martedì 31 luglio 2012

Gaudium et spes n. 29 e commento CCC


29. Fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e giustizia sociale.  

Ogni discriminazione dei diritti fondamentali della persona va contro il disegno di Dio  

[n. 29c] Ma ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio.  
(CCC 1938) Esistono anche disuguaglianze inique che colpiscono milioni di uomini e di donne. Esse sono in aperto contrasto con il Vangelo: “L'eguale dignità delle persone richiede che si giunga ad una condizione più umana e giusta della vita. Infatti le troppe disuguaglianze economiche e sociali, tra membri e tra popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono contrarie alla giustizia sociale, all'equità, alla dignità della persona umana, nonché alla pace sociale ed internazionale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 29]. (CCC 1939) Il principio di solidarietà, designato pure con il nome di “amicizia” o di “carità sociale”, è un’esigenza diretta della fraternità umana e cristiana [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 38-40; Id., Lett. enc. Centesimus annus, 10]: Un errore “oggi largamente diffuso è la dimenticanza della legge della solidarietà umana e della carità, legge dettata e imposta tanto dalla comunità di origine e dall'uguaglianza della natura ragionevole, propria di tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano, quanto dal sacrificio offerto da Gesù Cristo sull'altare della croce, al Padre suo celeste, in favore dell'umanità peccatrice” [Pio XII, Lett. enc. Summi pontificatus]. (CCC 1940) La solidarietà si esprime innanzitutto nella ripartizione dei beni e nella remunerazione del lavoro. Suppone anche l'impegno per un ordine sociale più giusto, nel quale le tensioni potrebbero essere meglio riassorbite e i conflitti troverebbero più facilmente la loro soluzione negoziata.    

lunedì 30 luglio 2012

Gaudium et spes n. 29 e commento CCC


29. Fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e giustizia sociale.

Non tutti gli uomini sono uguali per capacità fisica, forze intellettuali e morali

[n. 29b] Sicuramente, non tutti gli uomini sono uguali per la varia capacità fisica e per la diversità delle forze intellettuali e morali.
(CCC 1936) L'uomo, venendo al mondo, non dispone di tutto ciò che è necessario allo sviluppo della propria vita, corporale e spirituale. Ha bisogno degli altri. Si notano differenze legate all'età, alle capacità fisiche, alle attitudini intellettuali o morali, agli scambi di cui ciascuno ha potuto beneficiare, alla distribuzione delle ricchezze [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 29]. I “talenti” non sono distribuiti in misura eguale [Mt 25,14-30; Lc 19,11-27]. (CCC 1937) Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno “talenti” particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno. Le differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione; spingono le culture a mutui arricchimenti: “Io distribuisco le virtù tanto differentemente, che non do tutto ad ognuno, ma a chi l'una a chi l'altra. [...] A chi darò principalmente la carità, a chi la giustizia, a chi l'umiltà, a chi una fede viva. [...] E così ho dato molti doni e grazie di virtù, spirituali e temporali, con tale diversità, che non tutto ho comunicato ad una sola persona, affinché voi foste costretti ad usare carità l'uno con l'altro. [...] Io volli che l'uno avesse bisogno dell'altro e tutti fossero miei ministri nel dispensare le grazie e i doni da me ricevuti” [Santa Caterina da Siena, Il dialogo della Divina provvidenza, 7].   

domenica 29 luglio 2012

Gaudium et spes n. 29 e commento CCC


29. Fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e giustizia sociale.

  Tutti gli uomini hanno la stessa natura, origine, vocazione e destino divino

[n. 29a] Tutti gli uomini, dotati di un'anima razionale e creati ad immagine di Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, redenti da Cristo godono della stessa vocazione e del medesimo destino divino: è necessario perciò riconoscere ognor più la fondamentale uguaglianza fra tutti.
(CCC 1934) Tutti gli uomini, creati ad immagine dell'unico Dio e dotati di una medesima anima razionale, hanno la stessa natura e la stessa origine. Redenti dal sacrificio di Cristo, tutti sono chiamati a partecipare alla medesima beatitudine divina: tutti, quindi, godono di una eguale dignità. (CCC 1935) L'uguaglianza tra gli uomini poggia essenzialmente sulla loro dignità personale e sui diritti che ne derivano: “Ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona […] in ragione del sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 29].     

sabato 28 luglio 2012

Gaudium et spes n. 28 e commento CCC


28. Rispetto e amore per gli avversari.

Il precetto dell'amore si estende a tutti i nemici

[n. 28c] La dottrina del Cristo esige che noi perdoniamo anche le ingiurie (54) e il precetto dell'amore si estende a tutti i nemici; questo è il comandamento della nuova legge: «Udiste che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per i vostri persecutori e calunniatori» (Mt 5,43).  
Note: (54) Cf. Mt 5,45-47.

