martedì 28 febbraio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 371 – Parte II.



YOUCAT Domanda n. 371 – Parte II. Come deve un figlio rispettare i propri genitori?


(Risposta Youcat – ripetizione) Un figlio rispetta i propri genitori quando offre loro in cambio amore e gratitudine.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2217) Per tutto il tempo in cui vive nella casa dei suoi genitori, il figlio deve obbedire ad ogni loro richiesta motivata dal suo proprio bene o da quello della famiglia. “Figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore” (Col 3,20 ) [Ef 6,1]. I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se in coscienza sono persuasi che è moralmente riprovevole obbedire a un dato ordine, non vi obbediscano. Crescendo, i figli continueranno a rispettare i loro genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con l'emancipazione cessa l'obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto. Questo trova, in realtà, la sua radice nel timore di Dio, uno dei doni dello Spirito Santo.   

Per meditare

(Commento Youcat) I figli devono essere grati ai loro genitori anche solo per aver ricevuto la vita dal loro amore; questa gratitudine crea una relazione d'amore, di rispetto, di responsabilità e di obbedienza, purché bene intesa, destinata a durare tutta la vita. I figli devono assistere i loro genitori con amore e fedeltà soprattutto nella necessità, nella malattia e nella vecchiaia.

 (Commento CCC) (CCC 2220) I cristiani devono una speciale gratitudine a coloro dai quali hanno ricevuto il dono della fede, la grazia del Battesimo e la vita nella Chiesa. Può trattarsi dei genitori, di altri membri della famiglia, dei nonni, di Pastori, di catechisti, di altri maestri o amici. “Mi ricordo della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunice, e ora, ne sono certo, anche in te” (2Tm 1,5).  

(Continua la domanda: Come deve un figlio rispettare i propri genitori?)

lunedì 27 febbraio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 371 – Parte I.



YOUCAT Domanda n. 371 – Parte I. Come deve un figlio rispettare i propri genitori?


(Risposta Youcat) Un figlio rispetta i propri genitori quando offre loro in cambio amore e gratitudine.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2214) La paternità divina è la sorgente della paternità umana [Ef 3,15]; è la paternità divina che fonda l'onore dovuto ai genitori. Il rispetto dei figli, minorenni o adulti, per il proprio padre e la propria madre [Pr 1,8; Tb 4,3-4], si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è richiesto dal comando divino [Es 20,12].  (CCC 2215) Il rispetto per i genitori (pietà filiale) è fatto di riconoscenza verso coloro che, con il dono della vita, il loro amore e il loro lavoro, hanno messo al mondo i loro figli e hanno loro permesso di crescere in età, in sapienza e in grazia. “Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?” (Sir 7,27-28).

Per meditare

(Commento Youcat) I figli devono essere grati ai loro genitori anche solo per aver ricevuto la vita dal loro amore; questa gratitudine crea una relazione d'amore, di rispetto, di responsabilità e di obbedienza, purché bene intesa, destinata a durare tutta la vita. I figli devono assistere i loro genitori con amore e fedeltà soprattutto nella necessità, nella malattia e nella vecchiaia.

 (Commento CCC) (CCC 2251) I figli devono ai loro genitori rispetto, riconoscenza, giusta obbedienza e aiuto. Il rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare. (CCC 2216) Il rispetto filiale si manifesta anche attraverso la vera docilità e la vera obbedienza: “Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre […]. Quando cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su di te; quando ti desti, ti parleranno” (Pr 6,20-22). “Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero” (Pr 13,1).     

(Continua la domanda: Come deve un figlio rispettare i propri genitori?)

sabato 25 febbraio 2017

Ottava Domenica Tempo Ordinario A: Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia.



Ottava Domenica Tempo Ordinario A: Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia.

L’antifona alla comunione c’introduce alla riflessione su questa domenica: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo, dice il Signore” (Mt 28, 20). “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta” (Mt 6, 33). L’invito è a vivere con gioia e fiducia i nostri impegni quotidiani. Il Signore ci aiuterà sempre come sa fare lui: con grande amore, potenza divina e  sollecitudine paterna.

Ascoltiamo la Parola di Dio 

Is 49, 14-15: “14Sion ha detto: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". 15Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”.

1Cor  4,1-5:1Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. 2Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele. 3A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, 4perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! 5Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode”.   

Mt, 6, 24-34: “In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli 24 “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. 25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?" 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena”.  

