sabato 30 aprile 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 279



YOUCAT Domanda n. 279 - Parte II. Perché, per vivere bene e correttamente, abbiamo bisogno della fede e dei sacramenti?


(Risposta Youcat – ripetizione) Se facessimo affidamento solo su di noi e sulle nostre forze, i nostri buoni propositi non andrebbero lontano. Grazie alla fede però scopriamo di essere figli di Dio, da cui deriva la nostra forza, che chiamiamo «grazia»; specialmente nei sacri segni, che chiamiamo «Sacramenti», Dio ci dona la capacità di compiere veramente il bene che desideriamo.    

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1694) Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo [Rm 6,5], i cristiani sono “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rm 6,11), partecipando così alla vita del Risorto [Col 2,12]. Alla sequela di Cristo e in unione con lui [Gv 15,5], i cristiani possono farsi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminare “nella carità” (Ef 5,1-2), conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai “sentimenti che furono in Cristo Gesù” [Fil 2,5] e seguendone gli esempi [Gv 13,12-16]. 

Per meditare

(Commento Youcat) Dio, avendo visto la nostra miseria, ci ha «sottratto al potere delle tenebre» con il suo Figlio Gesù Cristo (Col 1, 13); ci ha donato la possibilità di ricominciare con lui e di percorrere la via dell'amore.

 (Commento CCC) (CCC 1695) “Giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Cor 6,11), “santificati” e “chiamati ad essere santi” (1Cor 1,2) i cristiani sono diventati “tempio dello Spirito Santo” (1Cor 6,19). Questo “Spirito del Figlio” insegna loro a pregare il Padre [Gal 4,6] e, essendo diventato la loro vita, li fa agire [Gal 5,25] in modo tale che portino “il frutto dello Spirito” [Gal 5,22] mediante una carità operosa. Guarendo le ferite del peccato, lo Spirito Santo ci rinnova interiormente con una trasformazione spirituale [Ef 4,23], ci illumina e ci fortifica per vivere come “figli della luce” (Ef 5,8), mediante “ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5,9).      

(Prossima domanda: Qual è per i cristiani il fondamento della dignità dell'uomo?)

venerdì 29 aprile 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 279



YOUCAT Domanda n. 279 - Parte I. Perché, per vivere bene e correttamente, abbiamo bisogno della fede e dei sacramenti?


(Risposta Youcat) Se facessimo affidamento solo su di noi e sulle nostre forze, i nostri buoni propositi non andrebbero lontano. Grazie alla fede però scopriamo di essere figli di Dio, da cui deriva la nostra forza, che chiamiamo «grazia»; specialmente nei sacri segni, che chiamiamo «Sacramenti», Dio ci dona la capacità di compiere veramente il bene che desideriamo.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1693) Cristo Gesù ha sempre fatto ciò che era gradito al Padre [Gv 8,29]. Egli ha sempre vissuto in perfetta comunione con lui. Allo stesso modo i suoi discepoli sono invitati a vivere sotto lo sguardo del Padre “che vede nel segreto” (Mt 6,6) per diventare “perfetti come è perfetto il Padre [...] celeste” (Mt 5,47). (CCC 1691) “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all'antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio” [San Leone Magno, Sermo 21, 3; PL 54, 192-193].

Per meditare

(Commento Youcat) Dio, avendo visto la nostra miseria, ci ha «sottratto al potere delle tenebre» con il suo Figlio Gesù Cristo (Col 1, 13); ci ha donato la possibilità di ricominciare con lui e di percorrere la via dell'amore.   

 (Commento CCC) (CCC 1692) Il Simbolo della fede ha professato la grandezza dei doni di Dio all'uomo nell'opera della creazione e ancor più mediante la redenzione e la santificazione. Ciò che la fede confessa, i sacramenti lo comunicano: per mezzo dei sacramenti che li hanno fatti rinascere, i cristiani sono diventati “figli di Dio” (1Gv 3,1; Gv 1,12), “partecipi della natura divina” (2Pt 1,4). Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai in modo degno del Vangelo di Cristo (Fil 1,27). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova.     

(Continua la domanda: Perché, per vivere bene e correttamente, abbiamo bisogno della fede e dei sacramenti?)

giovedì 28 aprile 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 278



YOUCAT Domanda n. 278 - Parte II. Qual è il carattere del funerale cristiano?


(Risposta Youcat – ripetizione) Un funerale cristiano è un servizio reso dalla comunità ai suoi defunti; accoglie la tristezza dei familiari e degli amici che restano in vita, ma ha anche sempre i tratti pasquali: è infatti in Cristo che noi moriamo per celebrare con lui la festa della risurrezione.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1689 Il sacrificio eucaristico. Quando la celebrazione ha luogo in chiesa, l'Eucaristia è il cuore della realtà pasquale della morte cristiana [Rito delle esequie, Premesse 1]. E' allora che la Chiesa esprime la sua comunione efficace con il defunto: offrendo al Padre, nello Spirito Santo, il sacrificio della morte e della risurrezione di Cristo, gli chiede che il suo figlio sia purificato dai suoi peccati e dalle loro conseguenze e che sia ammesso alla pienezza pasquale della mensa del Regno [Rito delle esequie, Al sepolcro, 89]. E' attraverso l'Eucaristia così celebrata che la co munità dei fedeli, specialmente la famiglia del defunto, impara a vivere in comunione con colui che “si è addormentato nel Signore”, comunicando al corpo di Cristo di cui egli è membro vivente, e pregando poi per lui e con lui.      

