, delle sue finalità e dei destinatari, l'autorità non può essere intesa come una forza determinata da criteri di carattere puramente sociologico e storico: «In alcune... concezioni, purtroppo, non si riconosce l'esistenza dell'ordine morale: ordine trascendente, universale, assoluto, uguale e valevole per tutti. Viene meno così la possibilità di incontrarsi e di intendersi pienamente e sicuramente nella luce di una stessa legge di giustizia ammessa e seguita da tutti» [806]. Questo ordine «non si regge che in Dio: scisso da Dio si disintegra» [807]. Proprio da questo ordine l'autorità trae la virtù di obbligare [808] e la propria legittimità morale [809]; non dall'arbitrio o dalla volontà di potenza [810], ed è tenuta a tradurre tale ordine nelle azioni concrete per raggiungere il bene comune [811].

Note: [804] Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 74: AAS 58 (1966) 1095-1097. [805] Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 270; cfr. Pio XII, Radiomessaggio natalizio (24 dicembre 1944): AAS 37 (1945) 15; Catechismo della Chiesa Cattolica, 2235. [806] Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et magistra: AAS 53 (1961) 449-450. [807] (Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et magistra: AAS 53 (1961) 450. [808] Cfr. Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 269-270. [809] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1902. [810] Cfr. Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 258-259. [811] Cfr. Pio XII, Lett. enc. Summi Pontificatus: AAS 31 (1939) 432-433.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.

lunedì 27 giugno 2011

Mc 15, 1-15

Mc 15, 1-15

(Caritas in Veritate 25e) Rispetto a quanto accadeva nella società industriale del passato, oggi la disoccupazione provoca aspetti nuovi di irrilevanza economica e l'attuale crisi può solo peggiorare tale situazione. L'estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall'assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale” [61].

Note: [61] Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 63.

«Rerum novarum» e questione operaia: paradigma permanente

(CDS 90a) La «Rerum novarum» ha affrontato la questione operaia con un metodo che diventerà «un paradigma permanente» [146] per gli sviluppi successivi della dottrina sociale. I principi affermati da Leone XIII saranno ripresi e approfonditi dalle encicliche sociali successive. Tutta la dottrina sociale potrebbe essere intesa come un'attualizzazione, un approfondimento ed un'espansione del nucleo originario di principi esposti nella «Rerum novarum».

Note: [146] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 5: AAS 83 (1991) 799.


(Mc 15, 1-15) Diritti dell'uomo: dolorosa realtà di violazioni

[1] Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. [2] Allora Pilato prese a interrogarlo: "Sei tu il re dei Giudei?". Ed egli rispose: "Tu lo dici". [3] I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. [4] Pilato lo interrogò di nuovo: "Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!". [5] Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato. [6] Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. [7] Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. [8] La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. [9] Allora Pilato rispose loro: "Volete che vi rilasci il re dei Giudei?". [10] Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. [11] Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. [12] Pilato replicò: "Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?". [13] Ed essi di nuovo gridarono: "Crocifiggilo!". [14] Ma Pilato diceva loro: "Che male ha fatto?". Allora essi gridarono più forte: "Crocifiggilo!". [15] E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

(CDS 158) La solenne proclamazione dei diritti dell'uomo è contraddetta da una dolorosa realtà di violazioni, guerre e violenze di ogni tipo, in primo luogo i genocidi e le deportazioni di massa, il diffondersi pressoché ovunque di forme sempre nuove di schiavitù quali il traffico di esseri umani, i bambini soldato, lo sfruttamento dei lavoratori, il traffico illegale delle droghe, la prostituzione: «Anche nei Paesi dove vigono forme di governo democratico non sempre questi diritti sono del tutto rispettati» [331]. Esiste purtroppo una distanza tra «lettera» e «spirito» dei diritti dell'uomo [332], ai quali è tributato spesso un rispetto puramente formale. La dottrina sociale, in considerazione del privilegio accordato dal Vangelo ai poveri, ribadisce a più riprese che «i più favoriti devono rinunziare a certi loro diritti per mettere con più liberalità i propri beni a servizio degli altri» e che un'affermazione eccessiva di uguaglianza «può dar luogo a un individualismo dove ciascuno rivendica i propri diritti, sottraendosi alla responsabilità del bene comune» [333].