Meditiamo con lo Spirito Santo

Il Signore ci ha dato il comandamento dell’amore totale, ossia di amare come lui ama. Egli, però sa quanto ciò sia difficile per noi. Per questo non ci abbandona mai, ma ci assiste continuamente perché possiamo attuarlo. Isaia, per darci un’idea della continua vicinanza e del massimo amore del Signore per noi, ricorre all’esempio della madre e del figlio. Fa tuttavia una precisazione importante. Una madre terrena potrebbe anche dimenticarsene, ma ciò è assolutamente impossibile a Dio. 
Già nell’Antico Testamento il Signore, servendosi degli esempi più belli della nostra vita umana, ci ha rivelato che, per noi, Egli è padre, madre e sposo. Per descrivere questo suo amore è necessario servirsi degli esempi più belli che si possano immaginare. Nel Vangelo, Gesù ci svela che questo amore è il fondamento segreto della serenità e della pace del cuore, che ci permette di non preoccuparci dei beni terreni, né delle ricchezze materiali. La nostra pace e sicurezza hanno basi molto salde: l’amore, la provvidenza, la sollecitudine del Padre celeste, che nulla e nessuno possono eguagliare. 
Tutti i paragoni indicati da Gesù confermano questa verità. Il Padre nutre con abbondanza di cibo e bevanda tutti gli uccelli del cielo. Veste splendidamente i fiorellini dei campi. Nessuna eleganza o sontuosità umana può eguagliarne la bellezza e l’eleganza. Preoccuparsi di cibi e vesti, quindi, è da pagani o di quanti non credono, non conoscono o non riconoscono l’amore immenso, gratuito e generoso del Padre celeste verso tutte le sue creature. Quanto più, quindi, amerà noi suoi figli. Il suo amore non si limita a questo, perché s’interessa a fondo di farci capire quello che conta veramente e di cui non dobbiamo mai cessare di occuparci assiduamente: il Regno dei cieli.   
Ma che cosa è questo Regno che sta così a cuore al Signore? Gesù ce lo dice in tutti i suoi insegnamenti con termini diversi: Regno dei cieli, Regno di Dio, Regno del Signore, indicando sempre la stessa realtà. Il suo Nuovo Regno è fondato dalle persone divine. In esso, i poveri sono beati; la pace è principio di convivenza; i puri di cuore sono esaltati; quanti piangono sono consolati; quanti lottano per la giustizia sono onorati; i peccatori sono perdonati e riscattati; tutti sono fratelli. 
Gesù ha promesso che a quanti si occupano e preoccupano del suo Regno, tutto il resto è dato in generosa aggiunta, in sovrappiù, perché il Padre celeste sa tutto ciò di cui abbiamo bisogno e ce lo procura più di una madre piena di tenerezza e di premure. Forte di ciò, quindi, ogni cristiano può essere sempre tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio alla madre (Sal 130-131, 2)
Sulle nostre vite umane veglia incessantemente il nostro Padre amoroso, Creatore onnipotente e sollecito. I beni terreni e le ricchezze materiali cessano, si esauriscono, vengono meno, soffrono furti e rapine, non danno fiducia né sicurezza. Al contrario, l’amore, bontà, provvidenza e vicinanza del Padre celeste, non si esauriscono mai, non vengono mai meno.  
Del Signore è la Terra e quanto contiene. Non angustiamoci, perciò, del domani. Viviamo con gioia e fiducia i nostri impegni quotidiani. Per quanto ci diamo da fare e ci affatichiamo, badiamo sempre a noi stessi da uomini limitati, fragili, deboli e imperfetti. Il Signore, invece, provvede sempre da par suo, pieno di amore, di potenza divina, di sollecitudine paterna. Se ci affidiamo totalmente a Lui non farà molto di più di tutti noi? Non è il nostro Padre celeste, che sa e fa, molto più e meglio di noi, tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno? 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

Perché gli eventi nel mondo si svolgano secondo la volontà divina, chiediamo al Signore la forza del suo Spirito perché non ci lasciamo dominare da fatiche, preoccupazioni, avidità ed egoismo, ma c’impegniamo con fiducia per la giustizia del suo Regno: “Concedi, Signore, che il corso degli eventi nel mondo si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio”. 
Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno non ci lasciamo dominare dall’avidità e dall’egoismo, ma operiamo con piena fiducia per la libertà e la giustizia del tuo Regno”.  

Le nostre offerte e doni ci ottengano il premio della gioia eterna: “O Dio, da te provengono questi doni e tu li accetti in segno del nostro servizio sacerdotale, fa’ che l’offerta che ascrivi a nostro merito ci ottenga il premio della gioia eterna.

Preghiamo perché il pane eucaristico ci ottenga la perfetta comunione col Padre nella vita eterna: “Padre misericordioso, il pane eucaristico che ci fa tuoi commensali in questo mondo ci ottenga la perfetta comunione con te nella vita eterna.     

Gualberto Gismondi ofm     

venerdì 24 febbraio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 370 – Parte III.



YOUCAT Domanda n.  370 – Parte III. Perché lo Stato deve proteggere e appoggiare le famiglie?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il bene e il futuro stesso di uno Stato dipendono da come la sua più piccola unità, la famiglia, vive e si dispiega.  

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2212) Il quarto comandamento illumina le altre relazioni nella società. Nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle, vediamo i figli dei nostri genitori; nei nostri cugini, i discendenti dei nostri avi; nei nostri concittadini, i figli della nostra patria; nei battezzati, i figli della Chiesa, nostra madre; in ogni persona umana, un figlio o una figlia di colui che vuole essere chiamato “Padre nostro”. Conseguentemente, le nostre relazioni con il prossimo sono di carattere personale. Il prossimo non è un “individuo” della collettività umana; è “qualcuno” che, per le sue origini conosciute, merita un'attenzione e un rispetto singolari.    

Per meditare

(Commento Youcat) Nessuno Stato ha il diritto di interferire con la cellula elementare della società, che è la famiglia, e di negarle il diritto all'esistenza; nessuno Stato ha il diritto di definire la famiglia in modo diverso dal piano della Creazione; e nessuno Stato ha il diritto di privare la famiglia delle sue funzioni fondamentali, in particolare di quella educativa. Piuttosto ogni Stato ha il dovere di aiutare e di promuovere la famiglia e di sovvenire ai suoi bisogni materiali.  

 (Commento CCC) (CCC 2213) Le comunità umane sono composte di persone. Il loro buon governo non si limita alla garanzia dei diritti e all'osservanza dei doveri, come pure al rispetto dei contratti. Giuste relazioni tra imprenditori e dipendenti, governanti e cittadini presuppongono la naturale benevolenza conforme alla dignità delle persone umane, cui stanno a cuore la giustizia e la fraternità.  

(Prossima domanda: Come deve un figlio rispettare i propri genitori?)

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