Per meditare

(Commento CCC) (CCC 1690) L'addio (“a-Dio”) al defunto è la sua “raccomandazione a Dio” da parte della Chiesa. E' “l'ultimo saluto rivolto dalla comunità cristiana a un suo membro, prima che il corpo sia portato alla sepoltura” [Rito delle esequie, Premesse, 10]. La tradizione bizantina lo esprime con il bacio di addio al defunto: Con questo saluto finale “si canta per la sua dipartita da questa vita e la sua separazione, ma anche perché esiste una comunione e una riunione. Infatti, morti, non siamo affatto separati gli uni dagli altri, poiché noi tutti percorriamo la medesima strada e ci ritroveremo nel medesimo luogo. Non saremo mai separati, perché viviamo per Cristo, e ora siamo uniti a Cristo, andando incontro a lui […] saremo tutti insieme in Cristo” [San Simeone di Tessalonica, De ordine sepulturae, 367: PG 155, 685].   

(Prossima domanda: Perché, per vivere bene e correttamente, abbiamo bisogno della fede e dei sacramenti?)

mercoledì 27 aprile 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 278



YOUCAT Domanda n. 278 - Parte I. Qual è il carattere del funerale cristiano?


(Risposta Youcat) Un funerale cristiano è un servizio reso dalla comunità ai suoi defunti; accoglie la tristezza dei familiari e degli amici che restano in vita, ma ha anche sempre i tratti pasquali: è infatti in Cristo che noi moriamo per celebrare con lui la festa della risurrezione.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1686) Il Rito delle esequie della liturgia romana propone tre tipi di celebrazione delle esequie, corrispondenti ai tre luoghi del suo svolgimento (la casa, la chiesa, il cimitero), e secondo l'importanza che vi attribuiscono la famiglia, le consuetudini locali, la cultura e la pietà popolare. Questo svolgimento è del resto comune a tutte le tradizioni liturgiche e comprende quattro momenti principali:   

Per meditare

(Commento CCC) (CCC 1687) L'accoglienza della comunità. Un saluto di fede apre la celebrazione. I parenti del defunto sono accolti con una parola di “conforto” (nel senso del Nuovo Testamento: la forza dello Spirito Santo nella speranza, cf. 1Ts 4,18) La comunità che si raduna in preghiera attende anche “parole di vita eterna”. La morte di un membro della comunità (o il giorno anniversario, il settimo o il trigesimo) è un evento che deve far superare le prospettive di “questo mondo” e attirare i fedeli nelle autentiche prospettive della fede nel Cristo risorto. (CCC 1688) La liturgia della Parola, durante le esequie, esige una preparazione tanto più attenta in quanto l'assemblea presente in quel momento può comprendere fedeli poco assidui alla Liturgia e amici del defunto che non sono cristiani. L'omelia, in particolare, deve evitare “la forma e lo stile di un elogio funebre” [Rito delle esequie, Esequie degli adulti, 69] e illuminare il mistero della morte cristiana alla luce di Cristo risorto.      

(Continua la domanda:  Qual è il carattere del funerale cristiano?)

martedì 26 aprile 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 277



YOUCAT Domanda n. 277 - Che cos'è la via crucis?


(Risposta Youcat) La diffusa consuetudine di seguire in contemplazione e preghiera le 14 stazioni della via crucis è un'antichissima usanza devozionale della Chiesa che ha luogo soprattutto in Quaresima e in tempo di Passione.   

Le 14 stazioni sono: 1. Gesù è condannato a morte. 2. Gesù è caricato della croce. 3. Gesù cade per la prima volta sotto il peso della croce. 4 Gesù incontra sua madre. 5. Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene. 6. Santa Veronica asciuga il volto di Gesù. 7. Gesù cade per la seconda volta sotto il peso della croce. 8. Gesù incontra le donne in lacrime. 9. Gesù cade per la terza volta sotto il peso della croce. 10. Gesù è spogliato delle vesti. 11. Gesù è inchiodato sulla croce. 12. Gesù muore in croce. 13. Gesù è deposto dalla croce e posto nel seno di sua madre. 14.  Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro. 

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2669) La preghiera della Chiesa venera e onora il cuore di Gesù, come invoca il suo santissimo nome. Essa adora il Verbo incarnato e il suo cuore che, per amore degli uomini, si è lasciato trafiggere dai nostri peccati. La preghiera cristiana ama seguire la via della croce (Via Crucis) sulle orme del Salvatore. Le stazioni dal pretorio al Golgota e alla tomba scandiscono il cammino di Gesù, che con la sua santa croce ha redento il mondo.   

Per meditare

 (Commento CCC) (CCC 1676) E' necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all'occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del mistero di Cristo. Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei Vescovi e alle norme generali della Chiesa [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 54]. “La religiosità popolare, nell'essenziale, è un insieme di valori che, con saggezza cristiana, risponde ai grandi interrogativi dell'esistenza. Il buon senso popolare cattolico è fatto di capacità di sintesi per l'esistenza. E' così che esso unisce, in modo creativo, il divino e l'umano, Cristo e Maria, lo spirito e il corpo, la comunione e l'istituzione, la persona e la comunità, la fede e la patria, l'intelligenza e il sentimento. Questa saggezza è un umanesimo cristiano che afferma radicalmente la dignità di ogni essere in quanto figlio di Dio, instaura una fraternità fondamentale, insegna a porsi in armonia con la natura e anche a comprendere il lavoro, e offre motivazioni per vivere nella gioia e nella serenità, pur in mezzo alle traversie dell'esistenza. Questa saggezza è anche, per il popolo, un principio di discernimento, un istinto evangelico che gli fa spontaneamente percepire quando il Vangelo è al primo posto nella Chiesa, o quando esso è svuotato del suo contenuto e soffocato da altri interessi [III Conferencia General del Episcopato Latinoamericano, Puebla. La Evangelización en el presente y en el futuro de América Latina, 448 (Bogotá 1979); cf. Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48].   

(Prossima domanda: Qual è il carattere del funerale cristiano?)