Note: [331] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 47: AAS 83 (1991) 852. [332] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis, 17: AAS 71 (1979) 295-300. [333] Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 23: AAS 63 (1971) 418.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.

domenica 26 giugno 2011

Mc 14, 66-72

Mc 14, 66-72

(Caritas in Veritate 25d) La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale.

«Rerum novarum»: instaurare un ordine sociale giusto

(CDS 89c) La «Rerum novarum» è diventata il documento ispirativo e di riferimento dell'attività cristiana in campo sociale [145]. Il tema centrale dell'Enciclica è quello dell'instaurazione di un ordine sociale giusto, in vista del quale è doveroso individuare dei criteri di giudizio che aiutino a valutare gli ordinamenti socio-politici esistenti e a prospettare linee d'azione per una loro opportuna trasformazione.

Note: [145] Cfr. Pio XI, Lett. enc. Quadragesimo anno: AAS 23 (1931) 189; Pio XII, Radiomessaggio per il 50º anniversario della «Rerum novarum»: AAS 33 (1941) 198.


(Mc 14, 66-72) Verità giustizia libertà nascono dalla carità

[66] Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote [67] e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: "Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù". [68] Ma egli negò: "Non so e non capisco quello che vuoi dire". Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. [69] E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: "Costui è di quelli". [70] Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: "Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo". [71] Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo che voi dite". [72] Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: "Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte". E scoppiò in pianto.

(CDS 205) I valori della verità, della giustizia, della libertà nascono e si sviluppano dalla sorgente interiore della carità: la convivenza umana è ordinata, feconda di bene e rispondente alla dignità dell'uomo, quando si fonda sulla verità; si attua secondo giustizia, ossia nell'effettivo rispetto dei diritti e nel leale adempimento dei rispettivi doveri; è attuata nella libertà che si addice alla dignità degli uomini, spinti dalla loro stessa natura razionale ad assumersi la responsabilità del proprio operare; è vivificata dall'amore, che fa sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui e rende sempre più intense la comunione dei valori spirituali e la sollecitudine per le necessità materiali [451]. Questi valori costituiscono dei pilastri dai quali riceve solidità e consistenza l'edificio del vivere e dell'operare: sono valori che determinano la qualità di ogni azione e istituzione sociale.

Note: [451] Cfr. Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 265-266.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.

sabato 25 giugno 2011

Mc 14, 53-65

Mc 14, 53-65

(Caritas in Veritate 25c) L'insieme dei cambiamenti sociali ed economici fa sì che le organizzazioni sindacali sperimentino maggiori difficoltà a svolgere il loro compito di rappresentanza degli interessi dei lavoratori, anche per il fatto che i Governi, per ragioni di utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali o la capacità negoziale dei sindacati stessi. Le reti di solidarietà tradizionali trovano così crescenti ostacoli da superare. L'invito della dottrina sociale della Chiesa, cominciando dalla Rerum Novarum [60], a dar vita ad associazioni di lavoratori per la difesa dei propri diritti va pertanto onorato oggi ancor più di ieri, dando innanzitutto una risposta pronta e lungimirante all'urgenza di instaurare nuove sinergie a livello internazionale, oltre che locale.

Note: [60] Cfr. l.c., 135.

«Rerum novarum»: errori che provocano il male sociale

(CDS 89b) La «Rerum novarum» elenca gli errori che provocano il male sociale, esclude il socialismo come rimedio ed espone, precisandola e attualizzandola, «la dottrina cattolica sul lavoro, sul diritto di proprietà, sul principio di collaborazione contrapposto alla lotta di classe come mezzo fondamentale per il cambiamento sociale, sul diritto dei deboli, sulla dignità dei poveri e sugli obblighi dei ricchi, sul perfezionamento della giustizia mediante la carità, sul diritto ad avere associazioni professionali» [144].

Note: [144] Congregazione per l'Educazione Cattolica, Orientamenti per lo studio e l'insegnamento della dottrina sociale della Chiesa nella formazione sacerdotale, 20, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1988, p. 24.


(Mc 14, 53-65) Dare a Dio ciò che gli è dovuto

[53] Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. [54] Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. [55] Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. [56] Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. [57] Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: [58] "Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo". [59] Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. [60] Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: "Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?". [61] Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?". [62] Gesù rispose: "Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo". [63] Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: "Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? [64] Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?". Tutti sentenziarono che era reo di morte. [65] Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: "Indovina". I servi intanto lo percuotevano.