(CCC 2840) Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'amore, come il corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [1Gv 4,20]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia. (CCC 2845) Non c'è né limite né misura a questo perdono essenzialmente divino [Mt 18,21-22; Lc 17,3-4]. Se si tratta di offese (di “peccati” secondo Lc 11,4 o di “debiti” secondo Mt 6,12), in realtà noi siamo sempre debitori: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole” (Rm 13,8). La comunione della Santissima Trinità è la sorgente e il criterio della verità di ogni relazione [1Gv 3,19-24]. Essa è vissuta nella preghiera, specialmente nell'Eucaristia [Mt 5,23-24]: “Dio non accetta il sacrificio di coloro che fomentano la divisione; dice loro di lasciare sull'altare l'offerta e di andare, prima, a riconciliarsi con i loro fratelli, affinché mediante preghiere di pace anche Dio possa riconciliarsi con essi. Ciò che più fortemente obbliga Dio è la nostra pace, la nostra concordia, l'unità di tutto il popolo dei credenti, nel Padre nel Figlio e nello Spirito Santo” [San Cipriano di Cartagine, De dominica Oratione, 23: PL 4, 535-536].    

venerdì 27 luglio 2012

Gaudium et spes n. 28 e commento CCC


28. Rispetto e amore per gli avversari.

Distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante

[n. 28b3] Ma occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è macchiato da false o insufficienti nozioni religiose (52). Solo Dio è giudice e scrutatore dei cuori; perciò ci vieta di giudicare la colpevolezza interiore di chiunque (53).
 Note: (52) Cf. GIOVANNI XXIII, Encicl. Pacem in terris: AAS  55 (1963), pp. 299-300 [in parte Dz 3996-97]. (53) Cf. Lc 6,37-38; Mt 7,1-2; Rm 2,1-11; 14,10-12.

(CCC 2475) I discepoli di Cristo hanno rivestito “l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4,24). “Deposta la menzogna” (Ef 4,25), essi hanno deposto “ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza” (1Pt 2,1). (CCC 2477) Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno [CIC canone 220]. Si rende colpevole: - di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo; - di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano [Sir 21,28]; - di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a erronei giudizi sul loro conto. (CCC 2478) Per evitare il giudizio temerario, ciascuno cercherà di interpretare, per quanto è possibile, in un senso favorevole i pensieri, le parole e le azioni del suo prossimo: “Ogni buon cristiano deve essere più disposto a salvare l'espressione oscura del prossimo che a condannarla; e se non la può salvare, cerchi di sapere quale significato egli le dà; e, se le desse un significato erroneo, lo corregga con amore; e, se non basta, cerchi tutti i mezzi adatti perché, dandole il significato giusto, si salvi dall’errore” [Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 22].     

giovedì 26 luglio 2012

Gaudium et spes n. 28 e commento CCC


28. Rispetto e amore per gli avversari.

L'amore spinge ad annunziare a tutti la verità che salva

[n. 28b2] Anzi è l'amore stesso che spinge i discepoli di Cristo ad annunziare a tutti gli uomini la verità che salva.
(CCC 844) Ma nel loro comportamento religioso, gli uomini mostrano anche limiti ed errori che sfigurano in loro l'immagine di Dio: “Molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore, oppure vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 16]. (CCC 845) Proprio per riunire di nuovo tutti i suoi figli, dispersi e sviati dal peccato, il Padre ha voluto convocare l'intera umanità nella Chiesa del Figlio suo. La Chiesa è il luogo in cui l'umanità deve ritrovare l'unità e la salvezza. È il “mondo riconciliato” [Sant'Agostino, Sermo 96, 7, 9: PL 38, 588]. È la nave che, “pleno dominicae crucis velo Sancti Spiritus flatu in hoc bene navigat mundo - spiegate le vele della croce del Signore al soffio dello Spirito Santo, naviga sicura in questo mondo” [Sant'Ambrogio, De virginitate, 18, 119: PL 16, 297]; secondo un'altra immagine, cara ai Padri della Chiesa, è l'Arca di Noè che, sola, salva dal diluvio [già 1Pt 3,20-21].   

mercoledì 25 luglio 2012

Gaudium et spes n. 28 e commento CCC


28. Rispetto e amore per gli avversari.

Amore e amabilità non rendano indifferenti a la verità e il bene

[n. 28b1] Certamente tale amore e amabilità non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene.
(CCC 96) Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l'hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo. (CCC 97) “La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio”, [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] nel quale, come in uno specchio, la Chiesa pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze. (CCC 38) Per questo l'uomo ha bisogno di essere illuminato dalla rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle “verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore” [Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 2: DS, 3005; Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 6]. 

martedì 24 luglio 2012

Gaudium et spes n. 28 e commento CCC


28. Rispetto e amore per gli avversari.

Rispetto e amore per coloro che pensano od operano diversamente

[n. 28a] Il rispetto e l'amore deve estendersi pure a coloro che pensano od operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose, poiché con quanta maggiore umanità e amore penetreremo nei loro modi di vedere, tanto più facilmente potremo con loro iniziare un dialogo.
(CCC 1824) La carità, frutto dello Spirito e pienezza della legge, osserva i comandamenti di Dio e del suo Cristo: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (Gv 15,9-10; cf Mt 22,40; Rm 13,8-10). (CCC 1825) Cristo è morto per amore verso di noi, quando eravamo ancora “nemici” (Rm 5,10). Il Signore ci chiede di amare come lui, perfino i nostri nemici [Mt 5,44], di farci il prossimo del più lontano [Lc 10,27-37], di amare i bambini [Mc 9,37] e i poveri come lui stesso [Mt 25,40.45]. L'Apostolo san Paolo ha dato un ineguagliabile quadro della carità: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,4-7).