mercoledì 16 agosto 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 447



YOUCAT Domanda n. 447 - La globalizzazione è un compito esclusivo della politica e dell'economia?


(Risposta Youcat) Una volta si era convinti che ci dovesse essere una ripartizione dei compiti: l'economia doveva occuparsi dell'incremento della ricchezza, mentre la politica doveva occuparsi della sua ripartizione; ma in tempo di globalizzazione i profitti vengono ricavati da tutto il globo, mentre la politica resta legata ai confini degli stati. Perciò oggi non è necessario solo il rafforzamento delle istituzioni politiche sovrastatali, ma anche l'iniziativa dei singoli e dei gruppi sociali e che essi si impegnino economicamente nelle regioni più povere del mondo non a scopo di profitto, ma per spirito di solidarietà e per amore: accanto al mercato e allo Stato è necessaria una forte società civile.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2440) L'aiuto diretto costituisce una risposta adeguata a necessità immediate, eccezionali, causate, per esempio, da catastrofi naturali, da epidemie, ecc. Ma esso non basta a risanare i gravi mali che derivano da situazioni di miseria, né a far fronte in modo duraturo ai bisogni. Occorre anche riformare le istituzioni economiche e finanziarie internazionali perché possano promuovere rapporti equi con i paesi meno sviluppati [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 16]. E' necessario sostenere lo sforzo dei paesi poveri che sono alla ricerca del loro sviluppo e della loro liberazione [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 26]. Questi principi vanno applicati in una maniera tutta particolare nell'ambito del lavoro agricolo. I contadini, specialmente nel terzo mondo, costituiscono la massa preponderante dei poveri.

Per meditare

(Commento Youcat) Sul mercato si scambiano prestazioni e merci di pari valore; purtroppo però in alcune regioni del mondo le persone sono così povere da non aver niente da offrire in sede di scambio, e vengono così lasciate sempre più indietro. Per questo c'è bisogno di iniziative ispirate non solo dalla «logica dello scambio», ma dalla «logica del dono disinteressato» (Benedetto XVI, CIV). Non si tratta semplicemente di fare elemosina ai poveri, ma di aprire loro delle vie verso la libertà economica nel senso dell'aiuto ad aiutare se stessi. In questo senso ci sono iniziative cristiane, come il progetto dell'«Economia di comunione» del Movimento dei focolari, con più di 750 attività sparse in tutto il mondo; ci sono anche «imprenditori sociali» non cristiani, che vivono secondo una logica di guadagno, ma nello spirito di una «cultura del dare» e con lo scopo di alleviare la povertà e l'esclusione.

(Commento CCC) (CCC 2439) Le nazioni ricche hanno una grave responsabilità morale nei confronti di quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio sviluppo o ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende storiche. Si tratta di un dovere di solidarietà e di carità; ed anche di un obbligo di giustizia, se il benessere delle nazioni ricche proviene da risorse che non sono state equamente pagate.  

(Prossima domanda: Povertà e sottosviluppo sono un destino ineluttabile?)

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