(CDS 201) La giustizia è un valore, che si accompagna all'esercizio della corrispondente virtù morale cardinale [441]. Secondo la sua più classica formulazione, «essa consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto» [442]. Dal punto di vista soggettivo la giustizia si traduce nell'atteggiamento determinato dalla volontà di riconoscere l'altro come persona, mentre, dal punto di vista oggettivo, essa costituisce il criterio determinante della moralità nell'ambito inter-soggettivo e sociale [443]. Il Magistero sociale richiama al rispetto delle forme classiche della giustizia: quella commutativa, quella distributiva, quella legale [444]. Un rilievo sempre maggiore ha in esso acquisito la giustizia sociale [445], che rappresenta un vero e proprio sviluppo della giustizia generale, regolatrice dei rapporti sociali in base al criterio dell'osservanza della legge. La giustizia sociale, esigenza connessa alla questione sociale, che oggi si manifesta in una dimensione mondiale, concerne gli aspetti sociali, politici ed economici e, soprattutto, la dimensione strutturale dei problemi e delle correlative soluzioni [446].

Note: [441] Cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, q. 6: Ed. Leon. 6, 55-63. [442] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1807; cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 58, a. 1: Ed. Leon. 9, 9-10: «iustitia est perpetua et constans voluntas ius suum unicuique tribuendi». [443] Cfr. Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 282-283. [444] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2411. [445] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1928-1942, 2425-2449, 2832; Pio XI, Lett. enc. Divini Redemptoris: AAS 29 (1937) 92. [446] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 2: AAS 73 (1981) 580-583.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.

venerdì 24 giugno 2011

Mc 14, 43-52

Mc 14, 43-52

(Caritas in Veritate 25b) Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale in cambio della ricerca di maggiori vantaggi competitivi nel mercato globale, con grave pericolo per i diritti dei lavoratori, per i diritti fondamentali dell'uomo e per la solidarietà attuata nelle tradizionali forme dello Stato sociale. I sistemi di sicurezza sociale possono perdere la capacità di assolvere al loro compito, sia nei Paesi emergenti, sia in quelli di antico sviluppo, oltre che nei Paesi poveri. Qui le politiche di bilancio, con i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle Istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi; tale impotenza è accresciuta dalla mancanza di protezione efficace da parte delle associazioni dei lavoratori.

Dottrina sociale: condizione dei lavoratori salariati

(CDS 89a) In risposta alla prima grande questione sociale, Leone XIII promulga la prima enciclica sociale, la «Rerum novarum» [143]. Essa prende in esame la condizione dei lavoratori salariati, particolarmente penosa per gli operai delle industrie, afflitti da un'indegna miseria. La questione operaia viene trattata secondo la sua reale ampiezza: essa è esplorata in tutte le sue articolazioni sociali e politiche, per essere adeguatamente valutata alla luce dei principi dottrinali fondati sulla Rivelazione, sulla legge e sulla morale naturale.

Note: [143] Cfr. Leone XIII, Lett. enc. Rerum novarum: Acta Leonis XIII, 11 (1892) 97-144.


(Mc 14, 43-52) Dio ha voluto l'uomo in balia del suo volere

[43] E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. [44] Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta". [45] Allora gli si accostò dicendo: "Rabbì" e lo baciò. [46] Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. [47] Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. [48] Allora Gesù disse loro: "Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. [49] Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!". [50] Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. [51] Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. [52] Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

(CDS 135) L'uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà, che Dio gli ha dato come segno altissimo della Sua immagine [251]: «Dio ha voluto lasciare l'uomo in balia del suo proprio volere (cfr. Sir 15,14), perché cercasse spontaneamente il suo Creatore ed aderendo a lui pervenisse liberamente alla piena e beata perfezione. Perciò la dignità dell'uomo richiede che egli agisca secondo una scelta consapevole e libera, cioè mosso e indotto personalmente dal di dentro, e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna» [252]. L'uomo giustamente apprezza la libertà e con passione la cerca: giustamente vuole, e deve, formare e guidare, di sua libera iniziativa, la sua vita personale e sociale, assumendosene personalmente la responsabilità [253]. La libertà, infatti, non solo permette all'uomo di mutare convenientemente lo stato di cose a lui esterno, ma determina la crescita del suo essere persona, mediante scelte conformi al vero bene [254]: in tal modo, l'uomo genera se stesso, è padre del proprio essere [255], costruisce l'ordine sociale [256].

Note: [251] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1705. [252] Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 17: AAS 58 (1966) 1037; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1730-1732. [253] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Veritatis splendor, 34: AAS 85 (1993) 1160- 1161; Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 17: AAS 58 (1966) 1038. [254] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1733. [255] Cfr. San Gregorio di Nissa, De vita Moysis, 2, 2-3: PG 44, 327B-328B: «...unde fit, ut nos ipsi patres quodammodo simus nostri... vitii ac virtutis ratione fingentes». [256] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 13: AAS 83 (1991) 809-810.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.

giovedì 23 giugno 2011

Mc 14, 32-42

Mc 14, 32-42

(Caritas in Veritate 25a) Dal punto di vista sociale, i sistemi di protezione e previdenza, già presenti ai tempi di Paolo VI in molti Paesi, faticano e potrebbero faticare ancor più in futuro a perseguire i loro obiettivi di vera giustizia sociale entro un quadro di forze profondamente mutato. Il mercato diventato globale ha stimolato anzitutto, da parte di Paesi ricchi, la ricerca di aree dove delocalizzare le produzioni di basso costo al fine di ridurre i prezzi di molti beni, accrescere il potere di acquisto e accelerare pertanto il tasso di sviluppo centrato su maggiori consumi per il proprio mercato interno. Conseguentemente, il mercato ha stimolato forme nuove di competizione tra Stati allo scopo di attirare centri produttivi di imprese straniere, mediante vari strumenti, tra cui un fisco favorevole e la deregolamentazione del mondo del lavoro.

Dottrina sociale e “res novae”

(CDS 88b) Nel quadro [della questione operaia, suscitata dal conflitto tra capitale e lavoro] la Chiesa avvertì la necessità di dover intervenire in modo nuovo: le «res novae», costituite da quegli eventi, rappresentavano una sfida al suo insegnamento e motivavano una speciale sollecitudine pastorale verso larghe masse di uomini e di donne. Occorreva un rinnovato discernimento della situazione, in grado di delineare soluzioni appropriate a problemi inconsueti e inesplorati.


(Mc 14, 32-42) La solo forza liberante è l'amore di Dio

[32] Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". [33] Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. [34] Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". [35] Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. [36] E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu". [37] Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? [38] Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole". [39] Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. [40] Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. [41] Venne la terza volta e disse loro: "Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. [42] Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino".

(CDS 530) Soprattutto nel contesto della catechesi, è importante che l'insegnamento della dottrina sociale sia orientato a motivare l'azione per l'evangelizzazione e l'umanizzazione delle realtà temporali. Con tale dottrina, infatti, la Chiesa esprime un sapere teorico-pratico che sostiene l'impegno di trasformazione della vita sociale, per renderla sempre più conforme al disegno divino. La catechesi sociale mira alla formazione di uomini che, rispettosi dell'ordine morale, siano amanti della genuina libertà, uomini che «con criterio personale giudichino le cose alla luce della verità, svolgano le proprie attività con senso di responsabilità e si sforzino di perseguire tutto ciò che è vero e giusto, collaborando volentieri con gli altri» [1127]. Acquista uno straordinario valore formativo la testimonianza offerta dal cristianesimo vissuto: «è la vita di santità, che risplende in tanti membri del Popolo di Dio, umili e spesso nascosti agli occhi degli uomini, a costituire la via più semplice e affascinante sulla quale è dato di percepire immediatamente la bellezza della verità, la forza liberante dell'amore di Dio, il valore della fedeltà incondizionata a tutte le esigenze della legge del Signore, anche nelle circostanze più difficili» [1128].

Note: [1127] Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, 8: AAS 58 (1966) 935. [1128] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Veritatis splendor, 107: AAS 85 (1993) 1217.

Sigle e Abbreviazioni: CDS: Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” LEV, 2004. DSC: Dottrina Sociale della Chiesa. CV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica “Caritas in Veritate”, 29. 6. 2009.